lunedì
16 Marzo 2026

Sorpreso con dosi di cocaina e pasticche di ecstasy, a casa aveva anche sei etti di hashish: arrestato un 32enne

Insospettiti dal suo comportamento, i poliziotti, a Faenza, lo hanno fermato per un controllo e gli hanno trovato addosso, nascosti sotto la felpa, 5 involucri di cocaina e 21 pasticche di ecstasy. È quindi scattata anche la perquisizione nella sua abitazione, dove sono stati trovati dagli agenti 600 grammi di hashish già suddivisi in panetti (nascosti all’interno di un trolley) e altri 12 involucri di cocaina (circa 7 grammi). Il tutto è stato sequestrato, insieme al materiale per il confezionamento e a 885 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio.

A finire in manette per spaccio è stato un 32enne, con precedenti sempre legati alla droga. Il gip del tribunale di Ravenna ha convalidato l’arresto e, in attesa del processo, ha disposto nei suoi confronti la misura degli arresti domiciliari.

Anche la ravennate Bakkali (Pd) ha occupato la sala stampa della Camera dei Deputati: «Qui nazisti e fascisti non entrano»

C’è anche la ravennate Ouidad Bakkali nel gruppo di deputati di Pd, M5s e Avs che sta occupando la sala stampa della Camera dove, alle 11.30 di oggi (30 gennaio) era prevista la conferenza stampa sul lancio della raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “Remigrazione e riconquista” (lo stesso comitato che ha sfilato tra le polemiche a Ravenna) con il portavoce di Casapound Luca Marsella, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti, ex di Forza Nuova, e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti.

Ieri le opposizioni avevano fatto capire che avrebbero ostacolato l’iniziativa per «impedire l’ingresso di nazisti nel palazzo».

«Qui nazisti e fascisti non entrano – ha commentato sui social la stessa Bakkali -. Occupiamo con i nostri corpi contro uno sfregio che la nostra Repubblica non merita.
Primo risultato: la Presidenza della Camera ha annullato tutte le conferenze». Lo ha annunciato infatti in una nota Montecitorio.

 

 

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«Io ho portato (oltre alla Costituzione, ndr) anche un altro simbolo con me – ha poi aggiunto Bakkali -, il cappellino di Liam, il bambino arrestato dall’Ice di Trump, usato come esca per prendere il padre. Quell’immagine per tanti di noi è stata un pugno allo stomaco, l’ennesima immagine dell’infanzia violata in questi tempi folli e disumani. Liam, proprio in nome della follia remigrazionista, ora è detenuto, i deputati democratici che sono andati a verificare le sue condizioni dicono che non mangia, che chiede della sua mamma, che rivuole il suo cappellino blu. Allora a questi fascisti mostro questo cappellino blu, in tutta la sua tenerezza e potenza, simbolo per me di resistenza di un’umanità che non ci sta a un mondo regolato dalla violenza, dal cinismo, dall’oppressione dei più forti sui più deboli».

Giornalista antimafia censurato da una scuola nel Comune della libertà di stampa

Il giornalista Donato Ungaro, figura simbolo della lotta contro la mafia, avrebbe dovuto tenere un intervento davanti agli studenti della scuola media di Conselice ieri, 29 gennaio, ma l’evento non si è svolto perché avrebbe dovuto firmare un documento con il quale  “riconosceva pienamente l’insindacabile facoltà dell’Istituto di revocare in ogni tempo l’eventuale incarico, senza necessità di motivazione alcuna”. La circostanza è stata resa nota dall’Associazione della stampa Emilia-Romagna (Aser), un sindacato di giornalisti che ha espresso sconcerto e preoccupazione per quanto accaduto

«Era previsto l’incontro dei ragazzi di più classi con un giornalista minacciato dalla ‘ndrangheta che porta il suo messaggio in diverse scuole d’Italia». Ungaro era vigile urbano a Brescello e nel 2016 il Comune in provincia di Reggio Emilia fu sciolto per infiltrazioni mafiose. «La dirigente scolastica gli ha chiesto di firmare una sorta cambiale in bianco che autorizzava qualsiasi censura delle sue parole da parte della dirigente stessa, la quale lo avrebbe addirittura potuto interrompere e cacciare in qualsiasi momento. Cosa che è comunque avvenuta: di fronte alla indisponibilità a firmare la clausola capestro, Ungaro è stato invitato a lasciare senza indugio l’edificio scolastico».

Aser non manca di sottolineare che l’episodio è accaduto nel “Comune della libertà di stampa”, come si legge sui cartelli all’ingresso del paese, dove esiste l’unico monumento del genere in Italia: «Che l’istituto scolastico si metta al di sopra (e al di fuori) della libertà di espressione è di certo anticostituzionale e costituisce una pericolosa deriva autoritaria. La cosa è ancor più spiacevole perché da almeno un decennio l’istituto di Conselice beneficia di una borsa di studio, intitolata alla memoria dell’ex presidente dell’Assostampa, Camillo Galba, che fu tra i promotori della realizzazione del monumento». La borsa è finalizzata alla realizzazione di progetti che pongano al centro la democrazia e la libertà di stampa e ora Aser si aspetta che – come segnale di coerenza e soprattutto di rispetto per la figura di Galba – l’istituto rinunci e restituisca la borsa di studio consegnata in occasione dell’anniversario della fucilazione degli stampatori clandestini di Conselice, morti appunto per la libertà e la democrazia. «Auspichiamo inoltre che l’Ufficio scolastico provinciale di Ravenna intervenga con chiarezza su quanto accaduto».

Aser ha raccolto una dichiarazione del sindaco di Conselice, Andrea Sangiorgi, riportata poi sul proprio sito internet: «Quanto accaduto nei locali dell’Istituto comprensivo di Conselice è sconcertante. Al giornalista va tutta la mia solidarietà. Chiedo alla dirigente di impegnarsi a riprogrammare questo incontro che fa parte di un progetto approvato dall’istituto Scolastico e finanziato dalla Regione ed organizzato dal servizio nuove generazioni dell’Unione dei comuni. E mi domando: a che titolo pregiudicare l’evento finale di un progetto già approvato dall’istituto scolastico e finanziato con risorse regionali a beneficio della formazione etica dei ragazzi su tematiche così delicate come quelle mafiose? Per di più nel Comune unico in Italia per la libertà di stampa».

Rifondazione Comunista di Conselice e Villa San Martino parla di palese mancanza di rispetto per la libertà di espressione: «Ci preoccupa che forse questa reazione sia dovuta anche al tema dell’incontro e cioè le infiltrazioni mafiose nella nostra regione, cosa che ancora fatichiamo ad accettare e a inserirlo stabilmente nel dibattito pubblico e politico. A Conselice e in Emilia-Romagna sono le mafie a non essere benvenute non chi le denuncia».

Cgil e Flc-Cgil ritengono che quanto accaduto non possa essere liquidato come un semplice intoppo burocratico: «Si tratta di un segnale inquietante che rispecchia un clima di repressione e censura sempre più diffuso in Italia, colpendone il cuore pulsante: la scuola».

L’associazione Shahrazad si dice orgogliosa del passato di partigiane e partigiani che da Conselice si occupavano della contro informazione, altro aspetto fondamentale alla lotta al nazifascismo: «Questo nostro orgoglio ci spinge a chiedere a chi di dovere di porre rimedio a questo smacco, magari invitando Ungaro per il festival della libertà di stampa».

Effetto Crans-Montana, più controlli nei locali verso l’estate: focus su anticendio e capienze

In provincia di Ravenna sono in corso e sono state programmate verifiche mirate sia sui locali di pubblico spettacolo e intrattenimento, sia sugli esercizi pubblici nei quali si svolgono attività, complementari rispetto ai servizi propri di bar, ristorazione e servizi balneari, che richiamano un notevole numero di avventori. È l’effetto della direttiva del ministro dell’Interno del 19 gennaio 2026 per aumentare la prevenzione dopo la tragedia di Crans-Montana. Come noto, nella località svizzera del Canton Vallese la notte di Capodanno del 2026 l’uso di candele pirotecniche all’interno della discoteca Le Constellation ha innescato un incendio che ha causato la morte di 40 persone e 116 feriti con significative perplessità sui mancati controlli sulla sicurezza del locale.

L’aggiornamento sui controlli nel territorio ravennate è arrivato in occasione della riunione, avvenuta ieri 29 gennaio in prefettura, del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Raffaele Ricciardi. All’incontro hanno partecipato i vertici provinciali delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e dell’Ispettorato del Lavoro, nonché i rappresentanti delle principali associazioni di categoria e delle amministrazioni comunali.

Proprio alla luce dei recenti eventi verificatisi a Crans-Montana, è stata richiamata l’attenzione sulla necessità di una costante attività di prevenzione e di controllo nei luoghi di aggregazione.

I controlli pianificati – anche in previsione della prossima stagione estiva – riguarderanno in particolare il rispetto delle disposizioni in materia di capienza, uscite di sicurezza, percorsi di esodo, presidi antincendio, divieto di vendita di alcolici ai minori e obblighi dei datori di lavoro in materia di tutela della salute e della sicurezza.

In linea con le indicazioni ministeriali, è stata condivisa l’esigenza di estendere i controlli sia agli aspetti amministrativi sia a quelli tecnici, con particolare riferimento alla conformità alle norme di prevenzione incendi, alla gestione delle emergenze, alla corrispondenza tra la capienza autorizzata e l’affollamento effettivo, nonché alla verifica di attività di intrattenimento che, nei pubblici esercizi, possano assumere carattere prevalente e rientrare nella disciplina del pubblico spettacolo.

I rappresentanti delle istituzioni hanno rimarcato il ruolo fondamentale delle associazioni di categoria nel promuovere iniziative di sensibilizzazione rivolte agli operatori del settore, finalizzate alla diffusione di una cultura della sicurezza basata sulla prevenzione, sulla responsabilità e sul rispetto delle regole, anche al fine di contrastare fenomeni di concorrenza sleale.

Ordinanza 55, i dubbi degli Agronomi: «Accolte solo alcune delle istanze segnalate dai tecnici»

«Gli interventi orientati alla semplificazione delle procedure in passato non sempre si sono tradotti in un’effettiva uniformità interpretativa, con il rischio di rallentamenti dovuti a valutazioni soggettive e a interpretazioni non omogenee da parte dei tecnici istruttori». È il commento dell’ordine professionale degli Agronomi e dei Forestali della provincia di Ravenna a proposito dell’ordinanza 55 pubblicata il 15 gennaio dal commissario straordinario alla ricostruzione dopo le alluvioni in Emilia-Romagna, Toscana e Marche.

«Il provvedimento recepisce solo alcune delle istanze emerse nel corso degli incontri tecnici con i professionisti impegnati nella redazione delle perizie – dichiara il presidente dell’Ordine, Paolo Frontali –. In particolare si prende atto dell’apertura al riconoscimento dei danni legati agli eventi di settembre 2024 e all’introduzione di semplificazioni nelle modalità di rendicontazione dei lavori svolti in economia dalle aziende agricole. Purtroppo, solo con la pubblicazione ufficiale dell’ordinanza è stato possibile valutare la versione definitiva del testo. L’auspicio è che le criticità più volte evidenziate trovino ora risposte operative adeguate, a supporto delle imprese e dei tecnici coinvolti».

L’obiettivo del testo è aggiornare le misure di sostegno e ricostruzione a seguito degli eventi alluvionali del 2023 e 2024. L’Ordine ravennate riconosce la disponibilità e l’attenzione dimostrate dalla struttura commissariale e dal commissario Fabrizio Curcio, ma segnala che permangono timori legati alla fase applicativa: «Restuani in attesa dell’implementazione del portale Sfinge, passaggio indispensabile per rendere operative e avviare concretamente le nuove procedure».

L’ordinanza 55 evidenzia, inoltre, che sono in corso confronti per l’aggiornamento e la revisione dell’ordinanza 11. «A questo proposito – spiega ancora Frontali – ribadiamo la propria disponibilità a un confronto costruttivo, anche in fase preventiva, mettendo a disposizione l’esperienza maturata dai numerosi tecnici che sin dall’immediatezza degli eventi calamitosi del 2023 hanno assistito le aziende agricole colpite. Tra le questioni che necessitano ancora di soluzioni concrete rientrano quelle legate alle imprese interessate da gravi dissesti idrogeologici: una gestione degli acconti più favorevole, la possibilità di presentare varianti in corso d’opera per interventi soggetti ad autorizzazioni edilizie e la facoltà di accedere al credito d’imposta previsto dall’ordinanza 36».

Aspettando la riapertura, la fondazione cerca i nuovi direttori artistici del teatro Rossini

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro Rossini annuncia l’apertura delle procedure selettive per la nomina delle figure apicali che guideranno la programmazione e la gestione del teatro di Lugo – in procinto di riaprire dopo i danni dell’alluvione – per il prossimo biennio.

Sono tre gli avvisi di selezione, distinti, per il conferimento degli incarichi di direttore generale, direttore artistico per gli spettacoli teatrali e direttore artistico per il cartellone musicale.

«Le selezioni – si legge in una nota inviata alla stampa – mirano a individuare profili di comprovata esperienza e visione innovativa, capaci di valorizzare il patrimonio storico del Teatro Rossini e, contemporaneamente, di intercettare i nuovi linguaggi della scena contemporanea. La Fondazione punta a una gestione integrata che sappia coniugare l’eccellenza delle proposte artistiche con una solida sostenibilità organizzativa».

I candidati interessati potranno consultare i requisiti di accesso, i criteri di valutazione e i termini per la presentazione delle domande all’interno dei bandi integrali disponibili sul sito ufficiale del Teatro Rossini, a questo link. Le domande di partecipazione devono pervenire entro e non oltre il 20 febbraio 2026 secondo le modalità indicate negli avvisi.

Il Ravenna venerdì sera a Perugia con 300 tifosi. Il mister e il caso Viola: «Devo fare delle scelte, ho 25 giocatori…»

Saranno circa 300 i tifosi del Ravenna che saranno allo stadio “Curi” di Perugia per l’anticipo di venerdì sera (30 gennaio) del girone B del campionato di Serie C (calcio d’inizio ore 20.30). I giallorossi, secondi in classifica, fanno visita a un Perugia in grande sofferenza, terzultimo e in piena lotta per cercare di evitare i playout, ma con una rosa di giocatori sicuramente di buon livello. Lo sa il mister del Ravenna, Marco Marchionni, che nella conferenza stampa della vigilia si dice consapevole delle difficoltà della trasferta: «Serve una partita importante, contro una squadra forte, in uno stadio bello e con tifosi caldi. Dovremo metterci tanta determinazione».

Per quanto riguarda la squadra, saranno ancora indisponibili gli infortunati Motti e Donati, mentre Lonardi potrebbe rientrare in gruppo con una giornata di anticipo rispetto alle due di squalifica: la società infatti ha fatto ricorso e l’esito si saprà nel pomeriggio di venerdì, poche ore prima del match.

Probabile la conferma del 3-5-2, con l’acquisto di lusso di dicembre, Viola, ancora in panchina. Marchionni, in conferenza, ha risposto anche a chi gli ha chiesto lumi sulla decisione di non fare entrare in campo il fantasista neppure per pochi minuti, sabato scorso, contro il Guidonia: «Devo fare delle scelte – ha risposto il msiter -, ho 25 giocatori che mi permettono di approcciare la partita in modi diversi. Come Viola, anche altri possono giocare dall’inizio o subentrare e fare la differenza, come ci è capitato già nel girone d’andata».

Saranno impegnate venerdì sera anche le dirette avversarie del Ravenna: la capolista Arezzo è in trasferta contro il Guidonia, l’Ascoli in casa contro il Livorno.

Ergastolo a due ex carabinieri, le motivazioni della condanna: dagli errori al telefono ai falsi alibi

Falsi alibi preparati artificiosamente, lapsus frequenti nelle conversazioni telefoniche, l’esito di una perizia che identifica una voce: sono alcuni tra gli argomenti a sostegno della sentenza di condanna all’ergastolo per due ex carabinieri di Alfonsine, il 62enne Orazio Tasca e il 63enne Angelo Del Dotto, per l’omicidio nel 1987 del 21enne Pier Paolo Minguzzi, terzo genito di una facoltosa famiglia di imprenditori dell’ortofrutta nel paese della Bassa Romagna.

I dettagli emergono dalla lettura delle 90 pagine delle motivazioni, depositate il 28 gennaio: il 30 settembre 2025 la corte d’assise d’appello di Bologna ha ribaltato l’assoluzione dei due ex militari arrivata in primo grado nel 2022 a Ravenna «per non aver commesso il fatto». Confermata invece l’assoluzione di un terzo imputato, il 70enne Alfredo Tarroni, ex idraulico di Alfonsine e amico di Tasca e Del Dotto.

Il giovane Minguzzi, studente di Agraria a Bologna e carabiniere ausiliario a Bosco Mesola (Ferrara), fu rapito a scopo di estorsione nella notte tra il 20 e il 21 aprile 1987 mentre si trovava ad Alfonsine per una licenza pasquale dal servizio di leva. Il suo cadavere fu trovato dieci giorni dopo nel Po di Volano nel territorio di Comacchio. I familiari ricevettero dieci anonime telefonate estorsive con la richiesta di 300 milioni di lire per il riscatto (equivalenti circa a 400mila euro odierni) senza che fosse mai data una prova in vita dell’ostaggio. L’indagine dell’epoca (pm Gianluca Chiapponi) fu archiviata nel 1996 senza indagati, nel 2018 la riapertura del caso (pm Marilù Gattelli). A questo link tutta la cronaca degli eventi di questi otto anni.

Nell’illustrazione della decisione, il presidente della corte d’assise d’appello, Pasquale Domenico Stigliano, dedica spazio alla questione degli alibi. Con una puntuale premessa ripresa da giurisprudenza consolidata: «Un alibi appositamente costruito costituisce grave indizio».

L’alibi fornito da Tasca è il Casinò di Venezia. In due giornate in cui i familiari del rapito ricevettero telefonate con la richiesta di riscatto, il carabiniere ha dimostrato che si trovava al Casinò poche ore prima che il telefono di casa Minguzzi squillasse e – in un’epoca senza cellulari – non avrebbe avuto il tempo di rientrare per telefonare. Il giudice non lo ritiene attendibile considerando che le indagini rilevarono che le telefonate partirono da una cabina telefonica a Lido delle Nazioni (località dove i genitori di Tarroni avevano un appartamento) che era molto più vicino a Venezia.

Ma ancora più di un alibi che non regge, sulla testa di Tasca pesa la sua voce. Una perizia fonica richiesta dalla corte d’appello attribuisce all’ex carabiniere l’identità del telefonista estorsore. Secondo i periti c’è il 95 percento di probabilità che la voce siciliana al telefono sia sua, originario di Gela.

Per l’attribuzione della paternità della voce si è partiti dalle telefonate di un’altra vicenda simile avvenuta nella stessa Alfonsine pochi mesi dopo il caso Minguzzi. Un altro imprenditore dell’ortofrutta, Roberto Contarini, ricevette telefonate con minacce: 300 milioni di lire da pagare per evitare che qualcuno della famiglia venisse ucciso. La trappola tesa dagli investigatori portò all’arresto di tre persone: gli stessi tre imputati di oggi. Che quindi hanno già scontato una condanna ultraventennale per un altro omicidio: nel tentativo di raccogliere il denaro lasciato sul ciglio della strada a Taglio Corelli nacque una sparatoria in cui Del Dotto uccise un altro carabinieri, Sebastiano Vetrano. Il telefonista della tentata estorsione Contarini venne accertato che era Tasca.

E i due fatti sono connessi da un lapsus vocale nella telefonata ricevuta dai Minguzzi il 27 aprile 1987. Risponde Gian Carlo, fratello del rapito. Il telefonista comincia la telefonata così: “Pronto pronto parlo con Contarino? Pronto Pronto? Contarini? Pronto, Minguzzi?”. Per la sentenza di primo grado (giudice Michele Leoni) trattasi di errore irrilevante. Per l’accusa, e in secondo grado anche per i giudici, invece è qualcosa di fortissima valenza indiziaria: «Il telefonista del caso Minguzzi dimostra di avere già nella propria mente il futuro delitto e quindi dimostra di essere Tasca».

Del Dotto sostiene la sua innocenza affermando che la notte del rapimento era di turno come piantone nella caserma di Alfonsine. L’accusa ha ricostruito che, vista la scarsa attività notturna, non era così impossibile anche per il piantone potersi allontanare. Ma Del Dotto ha aggiunto di aver ricevuto quattro telefonate dalla madre di Minguzzi, la 92enne Rosanna Liverani, preoccupata per il mancato rientro a casa del figlio. L’anziana donna – che non ha perso nemmeno una delle udienze in questi otto anni – ha sempre negato di aver chiamato i carabinieri, perché prima si rivolse all’altra figlia Anna Maria e fu il genero a informare i militari a voce recandosi alla caserma alle 7 del 21 aprile.

La corte ritiene attendibile la madre per il coinvolgimento intimo nella drammatica vicenda e scarta le parole dell’imputato anche perché arrivate solo nel corso del procedimento, quando gli interrogatori resi da altri testimoni offrirono la possibilità di abbozzare una difesa tra le maglie delle dichiarazioni.

Oltre alle motivazioni specifiche, nell’illustrazione della decisione il presidente della corte si sofferma anche su un tema rimasto sullo sfondo per tutta la durata del procedimento riaperto ormai otto anni fa: la percezione, più o meno concreta, di indagini imprecise e poco approfondite e un tentativo diffuso di insabbiamento. «Risulta che all’epoca le indagini non si svilupparono in modo approfondito – si legge ora nelle motivazioni – a causa degli ostacoli che parte delle forze dell’ordine stesse frapposero a indagini indirizzate nei confronti di appartenenti all’Arma».

Il presidente Stigliano pone l’accento su un manoscritto del capitano Antonio Rocco del comando carabinieri di Ravenna all’epoca dei fatti: è un appunto, a seguito di una conversazione con Giorgio Tesser – oggi un generale dell’Arma, all’epoca un maggiore al comando del nucleo operativo di Bologna che seguì il caso del rapimento – in cui quest’ultimo gli disse che la voce delle telefonate fatte ai Minguzzi il 21 e 24 aprile 1987 era di Tasca. Eppure Tesser, nella sua relazione conclusiva, escluse espressamente la responsabilità di Tasca facendo riferimento al parere del Centro investigazioni scientifiche (Cis) di Roma che negava l’attribuzione della voce al militare siciliano. Stigliano scrive: «Agli atti non risulta l’atto investigativo eseguito dal Cis sulla voce dell’imputato».

La sentenza di secondo grado non dimentica nemmeno il documento redatto dal carabiniere Antonio Di Munno, all’epoca comandante a Comacchio e inviato ad Alfonsine per collaborare alle indagini: 16 punti che comprendevano tutti gli indizi a carico dei tre imputati. La nota non fu mai trasmessa in procura. A Di Munno fu fatto capire che non era il caso di investigare sui colleghi. Di Munno si dimise dall’Arma il giorno stesso.

La Camera di Commercio premia 21 imprese femminili colpite dall’alluvione

Sono 21 le imprese della provincia di Ravenna che hanno partecipato a un bando della Camera di Commercio che metteva a disposizione risorse per le aziende femminili colpite dall’alluvione nel maggio 2023. Oggi, giovedì 29 gennaio, sono state premiate nell’ente di viale Farini per aver saputo trasformare l’emergenza e il dramma dell’alluvione in un’occasione di ripartenza (qui l’Elenco Premiate delle aziende premiate).

Il Premio “Resilienza, Rilancio e Innovazione Responsabile” – supportato dal Comitato per la promozione dell’imprenditoria femminile – valorizza le imprese guidate da donne che si sono distinte per la straordinaria forza dimostrata nel far fronte alle difficoltà. Le risorse distribuite, pari a 16.300 euro, sono il frutto di una raccolta fondi che ha coinvolto la rete nazionale dei Comitati per la promozione dell’imprenditoria Femminile, coordinati da Unioncamere, e dal consorzio AlmaLaurea.

L’evento è stato anche un’occasione per inquadrare l’imprenditoria femminile sul territorio: sono 15.355 (il 22,3% del totale) le imprese ferraresi e ravennati guidate da donne. Il 63% delle imprese femminili è costituito da ditte individuali contro il 53% delle non femminili, con tassi di sopravvivenza leggermente inferiori alla media: a 5 anni dalla nascita ne rimane attivo il 62%, contro il 65% delle imprese maschili. Nel lungo termine il divario si riduce (sopravvive il 45% delle aziende “rosa” oltre i 5 anni, contro 47% di quelle a guida maschile).

«Questo premio – ha sottolineato Giorgio Guberti presidente della Camera di commercio – è un ulteriore segno concreto di vicinanza e di incoraggiamento, dopo i due bandi a sostegno delle imprese colpite dall’alluvione che abbiamo messo in campo durante l’emergenza. Abbiamo voluto premiare la capacità di innovazione e ripartenza che hanno dimostrato in particolare le imprese femminili. Vorrei ringraziare chi ha partecipato alla raccolta fondi rendendo possibile questo intervento e il nostro Comitato per l’Imprenditoria femminile che lo ha voluto e supportato insieme a noi».

«Le imprese femminili sono motore di crescita. – Ha evidenziato Antonella Bandoli presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile di Ferrara Ravenna – Con questo riconoscimento onoriamo l’impegno di chi ha saputo guardare al domani con passione, confermando il ruolo cruciale delle donne nel tessuto economico locale. Le alluvioni ci hanno ricordato quanto siamo vulnerabili e le imprenditrici ci hanno ricordato quanto possiamo essere forti».

Alla cerimonia, presieduta da Mauro Giannattasio, segretario generale della Camera di commercio di Ferrara Ravenna, hanno partecipato anche i componenti della Giunta camerale, i Sindaci dei comuni coinvolti e i rappresentanti delle associazioni di categoria.

Il commissario Curcio fa un nuovo punto sulla ricostruzione: in arrivo fondi per oltre mezzo miliardo

Il commissario per la ricostruzione Fabrizio Curcio e la commissione Territorio e Ambiente presieduta da Paolo Burani si sono riuniti ieri (28 gennaio) per fare un nuovo punto sulla ricostruzione post alluvione. Tra le novità emerse, l’arrivo di 175 milioni di euro per la realizzazione di opere già previste nelle ordinanze precedenti e di ulteriori 400 milioni, transitati dalla parte privata alla parte pubblica. In questo caso, sarà il commissario a stabilire gli indirizzi per l’individuazione successiva delle opere cui dare priorità.

«La Regione ha rafforzato l’impegno per la messa in sicurezza del territorio. Ora è necessario fare il punto sullo stato della ricostruzione, sui risultati e sulle criticità che restano aperte». Così Burani apre l’assemblea che ha visto coinvolte nel dialogo sia maggioranza che opposizione. Curcio, a sua volta ringrazia per il confronto continuo e costante: «A un anno dall’audizione in Assemblea, questo è un momento importante anche per noi, per capire se quello che abbiamo immaginato sta andando nella direzione giusta e per tracciare le rotte future».

Il commissario ha evidenziato poi la complessità di un percorso di ricostruzione «che deve inserirsi nelle attività ordinarie che riguardano le analisi del rischio e la programmazione territoriale, ed è per questo che è importante anche la corretta comunicazione su cosa ha in carico il commissario» ribadendo anche come i 2,7 miliardi, assegnati dal precedente commissario abbiano già trovato collocazione per le opere da eseguire.

Tra le novità annunciate, oltre all’arrivo di fondi per oltre mezzo miliardo, nuove misure di sostegno alle imprese agricole danneggiate, grazie all’ordinanza numero 55 e 2,8 milioni destinati a Traversara di Bagnacavallo con l’ordinanza numero 56. Sulla ricostruzione privata, Curcio ha sottolineato la fase di accelerazione attualmente in corso, grazie alle semplificazioni introdotte dal decreto-legge 65: ad oggi, sono 254 i milioni di euro concessi quali contributi, triplicati rispetto al 2024.

L’assemblea è stata anche occasione di dibattito tra le varie forze politiche presenti. Alberto Ferrero (FdI) sottolinea di «avere paura che la pianificazione del territorio sia in mano a una parte politica che in Regione ha sempre governato, lasciando la situazione attuale e puntando su urbanizzazione e disinteresse nella cura del territorio». Anche Elena Ugolini, di Rete civica si preoccupa della gestione del territorio, soprattutto quella futura: «È fondamentale il tema della visione: come riusciamo a fare passi nel presente per rimediare a problemi legati all’emergenza per mettere in sicurezza territorio negli anni? Occorre avere una visione complessiva che tenga conto di manutenzione, nuove opere di mitigazione e riduzione del rischio e vorrei capire chi lo decide e con quali elementi da qua a vent’anni. Un altro punto riguarda la governance, perché ci sono tanti enti che intervengono sulla cura del territorio e dobbiamo capire come integrarli insieme. Importante, inoltre, il tema delle competenze nella filiera interessata». Daniele Valbonesi (Pd) crede invece che «Oggi il territorio che dobbiamo gestire debba sostenere carichi diversi dal punto di vista climatico rispetto al passato. Un territorio si tiene assieme nel suo complesso,per quello che riguarda gli aspetti economici e sociali. Devo sottolineare che sono stati fatti grandi passi avanti per la ricostruzione privata».

«Dalla relazione del commissario Curcio abbiamo potuto apprendere con favore quanto fatto e anche un metodo di lavoro che ha visto ascolto dei territori per poi fare una proposta. C’è stato un punto di chiarezza sulle risorse a disposizione e su quelle impiegate, così come sui piani speciali che sono stati spesso oggetto di dibattito – interviene i Marta Evangelisti (FdI) -. Ora abbiamo un quadro di come le risorse concesse dal Governo verranno impiegate con ancora più attenzione. Credo sia necessario che la Regione ci metta ancora più impegno e che debba prendere una direzione chiara perché serve capire cosa vogliamo fare nei prossimi anni nel nostro territorio». Infine, Fabrizio Castellari (Pd) commenta: «Tutti i territori abbiano bisogno sia di ripristino che di messa in sicurezza. È necessario che i fondi previsti possano partire il prima possibile per l’urgenza che riguarda i territori». e  Francesca Lucchi (Pd) conclude: «Oggi si è messo ordine rispetto alla situazione in cui abbiamo agito mossi dalla voglia di rispondere alle richieste dei cittadini. Il tema dell’alluvione è ancora molto vivo nei nostri territori: credo che debba venire meno la paura quotidiana, ma debbano rimanere la consapevolezza e il rispetto di quello che abbiamo vissuto, anche in prospettiva del grande lavoro che resta».

Volantini con Qr code per segnalare i professori “di sinistra” fuori da scuola. Isola: «Gravissimo e pericoloso»

Negli ultimi giorni agli studenti di Faenza, come a quelli di diverse parti d’Italia, sarebbero stati distribuiti volantini fuori da scuola con l’invito a scansionare un Qr code e compilare un questionario online sulle condizioni del proprio istituto. Il materiale è stato attribuito ai giovani di Azione Studentesca, movimento legato alla destra di Fratelli d’Italia.

Tra le domande, a stupire particolarmente sarebbero state quelle che chiedevano di segnalare presunti “professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni”. Una sorta di schedatura su base ideologica che ha scatenato polemiche e indignazione, e sui cui è intervenuto anche il sindaco della città Massimo Isola: «La scuola deve essere luogo libero, aperto e pluralista, non terreno di sospetto o di controllo ideologico attraverso presunte liste di proscrizione che ricordano infausti periodi della nostra storia. Ogni tentativo di delegittimare il ruolo degli insegnanti o di insinuare diffidenza nei confronti del mondo della scuola è gravissimo e pericoloso per la vita di un Paese che fonda la propria convivenza sulla democrazia. La libertà di insegnamento e il pensiero critico sono pilastri sanciti dalla Costituzione: difendere la scuola significa difendere la libertà e la convivenza civile».

Anche Nicola Dalmonte, segretario provinciale del Pd condanna l’episodio come un tentativo di delegittimazione della scuola pubblica, definendo la propaganda di Azione Studentesca una «pratica grave che richiama logiche di intimidazione incompatibili con i principi costituzionali». Infine, l’invito della deputata ravennate Ouidad Bakkali (Pd) rivolto ai giovani del movimento: «Ragazzi e ragazze di Azione studentesca, studiate un po’ e riciclate i vostri volantini per prendere appunti sui i tempi bui della nostra storia, quei tempi in cui i professori venivano espulsi dalle scuole per le loro idee politiche, perché antifascisti o perché ebrei. Attendiamo l’esito delle verifiche annunciate dal Ministero, in teoria garante dei valori costituzionali, della libertà di opinione e dei principi antifascisti su cui si fonda la Repubblica. La vostra campagna si chiama “La nostra scuola”, e allora occorre ricordare che la scuola invece è di tutte e tutti».

Sosta, la proposta dal centrodestra: primi 45′ gratis, si paga fino alle 17, navette attorno al centro

Da alcune forze politiche di centrodestra all’opposizione a Ravenna arriva una proposta coordinata per la revisione del piano sosta nel centro città. L’iniziativa è di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Viva Ravenna – le tre liste che nel 2024 si presentarono in coalizione – e prende la forma di una mozione in 14 punti che verrà presentata in consiglio comunale come alternativa alle modifiche decise dalla giunta Barattoni a dicembre e in vigore dal prossimo 1 marzo.

Oltre a entrare nel merito di come i consiglieri intendono la gestione dei parcheggi e degli accessi alle Ztl, la mossa vuole essere anche un modo per ribadire la contrarietà al metodo seguito dalla giunta comunale: «Un tema così importante non può essere trattato con due delibere che scavalcano il consiglio comunale – affermano in corso Alberto Ancarani (Fi), Filippo Donati (Vr) e Nicola Grandi (Fdi) –. Questa è la sede dove vanno discussi atti come questo, dove ascoltare le proposte di chi rappresenta la parte della città che non ha votato per la maggioranza».

Il fulcro della mozione di centrodestra è chiaro: disponibili a qualunque revisione delle tariffe e della disposizione di strisce blu, ma non prima di aver completato le infrastrutture a servizio del parcheggio. «Non chiediamo nulla di clamoroso, ma solo che si dia realizzazione a progetti di cui si parla da venti anni o più. L’innalzamento del parcheggio in via Beatrice Alighieri è un argomento presente nei piani del Comune da agli anni ’90. Il sindaco ora è tornato a ribadire la volontà di farlo, ma non è pensabile che l’ampliamento arrivi dopo al cambio delle tariffe».

Di seguito una sintesi per punti delle proposte firmate da Ancarani, Donati e Grandi a nome dei partiti e liste che rappresentano (a questo link si può consultare la mozione in versione integrale):

  • tre zone tariffarie: ogni ora di sosta costa 1,50 euro, 1,20 e 0,65 (il centrosinistra propone rispettivamente 2; 1,50 e 1);
  • primi 45 minuti gratis nelle prime due zone;
  • anticipare dalle 18.30 alle 17 la fine della sosta a pagamento per agevolare l’accesso al centro a favore delle attività commerciali e di servizi;
  • eliminare la gratuità della linea bus 80 per coprire le mancate entrare dell’anticipo dell’orario di fine pagamento sulle strisce blu;
  • nelle aree adiacenti alle scuole nella fascia oraria tra le 8 e le 8.45 sosta gratuita con esposizione del disco orario senza necessità di tagliandi dal parcometro;
  • mantenere l’accesso alle Ztl per veicoli ibridi o elettrici;
  • ampliamento dei parcheggi di via Renato Serra e via Torre Umbratica prima di intervenire in via Beatrice Alighieri;
  • portare il costo del permesso di accesso al centro per i residenti senza posto auto privato dagli attuali 6,66 euro annui a 30 euro e non 50 come deciso dalla giunta;
  • digitalizzare l’ottenimento di tutti i permessi evitando la necessità di presentarsi agli uffici comunali;
  • un sistema di navette circolari sulla cintura del centro che tocchi Pala De Andrè, Cinemacity, stazione dei treni, piazza Resistenza, largo Giustiniano;
  • uniformare gli orari dei varchi Ztl lasciandole aperte la notte, in particolare quella di via di Roma.

Nell’ottica di ridurre la presenza di veicoli nel centro – per la maggiore sicurezza degli utenti deboli, per il minor impatto sui fondi stradali e la riduzione dell’inquinamento – il centrodestra invita a dare attuazione a un altro progetto in cantiere da tempo: la creazione di un hub ai margini del centro dove accogliere le merci dall’esterno e poi completare la distribuzione finale con piccoli veicoli elettrici o cargo bike. «Nel 2022 venne fatta una sperimentazione vera e propria con misurazione dei tempi. E poi non si è saputo più nulla».

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