Il giudice aveva imposto nessun contatto al di fuori dei familiari e invece il 29enne che stava scondando una condanna a sei anni per detenzione di 11 kg di marijuana riceveva visite e teneva contatti telefonici con un pregiudicato
Agli arresti domiciliari non avrebbe dovuto avere contatti con nessuno oltre i familiari e invece aveva anche un telefonino con il numero di pregiudicato in rubrica sotto un nome di fantasia e ai carabinieri ha detto che era una pizzeria con consegna a domicilio. I militari del nucleo operativo radiomobile di Faenza hanno arrestato un 29enne per violazione delle disposizioni concesse dal giudice a marzo dopo la condanna a sei anni per detenzione di sostanze stupefacenti. L’uomo infatti era stato arrestato a ottobre del 2017 perché trovato con undici chili di marijuana e 120 grammi di cocaina in un garage in centro usato come laboratorio per il confezionamento delle dosi.
Nel corso dei consueti controlli che i carabinieri hanno effettuato nei confronti del 29enne, è emerso che la sua abitazione era frequentata da personaggi con precedenti per stupefacenti. In un caso uno degli ospitiaveva tentato di nascondersi in bagno mentre in altre due occasioni, i militari lo avevano trovato in compagnia di una donna che aveva anche protestato quando i carabinieri avevano ricordato all’arrestato domiciliare che non poteva ricevere visite, salvo quelle dei parenti. Un’altra volta, mentre i militari arrivavano, lo avevano pizzicato affacciato alla finestra che conversava con un conoscente.
Il gip ha concordato con il pubblico ministero osservando che il 29enne ha dimostrato con le sue violazioni di essere «privo di capacità di autocontrollo», presupposto imprescindibile per poter beneficiare della misura domiciliare, così ha ordinato ai carabinieri di riaccompagnarlo in carcere a Ravenna.
Il rapporto travagliato del Comune di Ravenna con la settima arte. Il dirigente comunale: «Stiamo ragionando su un maggiore uso cinematografico dello spazio in Largo Firenze»
Era il 2010 quando il Comune metteva nero su bianco l’intenzione di far diventare il Palazzo dei Congressi di Largo Firenze, un palazzo del Cinema. Da allora sono stati spesi, in più tranche e con non pochi problemi, oltre 200mila euro per la ”trasformarzione”. Eppure oggi, anno 2018, al Palazzo del Cinema si svolgono appena tre rassegne l’anno: il Nightmare, il Soundscreen e “Per non morire di televisione”. In tutto non si arriva alle trenta giornate l’anno di programmazione. Le nuove convenzioni culturali infatti includono anche il festival Sogni, che resta saldamente al Rasi, e Italsar, che incentra l’attività nella sua sala al Mariani.
Ne chiediamo conto al dirigente alla Cultura Maurizio Tarantino che ha ereditato questa situazione. «L’ipotesi di un potenziamento delle attività cinematografiche al Palazzo dei congressi è tra quelle che stiamo valutando. Naturalmente si tratta di una valutazione complessa che va oltre le mere scelte di politica culturale coinvolgendo questioni di tipo gestionale e rapporti con altre istituzioni». Chissà dunque che in futuro, il Palazzo dei congressi, possa davvero diventare il palazzo del Cinema che tale non è nato e, nonostante il lifting, non è mai diventato del tutto.
Di sicuro, non sarà direttamente il Comune a gestire un’eventuale nuova programmazione, anche perché l’ufficio Cinema così come è esistito per tanto tempo è stato riassorbito nel più generale “Ufficio politiche culturali” da Tarantino stesso. «Le convenzioni che regolano le attività cinematografiche sono come quelle che regolano il teatro o la musica, eppure non abbiamo uffici dedicati specificatamente all’uno o all’altra, la necessità di ufficio apposito per il cinema è dunque oggi superata».
Resta però una curiosa anomalia di cui abbiamo chiesto conto al Comune: perché sulla facciata nord della multisala Cinemacity campeggia ancora l’insegna che indica lì l’Ufficio Cinema dell’Amministrazione (dove in effetti è stato ospitato per qualche anno dopo l’inaugurazione della multisala)? Da Palazzo Merlato ci spiegano che da cinque anni hanno chiesto alla proprietà di rimuoverlo, ma ancora non è stato fatto, lì, però, di comunale non c’è più nulla. E l’archivio? «Perfettamente conservato in Classense», ci rassicura il dirigente.
Il consigliere comunale di Forza Italia commenta la bocciatura del suo ordine del giorno che proponeva di esporre uno striscione sul balcone del municipio sul caso controverso della morte del dirigente bancario, sulla scia di quanto fatto per il ricercatore ammazzato in Egitto
David Rossi: a sinistra il suo corpo dopo la caduta dalla finestra
«Per la maggioranza che governa Ravenna chissenefrega se un poveretto probabilmente è stato buttato giù dalla finestra perché sapeva cosa che non andavano dette, meglio parlare di un ricercatore ucciso in un paese straniero da un regime non democratico». Alberto Ancarani, consigliere comunale di Forza Italia, commenta così la bocciatura del suo ordine del giorno con cui chiedeva di esporre al balcone del municipio uno striscione con la scritta “Verità e giustizia per David Rossi” sull’esempio di quanto accaditp a gennaio per Giulio Regeni.
«Il voto rappresenta la certificazione della totale disonestà intellettuale che alberga dalle parti della maggioranza – attacca il forzista –. La tesi con la quale il Pd ha bocciato la richiesta è la seguente: la magistratura italiana ha deciso che Rossi, capo comunicazione della banca Montepaschi di Siena, si è suicidato mentre Regeni è stato assassinato. Le arcinote ipotesi alternative, comprese certe possibili lacune investigative della magistratura senese, in questo caso non sono state prese in considerazione. Com’è noto Mps era un feudo politico del Pd che attraverso l’omonima fondazione ne ha governato i destini, e dunque ne ha causato le perdite, per decenni. Probabilmente i colleghi di partito di Ravenna preferiscono che della loro ex banca non si parli più».
Ancarani ricorda poi che nella consiliatura precedente la maggioranza dello stesso colore aveva bocciato un altro odg a firma azzurra per chiedere di appendere uno striscione per chiedere la liberazione dei Marò, «dopo che ne erano stati appesi vari per Rossella Urru, per le due Simone e per varie cause terzomondiste e dunque considerate sufficientemente politically correct da avere dignità per poter deturpare il balcone di un municipio governato dal Pd. Per Forza Italia la facciata del municipio non dovrebbe mai essere usata per simili campagne. Ma se si sceglie di farne una a maggioranza, non ci si indigni se l’opposizione ne propone un’altra».
Lo striscione per Regeni, nell’ambito della campagna sostenuta da Amnesty, era stato al centro di un equivoco innescato da una mossa maliziosa di Ancarani su Facebook. Il messaggio venne esposto in occasione dei due anni dalla morte e quando un messo comunale lo rimosse come previsto dalla tempistica, il forzista fece una foto e la pubblicò sui social scatenando la reazione di chi interpretarono quella foto con un messaggio ambiguo come la celebrazione di un blitz autonomo per la rimozione. In quel caso il sindaco dichiarò che «la facciata del Comune è a disposizione di tutte le battaglie di civiltà».
In manette una 25enne rintracciata in una struttura ricettiva. Le rapine risalgono al mese di marzo nel territorio di Treviso ma già nel 2015 era stata allontanata dal Ravennate per aver picchiato una lucciola rivale
Portava i clienti adescati in un appartamento dove due complici li rapinavano portando via ogni tipo di valore. La polizia ha arrestato una 25enne romena, anagraficamente residente a Ravenna ma di fatto senza fissa dimora, perché destinataria di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per rapina aggravata continuata in concorso. La ragazza è stata trovata in una struttura ricettiva di Faenza.
L’ordinanza di custodia cautelare era stata emessa dal gip del tribunale di Treviso per episodi commessi in quella provincia nel mese di marzo di quest’anno. La 25enne era già nota agli investigatori del commissariato di Faenza perché nel 2015 era stata denunciata per lesioni in concorso ai danni di una prostituta albanese che era stata aggredita da altre sue colleghe. Il questore di Ravenna aveva emesso nei suoi confronti un divieto di dimora nei comuni di Faenza e Castelbolognese.
In totale 1,7 milioni di euro di risorse statali destinate all’Emilia-Romagna e ripartite tra tutte le province in base al numero di cittadini residenti. C’è tempo fino al 14 luglio per fare domanda
Due mesi per presentare proposte in grado rispondere ai bisogni delle persone più fragili. È il tempo a disposizione degli enti del terzo settore per concorrere, attraverso idee e progetti, a rendere più innovativo il welfare dell’Emilia-Romagna. L’occasione è offerta dal bando di oltre 1,7 milioni di euro approvato dalla Giunta regionale e aperto fino al 14 luglio, che stabilisce criteri e risorse disponibili a livello provinciale per la realizzazione di progetti in ambito sociale. Alla provincia di Ravenna sono destinati 152mila euro.
Si va dall’assistenza socio-sanitaria all’inclusione sociale delle persone disabili e non autosufficienti, dall’integrazione dei migranti all’inserimento lavorativo delle fasce deboli della popolazione. E, ancora, dagli interventi a favore dei cittadini che vivono in povertà assoluta o senza fissa dimora, fino al coinvolgimento degli anziani, a voltesoli e isolati, in attività di socializzazione. I fondi sono stati messi a disposizione delle Regioni dal Governo proprio per favorire la realizzazione di interventi particolarmente innovativi da parte del Terzo settore; una realtà che in Emilia-Romagna comprende 3.086 organizzazioni di volontariato e 4.283 associazioni di promozione sociale. Nella costruzione dei progetti potranno essere coinvolti anche soggetti pubblici e privati del territorio.
Il numero dei progetti realizzabili da parte delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale potrà variare, a livello locale, in base ai singoli budget territoriali messi a disposizione. Il finanziamento regionale richiesto, per ciascuno di essi, non potrà essere inferiore a 12 mila euro né superare l’importo di 22.500 euro. Per presentare i progetti e richiedere i contributi occorre seguire la procedura indicata qui e utilizzare, obbligatoriamente, la modulistica allegata. Il bando scade alle ore 12 del 14 luglio 2018. Le domande dovranno essere presentate contestualmente alla Regione Emilia-Romagna (tramite posta certificata all’indirizzo segrspa@postacert.regione.emilia-romagna.it o via mail a mario.ansaloni@regione.emilia-romagna.it) e agli Uffici di Piano referenti per i Distretti socio-sanitari (gli indirizzi sempre sul sito regionale).
Continua il progetto “Dal museo al paesaggio”: entro l’estate sei opere realizzate da otto street artist
A Cotignola si amplia la mappa del progetto “Dal museo al paesaggio”, ideato dal Comune di Cotignola per raccontare la storia del paese attraverso opere di street art sui muri più bisognosi di riqualificazione: Reve Più, Mina Hamada, Zosen Bandido, Martoz, Gola Hundun, Tellas, Nicola Alessandrini e Giò Pistone sono i nomi degli otto artisti che dal 20 maggio realizzeranno sei nuovi murales prima dell’estate.
Il primo artista ad arrivare sarà Reve Più che dal 18 al 20 maggio realizzerà un’opera su un muro visibile solo dall’interno del municipio, il cui tema è la connessione tra il mondo naturale e la storia locale, con il coinvolgimento delle nuove generazioni.
Seguiranno Mina Hamada e Zosen Bandido (dal 20 al 26 maggio), Gola Hundun e Tellas (dal 21 al 28 maggio), Nicola Alessandrini (dal 24 al 28 maggio), Martoz (dal 28 al 31 maggio) e Giò Pistone (dal 28 maggio al 4 giugno).
Tratto distintivo delle iniziative di street art a Cotignola è l’ospitalità dei cotignolesi durante i giorni di permanenza in paese degli artisti, gradita occasione di conoscenza reciproca e di scambio: chi fosse interessato ad accogliere a pranzo e/o a cena uno o più artisti può contattare l’Ufficio Cultura del Comune di Cotignola al numero 0545-908826, email cultura@comune.cotignola.ra.it.
Sabato 19 maggio alle 14 ci sarà una nuova escursione urbana alla scoperta dei murales. Il ritrovo è al parcheggio del campo sportivo di via Cenacchio, da cui partirà la passeggiata fatta di nove tappe, per scoprire altrettanti murales (anzi, qualcuno in più) realizzati negli ultimi cinque anni; l’ultima tappa prevede l’incontro con l’artista Reve Più, all’opera per la realizzazione di un nuovo murale vicino alla piazza centrale di Cotignola. L’escursione, della durata di circa 3 ore, è adatta a tutte le età; il percorso è di circa 5,5 km; i minorenni sono ammessi se accompagnati. Si consiglia di indossare scarpe comode (da ginnastica o scarponcini) e di portare almeno 1,5 litri d’acqua; sono previsti tratti su percorsi non asfaltati. Cani ammessi purché di buona indole e condotti al guinzaglio. Conduce Matteo Mingazzini, guida ambientale escursionistica. La partecipazione costa 3 euro a persona (gratis per bambini fino ai 12 anni), con prenotazione obbligatoria al 349 3523188 entro le 18 di venerdì 18 maggio.
Operazione “Quattro chiacchiere”: Facebook e Whatsapp usati per accordarsi poi i pagamenti con ricariche Postepay e le spedizioni tenendo nascosti i magazzini dei fornitori. Denunciate anche 68 persone dell’organizzazione illecita
Usavano Facebook come vetrina virtuale per mostrare capi di abbigliamento e accessori firmati a prezzi stracciati poi tenevano i contatti con gli interessati all’acquisto via Whatsapp e dopo aver ricevuto il pagamento su una carta Postepay si facevano spedire da un fornitore la merce tarocca per consegnarla all’aquirente finale. In buona sostanza era questa l’organizzazione messa in piedi da una ramificata organizzazione che sfruttava i social network per piazzare prodotti contraffatti su tutto il territorio nazionale: la guardia di finanza di Ravenna, coordinata dal sostituto procuratore Lucrezia Ciriello, ha denunciato 68 persone (10 fornitori e 58 rivenditori) per i reati di contraffazione e di ricettazione. In circa un anno e mezzo di attività illecita, secondo i Finanzieri, l’organizzazione avrebbe prodotto un fatturato di oltre 600mila euro in nero. Anche agli acquirenti finali individuati, 104 persone, sarà contestata la violazione amministrativa prevista per l’incauto acquisto, che prevede una sanzione pecuniaria da 100 a 7.000 euro.
L’operazione “Quattro chiacchiere”, dal nome di uno dei gruppi di Whatsapp creato tra fornitori e rivenditori, è partita monitorando l’attività su Facebook di una donna di Riolo Terme. Nel corso della perquisizione della sua abitazione le Fiamme Gialle hanno effettivamente individuato un considerevole quantitativo di merce contraffatta. I marchi erano i più noti del panorama dell’alta moda e non solo: Louis Vuitton, Gucci, Prada, Michael Kors, Colmar, Moncler, Liu Jo, Adidas e Nike.
È stato sequestrato il telefono cellulare dell’indagata ed è saltato fuori tutto un mondo di affari illeciti: un’estesa rete di rapporti tra alcuni soggetti fornitori di capi di abbigliamento taroccati, operanti nelle province di Napoli e Salerno, ed una pluralità di rivenditori dislocati su tutto il territorio nazionale, tra i quali anche la donna di Riolo.
Per preservare la riservatezza dei fornitori della merce illegale, nella totalità dei casi agli spedizionieri nazionali incaricati della consegna del pacco contenente i falsi articoli non veniva comunicato il reale indirizzo del mittente, ma un indirizzo fittizio; stratagemma che tuttavia non ha impedito alle Fiamme Gialle di individuare nei magazzini dei corrieri i plichi in partenza verso i rivenditori, che sono stati sottoposti a sequestro.
Il servizio sarà disponibile tra una decina di giorni, secondo quanto spiegato in mattinata durante il taglio del nastro a cui ha partecipato l’amministrazione. Mancano gli ultimi dettagli tecnico-burocratici.
Nel dettaglio, sono circa 130 i posti per i passeggeri e una settantina quelli a disposizioni per le biciclette, per cui è richiesta una maggiorazione di 2 euro sul biglietto che costerà 5 euro per la corsa singola e 8 euro andata e ritorno (gratis i bambini fino a 10 anni). Biciclette saranno noleggiate anche sul posto.
Corse sono in programma tutti i giorni con partenze da Ravenna alle 8 (l’orario è ancora da definire e potrebbe essere leggermente ritardato) e alle 14.30, la domenica anche alle 18.30 e alle 21.30, il venerdì e il sabato anche alle 23. Da Marina di Ravenna il ritorno è in programma alle 12 e alle 18.30, la domenica anche alle 16.30, alle 20 e alle 23 e, a partire da giugno, il sabato e la domenica anche un ritorno in città quasi all’alba, con partenza da Marina alle 4 del mattino.
A Porto Corsini la motonave ferma nell’ex imbarco del traghetto mentre a Marina di Ravenna in un primo momento si supererà il molo per ormeggiare in un circolo mentre, in futuro, la fermata deputata sarà il bacino pescherecci, sotto al faro.
La durata del percorso è di quasi un’ora.
Sarà possibile consumare a bordo colazioni, aperitivi, pranzare o cenare. Un servizio, quello dell’aperitivo o della cena a bordo, che sarà disponibile anche nei momenti in cui la motonave resterà ormeggiata in Darsena di città. Franco Gardini, l’imprenditore che ha lanciato il servizio, è il titolare del ristorante Alchimia che si trova a pochi metri dalla testata del canale. «Dopo tanti sforzi finalmente siamo pronti a partire», ha spiegato prima del taglio del nastro del sindaco Michele De Pascale. Il primo cittadino, con una battuta, ha detto a Gardini che «se la metà delle persone che mi chiedevano questo servizio ne usufruirà, la Stella Polare sarà sempre piena».
Il Piano economico del 2013 (ora in fase di aggiornamento) mostra le spese, le previsioni di incasso e la ricaduta sul tessuto delle imprese turistiche. Qualche numero: lo studio prevede 66mila visitatori annui con un biglietto a 2,70 euro. Il personale costerebbe 338.500 euro all’anno (non è considerata la direzione)
Un passivo di 380mila euro per una ricaduta complessiva di quasi 2,3milioni in più in termini di spesa diffusa nell’indotto turistico l’anno. Sono queste le due cifre chiave del rapposto intitolato “Strategia, Piano economico finanziazio e Analisi di impatto” per il nascituro Museo del Territorio a Classe che RavennAntica ha affidato al Cles S.r.l. (centro Richerche e Studi per i problemi del Lavoro, dell’Economia e dello Sviluppo), realizzato sotto la consulenza scientifica di Paolo Leon e curato da un gruppo di lavoro composto da Elena Alessandrini, Alessandro F. Leon e Valerio Tuccini ormai anni fa.
E infatti la premessa è d’obbligo: il documento è datato 2013 e immagina l’apertura del Museo nel 2015. Ci è stato possibile visionarlo grazie al consigliere comunale di Ravenna in Comune Massimo Manzoli che ne ha fatto formale rischiesta prima all’Amministrazione e poi alla Fondazione, da cui ha ricevuto pronta ed esaustiva risposta. Alla stampa invece non era mai stato fornito perché, ci era stato più volte ripetuto che il documento era in fase di aggiornamento. E certamente quando sarà resa pubblica la versione aggiornata, sicuramente a breve, ne daremo ampia informazione, potendo confrontarlo con quello originario.
Il museo del territorio di Classe è un investimento importante per la comunità ravennate in termini di risorse e cruciale, secondo gli Amministratori, per lo sviluppo turistico della città. In queste ultime settimane è stato peraltro al centro del dibattito per il trasferimento dell’elmo di Negau dal Centro didattico di San Pietro in Campiano in vista dell’apertura più volte, come noto, rinviata e ora indicata genericamente come tardo autunno del 2018. E già su questo, alcuni discostamenti da quanto prevedeva il piano li si possono osservare, e non solo semplicemente per lo slittamento delle date. Ma andiamo con ordine. Si tratta di un documento di una novantina di pagine e quindi molto articolato che parte da un’analisi dell’esistente, elabora un piano (anzi due) economico, indica alcune strategie per la valorizzazione e restituisce una previsione sull’indotto economico complessivo che il museo potrebbe attivare concludendo dunque che si tratta certamente di un investimento conveniente in termini di redditività. Tanto più conveniente, quanto più ci si investirà.
La situazione di partenza
Oltre all’analisi dei flussi e dei numeri, il Piano rileva come criticità esistenti la dispersione dell’enorme offerta culturale cittadina sopratutto in termini di promozione e anche di bigliettazione e considera il museo motore di una maggiore sinergia. Rispetto ad allora, se la situazione non è cambiata per quanto riguarda l’accordo con la Curia proprietaria dei monumenti di maggior richiamo, RavennAntica gestisce ora invece i bookshop e la biglietteria dei siti nazionali tra cui, fondamentale, quello della basilica di Sant’Apollinare in Classe. Nel frattempo peraltro ha inaugurato il Porto Antico di Classe nel 2015.
I due anni precedenti l’apertura
Il Piano immagina un importante investimento in termini di comunicazione e preparazione all’evento, prevedendo un importo di 600mila euro per il lancio. Al momento, a circa sei o sette mesi dall’inaugurazione per la verità non è ancora noto il nome. Va però ricordato che nel 2015 fu realizzata un’opera di grande impatto e che portò molti ravennati sul sito: l’onda di Mosaico.
I costi previsti a regime
Nell’analisi dei costi, nel documento, si specifica innanzitutto che non sono computati tra quelli di gestione le funzioni di direzione e programmazione strategica perché di fatto già esistenti e funzionanti in RavennAntica. Un vantaggio economico quantificato grosso modo in 140mila euro l’anno, pari a un terzo del complessivo che già oggi RavennAntica spende per questi ruoli. Sul breve periodo sono quindi contati i costi aggiuntivi di 8 addetti ai servizi, 1 conservatore, 4 addetti alle attività didattiche (non full time), 3 addetti alle pulizie, 2 responsabili sorveglianza notturna, 1 responsabile tecnico per la manutenzione per un totale di 338.500 euro l’anno (cifra che curiosamente rimane costante nella previsione fino al 2022, senza quindi immaginare, par di capire, aumenti salariali). A questi vanno aggiunti 91.954 euro di utenze, verde, illuminazione, ascensori, acqua e riscaldamento. Inoltre, vanno calcolati 71.296 euro per il costo complessivo di gestione dei laboratori e 100mila euro l’anno (a regime) di spese di promozione ed eventi temporanei. Un totale di 530mila euro che diventa 601mila con i laboratori e arriva a 701mila negli anni delle mostre. Va specificato che nelle ultime interviste il presidente di RavennAntica non ha al momento confermato nuove assunzioni ad hoc, avendo la Fondazione assorbito anche il personale che prima gestiva bookshop e biglietterie dei siti statali.
Gli introiti previsti a regime e il numero di visitatori
Biglietti, guide, affitto dei locali, laboratori, ecco le tre voci di entrata su cui secondo lo studio potrà contare il museo. La tariffa era fissata ad appena 2,70 euro, per restare in linea con quelle cittadine e per incoraggiare l’affluenza. La stima a regime di circa 66mila ingressi l’anno (cifra più alta nei due anni di avvio) potrebbe portare a 171mila euro circa di incassi che salirebbe a quota 246mila circa se sommati ai 12mila di affitto locali (per eventi privati, feste, convegni), ai poco meno di 50mila del bookshop, a 8.623 euro di audioguide e 5.412 di visite guidate a due anni dall’avvio (nei primi due anni si dovrebbero invece superare i 290mila euro).
Il passivo previsto
A regime, quindi, il fabbisogno di risorse pubbliche per coprire il passivo, cioé lo scarto tra i costi di funzionamento e gli introiti, si aggirerebbe intorno ai 350mila (e fino a 450mila in alcuni esercizi per le necessarie attività culturali quali le mostre e i convegni). I ricavi infatti coprirerebbero circa il 40% della spesa con un performance definita molto buona per questo tipo di attività, che in genere si attestano tra il 15 e il 30 percento. Inoltre, Il Piano immagina anche una proiezione in un orizzonte di 15 anni per cui si stima un passivo complessivo di 4,8 milioni di euro. Del resto,
Un rendering del nuovo museo di Classe
Le ricadute economiche in termini positivi
Partendo dal presupposto che il museo anche nella forma detta di “mantenimento” allungherà la permanenza dei turisti di una mezza giornata e porterà comunque più visitatatori, calcolando la ricaduta della spesa sulla base della tipologia del turista (dai 51 euro del crocierista ai 32 dello studente delle scolaresche fino ai 10,86 euro dei turisti residenti nelle zone limitrofe), il Piano calcola una ricaduta totale complessiva annua pari a 2,3 milioni euro per attività connesse al turismo a cominciare dai servizi come bar e ristorazione. Nei quindici anni i benifici arriverebbero a 35milioni di euro di spesa aggiuntive per consumi, cifra che secondo gli estensori del piano giustificherebbe quindi non solo l’esborso annuo per il passivo del museo, ma anche gli 20milioni spesi prima della sua apertura.
Lo scenario di sviluppo
Accanto allo scenario di “mantenimento”, inoltre, il Piano immagina uno scenario di “sviluppo” con eventi biennali in grado di far aumentare il numero dei visitatori. In questo scenario calcolando maggiori costi e anche maggiori ricavi, il passivo aumenterebbe di circa 114mila euro l’anno sul medio lungo periodo. Il passivo complessivo nei 15 anni in questo caso salirebbe a 6,3milioni. Ma salirebbe anche l’indotto arrivando a toccare i 4milioni di euro di spesa aggiuntiva all’anno, in totale circa 60milioni nell’arco dei quindici anni.
Turisti, crocieristi, scolaresche: chi (e quanti) saranno i visitatori
In una tabella elaborata tenendo conto della domanda potenziale, dei flussi turistici, delle presenze registrate, degli ingressi ai monumenti di Ravenna e a quelli in particolare di RavennAntica, emerge la seguente ipotesi di domanda potenziale del Museo Archeologico di Classe nel breve e medio periodo (anno “a regime”, 2022): 24mila turisti culturali; 10 mila scolaresche; 8mila residenti; 20mila escursionisti (cioé turisti che alloggiano altrove per le vacanze, soprattutto in riviera), 2.500 crocieristi (su una previsione però di un flusso previsto per il 2013 di 180mila arrivi l’anno che in realtà non si è mai verificato). In totale 66mila visitatori l’anno.
Ormai è conto alla rovesciata per la quarta edizione dell’evento. Quest’anno è stato pensato anche un progetto parallelo per seguire l’iniziativa a piedi o in bicicletta
Conto alla rovescia per la discesa dei Fiumi Uniti. Il 20 maggio Trail Romagna porterà in acqua canoe, kayak e sup (stand-up paddle) con la formula che ha decretato il successo delle passate edizioni, tre punti di partenza che corrisponderanno ad altrettante lunghezze e gradi di preparazione dei partecipanti: 13 km dalla Chiusa San Marco (partenza ore 9), 9 km da Ponte Nuovo (dalle 10) e circa 4 km dalla Chiusa Rasponi di Porto Fuori (start 10.30 per la canoa family). Unico per tutti l’approdo finale, la spiaggia di Lido di Dante o, in caso di moto ondoso rilevante, la sponda Sud della foce.
Grande attenzione è riservata alla sicurezza che sarà garantita dalla Società Nazionale di Salvamento con quattro bagnini su motoscooter, un dottore e 2 equipaggi Opsa della Croce Rossa con un mezzo d’ausilio sugli argini, la Guardia Costiera ausiliaria, personale ANMI, e istruttori del Gruppo Canoa Uisp Ravenna.
Quest’anno sarà possibile seguire amici e parenti iscrivendosi alla “Discesa a piedi e in bici”, un modo per partecipare a un evento collettivo e condividere i passaggi più emozionanti con i canoisti. Nessun obiettivo cronometrico per gli oltre 100 equipaggi già iscritti, ma l’occasione per osservare il fiume da una prospettiva unica, l’acqua, la visuale più corretta per fotografare il nostro territorio e l’ecosistema fluviale che ne rappresenta la più sincera testimonianza.
Per questo motivo, la Delegazione Fai di Ravenna e Cestha in collaborazione con Legambiente accompagneranno la discesa con lo slogan “No littering”, un urlo per fermare le plastiche in spiaggia e al mare. I canoisti saranno i primi osservatori delle plastiche galleggianti e i più volenterosi riceveranno un sacco per la raccolta, attività che sarà promossa anche alla foce.
Anche i più piccoli saranno ecologici grazie alle attività promosse dall’Associazione Tra le Nuvole a Lido di Dante. “Un fiume per amico” stimolerà la creatività dei bambini con un laboratorio di economia circolare: una vecchia maglietta diventerà una comoda shopper che riprodurrà il logo “Fiumi Uniti per tutti”.
Dalle ore 10 nella spiaggia libera il Surf casting Romagna e Un Mare di Mosaico faranno dimostrazione di pesca dalla spiaggia e daranno a tutti la possibilità di lanciare con le lunghissime canne. Il finale dell’evento sarà nel lungomare di Lido di Dante (piazzale Mastin Vecchio-Viale Matelda), dove la musica e i microfoni di Radio Bruno coordineranno le varie attività in collaborazione con i ragazzi di Camelot. Nel piazzale sarà allestita l’esposizione curata da Classe Archeologia e Cultura “Tra Fiumi, Valli e pinete”. Una raccolta di immagini e documenti storici, che mostra, tra l’altro, com’era il paesaggio attraversato dalla discesa: la diversione dei fiumi Ronco e Montone, le chiaviche per la derivazione delle acque, le opere di bonifica, la risicoltura e le chiuse di S. Bartolo e Fiumi Uniti.
Nello stesso scenario del lungomare alle 14.30 Vittorio Bonetti, Eliseo Dalla Vecchia e Rudy Gatta saranno protagonisti di “Fiumana” un recital musicale tra storia e poesia, un modo piacevole e divertente che fa comunque riflettere sulle nostre tradizioni e sul rapporto che la nostra gente ha sempre avuto con l’acqua.
Tradizione e acqua saranno anche gli ingredienti di sabato 19 maggio, la giornata che ci prepara alla discesa: i canali di Ravenna e il suo ‘naviglio’ principale, “la Lama”, saranno i protagonisti delle due escursioni in bici e a piedi. Il percorso bike partirà significativamente alle ore 9 dalla Biblioteca Classense con la visita guidata di “Mulini a Ravenna dall’età Veneziana al XIX secolo” . La camminata per gli sportivi partirà dalla Chiusa San Marco alle 9.30 e raggiungerà dopo 10 km la Darsena Pop Up costeggiando tutto l’argine della Lama. Per le famiglie il luogo di ritrovo sarà Kirecò (tappa ristoro per la lunga) dove alle 10.30 partirà la passeggiata di 4 km.
La tradizione per antonomasia, gastronomica, linguistica e culturale in genere si potrà assaporare in “Capanni Aperti”, l’iniziativa promossa da Co.Fu.Se che ristorerà a pranzo e a cena tutti gli amici della discesa dei Fiumi Uniti. Nei nove capanni che aderiscono all’iniziativa si potranno ascoltare i poeti Nevio Spadoni e Mirta Contessi, Gianluigi Tartaul voce e chitarra di Bandeandre, il cantautore Valentino Bettini, le zirudelle di Villanova di Daniele Morelli, i sonetti di Raoul Lolli, la fisarmonica di Ivan Corbari e gli attori Marco Grilli e Vitaliana Pantini, quest’ultima accompagnata dalla chitarra di Susy Bezzi.
Vittima dell’aggressione una 46enne che rimediò una prognosi di 72 giorni. Un trentatreenne è stato denunciato insieme all’amico che gli aveva dato manforte
Prima le avances, poi un pugno in faccia. Non era finita nel migliore dei modi la serata di un 33enne lughese che era andato con un amico in una nota discoteca di C per “rimorchiare”. Era finita però peggio per una 46enne: 72 giorni di prognosi a causa dell’aggressione subita. Tutto è successo lo scorso anno ma in questi giorni i carabinieri hanno notificato, dopo una lunga fase di indagini, la denuncia per lesioni personali aggravate al 33enne e al suo amico di 36 anni.
Vittima la 46enne. Era arrivata da Marradi insieme al compagno e a un’altra coppia per passare una serata nel locale. Le due amiche si sono poi allontanate per fare una passeggiata e qui si sono imbattute nel 33enne che, complice un tasso alcolico piuttosto elevato, aveva cominciato a riferire ad entrambe complimenti pesanti. Poi ha puntato la 46enne, cominciando un corteggiamento insistente e – a detta delle due – del tutto sgradito. L’uomo ha insistito anche quando era stato informato della presenza del compagno. Lui stesso aveva intimato al corteggiatore di smettere, senza ottenere nulla.
Per evitare che la situazione degeneresse, le due coppie hanno deciso di andarsene dalla discoteca e a quel punto è accaduta l’aggressione. Il 33enne ha preso per il collo la donna e le ha sferrato un pugno. Tramortita, la donna è finita contro la vetrata del locale. I due compagni sono intervenuti per difendere la donna ma in aiuto del lughese è arrivato un amico, di 36 anni, che ha strattonato ulteriormente la 46enne. Gli addetti alla sicurezza hanno trascinato i due aggressori fuori dal locale, poi i carabinieri hanno identificato i due prima che si allontanassero. Nei giorni scorsi la chiusura delle indagini, dopo aver ascoltato una serie di testimonianze.
Il dato rispetto al 2017 vede un calo delle imprese attive nel settore. Allarme Confesercenti: «Numeri preoccupanti»
Ripresina o no, non sembra fermarsi la perdita di imprese del commercio a Ravenna. Secondo quanto segnala Confesercenti, la situazione di criticità corrisponde con l’andamento dei consumi del primo trimestre 2018, «prevalentemente fiacco». L’associazione confronta i dati del registro imprese tra il primo trimestre 2018 e la fine dello scorso anno. «Numeri sempre più impietosi e indicativi e che non dovrebbero e non devono preoccupare solo noi»
Nel primo trimestre 2018 nel commercio ci sono 93 aziende registrate in meno rispetto a dicembre 2017 (-111 rispetto allo stesso periodo del 2017). Anche nel turismo si registrano 37 aziende in meno rispetto a dicembre 2017 (qui +21 rispetto allo stesso periodo del 2017). «Se esaminiamo l’andamento del registro imprese dell’ultimo decennio commercio all’ingrosso e al dettaglio hanno 823 aziende (quasi l’11% del totale) registrate in meno, mentre il commercio di autoveicoli registra ben 296 aziende in più per il noto fenomeno delle vendite di auto usate».
Il turismo sempre in 10 anni invece registra 260 aziende più. Confesercenti oltre agli alberghi (+17), mette anche bar e ristoranti (+233) tra le aziende del settore. . Per completare il dato di andamento in dieci anni nel solo commercio al dettaglio hanno cessato 3.590 aziende mentre se ne sono iscritte 2.082. Nel 2009 erano 52 le aziende registrate di commercio via internet oggi sono 115.
«Se a questi dati numerici che peraltro sono solo una parte dell’andamento complessivo del settore si accompagnano i dati diffusi dall’Istat sulle vendite al dettaglio a fine marzo i sintomi di difficoltà del quadro congiunturale si confermano insieme all’indebolimento della lieve ripresa di altri settori e alle previsioni di rallentamento dei consumi per questi tre anni e senza dimenticare l’impatto sempre più forte delle vendite on line. Rinnoviamo – concluse l’associazione – il nostro forte appello alle istituzioni, ai partiti, agli stessi cittadini. Non è un problema solo dei commercianti. Non si può solo assistere e inermi a questi andamenti». Oltre alle richieste al governo nazionale, si può fare di più – secondo Confesercenti – anche a livello locale, con un aiuto che vada dal «blocco della grande distribuzione» alla «valorizzazione dei centri».