Sono 23 i medici perquisiti stamani, 16 settembre, in nove città italiane del centro-nord nell’ampliamento dell’inchiesta della procura di Ravenna che indaga sul rilascio di presunti certificati falsi per impedire l’invio di extracomunitari nei centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Gli inquirenti (pm Angela Scorza) ora contestano il reato di associazione per delinquere. Finora il fascicolo, di cui era emersa notizia sulla stampa locale a marzo 2026, era per falso e interruzione di pubblico servizio e erano indagati otto medici del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna per 34 certificati considerati falsi nel periodo tra settembre 2024 e gennaio 2026 (per gli otto sono arrivate misure cautelari di sospensione dalla professione).
Uno solo dei perquisiti odierni risponde come indagato: è Nicola Cocco, infettivologo ed esponente della Simm, la società italiana di medicina delle migrazioni: per gli investigatori era una sorta di referente dei colleghi sul tema (qui il report del suo lungo intervento tenuto a Brisighella). Cocco, si legge sul sito dell’agenzia di stampa Ansa, è indagato per associazione per delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati per impedire i rimpatri, con altre posizioni al vaglio. Una volta analizzato il materiale sequestrato con le perquisizioni odierne, su computer e telefoni, non è escluso che possano arrivare nuove iscrizioni. Nel caso di un medico, raggiunto dalla perquisizione a Roma, è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco perché il professionista si era chiuso in casa.
Secondo quanto si legge sul sito della Tgr Rai dell’Emilia-Romagna, i 23 medici perquisiti sono tutti infettivologi e un paio di psichiatri. Sette lavorano negli ospedali di Bologna, uno in quello di Rimini, gli altri a Roma, Milano, Firenze, Livorno, Bari, Biella e Varese.
L’avvocato Fabio Anselmo di Ferrara – che in passato ha assistito i familiari di Stefano Cucchi – assiste cinque dei medici perquisiti: «Sono basito, sconvolto per le modalità con cui sono state svolte le perquisizioni – ha detto all’Ansa –. Persone che non sono indagate vengono trattate come criminali mafiosi. Quello che è successo è terribile. Sono stati svegliati prima delle 6, accompagnati in questura, per il sequestro di cellulari e pc. Non diamo la colpa alla polizia, ma di queste modalità la responsabilità è della procura di Ravenna».
Altrettanto dure le parole di Vanessa Guidi, dottoressa di Mediterranea stamattina in presidio davanti alla questura di Bologna insieme ad altri medici, specializzandi e studenti di medicina: «Si stanno usando come bersaglio delle professioniste che hanno solo in coscienza seguito il codice deontologico evitando che delle persone venissero rinchiuse nei Cpr, luoghi patogeni per la salute fisica e mentale, perché erano responsabili della loro salute. Dopo Ravenna ci aspettavamo una dichiarazione di guerra simile a livello nazionale e non ci sorprende che venga colpita in particolare Bologna, sempre nel mirino di questo governo».


