lunedì
11 Maggio 2026

Arriva il sì del ministero dell’Ambiente al parco eolico al largo di Ravenna

Il progetto Agnes prevede in mare 75 pale alte 150 metri e 65 ettari di fotovoltaico galleggiante

Agnes Parco Eolico
Un rendering del progetto Agnes

Il parco eolico in mare al largo di Ravenna fa un altro passo avanti nel percorso delle autorizzazioni. Nei giorni scorsi è arrivato il parere favorevole della commissione tecnica del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase).

Agnes (dal nome della società di scopo creata appositamente) è un progetto per la costruzione di un centro di produzione e stoccaggio di energia da fonti rinnovabili con tre anime: eolico e fotovoltaico in mare, idrogeno a terra.

L’investimento complessivo è di quasi due miliardi di euro.

Al largo della costa ci saranno 75 turbine eoliche con un diametro di 260 metri, montate su torri alte 150 metri e diametro di 10 e delle isole galleggianti artificiali alte tre metri per un’estensione di circa 65 ettari coperti da pannelli fotovoltaici.

A terra a ridosso di via Trieste una centrale di produzione di idrogeno.

Gli aerogeneratori (le cosiddette pale) avranno 8 MW di potenza ognuno. Saranno installati in due aree denominate Romagna 1 e Romagna 2: 25 in corrispondenza di Punta Marina e 50 in corrispondenza di Porto Corsini. La più vicina a terra è a circa 23 km. A quella distanza la profondità del fondale varia tra 30 e 40 metri.

Un terzo gruppo di pale (Romagna 3) potrebbe essere installato in un momento per raggiugere la capacità di mille Mw che già offre la conduttura a terra.

Tutto il parco offshore sarà collegato da più cavi sottomarini che arriveranno a terra a Punta Marina e poi interrati raggiungeranno la centrale elettrica “Canala” nei pressi di Piangipane dopo un percorso di circa 30 km. Vicino alla “Canala” il progetto prevede la costruzione di uno stoccaggio di energia elettrica con una capacità da 200 MWh in batterie agli ioni di litio e una stazione elettrica privata per innalzare il voltaggio al livello richiesto da Terna, gestore della rete nazionale.

Per il sito dove insediare l’attività di produzione di idrogeno con elettrolisi si era ipotizzato in un primo momento di usare un’area nelle vicinanze della centrale elettrica “Canala” o una piattaforma estrattiva dismessa in mare. E invece verrà utilizzata una superficie di 7 ettari di una cassa di colmata dell’area portuale, cioè un terrapieno ricavato dall’accumulo di fanghi di dragaggio.

La produzione di idrogeno servirà, di fatto, anche come accumulo di energia. L’energia elettrica stoccata in batterie decade con il passare del tempo. L’idrogeno invece non ha questo problema e può essere utilizzato per ottenere energia elettrica nel momento in cui serve.

La parte a mare avrà una capacità totale di produzione pari a 700 megawatt (MW): 600 dalle pale eoliche e il resto dai pannelli fotovoltaici. L’energia prodotta equivale al fabbisogno di mezzo milione di famiglie, quante sono quelle residenti nelle tre province della Romagna. Una parte della produzione servirà per alimentare la produzione di idrogeno (che si ottiene partendo dall’acqua scindendo l’ossigeno e l’idrogeno di cui è composta).

Il progetto è passato al vaglio di quattro ministeri (Infrastrutture, Sviluppo economico, Ambiente e Beni culturali) raccogliendo i pareri di vari enti locali. Alla fine del 2021 è stata richiesta una concessione demaniale della durata di 35 anni, che verrà pero rilasciata ufficialmente solo al termine dell’iter autorizzativo. Attualmente si sta concludendo la Via ministeriale (manca solo  il parere del ministero dei Beni culturali) a cui dovrà seguire l’autorizzazione unica (Au). L’obiettivo dei promotori è ottenere il via libero definitivo in estate.

Il ritorno di Eraldo Baldini alla narrativa:«Con l’età sono diventato più selettivo»

A cinque anni dall’ultimo romanzo, lo scrittore ravennate è in libreria con Le lunghe ombre fredde, una storia ambientata nel Dopoguerra che intreccia tragedia e memoria nelle campagne romagnole

Eraldo Baldini

Dopo un’attesa di quasi cinque anni, Eraldo Baldini, il maestro del gotico rurale, è tornato alla narrativa con Le lunghe
ombre fredde, romanzo storico pubblicato per i tipi di Rizzoli.
Ambientato in Romagna nell’immediato Dopoguerra, il nuovo lavoro di Baldini affronta la difficile fase della ricostruzione
a partire da due protagonisti, Fausto e Brigit, che si conosco a Mauthausen durante la liberazione del campo da parte degli americani. Una coppia ferita e cementata dai dolori della guerra, che nasconde però segreti difficili da confessare.

Sono passati cinque anni dal tuo ultimo romanzo: non è più così frequente che un autore si prenda i tempi fisiologici per scrivere i suoi libri. Quali sono le ragioni di questa attesa?
«Con l’età è normale che i ritmi rallentino. E diciamo anche che sono diventato più selettivo: porto avanti solo l’idea
che vale davvero la pena di perseguire. Ci sono ancora momenti in cui mi vengono molte idee. Nascono all’improvviso, ma per formarsi hanno bisogno di tempi più lunghi».

Anche quest’idea c’era da molto tempo?
«Sì, e ho aspettato il momento giusto per realizzarla. Ci sono momenti in cui si sente voglia e bisogno di scrivere. Arrivano con meno frequenza rispetto a quando ero più giovane, e quando arrivano cerco di assecondarli. L’idea riguardava delle sensazioni che ho vissuto per motivi anagrafici. Essendo nato nel ‘52, quand’ero bambino sentivo in casa molti discorsi sulla guerra. La memoria della guerra era ancora fresca e dolorosa. Ho conosciuto persone che l’avevano fatta, che erano state in prigionia. Quel tipo di narrazioni ed emozioni ha accompagnato la mia infanzia e la mia giovinezza. Ma non parlo solo di racconti. La guerra era ancora lì, anche a livello materiale. Pensa che a casa mia c’erano state le cucine e i magazzini dei canadesi, i soldati che avevano liberato la zona di Russi. Finché sono vissuto dai miei, i polli hanno mangiato dagli elmetti dei canadesi, che erano più
adatti di quelli tedeschi perché erano bassi come scodelle. Le cancellate erano fatte con la lamiera che gli Alleati usavano per costruire piste d’atterraggio di fortuna. O ancora, molti degli strumenti che avevamo in casa, vanghe o attrezzature per orto, erano marchiate Canadian Army. Cose lasciate dalla guerra che trovavano nuova vita grazie all’inventiva contadina».

Dunque, il Dopoguerra…
«La storia parte da due giovani, un ragazzo e una ragazza, che si conoscono nel campo di Mauthausen quando questo viene liberato dagli americani. Ognuno di loro porta un fardello e decidono di rimanere assieme. Cercano con tutte le forze di approdare a una vita normale e vengono a vivere qui, nel nostro territorio, nella zona delle paludi. Un posto molto isolato, perché la memoria del campo provoca in loro un desiderio di quiete. Si fanno una famiglia, lentamente si integrano in questa comunità, a sua volta molto marginale. Ma non è un’integrazione facile. Lei è tedesca. E anche i cinque figli sono biondissimi, parlano spesso tedesco fra loro…».

Non molto benvoluti, immagino.
«Nemmeno osteggiati però. Il forestiero, in quegli anni lì, non era abituale come ora. E lei, dopo tutto, è tedesca… Si
fanno un vita, ma lei racconta pochissimo di se stessa. Nemmeno suo marito conosce il suo passato. Che cela un grosso
e importante segreto. Il libro parla anche di questo: del peso del passato, di come farci i conti; di come il vissuto dei padri
ricada spesso sui figli».

Come vuole la tragedia classica.
«Sì. Questo libro ha qualche caratteristica della tragedia classica, a ben vedere. È un discorso sulla guerra, su come è passata nel nostro territorio. E su come in realtà non sia mai finita. Conti in sospeso e frizioni sono andati avanti per decenni. Questo passato non passa né facilmente, né in fretta».

Hai voluto forse parlare dell’Italia? Sono anni, quelli del Dopoguerra, in cui si è fatto di tutto per dimenticare le macerie. Forse l’abbiamo fatto troppo in fretta.
«È così. Il libro si svolge nel periodo della ricostruzione e del boom economico, in cui si approda a nuovi stili di vita. Ma le cicatrici rimangono, e per alcune persone sono talmente profonde che è difficile raccontarle o condividerle. Ormai lo sappiamo bene, il racconto dei campi è diventato quasi un Leitmotiv: ci sono memorie che si possono raccontare, ma solo chi le ha vissute le può veramente capire».

Il paradosso di Primo Levi, che aveva paura di non essere creduto.
«Suo e di tanti altri. Ne ho conosciuti di reduci dei campi. Ho conosciuto Shlomo Venezia, lo scrittore di Sonderkommando Auschwitz. Ho fatto lunghe chiacchierate con lui. Shlomo è riuscito a parlare della sua esperienza soltanto da vecchio. La sua famiglia non ha saputo niente finché non gliel’ha detto lui».

A proposito di memorie e macerie: sei sempre stato un commentatore acuto e presente della vita di provincia. Il caso del momento sono le Torri Hamon, che rappresentano la memoria industriale della città. Che idea ti sei fatto sulla loro demolizione?
«Mio nonno diceva: “e’ bsognerebb fël, s’us po’ fè”, ovvero, bisognerebbe farlo, se si può fare. È chiaro: sarebbe bello che fossero conservate. Quando si andava al mare – e dalla campagna noi ci si andava poche volte – l’arrivo era annunciato dalla Sarom. Fanno parte della mia memoria affettiva. Ma non conosco i dettagli della questione, quanto sia oneroso o difficile salvarle, e non voglio dire cose inesatte, che vadano al di là di quella che è la mia impressione affettiva. Mi piacerebbe che almeno una possa salvarsi. Ma us fa, s’us po fè (l’intervista è precedente l’avvio dei lavori per la demolizione anche della seconda torre, ndr)».

In questi giorni si è discusso molto attorno alle copie vendute dei libri finalisti allo Strega. Molti commentatori sono caduti dal pero, evidenziando i numeri molto bassi delle vendite, a volte solo poche centinaia. È sempre stato così, o c’è stato un peggioramento?
«Dal mio osservatorio, molto limitato, posso dire che c’è stato un peggioramento. Rispetto a trent’anni fa si vende meno. Ci sono, da parte degli editori, delle strategie poco chiare e poco efficaci. Sapendo che su ogni libro c’è solo un piccolo margine di guadagno, l’escamotage è quello di pubblicare un sacco di libri. Da ognuno ci si guadagna poco, e alla fine si tira fuori la pagnotta. Ma questo non fa che peggiorare la situazione. In commercio invece di 10 libri ne hai 10 mila, ma il numero dei lettori è sempre lo stesso».

E tu, come vai? Continui ad avere uno zoccolo di lettori affezionato?
«Sì, uno zoccolo duro di lettori ce l’ho. So che quel tot di copie le vendo perché le ho sempre vendute. Sono molto fortunato: sono riuscito a campare di scrittura. Dal ‘97 vivo di libri e di diritti d’autore. Non mi sono certo arricchito, sia chiaro, ma quello era il mio obiettivo. E, tra narrativa e saggistica, fino alla pensione ci sono arrivato. Mi sono ritagliato una fascia di pubblico che mi è sempre rimasta fedele».

Un traguardo che forse oggi è diventato più difficile.
«Credo di sì. Non sono cambiate solo le strategie editoriali, è cambiata anche la forma stessa delle case editrici. Ho cominciato a pubblicare per Einaudi all’inizio degli anni Duemila. Il contratto l’ho fatto a voce, durante una cena a Mantova assieme a Giulio Einaudi. Io non avevo mai pubblicato con loro. Ero certo che non avesse la più pallida idea di chi fossi. Alla fine della cena, Einaudi mi guarda negli occhi e mi chiede: “Allora Baldini, quand’è che diventi dei nostri?”. Il giorno dopo avevo il contratto scritto e ho cominciato a collaborare con un editor, il più bravo che io abbia mai conosciuto, Severino Cesari, con cui siamo andati avanti per quasi vent’anni. Oggi queste condizioni non ci sono più, e vengono a mancare punti di riferimento reciproci fra autori, editori, mercato. Il turn over dentro le case editrici è enorme. L’ultimo mio romanzo con Rizzoli è di cinque anni fa: sono bastati questi pochi anni perché cambiasse tutto. Non ho più parlato con le stesse persone. Non è una critica alle case editrici, ma una semplice constatazione dell’evoluzione del mercato».

E tutto questo, inevitabilmente, porta a un abbassamento della qualità dei lavori?
«Io sono l’ultimo che potrebbe parlare, in realtà. Ma detto fuori dai denti, ho l’impressione che la narrativa abbia subìto un abbassamento di qualità. E non solo in Italia, sia chiaro. Per tornare al Dopoguerra del mio romanzo: allora, se volevi leggere un buon libro appena uscito, avevi solo l’imbarazzo della scelta. Oggi non è così. Non credo che la ragione sia che gli scrittori siano meno bravi: più probabilmente esercitano il loro mestiere sotto altre forme. Ad esempio: vedo serie tv meravigliose. Se chi oggi scrive serie tv fosse nato 40 anni fa, forse avrebbe scritto romanzi».

Lo spazio della letteratura si è contratto.
«Ed è forse calato anche il livello dei lettori. Le statistiche ci dicono che si usano meno parole di un tempo, che si scrive e
si leggono preferibilmente testi brevi… Si è innescato un meccanismo al ribasso che ha portato a difficoltà oggettive. E nonostante tutto questo in Italia si pubblicano quasi 200 libri al giorno! Quante copie potranno mai vendere! (Ride, ndr)».

L’hospice Villa Adalgisa si amplia con 30 nuovi appartamenti per anziani soli

La struttura gestita da Società Dolce a Borgo Montone offrirà anche un centro ambulatoriale avanzato di riabilitazione dedicato a degenti e cittadini

Hospice

L’hospice “Villa Adalgisa” a Borgo Montone di Ravenna, gestito dalla cooperativa Società Dolce completa i lavori per l’efficientamento energetico e annuncia l’ottenuta autorizzazione a costruire per ampliare gli spazi.

Agli attuali 19 posti, si potranno aggiungere nuove camere, un centro ambulatoriale avanzato di medicina fisica e riabilitazione (Car), fruibile da degenti e cittadini e un complesso di servizi per la terza età, integrato con l’hospice: «Pensiamo ad un senior housing – ha spiegato Pietro Segata, presidente di Società Dolce – una residenza per anziani autosufficienti soli, con 30 appartamenti, servizi di assistenza e cura, spazi comuni per diverse attività sociali e ricreative».

Un bisogno che in futuro sarà cruciale, se si pensa al dato presentato da Roberta Mazzoni, direttrice del distretto sociosanitario dell’Ausl Romagna, da cui emerge come oltre il 40 percento delle famiglie a Ravenna sia composto da una sola persona.

Nell’ultimo anno, Società Dolce, in collaborazione con InfinityHub spa, ha finanziato e realizzato i lavori per l’efficientamento energetico dell’hospice, volti alla decarbonizzazione e all’abbattimento dei consumi: «Abbiamo investito nel progetto 600mila euro, in parte raccolti in modo innovativo, attraverso il crowdfunding, in una dimensione di economia circolare e solidale, che ha coinvolto soci, fruitori, caregivers e fornitori» riporta Segata.

L’unione tra tecnologia, finanza e solidarietà ha reso possibile la realizzazione di un impianto fotovoltaico di 96,5 kw, sia con pannelli in copertura che con pensiline per parcheggi, una nuova pompa di calore per acqua calda sanitaria e riscaldamento, nuovi infissi.

Nei suoi dieci anni di attività, il primo hospice accreditato del distretto di Ravenna ha accolto oltre tremila persone, che hanno potuto accedere alle cure palliative, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Un luogo dove poter vivere al meglio una fase naturale dell’esistenza, con periodi “di sollievo” e dal quale è sempre possibile tornare a casa, quando lo si desideri.

La libreria indipendente di Lugo sepolta dal fango: «Ci ha aiutato anche Datome»

I titolari: «Abbiamo pensato di non farcela, ma la solidarietà dei clienti ci ha sorpreso»

Datome Alfabeta

Oltre quarant’anni fa, nel 1979, apriva i battenti Alfabeta, la prima libreria indipendente di Lugo. Una realtà ancora oggi unica nella cittadina, nata dall’idea di Massimo Berdondini e resa possibile grazie all’affiancamento della socia Marinella Fabbri. «Essere librai indipendenti ci permette di scegliere in piena le libertà le nostre proposte, senza vincoli di catalogo con determinate case editrici – racconta Fabbri -. Nei tanti anni di attività abbiamo sempre mantenuto una proposta varia e curata, inserendo anche una sezione di cartoleria molto apprezzata dai più piccoli».
Poco meno di un anno fa però, Alfabeta e la sua storia hanno rischiato di venire sepolte per sempre dal fango dell’alluvione, con l’acqua che ne riempito i locali fino a un metro e quaranta centimetri, per due giorni.

In un post sui social pubblicato immediatamente dopo la tragedia, tra le immagini di scaffali divelti e decine di libri e quaderni sparsi nel fango, i titolari scrivevano: «Questo è quello che resta di 44 anni di lavoro e sacrifici» e, come racconta Fabbri,
nello sconforto aveva iniziato a farsi largo l’idea di mollare: «Non sapevo da dove ricominciare, ho davvero pensato che fosse la fine. Il mio socio invece aveva uno sguardo più positivo, con tanta voglia di sistemare le cose. Ho trovato anche io la
forza solo grazie allo straordinario affetto di clienti e cittadini». Nei giorni successivi all’alluvione infatti, in tanti si sono stretti attorno alla libreria spalando acqua e fango e cercando di salvare quanto possibile dal macero. Nello stesso periodo è
nato anche “Il mercatino del libro che fu”, un’occasione per dare una seconda vita ai volumi alluvionati: «Credo che sia stato il momento di più grande vicinanza da parte di Lugo e dei suoi cittadini: avevamo disposto i libri su alcuni teli fuori dalla libreria, acquistabili a prezzo simbolico. Sono passati in tantissimi, clienti, insegnanti e sconosciuti, qualcuno per aiutare a pulire o per dare un abbraccio e in tantissimi per comprare un libro, anche se in alcuni casi illeggibile, per conservarlo come monito e memoria» continua la titolare.

DatomeAlfabeta ha riaperto a pieno regime dopo circa un mese, sommando ai costi della merce perduta le spese per il rifacimento delle tre vetrine, degli infissi, dell’impianto elettrico e della strumentazione elettronica, come computer, registratori, e calcolatrici, sempre grazie ai più vari gesti di solidarietà: «Primo tra tutti quello del campione di basket Luigi “Gigi” Datome che, senza aver nessun legame con la città di Lugo, ma essendo lui per primo anche uno scrittore, ha deciso di donare una consistente somma per la ripartenza di Alfabeta – spiega Fabbri -. L’ho ringraziato personalmente e verso luglio ci ha ricontattati per avere notizie sulla riapertura, ci ha detto che sarebbe stato a Ravenna per una gara e che sarebbe venuto a trovarci e così ha fatto, passando la giornata tra foto e autografi, con grande gentilezza».
Gli aiuti statali però ancora latitano, e nonostante la ripartenza non è facile fare quadrare i conti: «La domanda ufficiale per il risarcimento dei danni da parte delle associazioni di categoria deve ancora essere processata. Nel frattempo restano i
fornitori da pagare e a distanza di un anno dalla tragedia ci sembra di vivere il momento più duro. L’entusiasmo dei primi giorni è svanito e oggi molte famiglie del territorio, anche loro colpite dall’alluvione, si trovano a doversi fare i conti in tasca
e fronteggiare altre spese. anche se all’inizio gli incassi erano altissimi rispetto alla norma, ora si sente la pesantezza» conclude la libraia.
Alfabeta però non si ferma, continuando a promuovere eventi e sostenendo le iniziative culturali del territorio: «Affiancheremo gli incontri di ScrittuRa Festival di Lugo e del forese con il nostro banchetto. Crediamo sia un modo per restare vicini al territorio e dare nuova luce alla libreria».

I sindacati scendono in piazza a Roma: pullman in partenza dalla provincia

Dopo la nutrita partecipazione alle proteste dello scorso 11 aprile, Cgil e Uil indicono una manifestazione nazionale nella capitale sabato 20

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Dopo lo sciopero del 11 aprile, che in provincia di Ravenna è stato accompagnato da una nutrita partecipazione al flash mob in piazza XX Settembre, Cgil e Uil tornano in piazza sabato 20 aprile per una manifestazione nazionale a Roma.

L’iniziativa prende il titolo “Adesso Basta – Salute e sicurezza, diritto alla cura e sanità pubblica, riforma fiscale e tutela dei salari”. Il concentramento della manifestazione è alle 9.30 in piazzale Ugo La Malfa, a Roma, e il comizio conclusivo è previsto in piazzale Ostiense, dove interverranno, oltre ai delegati, Maurizio Landini, segretario generale nazionale della Cgil e Pierpaolo Bombardieri, segretario generale nazionale Uil.

Dalla provincia sono previste diverse partenze di pullman per raggiungere la capitale: a Ravenna alle 4 dal piazzale del Cinemacity e da via Le Corbusier; alle 4 a Bagnacavallo dalla rotonda dell’autostrada; alle 4.15 a Faenza dal piazzale Iemca; alle 3.30 a Faenza all’altezza dell’hotel B&B; alle 3.30 a Cervia in piazza della Resistenza.
Per prenotarsi è possibile contattare i sindacati ai seguenti recapiti: ra.manifestazioni@er.cgil.it / 0544 244280; segreteria@uil-ravenna.it / 0544 292257.

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«Il tema principale della mobilitazione è la richiesta di arrivare a zero morti sul lavoro – spiegano Manuela Trancossi e Carlo Sama, segretari generali rispettivamente di Cgil e Uil della provincia di Ravenna –. Parliamo di diritto al lavoro senza morire. I dati sono tragici e vorremmo che si evitasse di abituarsi all’idea che morire nel lavoro è una delle possibilità. Bisogna contrastare alla radice questa logica e questa cultura. Chiediamo di aumentare la spesa sanitaria, di garantire il diritto costituzionale alla salute e contemporaneamente chiediamo che i fondi per gli stanziamenti vengano recuperati con una vera lotta all’evasione fiscale ed una vera riforma fiscale che vada a tassare gli extraprofitti. Per noi questa questa stagione contrattuale deve produrre un aumento reale dei salari, riportando ai livelli medi europei il potere d’acquisto delle famiglie italiane. È necessario che i Ccnl vengano rinnovati puntualmente e che vengano vincolati gli incentivi alle imprese ai rinnovi entro le scadenze».

Divertente e profondo, Manzini incanta il “Goldoni”. E annuncia il nuovo Schiavone

Cavezzali Manzini

Divertente, profondo e intelligente. Il primo incontro di Scrittura Festival è stato questo, grazie ad Antonio Manzini, per la prima volta ospite della manifestazione diretta da Matteo Cavezzali che ha conversato con lui sul palco del Goldoni di Bagnacavallo – martedì 16 aprile – davanti a una platea affollata di lettori. Sullo sfondo il sipario originale ottocentesco recentemente restaurato che rappresenta una scena bolognese, così come Bologna è la città in cui il noto creatore di Rocco Schiavone ha ambientato il suo ultimo libro: Tutti i particolari in cronaca, pubblicato dal Giallo Mondadori. E da qui è iniziata la conversazione, dal ricordo dello scrittore per le illustrazioni della storica collana che vedeva in casa, una collana che ha «formato generazioni di lettori» in cui ha trovato spazio questo nuovo romanzo che non vede il vicequestore in scena e che – ha assicurato Manzini – non avrà un sequel.

Tante le ragioni per la scelta di Bologna tra cui una sorta di omaggio anche al gruppo di autori che lì, anni fa, cominciò a scrivere e pubblicare il “noir” italiano. Mentre possono stare tranquilli i lettori, il prossimo Schiavone ci sarà e uscirà a breve e sarà ambientato ad Aosta. «Mi sarebbe piaciuto trasferirlo a Udine, ma non posso. Perché ormai Rocco Schiavone non è più solo cosa mia, diciamo che io lo gestisco, ma non posso più farne ciò che voglio, è quanto accade con i personaggi seriali».

Ma al di là del suo lavoro quotidiano come autore, degli aneddoti esilaranti in cui compare il suo amico e maestro Andrea Camilleri, dell’ironia che pervade ricordi e pensieri, dei suoi riferimenti letterari per il genere – in primis Claude Izzo e Manuel Vasquez Montalban – Manzini, che in passato è stato attore ed è sceneggiatore, ha anche regalato ai presenti un’appassionata riflessione sulla lettura e la scrittura e la letteratura come ricerca continua con esempi che sono andati da Flaubert a Proust fino a Mann o Wallace, sulla costruzione di mondi immaginari, sull’inaffidabilità del narratore, come è il caso di una delle due voci nel suo ultimo romanzo. Un romanzo in cui torna centrale il tema della giustizia, «che è un sentimento personale e umano» e quello della legge «che è oggettiva».

Del resto, anche Schiavone stesso ha una sua personale etica e concezione della giustizia che fa sì che spesso si erga anche a giudice, decidendo per esempio di lasciare andare un assassino o non disdegnando qualche furto. «Ma non è per questo che è stato criticato e ha dato fastidio – ha sottolineato con ironia lo scrittore – ma perché si fa le canne» (il riferimento è naturalmente alle polemiche scaturite dalla messa in onda della nota serie Tv su Rai 1).

Insomma, un avvio da incorniciare per il festival ScrittuRa che proseguirà con decine di ospiti tra Ravenna, Faenza e tutta i comuni della Bassa Romagna fino a fine maggio (qui il programma completo).

Sorpresi alle Bassette a rubare gasolio dai camion dell’azienda: arrestati

In manette tra dipendenti della Tir Group

Camion 6
Foto di repertorio

Hanno parcheggiato i loro camion in fila uno dietro l’altro, in modo da formare una sorta di muro di protezione, dietro al quale stavano tentando di rubare il gasolio dei loro stessi mezzi utilizzati per il lavoro. Ma sono stati colti in flagrante dalla polizia stradale, che ha arrestato i tre camionisti nella serata del 12 aprile, in zona Bassette.

Si tratta di tre dipendenti della Tir Group, impresa di autotrasporti operativa anche a Ravenna. Nelle loro auto i poliziotti hanno trovato diverse taniche vuote pronte per essere riempite e tubi con i quali stavano tentando di rubare il gasolio. Tutto è stato sequestrato.

I controlli della polizia sono partita da una denuncia presentata in passato dall’azienda stessa.

Navetto Mare, al via dal 25 aprile. Ecco il calendario

Nelle giornate infrasettimanali verrà utilizzata la linea 60 del trasporto pubblico

Navetto Mare
Il Navetto

Come già anticipato nei giorni scorsi, anche per la stagione balneare 2024 sono confermate la gratuità del Navetto Mare e dei parcheggi scambiatori a servizio di Marina di Ravenna e Punta Marina.

Nella giunta di ieri, martedì 16 aprile, la giunta del Comune di Ravenna ha approvato il calendario di svolgimento del servizio.

«La programmazione – si legge in una nota del Comune – si basa sui dati raccolti lo scorso anno ed è già stata oggetto di un primo confronto con le rappresentanze degli operatori balneari; tale confronto procederà anche nei prossimi giorni».

La copertura infrasettimanale da lunedì 10 giugno sarà garantita dalla linea 60, che fermerà nel parcheggio scambiatore, da dove la corsa sarà gratuita, e proseguirà verso viale delle Nazioni e fino al traghetto. L’utilizzo della linea 60 in modalità navetto mare permetterà inoltre di aumentare le frequenze dei passaggi.

Per quanto riguarda i fine settimana, si evidenzia in particolare che l’orario della domenica viene prolungato fino a mezzanotte, accogliendo così un’osservazione fatta lo scorso anno, e che nelle serate nelle quali gli stabilimenti balneari possono stare aperti più a lungo, in deroga ai normali orari, viene prolungato anche l’orario del Navetto.

Questo il calendario definito al momento: in aprile giovedì 25 e domenica 28 dalle 10 alle 20, sabato 27 dalle 12 alle 20; in maggio mercoledì 1 dalle 9 alle 22, tutti i sabati dalle 12 alle 2, tutte le domeniche dalle 9 alle 22, venerdì 31 dalle 12 alle 2. Per quanto riguarda giugno, luglio, la prima e le ultime due settimane di agosto il servizio sarà di norma attivo il venerdì dalle 12 alle 2, il sabato dalle 9 alle 2, la domenica dalle 9 alle 24, con le seguenti eccezioni/aggiunte: sabato 1 giugno dalle 9 alle 4, domenica 2 giugno dalle 9 alle 22, sabato 6 luglio (Notte Rosa) dalle 9 alle 4, lunedì 22 luglio (Fuochi di Sant’Apollinare) dalle 12 alle 2, martedì 23 luglio (Sant’Apollinare) dalle 9 alle 24. Da lunedì 5 agosto a domenica 18 agosto il Navetto circolerà tutti i giorni: da lunedì 5 a venerdì 9 dalle 12 alle 2, sabato 10 dalle 9 alle 4, da domenica 11 a martedì 13 dalle 9 alle 2, mercoledì 14 dalle 9 alle 4, da giovedì 15 a sabato 17 dalle 9 alle 2, domenica 18 dalle 9 alle 24. In settembre il servizio sarà attivo domenica 1 dalle 9 alle 24 e, nei due fine settimana successivi, il sabato dalle 12 alle 2, la domenica dalle 9 alle 22.

Il 19 aprile mobilitazione per un’università «libera da guerra e sfruttamento»

Riceviamo e pubblichiamo un intervento dell’attivista ravennate Marina Mannucci in vista della mobilitazione del 19 aprile.

UniversitaVenerdì 19 aprile, il movimento internazionale “Fridays for Future” darà il via a una serie di manifestazioni per la giustizia climatica che si terranno nelle piazze di tutta Italia. Sono diverse le realtà sociali, sindacali e transfemministe che aderiscono alla mobilitazione, tra le quali il Collettivo di FabbricaexGkn che scenderà in piazza il 20 aprile a Milano.

Anche il sindacato Sisa (Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente) con tutto il personale docente, dirigente e Ata (Federazione Nazionale del Personale Tecnico Amministrativo della scuola), sia di ruolo che precario, sia in Italia che all’estero, hanno annunciato uno sciopero per tutta la giornata del 19 aprile. Si tratta di un’importante mobilitazione nel settore dell’istruzione, che sottolinea l’urgenza di affrontare le sfide attuali legate alla giustizia climatica e sociale anche nel contesto educativo.

A Ravenna, il 19 aprile, alle ore 15, alla sede di Palazzo Corradini, RavennaStudents4Palestine, l’organizzazione CambiareRotta, il gruppo teatrale Tôchi Bellezza, e l’Osa-Organizzazione Studentesca d’Alternativa hanno unito le proprie forze per denunciare «il ruolo che i luoghi della formazione e del sapere assumono nella cosiddetta transizione ecologica e nei conflitti […]. Scendiamo in piazza contro gli accordi delle università con le aziende ecocide e con chi sfrutta il controllo di terre e risorse per l’oppressione dei popoli devastando l’ambiente».

Le mobilitazioni studentesche in Italia hanno una storia caratterizzata da momenti di grande fermento e impegno per la difesa dei diritti civili, sociali e ambientali. Dai moti del ’68 alle rivolte per i diritti civili, il potere di studentesse e studenti nell’incidere sulle politiche e sulla coscienza collettiva ha agito spesso da catalizzatore per il cambiamento, spostando gli equilibri e cambiando il corso degli eventi.

Negli anni ’60 e ’70, il movimento studentesco italiano ha svolto un ruolo fondamentale nelle proteste contro l’autoritarismo, la guerra del Vietnam e le ingiustizie sociali, durante gli anni ’80 e ’90 contro la mercificazione dell’istruzione, le politiche neoliberiste e le discriminazioni sociali. Occupazioni delle università e manifestazioni di massa sono state strumenti di lotta per la difesa dell’istruzione pubblica e la sua accessibilità a tutte/i. Negli anni più recenti, il movimento studentesco è stato un attore chiave nelle rivendicazioni per la giustizia climatica e ambientale.

La mobilitazione del 19 aprile a Palazzo Corradini è parte di questa tradizione di lotta. La posta in gioco, questa volta, però, è più alta: non si tratta solo di cambiare le politiche delle istituzioni educative. I rappresentanti delle studentesse e degli studenti universitari mi hanno voluto comunicare con chiarezza le loro richieste: «È giunta l’ora che gli Atenei rendano pubblici i finanziamenti da parte delle aziende Oil&Gas e, soprattutto, prevedano piani di decarbonizzazione delle loro attività di didattica e ricerca. Denunciamo inoltre con forza la mancata presa di posizione dell’Università riguardo al genocidio che si sta attuando nei confronti del popolo palestinese da parte del governo israeliano e riconosciamo in questo conflitto le dinamiche proprie del colonialismo occidentale. Vogliamo un’università libera da guerra, sfruttamento e oppressione».

Marina Mannucci

Anpi in Festa torna per la settima edizione: concerti e stand fino al 28 aprile

In occasione della 79esima ricorrenza della Liberazione 5 giorni di festeggiamenti al Parco del Senio. Tra gli ospiti anche il cantautore romano Clavdio, Vittorio Bonetti e i Siegel Senones

Festa Anpi 2

Il Parco del Senio di Masiera ospiterà la settima edizione di “Anpi Bagnacavallo in Festa”, l’evento nasce nell’ambito delle celebrazioni per il 79esimo anniversario della Liberazione, dal 24 al 28 aprile.

Si comincerà mercoledì 24 aprile alle 18, con un’anteprima della camminata “Nel Senio della Memoria” che terminerà con un aperitivo e il concerto di Clavdio, nome d’arte di Claudio Rossetti, cantautore e musicista romano, principalmente noto al grande pubblico per i per i singoli “Cuore” (2018), “Ricordi” e “Nacchere” (entrambi 2019).

Giovedì 25, alle 13, si prosegue con il pranzo della pace nel parco, con bancarelle solidali di Anpi, Aido, Cif Fusignano, Demetra, Emergency, Associazione Italia-Cuba, Libera, Ruota Libera Fusignano, e l’accompagnamento musicale offerto dai gruppi della scuola Arcangelo Corelli di Fusignano. Per partecipare al pranzo di giovedì è obbligatoria la prenotazione. Lo stand gastronomico resterà comunque in funzione ogni sera e domenica anche a pranzo.

Alle 21 si potrà assistere a “Condannati a resistere”, orazione teatrale con Christian Flore, Antonio De Salve e Lorenza Cervara, attori della compagnia I figli di Estia-Prison Art. Seguirà, alle 21.30, Luca Taddia in concerto con Fabio Cremonini.

Siegel Senones
Siegel Senones

I concerti proseguono venerdì 26 con Vittorio Bonetti (e sabato 27 con Siegel senones, entrambi alle 21.30 e domenica 28 aprile con i Sorci Verdi alle 13.30. Per la chiusura della festa, domenica 28, sarà proposto un dj set con Edo & Pel alle 18.30.

Agli appuntamenti musicali si affiancheranno le mostre “Se sarò buona. L’Agnese e le donne della Resistenza in pianura” dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Ravenna e provincia e  gli elaborati dedicati alle “Madri Costituenti” della scuola primaria di Bagnacavallo e un omaggio a Sergio Staino.

L’evento ha il patrocinio del Comune di Bagnacavallo ed è organizzato con l’associazione l’Olmo di Masiera.

Alla Trisi di Lugo una mostra su “I libri e il fango nella Romagna allagata”

Gli scatti di Giovanni Zaffagnini vogliono ricordare l’alluvione dello scorso maggio con sguardo poetico e riflessivo. Il ricavato della vendita dei cataloghi sarà devoluto alle biblioteche danneggiate

Thumbnail Zaffagnini Libri 1

Inaugura sabato 20 aprile alle 11 nello spazio espositivo della biblioteca Trisi di Lugo la mostra “I libri e il fango nella Romagna allagata”, un’esposizione fotografica realizzata da Giovanni Zaffagnini: un racconto dell’impatto travolgente che l’alluvione dello scorso anno in Romagna ha avuto sui libri.

Accartocciati, gonfi, resi illeggibili, ricoperti di fango, i volumi fotografati provengono dalla Biblioteca Comunale Manfrediana di Faenza, dalla stessa Trisi e dalla libreria indipendente Alfabeta, sempre di Lugo, e ci mostrano in uno scatto la fragilità e la resilienza della materia.

Marco Sangiorgi nella prefazione al catalogo scrive: «Archiviati i momenti riservati alla cronaca in diretta, si avverte l’esigenza di un approccio diverso, meno frenetico, più riflessivo. Ritratti di libri sopraffatti dal fango, nella morsa di un’agonia lenta e implacabile. Lo sfondo neutro delle immagini non contempla alcun contesto e indica senza indugi il soggetto prescelto; quasi abbozzo di scultura-. E prosegue – chi gestisce la raccolta dei rifiuti ci informa sul destino riservato ai libri alluvionati: saranno macinati nell’ambito del programma di riciclo. Nuova vita dunque? torneranno libro? o saranno declassati a carta da pacchi o altro? La sensazione di fotografare per l’ultima volta un condannato. Il pensiero mi accompagna fin dal primo scatto; chi ama leggere sulla carta capirà».

La mostra conterrà scatti inediti rispetto alla precedenti esposizioni e sarà visitabile fino al 25 maggio, negli orari di apertura della biblioteca. In questo periodo sarà possibile acquistare il catalogo realizzato con gli scatti di Zaffagnini, edito da Danilo Montanari Editore. Il ricavato dalla vendita del libro sarà devoluto alle biblioteche danneggiate dall’alluvione del maggio 2023 in Romagna.

Finto carabiniere arrestato: si era fatto dare gioielli da un’anziana per il nipote

Truffa sventata in flagranza in via Liguria a Russi: una donna di 72 anni ha consegnato duecento euro, gioielli e il bancomat a un sedicente maresciallo dei carabinieri per il rilascio del nipote in arresto dopo un incidente stradale. Era tutto falso e una pattuglia vera dell’Arma passava in zona

Senza TitoloSi è finto maresciallo dei carabinieri e si è rivolto a una pensionata 72enne di Russi per farsi consegnare denaro e gioielli che sarebbero serviti ad aiutare il nipote della donna che era stato arrestato dopo un incidente stradale. Nulla era vero. E i veri carabinieri hanno arrestato il truffatore in flagranza. In manette il 12 aprile scorso un 30enne di origini campane con precedenti. La refurtiva è stata recuperata e riconsegnata all’anziana. Nella tarda mattinata di oggi, 17 aprile, l’udienza direttissima: convalidato l’arresto e patteggiamento a otto mesi di reclusione (pena sospesa).

L’arresto è avvenuto durante uno dei cosiddetti “servizi di vigilanza dinamica preventiva nel territorio” messi in atto dai carabinieri per prevenzione e repressione di reati, in particolare contro il patrimonio.

Una pattuglia della stazione locale in via Via Liguria, nei pressi del centro sociale “Porta Nuova” che è molto frequentato da persone anziane, ha notato il giovane che usciva di fretta da una casa e raggiungeva rapidamente una autovettura, risultata poi a noleggio.

La presenza e le movenze del giovane hanno attirato l’attenzione dei militari: trovato con contanti e monili in oro, il 30enne non ha saputo spiegarne la provenienza. I carabinieri hanno rintracciato la donna anziana in lacrime e hanno ricostruito lo schema della classica truffa.

La vittima aveva ricevuto una telefonata da un sedicente maresciallo dei carabinieri perché il nipote era l’autore di un sinistro stradale, era stato arrestato e aveva bisogno di contanti per essere rilasciato. Per tale motivo, quindi, avrebbe dovuto consegnare contante e oggetti di valore ad un suo collaboratore che le avrebbe citofonato di lì a poco. Il finto collaboratore era riuscito a farsi dare duecento euro in contanti, alcuni preziosi ed il bancomat con relative credenziali.

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