sabato
02 Maggio 2026

Compra una Harley-Davidson da 19mila euro sul web, ma è una truffa di Autopiù

Anche un commerciante faentino tra le vittime della concessionaria padovana. Denunciati i due titolari, spariti nel nulla

Cvo Street Glide Gallery 1 HDI
Una Harley come quella al centro della truffa

C’è anche un commerciante di motociclette faentino nella folta schiera di persone truffate dai responsabili della concessionaria Autopiù di Padova. Una truffa milionaria con decine di automobili vendute on line in tutta Italia ma mai consegnate.

Il commerciante faentino aveva addocchiato una prestigiosa Harley-Davidson Cvo Street Glide messa in vendita su un portale di annunci on line a 19.900 euro. A seguito di contatti telefonici con l’incaricato della concessionaria di Padova il faentino era riuscito a ottenere anche 900 euro di sconto e aveva perfezionato l’acquisto inviando due bonifici, come pattuito. Ma la motocicletta non è mai arrivata a destinazione e al telefono, dalla concessionaria di Padova, non ha più risposto nessuno.

Resosi conto di essere finito vittima di una truffa – la conferma è arrivata anche dagli articoli di cronaca trovati sul web sull’improvvisa “sparizione” dei titolari di Autopiù – l’uomo si è rivolto ai carabinieri della stazione di Faenza – Borgo Urbecco che, insieme ai colleghi padovani, al termine di un’attività di indagine hanno identificato i responsabili. Sono stati così denunciati per truffa aggravata in concorso un 40enne e un 49enne romani, rispettivamente legale rappresentante e socio della concessionaria, attualmente però ancora irreperibili.

Ubriaco mette a soqquadro un bar e poi tenta di dare una testata a un poliziotto

La sua serata finisce al pronto soccorso: denunciato per resistenza

Cocktail AlcolUbriaco, disturbava gli altri clienti del locale, il Pachamama Cafè di via Alberoni, vicino alla stazione di Ravenna. All’arrivo dei poliziotti l’uomo ha continuato ad alternare momenti di calma ad altri di aggressività, anche nei confronti degli stessi agenti che quindi hanno deciso di accompagnarlo in questura. Ma negli uffici di via Berlinguer l’uomo, oltre a minacciare ripetutamente gli agenti, ha cercato di colpirne uno con una testata ed è stato ammanettato e poi portato al pronto soccorso per le cure del caso. Si tratta di un 42enne padovano, residente a Ravenna, denunciato per resistenza a pubbblico ufficiale, oltre che multato per ubriachezza molesta.

Petizione contro il cibo tarocco, Coldiretti raccoglie le firme per l’Ue

Salvare il cibo italiano di qualità e rendere trasparente il carrello della spesa è l’obiettivo della raccolta firme a sostegno della petizione #stopcibofalso promossa da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica per chiedere all’Unione Europea di rendere obbligatoria l’indicazione di origine degli alimenti. A tal fine, anche Coldiretti Ravenna invita tutti i consumatori ad aderire alla petizione: si può firmare in tutti gli Uffici Coldiretti ma anche nei Punti Campagna Amica. In particolare il 17 marzo è possibile firmare, dalle 9 alle 19, a Lugo (piazza Garibaldi 25) e Faenza (via Mazzini 154).

«Bisogna combattere l’inganno globale che causa danni economici e di immagine alle nostre produzioni – afferma il presidente di Coldiretti Ravenna Massimiliano Pederzoli – per questo è necessario fare chiarezza a livello nazionale ed europeo estendendo a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti alimentari e per questo chiediamo la collaborazione di tutti i cittadini consumatori». La raccolta firme rivolta al Presidente del Parlamento Europeo proseguirà fino alla fine di aprile negli Uffici Coldiretti e in tutti i mercati, nelle botteghe e negli agriturismi di Campagna Amica.

Un corso per usare al meglio i gruppi Facebook a Palazzo Rasponi

Buone pratiche messe in rete a Palazzo Rasponi per l’ultimo di un ciclo di appuntamenti dedicati dedicati alla buona comunicazione

Facebook ContentPalazzo Rasponi ospiterà lunedì 19 marzo alle 18 l’ultimo appuntamento del ciclo dedicato alla buona comunicazione nei gruppi Facebook, promosso nell’ambito di Agenda Digitale Ravenna e organizzato dalla cooperativa sociale Villaggio Globale. “Ruolo essenziale in questo percorso – si legge nella nota dell’amministrazione –  è stato ricoperto dai cittadini ravennati amministratori o moderatori dei gruppi Facebook della città, impegnati nella redazione di strumenti pratici per la gestione della realtà virtuale come spazio di confronto positivo”.

Nell’incontro di lunedì si arriverà a concretizzare quel che è stato fatto in una sorta di netiquette condivisa tra tutti e sostenuta anche dal Comune. A decidere il tipo di sostegno e le modalità di collaborazioni future saranno gli stessi amministratori durante la serata, alla presenza dell’assessore alla Smart City Giacomo Costantini. Si sono conosciuti tra di loro, amministratori e moderatori di diversi gruppi di Ravenna, e hanno discusso circa le possibili regole condivise da adottare e far rispettare in uno spazio virtuale cortese, favorevole al dialogo e al confronto; hanno redatto una sorta di lista di buone pratiche per il ruolo di amministratore, nel rapporto con gli altri componenti del gruppo.

Il consulente di parte civile: «Le impronte di Cagnoni nella cantina dell’omicidio»

Diciottesima udienza / L’ex poliziotto Salvatore Musio, esperto di dattiloscopia con trent’anni di carriera, ha confrontato le tracce rilevate nel sangue della vittima con i campioni del dermatologo trovando 26 corrispondenze per la palmare muro e 20 per la palmare frigo: per la legge ne bastano 16. E i segni nella villa fanno pensare all’azione di un assassino mancino, come l’imputato

Leggi la cronaca delle udienze precedenti

Impronta1
L’impronta denominata “palmare muro” impressa con il sangue di Giulia Ballestri su uno spigolo della cantina dove è stato trovato il cadavere della donna il 19 settembre 2016. Secondo la polizia scientifica e il consulente della parte civile appartiene al marito Matteo Cagnoni, imputato

Ha confrontato le impronte prese dalla polizia a Matteo Cagnoni in carcere a Firenze il 14 ottobre 2016 con le tracce di mani sporche del sangue di Giulia Ballestri rilevate nello scantinato dove il 19 settembre 2016 è stato trovato il cadavere della donna e non ha dubbi: corrispondono con un rilievo probabilistico importante, ben oltre le necessità richieste dalla giurisprudenza italiana. Il consulente di dattiloscopia per la parte civile, Salvatore Musio che undici anni fa lasciò la polizia per dedicarsi all’attività privata, ha parlato stamani 16 marzo in tribunale a Ravenna davanti alla corte d’assise dove si è celebrata la 18esima udienza del processo che vede il dermatologo 53enne alla sbarra per l’omicidio volontario pluriaggravato della moglie 39enne. L’esito del lavoro svolto da Musio è lo stesso a cui è giunto il gabinetto regionale di polizia scientifica pur procedendo ognuno in maniera autonoma. Insomma, sulla scena del delitto ci sono le impronte dell’imputato impresse con il sangue della vittima.

Le impronte in questione sono due, sono quelle già entrate nel dibattimento con le deposizioni dei testi di polizia giudiziaria chiamati dall’accusa tra i 78 ascoltati finora in quasi sei mesi: sono note come “palmare muro” (mano destra) e “palmare frigo” (mano sinistra). La prima è su un muro grezzo a 90 cm di altezza, sullo spigolo dove più in basso l’omicida ha fatto sbattere più volte il volto della donna per il massacro finale. La seconda è sulla parete di un vecchio frigorifero poco distante. Le immagini dei rilievi fotografati dagli investigatori sono state proiettate ancora una volta in aula.

L’ex poliziotto ha spiegato di aver lavorato sulle fotografie digitali in alta qualità contenute nel fascicolo del pubblico ministero e per prima cosa ne ha accertato la qualità per stabilire se fosse sufficiente per consentirne l’utilizzo in una comparazione. A questo punto il lavoro di dattiloscopia prevede di individuare le cosiddette minuzie: in buona sostanza i punti delle creste cutanee che rendono unica quell’impronta digitale. Una volta individuate si procede al confronto con il campione preso al sospettato.

«La giurisprudenza italiana – ha precisato Musio, così come già fece in aula l’assistente capo Enrico Filippini della polizia scientifica di Bologna – stabilisce che la corrispondenza di 16 punti fra due impronte consente una base statistica talmente elevata da considerare quelle due impronte appartenenti alla stessa persona perché si è nell’ordine di un caso ogni 4-5 miliardi di individui. In 120 anni di dattiloscopia non sono mai state trovate due impronte uguali». Si tratta comunque di una convenzione italiana per alzare l’asticella della qualità: nella vicina Svizzera – «Dove non mancano certo di democrazia», ha commentato Musio – ci si ferma a 8. Ebbene, per il caso specifico del processo in corso le cose stanno così: nella palmare muro Musio ha individuato 26 minuzie corrispondenti e la scientifica 20 (16 sono in comune), nella palmare frigo Musio ne ha individuate 20 e la polizia 28 (16 in comune). E l’ex agente di polizia ci tiene a sottolineare di aver consegnato la sua relazione conclusiva con il suo risultato prima che Filippini andasse a testimoniare.

Il pubblico ministero Cristina D’Aniello ha rivolto le sue domande a Musio per fare emergere un ulteriore indizio a carico dell’imputato. Il ragionamento del pm, eviscerato attraverso le risposte del testimone, è questo: se su quello spigolo è stata sbattuta la faccia della donna mentre era carponi o prona è facile ipotizzare che l’aggressore l’abbia fatto usando la mano forte mentre chinato si appoggiava al muro con l’altra, quindi siccome sul muro c’è una mano destra il killer potrebbe essere mancino. E l’imputato lo è.

Ma il lavoro del consulente ingaggiato dall’avvocato Giovanni Scudellari, su mandato della famiglia Ballestri, è andato oltre alle due palmari. Sul «maledetto spigolo» – come lo chiama Scudellari – dove l’assassino ha finito la vita di Giulia, circa 40 cm più in alto della palmare, c’è la traccia di un pollice destro. Per quello Musio ha individuato 13 corrispondenze con Cagnoni.

Inaugurato il salone dei mosaici: è partito il progetto di Maurizio Bucci

Tutti i pomeriggi sarà possibile degustare tè e infusi. Saranno organizzate visite guidate, convegni, conversazioni ed eventi espositivi

Bucci inaugura il salone del mosaicoÈ partito il progetto dell’imprenditore ravennate Maurizio Bucci che ha riaperto il salone dei Mosaici nel palazzo del Mutilato di piazza Kennedy. L’inaugurazione ufficiale è avvenuta nel pomeriggio di oggi, venerdì 16 marzo. Il sindaco Michele De Pascale non è potuto essere presente (ma ieri ha mandato una nota, che riportiamo più avanti,  per lodare l’iniziativa) e a rappresentare l’amministrazione c’era l’assessore al Turismo Giacomo Costantini.

Il Salone del Mosaici si affaccia su Piazza Kennedy con ingresso dalla piccola piazzetta di via IX Febbraio 1.  Nel salone è possibile degustare tè e infusi ogni giorno ( ad eccezione del giovedì) dalle 14.00 alle 21.00.

L’Associazione Tessere del ‘900 si propone di organizzare visite guidate al Salone dei Mosaici, convegni, conversazioni, eventi espositivi e pubblicazioni, e di allestire all’interno dell’edificio una libreria specializza sul tema delle arti, architettura, del mosaico del ‘900. Il Salone infatti avrà al suo interno una biblioteca dedicata ai libri del ‘900 consultabili durante l’ora del tè. Previsti anche convegni/congressi, cene di gala e   cerimonie private.

“Questo patrimonio di grande pregio – ha scritto in una nota il sindaco De Pascale – viene restituito alla città e da oggi potrà essere ammirato da tutti i ravennati e i turisti grazie al progetto dell’imprenditore Maurizio Bucci. Sarà nostra cura contribuire alla valorizzazione di questo considerevole patrimonio musivo inserendolo anche nel percorso più ampio della Biennale del Mosaico.  Mi fa davvero piacere esprimere il mio apprezzamento per questa importante iniziativa”.

Non fu omissione di soccorso, assolto padre Gandolfi per l’incidente del 2014

Si era opposto al decreto penale di condanna. Il fatto non costituisce reato: non ci fu scontro e non si accorse di essere stato la causa dell’incidente

Rilievi Vigili Urbani RavennaPadre Pietro Gandolfi è stato assolto dall’accusa di omissione di soccorso per un incidente avvenuto nel tardo pomeriggio del 12 aprile del 2014. Il parroco, difeso dall’avvocato Enrico Maria Sirotti, era in aula dopo aver deciso di opporsi al decreto penale di condanna emesso nel 2015. In quell’occasione il religioso, 79enne, che dice messa alla chiesa di Casal Borsetti e si occupa dell’associazione di volontariato “Gente di Mare”, era stato condannato a 4 mesi e mezzo di reclusione, convertiti in una pena pecuniaria di 33mila euro con sospensione della patente per due anni e mezzo. Lo riferiscono le edizioni ravennati di Resto del Carlino e Corriere di Romagna.

Il giudice Corrado Schiaretti ha accolto con ogni probabilità (per saperlo bisognerà attendere le motivazioni) la tesi difensiva.  Padre Gandolfi aveva sempre sostenuto, in sintesi, di non essersi accorto dell’accaduto. Vittima dell’incidente era un 17enne di Alfonsine, rimasto ferito e risarcito dall’assicurazione. La famiglia non si è mai costituita parte civile. Secondo la ricostruzione dei vigili, il prete aveva in sostanza tagliato la strada al motorino ma non c’era stato impatto. Proprio la mancanza di uno scontro era stata sottolineata dalla difesa: padre Gandolfi aveva spiegato di non essersi accorto di nulla. Un’auto gli aveva lampeggiato e lui si era fermato, pensando che ci fosse qualcosa che non andava alla sua auto. Verificato che nulla era accaduto – aveva spiegato al giudice – aveva visto in lontananza due uomini che aiutavano il giovane ad alzarsi. Pensando di non c’entrare nulla con l’incidente, si era allontanato.

La sera stessa, però, il religioso di era recato in ospedale. Al giudice ha spiegato che il motivo della visita era un altro: andare a trovare un marinaio ricoverato. All’accettazione incrociò il padre del ragazzo che parlava dell’incidente. Un incontro fortuito. L’assoluzione è avvenuta perché «il fatto non costituisce reato».

La famiglia Vitiello si sfila da Gesmar: vendute le quote a Rimorchiatori Riuniti

Ceduto il 50 percento alla società genovese che nel 2014 aveva già comprato l’altra metà da Setramar (Poggiali)

Csm Salvage2 3011d13de4La famiglia Vitiello ha venduto il 50 percento delle quote della Gesmar, società ravennate che opera nel rimorchio portuale in numerosi scali dell’Adriatico, alla società Rimorchiatori Riuniti di Genova che deteneva già l’altrà metà dal 2014 quando l’acquistò dalla ravennate Setramar della famiglia Poggiali. Le cifre dell’affare non sono note al momento ma per la precedente acquisizione quattro anni si parlò di 35-40 milioni di euro. I fratelli Luca e Riccardo Vitiello manterranno le cariche operative nella società.

Si legge dal suo sito internet che Gesmar è stata fondata dall’armatore napoletano Eduardo Vitiello che entrò nell’attività di rimorchio all’inizio degli anni ottanta dopo aver assunto il controllo della Sers, allora fornitore del servizio di rimorchio nel porto di Ravenna: «Il gruppo svolge attività di rimorchio marittimo e fornisce servizi accessori, incluso rimorchio portuale, rimorchio d’altura e nei terminal offshore, salvataggio e controllo dell’inquinamento marino, rimorchio scorta, sollevamento ancore e servizi ausiliari alle piattaforme off-shore. Oggi il gruppo è il più grande operatore del settore rimorchio nel mare Adriatico e, insieme, ai propri azionisti, è il maggiore operatore in Mediterraneo».

Due progetti ravennati vincono il bando per creare la propria cooperativa

Si tratta di Raven e Adriproject. Il primo opera nel mondo dello spettacolo, il secondo in quello della pesca sostenibile

Il gruppo che ha presentato Adriproject

Ci sono due progetti ravennati tra i vincitori di Coopstartup Romagna. Si tratta di Raven e Adriproject. Il primo riguarda il progetto di una coop in grado di dare servizi professionali per lo spettecalo, il secondo è dedicato allo sviluppo della pesca sostenibile. . Raven (età media 33 anni) ha visto al lavoro Carlotta Guerra, Sandra Genova, Federico Antonio Tanzi, Claudio Iudice, Ilaria Zanzi, Dario Procopio e Ciro Pepe. Il progetto Adriproject è stato presentato da Simone D’Acunto, Valerio Suliddi e Silvia Brandi, età media 30 anni.

Il gruppo di Raven: servizi per lo spettacolo
Il gruppo di Raven: servizi per lo spettacolo

Ogni gruppo vincitore riceverà dodicimila euro a fondo perduto per aprire la propria cooperativa, sotto forma di fondi e servizi di supporto all’avviamento, un percorso di formazione intensivo e gratuito e l’accompagnamento nella fase post startup. La cerimonia di premiazione si è tenuta oggi al centro congressi SGR di Rimini nel corso di una direzione allargata di Legacoop Romagna.

 

La Provincia nel 2017 ha incassato dagli autovelox un milione più del previsto

Gianfranco Spadoni, consigliere in piazza dei Caduti: «Impossibile che l’ente continui a vivere soltanto con questa entrata»

AutoveloxSenza gli autovelox, la situazione delle Province sarebbe compromessa. A farlo notare, cifre alla mano, è il consigliere di piazza dei Caduti Gianfranco Spadoni che parla senza mezzi termini di una «situazione grottesca». I numeri forniti da Spadoni sul rendiconto di gestione 2017 la dicono lunga: la provincia dalle sanzioni per violazione al codice della strada – dovute in pratica solo agli autovelox – ha incassato 5,595 milioni di euro. Rispetto a quanto prospettato in sede di bilancio previsionale, l’incremento è di oltre 1,034 milioni di euro. Il 22 per cento in più.

«Le entrata da autovelox rappresentano da una parte una manna dal cielo per l’ente ma d’altra parte appaiono contrarie alla ragione e al buon senso se si pensa che una Provincia possa continuare a reggersi in buona misura con le entrate derivate da questo tipo di gabella». Il tutto mentre l’ente «continua a vivacchiare senza un minimo di chiarezza sulle funzioni fondamentali attribuite dallo Stato». Non c’è equilibrio, ormai dalla fine del 2016, tra le funzioni attribuite (che avrebbero dovute essere ridotte dal referendum bocciato) e le risorse, ridotte al lumicino.

Lo Stato infatti compie, in ossequio al federalismo fiscale, e un ‘prelievo a titolo di contributo per il risanamento della finanza pubblica che per il 2017 trattenendo somme introitate dall’ente di piazza Caduti per l’imposta RC auto e l’ imposta provinciale di trascrizione, Ipt. «Tra l’altro nel rendiconto in oggetto assistiamo a un seppur lieve aumento della pressione tributaria per abitante, oggi pari a  81,66 euro contro gli 81,5 del 2016 di  81,50». .

Accordo sulla logistica: nasce il cluster regionale, il porto snodo principale

Firmato un protocollo in Regione. Investimenti in Emilia-Romagna di 700 milioni. Lo scopo è migliorare il trasporto merci ferroviario

2120 Navi Al PortoUn importante accordo di sistema è stato firmato in Regione. Il documento mette a sistema gli snodi ferroviari principali e gli hub logistici principali e ha come porta di ingresso e uscita principale, almeno per quanto riguarda le merci via mare, il porto di Ravenna. A firmarlo, per lo scalo romagnolo, c’era il presidente dell’Autorità portuale Daniele Rossi. Con lui – oltre ai vertici della Regione – i responsabili dei principali hub regionali.

Con l’intesa nasce il Cluster intermodale regionale dell’Emilia-Romagna che mira allo sviluppo di trasporti a basso impatto ambientale, all’aumento del traffico di merci da gomma a ferro, alla crescita di nuovi servizi per valorizzare il complesso dei punti intermodali del territorio e aumentare così la competitività dell’economia dell’Emilia-Romagna e dell’intero Paese.

 

Accanto alla costituzione e promozione del “Cluster intermodale regionale” – il sistema delle piattaforme dell’Emilia-Romagna -, l’accordo prevede una collaborazione in vari settori. Si parte dal rafforzamento delle competenze con l’avvio di percorsi formativi multilivello sia per profili professionali tecnico-manageriali (Hub manager), specializzati in particolare nell’attrazione di traffici internazionali, sia di taglio più operativo, per formare figure tecniche specialistiche legate all’esercizio ferroviario (Terminal manager). Si passa per lo sviluppo di azioni di marketing e promozione di tutto il sistema in Europa fino a progetti per migliorare i servizi esistenti e l’accessibilità ferroviaria dei nodi intermodali. Un’ alleanza che già entro l’estate dovrà portare a risultati concreti. Gli investimenti complessivi programmati sono di 700 milioni di euro, dei quali 235 comprendono l’approfondimento dei fondali del Candiano e altri 21 il miglioramento del trasporto merci ferroviario.

Il cluster logistico e di intermodalità, nel complesso conta 10.131 imprese – 541 di queste sono insediate nei nodi firmatari dell’accordo – e 77.358 addetti, di cui 13.105 operanti nei nodi dei firmatari che rappresentano il 16% del totale. La quota intermodale (mare e ferro) è pari al 21% del totale del traffico regionale: i firmatari rappresentano la quasi totalità dell’intermodale movimentato. Nel 2016, il traffico ferroviario merci è cresciuto del 6,94% rispetto al 2015, fino a raggiungere circa 19,6 milioni di tonnellate. Nel 2017, le merci movimentate negli impianti regionali arrivano a 20,9 milioni di euro.

Dati Istat: cala la disoccupazione in provincia di Ravenna, mai così bassa dal 2012

Tassi migliori rispetto alla media nazionale ma peggiori di quelli della regione. Nel Ravennate 13mila persone senza impiego

DisoccupatiL’Istituto nazionale di statistica (Istat) nei giorni scorsi ha diffuso gli ultimi dati sul mercato del lavoro in Italia: le cifre aggiornate alla fine del 2017 dicono che tra i maggiori di 15 anni in provincia di Ravenna il tasso di disoccupazione è il 7,2 percento (in calo dell’1,8 rispetto all’anno precedente) e il tasso di occupazione nella popolazione 15-64 anni è 65,8 percento (in calo dello 0,9 rispetto al 2016). A livello nazionale il tasso di occupazione sale al 58,1 e la disoccupazione raggiunge l’11.

In numeri assoluti nel Ravennate la popolazione over 15 è 338mila unità (163mila maschi e 175mila femmine): gli occupati sono 167mila e i disoccupati 13mila, il primo numero è in leggera diminuzione rispetto ai dodici mesi precedenti (167.496) e il secondo è sceso di 3.600 unità.

Per trovare un tasso di disoccupazione provinciale più basso di quello 2017 bisogna andare indietro fino al 2012 quando si toccò il 6,9 percento. Dieci anni fa era fermo al 2,9.

È interessante osservare la dinamica di genere che mostra una diminuzione consistente sul fronte femminile: nel 2017 siamo al 7,5 percento per le donne e 6,9 per gli uomini, nel 2016 eravamo rispettivamente a 11,2 e 7,2.

Torna a calare anche la disoccupazione giovanile: nella fascia d’età 15-24 la percentuale del 2017 è 33,8 mentre era 34,7 un anno prima: cifre lontane dai picchi del biennio 2013-2014 quando si viaggiava a cavallo del 40 percento.

Un altro dato da prendere in esame è il tasso di inattività che mostra la percentuale di chi non lavora o per scelta, come casalinghe o studenti, o perché troppo anziani e quindi ritirati dal lavoro. In provincia siamo al 28,9 percento (23,2 per i maschi e 34,5 per le femmine), in crescita dopo che si era mantenuto tra 26 e 26,9 dal 2010 in poi.

Le forze di lavoro sono invece la somma di occupati e disoccupati. Il loro rapporto con la corrispondente popolazione di riferimento indica il tasso di attività: a Ravenna nel 2017 siamo scesi al 71,1 dal 73,4 del 2016 e dopo essere stati sopra al 73 senza interruzioni dal 2010.

Vale la pena evidenziare che i tassi provinciali di occupazione e disoccupazione sono migliori rispetto alla media nazionale ricordata in apetura ma peggiori se si guarda il territorio circostante: in Emilia-Romagna la disoccupazione è al 6,5 (6,3 nel nord-est) e l’occupazione al 68,6 (67,4 nel nord-est).

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi