sabato
20 Giugno 2026

Ravenna, dall’8 giugno chiude il ponte Teodorico. Riapertura prevista in dicembre

Investimento da oltre 9 milioni di euro della Rete Ferroviaria Italiana. Le modifiche alla viabilità

Ponte Teodorico
Un rendering del nuovo ponte

Un nuovo ponte Teodorico per consentire il potenziamento del traffico merci da e per il porto di Ravenna.

A realizzarlo sarà Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane), con un proprio investimento da oltre 9 milioni di euro, nell’ambito degli accordi sottoscritti con il Comune di Ravenna, l’Autorità Portuale e la Regione Emilia Romagna per migliorare l’accessibilità ferroviaria all’area portuale.

La dimensione delle cinque arcate dello storico cavalcaferrovia, che sovrasta i binari delle linee Bologna-Ravenna e Ferrara-Ravenna e collega la zona della Darsena al centro storico della città, non permette infatti il passaggio dei treni merci adibiti al trasporto di semirimorchi o di interi camion (autostrada viaggiante).

Ponte Teodorico OggiValutate le condizioni complessive del cavalcaferrovia, che sconsigliavano un intervento di ampliamento delle arcate, Rfi ha progettato un nuovo ponte stradale ad arco con trave a via inferiore, caratterizzato da un’unica campata di 56 metri di ampiezza e un impalcato lungo 58 metri e largo 19. Previsti anche lo smontaggio e la demolizione della passerella pedonale che oggi corre parallela al ponte.

Il nuovo ponte migliorerà e renderà più sicura anche la viabilità comunale, grazie a un percorso pedonale su un lato dello stesso e uno ciclabile sull’altro.

La demolizione del vecchio Ponte Teodorico è programmata negli ultimi tre fine settimana di giugno (13/14, 20/21 e 27/28) durante i quali il traffico ferroviario sarà parzialmente sospeso sulle linee Castel Bolognese–Ravenna, Ferrara–Ravenna e Faenza–Ravenna e i treni sostituiti con autobus, rispettivamente, fra Lugo e Ravenna, fra Alfonsine e Ravenna e fra Russi e Ravenna. La linea Ravenna–Rimini non sarà interessata dai lavori. I dettagli su orari e percorsi dei bus sostitutivi per le specifiche giornate d’interruzione della linea, saranno consultabili sui siti internet delle compagnie ferroviarie o nelle biglietterie.

Dall’8 giugno il ponte sarà chiuso alla viabilità comunale, fino alla conclusione dei lavori, prevista per dicembre 2020.

Le fasi dei lavori. La demolizione del vecchio Ponte Teodorico è stata preceduta da interventi propedeutici – avviati a gennaio 2020 – fra i quali lo spostamento dei sottoservizi in una configurazione provvisoria, costituita da un ponte tubo posato in sostituzione dell’impalcato attuale.

Alla demolizione del ponte e della passerella pedonale farà seguito la realizzazione delle spalle di appoggio dell’impalcato e di nuovi muri di contenimento.

Una volta varato, sul nuovo ponte verrà posata la pavimentazione stradale e i sottoservizi verranno riposizionati in configurazione definitiva.

L’apertura del ponte al traffico stradale è prevista per dicembre 2020.

Concordate anche opere di mitigazione ambientale, fra cui il rivestimento delle scarpate dei rilevati con terreno vegetale e il rinverdimento con idrosemina, la messa a dimora di essenze arboree e arbustive autoctone al piede delle nuove scarpate e il rivestimento in mattoni dei muri in calcestruzzo.

L’area interessata dalla realizzazione dei lavori in oggetto si colloca in una zona della città immediatamente extramuraria, a ridosso della linea nord-est della struttura difensiva di epoca tardo antica (V secolo) poi ristrutturata e caratterizzata dalla realizzazione della Rocca Brancaleone (XV secolo). Per questo le attività di scavo avverranno con la presenza di un archeologo.

Modifiche alla viabilità. Il traffico verrà completamente interrotto dalla circonvallazione alla Rotonda dei Goti, in corrispondenza della Rocca Brancaleone, fino all’incrocio con via Arbe, e anche nel tratto iniziale di via Darsena.

LE MODIFICHE ALLA VIABILITA’

Per consentire ai mezzi che proverranno dalle zone di via Chiavica Romea – via delle Industrie di raggiungere via Darsena – via Candiano, il senso di marcia di via Teodorico sarà temporaneamente invertito e lungo la stessa via Teodorico sarà realizzata una pista ciclabile provvisoria. Per rendere più fluida la circolazione sarà inoltre realizzata una rotonda provvisorie all’incrocio tra via Antico Squero e via Darsena e il tratto di via Antico Squero compreso tra via Teodorico e la nuova rotatoria provvisoria sarà a doppio senso di circolazione.

Inoltre, conseguentemente all’interruzione della circolazione sul tratto della circonvallazione alla rotonda dei Goti sopra citato, i veicoli provenienti da via San Gaetanino potranno soltanto girare a destra in via di Roma o a sinistra in via Sant’Alberto ma non proseguire dritto nella circonvallazione alla rotonda dei Goti.

Le deviazioni saranno opportunamente segnalate e indirizzeranno verso i percorsi della circonvallazione esterna.

E ora si può tornare a giocare a beach tennis anche in doppio

Lo ha deciso la federazione. Tra le regole da rispettare anche la distanza di almeno due metri tra giocatori

3874 Beach TennisDa oggi, lunedì 25 maggio, si potrà tornare a giocare a beach tennis anche in doppio (in singolare era già possibile). E riaprono le “gabbie” del padel.

Lo ha deciso la Federazione Italiana Tennis, a cui il protocollo regionale sulle attività degli stabilimenti balneari rimandava per l’ultima decisione.

Dovranno essere però rispettate tutte le disposizioni governative nel rispetto del distanziamento sociale e senza alcun assembramento adottando le apposite “Linee guida per l’esercizio fisico e lo sport” emanate dall’Ufficio dello Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

È stato inoltre stilato un protocollo aggiornato approvato dal Consiglio federale della Fit con ben chiare le norme di sicurezza che possono consentire a chiunque di giocare in sicurezza, rispettando comportamenti e pratiche che eliminino del tutto il rischio di contagio.

Tra queste: lavarsi o disinfettarsi le mani, prima di entrare in campo; mantenere sempre la distanza di due metri dagli altri giocatori; portare in campo la bottiglia d’acqua personale e bere solo da quella; indossare un guanto sulla mano non dominante oppure disinfettare le mani con gel idroalcolico frequentemente, e comunque ad ogni cambio di campo; non toccarsi il viso con le mani; salutare e ringraziare usando soltanto la racchetta; dopo aver giocato lavarsi o disinfettarsi le mani.

Scontro fra tre auto all’incrocio, un morto e due feriti lievi

La vittima è un ottantenne. I due trentenni sono stati trasportati in ospedale per accertamenti

62ace75b B68a 431b B43b 3cc96f54316dUn incidente stradale che ha coinvolto tre auto all’incrocio tra via Sant’Andrea e via Tomba a Lugo ha causato la morte di una persona, un ottantenne di cui al momento non si hanno ulteriori informazioni sull’identità. Nel sinistro, accaduto poco dopo le 18 di oggi 24 maggio, sono rimasti ferite altre due persone, due uomini di trenta e trentanove anni. Per loro è stato deciso il trasporto agli ospedali di Lugo e Ravenna per accertamenti ma hanno riportato solo ferite lievi.

Secondo la prima ricostruzione l’anziano era a bordo di una Peugeot e percorreva via Tomba verso Bizzuno. All’incrocio si è scontrato con un’Opel che proveniva dalla sua sinistra: la prima auto è finita nel fossato a lato della strada, la seconda invece ha finito per colpire una terza vettura, una Toyota, proveniente dalla direzione opposta.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Lugo che hanno estratto il ferito dall’abitacolo: il 118 ha tentato le manovre di rianimazione ma l’uomo è morto.

Sposalizio del mare: l’anello lanciato dal vescovo resta nell’Adriatico – FOTO

Cerimonia ridotta per il tradizionale rito della benedizione delle acque con la preghiera per un mare propizio. Non era previsto il tuffo per ripescare la vera d’oro

Lancio CoronaIl matrimonio di Cervia con le acque dell’Adriatico si è celebrato anche quest’anno, nonostante la pandemia di Covid-19. Dato il periodo particolare si è ritenuto opportuno che la cerimonia si svolgesse in forma ristretta senza il momento clou dei nuotatori che ripescano l’anello lanciato dal vescovo. Si è deciso di lasciare l’anello al mare in segno di buon auspicio per la città.

Alla cerimonia avvenuta oggi, 24 maggio, hanno partecipato il sindaco della città Massimo Medri con una rappresentanza della giunta,  l’arcivescovo di Ravenna e Cervia Lorenzo Ghizzoni, il parroco di Cervia Don Pierre Cabantous, l’assessore regionale al turismo Andrea Corsini e il  capo di gabinetto della Prefettura di Ravenna Rosaria Mancini. La cerimonia ha visto la presenza in mare di un gruppo ristretto di autorità civili e religiose ma tutta la città ha potuto seguire la cerimonia in diretta sulla pagina Fb del Comune di Cervia.

Arrivo VescovoOgni anno migliaia e migliaia di persone assistono ai festeggiamenti, al corteo storico, alla cerimonia in mare e partecipano ai numerosi eventi che ruotano intorno al rito del matrimonio con le acque. Oggi la cerimonia viene celebrata  sui pescherecci che rappresentano una delle tradizioni locali legate all’economia della città ma in passato una lunga fila di burchielle partiva dalla salina e, trainate lungo le rive del canale fino all’imboccatura del porto, le imbarcazioni si muovevano poi remando verso il mare aperto per celebrare il tradizionale rito della benedizione delle acque con  la preghiera per un mare propizio a naviganti, pescatori,  salinari e a tutta la città, con il lancio della vera d’oro in mare. È documentato che fin da quando la città era in mezzo alle saline, quindi prima del 1697, l’evento veniva accompagnato dalla musica della  banda e i ragazzi facevano a gara per ripescare l’anello lanciato in mare.

Il rito non si è quasi mai interrotto  né ha subito variazioni  se non in situazioni molto particolari come durante il  secondo conflitto mondiale. Negli anni  1941, 42 e 43 l’anello lanciato in mare non era d’oro ma di ferro.  Erano tempi duri ma la tradizione non si interruppe se non nel 1944. Riprese poi subito nell’anno successivo.    L’evento ha superato tempi difficili e difficoltà di ogni genere, e quindi proporlo anche in forma ridotta vuole essere di buon augurio per un ritorno alla normalità  per tutta la  città pronta  ad accogliere in sicurezza e con grande calore i suoi ospiti.

Epidemia in provincia: due nuovi casi, il totale arriva a 1.020 (di cui 751 guariti)

I nuovi positivi sono contatti stretti di un caso già noto. Nessun nuovo decesso (il totale resta 82)

Gente CoronavirusSi registrano due nuovi casi di contagio da Covid-19 in provincia di Ravenna nella giornata odierna, 24 maggio. Il dato aggiornato alle 12 parla di 1.020 positività totali diagnosticate dall’inizio dell’epidemia a fine febbraio. Le persone guarite sono 751 (17 le nuove di oggi) e i deceduti 82 (nessuno nella giornata di oggi, uno solo nell’ultima settimana). I due nuovi casi di oggi sono due donne residenti nel comune capoluogo e contatti stretti di un caso già noto. Sono circa 250, infine, le persone in quarantena e sorveglianza attiva in quanto contatti stretti con casi positivi o rientrate in Italia dall’estero.

La distribuzione dei casi per comune in provincia è la seguente:
452 Ravenna
132 Faenza
77 Cervia
68 Lugo
62 Russi
37 Bagnacavallo
29 Alfonsine
22 Castelbolognese
21 Fusignano
16 Cotignola
12 Massa Lombarda
11 Brisighella
8 Riolo Terme
8 Conselice
6 Solarolo
4 Sant’Agata sul Santerno
2 Casola Valsenio
1 Bagnara
54 residenti al di fuori della provincia di Ravenna

Assembramenti nelle strade della movida: si pensa a steward e accessi controllati

Il sindaco di Cervia in perlustrazione nel primo sabato con i locali aperti dopo il lockdown: «Regole rispettate all’interno ma non nelle vie e nelle piazze»

Movida Caserta Rissa«Il vero problema sono gli assembramenti casuali per i viali e nelle piazze; ma questi dipendono dal buon senso dei cittadini. Stiamo valutando ulteriori misure restrittive con accessi controllati e con la presenza di steward e valutando come misura estrema la possibilità di modifica degli orari». Il sindaco di Cervia, Massimo Medri, è pronto a introdurre restrizioni per contrastare gli eccessi della movida di Milano Marittima.

Il primo cittadino è stato in perlustrazione nelle zone più gettonate del divertimento ieri sera, il primo sabato con i locali aperti dopo il lockdown: «Ho monitorato la situazione ora dopo ora, accompagnato dalle forze dell’ordine e dalla polizia locale. La situazione all’interno dei locali rispettava i Dpcm e le norme attualmente in vigore. Gli esercenti più volte in mia presenza hanno scoraggiato gli assembramenti in strada, chiesto alle persone di indossare le mascherine e tenere il metro di distanza anche fuori dai locali». Tentativi che non sempre hanno sortito effetto.

Medri chiede a tutti i cittadini e ai turisti di rispettare le norme di distanziamento sociale, anche fuori dai locali pubblici e non solo all’interno: «Ricordo quanto sia indispensabile rispettare tali norme per l’intera comunità, una nuova chiusura proprio ora che ci apprestiamo ad avviare la stagione turistica, sarebbe drammatica per la nostra città. Spero nel buon senso di tutti, nei prossimi giorni comunicheremo nuove decisioni in tal senso».

Spadhausen: «Con wireless e fibra abbiamo colmato il divario digitale del forese»

Elia Spadoni, amministratore dell’azienda Spadhausen, racconta la pionieristica realizzazione di connessioni internet, ora più che mai fondamentali sul territorio

Elia Spadoni ha avviato la Spadhausen nel 2008 come azienda ravennate di consulenza informatica mettendo in campo la sua esperienza di tecnico e sistemista del settore. Dal 2011 Spadhausen si è indirizzata su di una nuova strada, dopo avere ottenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico una li- cenza come operatore, in grado di fornire connettività internet a terzi, privati o imprese. Un servizio questo che si è rivelato sempre più importante e indispensabile, soprattutto alla luce del massiccio e straordinario utilizzo del web in questa fase emergenziale di isolamento sociale e lavorativo.

Spadoni, com’è cominciata la sua avventura imprenditoriale?
«Tutto è nato dal forese ravennate, dato che io risiedevo a Mezzano, e in prima persona avevo riscontrato un grave problema di connettività con il web; un problema che mi affliggeva come cittadino e professionista. Così, ho iniziato a realizzare una rete sul territorio extraurbano, laddove la connettività era scarsa o del tutto assente, partendo dalla tecnologia wireless. Allora questo era un sistema nato da pochi anni e poco sviluppato per quel tipo esigenze; aveva ancora una funzionalità sperimentale e tutta da verificare».

Però siete riusciti a raggiungere l’obiettivo…
«Su questo versante siamo stati davvero un po’ pionieri, installando impianti wireless per la copertura di due piccole frazioni del ravennate, Traversara e Boncellino. Siamo riusciti così a collegare in rete una serie di abitazioni che erano completamente scoperte sul fronte delle connessioni internet. Da lì, anno dopo anno, studiando e sviluppando questa tecnologia “senza fili”, abbiamo coperto altre zone, sempre cercando migliorare il nostro sistema di trasmissione radio, fatto di tralicci e antenne installate nel territorio. Abbiamo così iniziato a colmare il divario digitale delle località, per così dire “dimenticate” o ”abbandonate”, con un servizio abbastanza performante, simile a quello proposto nelle aree urbane dalle grandi compagnie nazionali del settore. Poi, tre anni fa, abbiamo compiuto un ulteriore salto di qualità, studiando, progettando e realizzando le prima infrastrutture in fibra ottica, passando così ad una rete che era, ed è tutt’oggi, la più avanzata per risolvere in modo ottimale la connettività dei nuclei residenziali sparsi nel nostro territorio. Anche in questo caso abbiamo iniziato a installare reti in fibra partendo da quelle zone in cui le grandi aziende del settore non avevano vantaggi a intraprendere investimenti di questo genere, portando così una connessione internet altamente efficiente a famiglie e imprese dell’abitato di Mezzano».

A che punto è l’impresa?
«È stato un grande passo per una piccola azienda, portato avanti da una squadra che, posso affermare, altamente competente, capace di realizzare – fra permessi di escavo, posa di cavi, centraline ed altro – un sistema infrastrutturale che solo importanti aziende del settore avreb- bero potuto permettersi di fare. Negli ultimi tre anni abbiamo coperto a tappeto tante piccole frazioni del circondario ravennate: Mezzano, Piangipane, Camerlona, Roncalceci, Sant’Alberto, Casal Borsetti, Porto Corsini… che messe assieme ospitano già una parte importante della popolazione del Comune».

Oggi la connessione internet è diventata fondamentale, non solo per i servizi e il tempo, ma anche per lo smart working, la didattica scolastica…
«Ci tengo a precisare che prima del lockdown la curva del traffico rilevata dai nostri sistemi era come un’onda che, fino al pomeriggio, cresceva in modo stabile, occupata solo dalle aziende; poi, in serata, cresceva con un picco notevole, dovuto all’utilizzo dei privati dopo cena. Nel periodo dell’emergenza ci siamo invece trovati nella situazione che già al mattino il traffico raggiungeva lo stesso picco serale del passato – un carico notevole e continuativo di tutta la rete per l’intera giornata fino a tarda notte».

La vostra rete ha retto a questa sollecitazione? Avete avuto dei problemi?
«Non più di tanto; anche perché, all’inizio di marzo, prima dello scoppio dell’emergenza, avevamo provveduto a operare delle espansioni di capacità della rete, in vista di nuove infrastrutturazioni che eravamo in procinto di attivare a Savarna e Sant’Antonio. Abbiamo verificato che la fibra ottica, se portata direttamente a casa degli utenti, può gestire senza problemi anche picchi così importanti di traffico, operando fra i 100 e i 300 megabit, mentre la rete radio è sicuramente meno performante sul piano della velocità, anche se è riuscita in gran parte dei casi a reggere il colpo. Quello che è cambiato con l’interattività del lavoro e della didattica a casa, è che serve una certa capacità e velocita non solo nello scaricare dati, cioè in download, ma anche nell’immettere dati in rete, cioè in upload. E a consentire la massima efficienza per queste funzioni integrate è oggi la fibra ottica».

Quindi la fibra è il sistema del prossimo futuro, di cui non possiamo fare a meno?
«Sì, certo, ma deve essere fibra “vera” quella che entra dentro le abitazioni. Ci sono tuttavia delle situazioni territoriali, come le case sparse, dove l’investimento di infrastrutturazione in fibra ottica non è sostenibile. Quindi potrebbe, in questo caso, tornare utile la soluzione wireless che può servire bene purché gli utenti collegati siano radi…».

Come e quanto avete lavorato in questo periodo di ferma?
«Beh, abbiamo avuto una notevole serie di richieste da parte di molti cittadini che avevano problemi con tecnologie di connessione che si sono rivelate non all’altezza dei bisogni, a causa probabilmente di centraline sature, cavi obsoleti, abitazioni troppo lontane dalla centrale, e così via. Siamo riusciti comunque a procedere con lavori di cablaggio e manutenzioni che non ci mettessero in contatto diretto col pubblico, e con assistenza telefonica o via web».

Visto che probabilmente non si tornerà indietro nell’uso sempre più diffuso di internet, cosa state pianificando?
«Nel campo della tecnologia le innovazioni vanno così veloci che anche le pianificazioni subiscono delle accelerazioni. La crisi determinata dal Coronavirus ci ha insegnato che efficienti connessioni internet sono diventate praticamente indispensabili anche nelle abitazioni e dovunque possano emergere i limiti di implementazioni della tecnologia informatica. Per questo continueremo a investire nella fibra ottica, proseguendo nella copertura di altre frazioni del territorio ravennate. D’altra parte, attraverso il riscontro di molti utenti, abbiamo incrociato il pro- blema che l’iperconnettività simultanea è messa in crisi da un non corretto utilizzo di tecnologie e da apparati scadenti. Per esempio, si può anche avere la fibra ottica ma se in casa poi siamo tutti collegati a un wifi di bassa categoria e mal configurato, la buona connessione è per così dire “sprecata”. Insomma, andrebbe sviluppata una rete di qualità ed efficiente anche in casa. A questo scopo forniamo – e lo riteniamo un nostro fiore all’occhiello – un servizio ausiliario ai clienti anche per tutti quei problemi che non sono strettamente legati al nostro mestiere e alle nostre forniture: per esempio, supportandolo nel collegare correttamente un computer o altri device al router, per aiutarlo a fare una soddisfacente esperienza di navigazione su internet».

Qual è la sua visione di futuro come imprenditore?
«Una visione, come è sempre stata, non solo imprenditoriale ma anche di pubblica utilità. La nostra ambizione è riuscire a formare una squadra sempre più ampia e competente di tecnici, di specialisti che possano insieme portare questo servizio di rete per il web praticamente a tutti i cittadini, anche nei luoghi più sperduti e di difficile accesso del nostro territorio. Ci interessa diventare un punto di riferimento non solo per il servizio di connessione, ma per tutto quello che ruota attorno ai bisogni di connettività, senza mai prescindere dalla qualità e dall’efficacia; in particolare per l’utente privato, che vogliamo continuare ad aiutare nell’utilizzo di queste nuove tecnologie, giorno per giorno.»

Riaprono i circoli ricreativi: no a calcio balilla e carte, sì a scacchi e tombola

Il protocollo della Regione fissa le regole da seguire per le attività ludiche: non sono permesse quelle in cui non si può garantire la sanificazione dei materiali

Anziani Briscola Carte AnsaNo ai giochi di carte, al calcio balilla, ai giochi da tavolo, ai balli di coppia, sì alle freccette, agli scacchi e a tutti quei passatempi che permettono l’uso personale di oggetti che possono essere sanificati a fine partita. Sono le indicazioni da seguire per le attività ludiche nei circoli ricreativi che in Emilia-Romagna riapriranno dal 25 maggio. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha firmato l’ordinanza che adotta formalmente i protocolli di sicurezza per la ripresa delle attività: corsistica; centri sociali, circoli culturali e ricreativi; attività ricettive extralberghiere; parchi tematici e luna park.

Si tratta delle attività che l’ordinanza regionale dello scorso 17 maggio, sempre del presidente della Regione, aveva stabilito potessero ripartire dal 25 maggio, previa definizione dei protocolli approvati in questi giorni e condivisi con operatori, associazioni di categoria, sindacati e Comuni, oltre che con le organizzazioni del Terzo settore per quando riguarda la ripresa di centri sociali, culturali e ricreativi. L’obiettivo comune a tutti è fissare regole che salvaguardino la sicurezza di lavoratrici e lavoratori, utenti, volontari.

Il testo regionale invita a privilegiare lo svolgimento di qualunque attività all’aperto con la distanza di un metro tra le persone che resta sempre valida. Così come la mascherina che in alcuni casi è definita obbligatoria.

L’ordinanza contiene anche una novità importante in ambito formativo. Stabilisce infatti che, sempre da lunedì 25 maggio, i soggetti pubblici e privati che erogano attività di formazione abbiano la possibilità di realizzare in presenza la parte pratica prevista dal percorso formativo. E quindi di poter farla svolgere in laboratorio, con l’utilizzo di macchinari e/o attrezzature; in spazi attrezzati, con le necessarie strumentazioni, nonché in spazi aperti. Oltre agli stage in azienda che riguardino attività economiche che non siano sospese, a condizione che tali attività non siano altrimenti realizzabili a distanza.

Lo stage dovrà essere svolto nel rispetto delle indicazioni tecniche e operative definite nelle linee guida nazionali o nei protocolli regionali previsti per il settore e per lo specifico luogo di lavoro dove si realizzerà.

In ogni caso, l’organizzazione delle attività dovrà tener conto delle specifiche esigenze delle persone con disabilità, così come fissate dal “Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione” pubblicato dall’Inail.

Il provvedimento ricorda infine che con una successiva ordinanza saranno disciplinate le date di decorrenza e le linee guida da rispettare per la ripresa delle attività di cinema e spettacoli con pubblico dal vivo, attività dei centri termali e centri benessere, discoteche, sagre e fiere.

L’infettivologa: «In futuro serviranno più letti vuoti e meno logica del budget»

La faentina Alessandra Govoni lavora all’Ausl di Imola: «La Regione abbandoni l’idea di aziende sanitarie troppo grandi. Per noi essere piccoli è stato un vantaggio in questa emergenza, anche per approntare il servizio di terapia domiciliare»

Alessandra Govoni, faentina, 51 anni, è infettivologa all’Ausl di Imola, la stessa che si è occupata del caso Medicina, per alcune settimane zona rossa, dopo che alcuni membri di una bocciofila si sono infettati a Vo’ Euganeo e, inconsapevoli, hanno poi partecipato a una serie di eventi sociali. A lei abbiamo chiesto raccontarci questa esperienza di prima linea e di spiegarci cosa, secondo lei, dovrebbe averci insegnato questa emergenza.

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Alessandra Govoni

Essendo un piccolo ospedale a Imola siamo stati molto rapidi a riorganizzarci, inoltre rispetto a Piacenza abbiamo avuto una settimana di vantaggio perché ci siamo mossi subito, a partire dal 21 febbraio. Fino a quel momento, va però detto, che pur sapendo che c’era un nuovo virus in circolazione, nessuno aveva fatto nulla. Ci eravamo tutti preparati molto di più per la Sars nel 2002, che poi non ha praticamente avuto effetti. Forse anche per questo il Covid è stato sottovalutato all’inizio, nessuno si aspettava davvero l’ondata che è arrivata.

Ma, come dicevo, appena diagnosticato il primo caso in Italia, a Imola abbiamo predisposto un’area di ricovero nella chirurgia non d’emergenza per i malati di Covid e anche un’area per chi era in attesa dell’esito del tampone, con percorsi ben separati. Così facendo, il virus non è entrato negli altri reparti dell’ospedale, a differenza di quanto accaudto altrove. In tutto sono risultati positivi una dozzina di operatori sanitari che sono ormai guariti. Devo anche dire che a differenza di ciò che ho sentito che è accaduto altrove, a noi non sono mai mancati i dispositivi di protezione personali.

Se mi sono mai sentita un eroe? Assolutamente no, ho fatto il mio lavoro, per fortuna eravamo un pool multidisciplinare a occuparci dei pazienti per cercare di capire come curarli al meglio. Capisco che in certi ospedali inizialmente ci siano state difficoltà nella diagnosi perché il virus attacca i polmoni senza sostanzialmente dare i sintomi ai pazienti. Noi abbiamo lavorato in sinergia con il reparto di infettivologia di Bologna, anche perché a Imola non ce n’è uno, e soprattutto abbiamo messo in campo il protocollo sperimentale per la terapia domiciliare. Questo ci ha permesso di evitare tantissime ospedalizzazioni. Medico e infermiere han- no visitato a casa i pazienti che poi si recavano dopo qualche giorno in un ambulatorio dedicato al Covid per vedere lo specialista del caso. Se fossimo stati una grande Ausl, non saremmo riusciti a imbastire un servizio sperimentale ma essenziale come questo in così poco tempo, che ci ha permesso di mantenere un equilibrio tra ricoveri e dimissioni, anche se ci sono stati giorni in cui abbiamo temuto che i letti predisposti in ospedale potessero non bastare. Un altro elemento cruciale che ha giocato a nostro favore è stato il protocollo che abbiamo in essere da anni con le Cra, le residenze per anziani, per prevenire le infezioni. Nel tempo abbiamo lavorato in stretta connessione con il personale di queste strutture per evitare che gli ospiti, che fanno spesso dentro e fuori dagli ospedali, rischiassero di ammalarsi a causa di virus e batteri, questo ha fatto sì che tutti gli operatori delle strutture sapessero già come si lavora in isolamento e come proteggersi. Non è stato un caso che non abbiamo avuto una sola positività nelle strutture per gli aziani a Imola.

Unnamed 2Cosa ci ha insegnato tutto questo? Direi tre cose fondamentali di cui spero terranno conto coloro che saranno chiamati a decidere in futuro.

Innanzitutto, serve un sistema sanitario che funzioni nello stesso modo in tutto il territorio nazionale. In una situazione come questa serve un Ministero che deci- de e noi che eseguiamo. In secondo luogo, è necessario potenziare la cosiddetta medicina del territorio: come può un medico di base seguire 1.500 e più pazienti? In questo periodo ci siamo trovati più spesso a lavorare con i medici di base perché ce n’era la necessità e abbiamo lavorato meglio, grazie a questa sinergia. Ma di fronte a una situazione del genere, cosa potevano fare? In terzo luogo, bisogna capire che dobbiamo farci trovare pronti. Le epidemie fanno parte della storia dell’umanità e ci sono molti fattori predisponenti nella nostra società, come il fatto che siamo tanti, fitti e globalizzati. Troppo spesso in passato si è pensato che si potessero tagliare i reparti di infettivologia perché ormai, si diceva, non servono più. Ora sappiamo che non è affatto vero e anzi bisogna stare pronti tenendo letti liberi, facendo scelte che possono non avere una ricaduta economica immediata, fuori dalla logica del budget che invece ha guidato tante scelte nella sanità. Per questo sono sempre più convinta che la sanità non possa che essere pubblica, poiché il privato ha interesse in un ritorno economico che un’emergenza come questa non può assicurare.

Infine, per quanto riguarda la nostra regione, credo che sia da rivedere il grande piano iniziale di istituire in Emilia altre due macro Ausl sul modello di quella Romagna. La Ausl di Imola, che è forse la più piccola, ha infatti dimostrato di essere stata pronta sia a organizzare l’ospedale, sia a “inventare” la terapia domiciliare, sia in passato a organizzare la medicina del territorio. C’è bisogno anche qui, come dappertutto, di più personale, basti dire che in questi giorni sono stati as- sunti quaranta infermieri, e a fare i turni in reparto abbiamo visto colleghi chirurghi e di tutte le specialità, perfino pediatri, perché non ci sono abbastanza internisti. Ma non abbiamo bisogno di essere fusi in sovrastrutture mastodontiche e meno pronte a riorganizzarsi in caso di necessità.

Infine, una riflessione su come la “scienza” ha comunicato e parlato in queste settimane alle persone non addette ai lavori. Ecco, credo sia stata fatta molta confusione e che troppo spesso siano state ascoltate persone che non parlavano della propria disciplina di riferimento. Io sono un’infettivologa, per esempio, non posso sapere come sarà l’andamento del virus o quali effetti avrà l’innalzamento delle temperature, così come epidemiologo non sa da che parte farsi davanti a un malato. Se ognuno avesse parlato per le proprie effettive competenze si sarebbe forse evitata l’enorme confusione che in effetti c’è stata.

Coronavirus, giornata da doppio zero: nessun morto e nessun nuovo contagio

In provincia di Ravenna è la quinta volta che accade, la prima è stata il 5 maggio. Il totale delle guarigioni complete è 734 su 1.018 casi diagnosticati (82 morti)

Giornata da doppio zero in provincia di Ravenna per quanto riguarda l’evoluzione dell’epidemia da coronavirus: alle 12 di oggi, 23 maggio, non si sono registrati nuovi decessi e nuovi contagi rispetto ai dati di 24 ore prima. È la quinta volta che accade: la prima era stata il 5 maggio e mai più di due consecutive.

E così il totale dei casi diagnosticati tra i residenti nei diciotto comuni ravennati resta fermo a 1.018 (il primo risale al 28 febbraio, solo 36 in maggio). Tra questi ci sono 734 guarigioni complete (14 le nuove di oggi) già confermate dal doppio tampone negativo nell’arco di 48 ore, ma anche 82 decessi. Sono circa 250, infine, le persone in quarantena e sorveglianza attiva in quanto contatti stretti con casi positivi o rientrate in Italia dall’estero.

Riapre lo zoo: la novità è la voliera con pappagalli rari salvati dai carabinieri

Durante il lockdown si sono registrate diverse nascite tra gli animali ospiti: una zebra, tre antilopi, un cammello, un lemure, un canguro

Foto Riapertura 2Lo zoo di Ravenna, il grande parco faunistico accanto a Mirabilandia, è pronto per riaprire da venerdì 29 maggio seguendo le nuove normative vigenti per la fase 2 del contrasto al coronavirus e si presenta con la novità di due voliere che ospiteranno, fra gli altri,  delle rare specie di pappagalli che il safari ha accolto a seguito di un sequestro da parte dei carabinieri per garantire loro cure.

Con questa accoglienza, il Safari Ravenna diventa sede del progetto “Save the parrot” che ha lo scopo di aiutare e salvare i pappagalli oggetto di sequestro per traffico illegale: i pappagalli sono infatti tutti appartenenti a specie minacciate e lo scopo di tale iniziativa è quella di sostenere la conservazione degli habitat naturali e delle specie a rischio di estinzione.

Durante il periodo di chiusura per il lockdown, il parco ravennate ha registrato nuove nascite: una zebra, tre antilopi alcine, un cammello, pulcini di emu, una pecora d’Ouessant, un lemure, un canguro di Bennet, una pecora del Camerun.

VolieraOsvaldo Paci, direttore del parco, afferma che gran parte della stagione è ormai stata compromessa con la chiusura così prolungata: «Le perdite avute certamente non potranno essere recuperate. C’è inoltre da considerare, che per un giardino zoologico come il nostro, la chiusura non si traduce in un semplice arresto delle attività. Per garantire la cura e il benessere degli animali ospitati occorre affrontare varie spese: quintali di fieno, frutta, la carne per i felini, gli integratori specifici, il costo del personale necessario. Si arriva a oltre 96mila euro di costi mensili».

Voliera 2L’auspicio di Paci è che si possa ritornare il prima possibile alla normalità: «Ci tengo a ringraziare tutte le persone che in questi mesi ci hanno scritto e manifestato il loro interesse e preoccupazione nei confronti degli animali e dei nostri keeper, in molti addirittura chiedendoci di poter effettuare una donazione che non ci è sembrato il caso di accettare vista l’emergenza sanitaria del nostro Paese e mondiale. Adesso però vogliamo ripartire, accogliere tutti i visitatori e i nostri lavoratori in questi mesi costretti a restare a casa».

Covid: sale a 7 il numero dei morti tra i 60 ospiti della casa di riposo Baccarini

Il contagio ha toccato circa la metà degli anziani e alcuni operatori del personale. Da un paio di settimane non ci sono più positività

Casa Famiglia Per Anziani In Via GermanicoSale a sette il numero dei morti infetti dal coronavirus tra i sessanta anziani ospiti della casa di riposo Baccarini di Russi. La struttura assistenziale si è rivelata il focolaio più grave della provincia di Ravenna tra le Rsa, un fronte particolarmente doloroso ovunque nell’epidemia di Covid-19.  La prima morte tra gli anziani russiani risale al 23 aprile, l’ultimo decesso invece è avvenuto il 21 maggio. I morti avevano tra 83 e 96 anni.

Le prime positività sono state individuate poco prima di Pasqua (12 aprile): complessivamente da allora circa la metà degli ospiti (e alcuni operatori) è stata contagiata. La situazione è apparsa talmente critica da decidere il trasferimento in ospedale di tutti i casi positivi con un protocollo speciale per tenere sotto osservazione i rimanenti.

La situazione ora appare rientrata perché da 15 giorni non si registrano positività tra gli ospiti ma diversi sono ancora ricoverati.

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