Il Mic di Faenza dedica una mostra alle ceramiche da vino e da acqua in Italia

Si chiama “Gioia di Ber” ed è in programma dal 26 novembre al 30 aprile

Mic Gioia Di Ber

Fiasca e rinfrescatoio della tipologia dei “bianchi”, Faenza, fine del XVI – inizio del XVII secolo, maiolica

Una mostra dedicata alle ceramiche da vino e da acqua in Italia dall’antichità classica al design del XX-XXI secolo: è “Gioia di Ber”, che il Museo internazionale delle ceramiche-Mic di Faenza ospiterà dal 26 novembre al 30 aprile.

La mostra, a cura di Valentina Mazzotti, si propone di focalizzare le forme ceramiche del bere dal mondo greco, etrusco e romano fino agli sviluppi del design contemporaneo, analizzando il loro impiego nella convivialità della tavola e legando l’uso delle ceramiche da vino e da acqua ai contesti sociali sviluppati da ogni epoca per coglierne gli elementi di originalità e quelli di continuità.

Le 200 opere in mostra sono articolate in quattro sezioni. Si parte dall’antichità classica con un’ampia varietà di vasellame ceramico correlato alla sfera del consumo del vino, quali l’anfora per trasportarlo, il cratere e l’oinochoe per servirlo, la kylix, lo skyphos e il kantharos per berlo.

Le ceramiche dal Medioevo al XVIII secolo mostrano la predominanza morfologica del boccale, dalla tipica conformazione con manico contrapposto al versatoio.

Una maggiore articolazione di fogge si ha con la svolta dei “bianchi” di matrice manierista e barocca tra XVI-XVII secolo, come documenta l’approfondimento tematico dedicato alle coppe “a inganno” (o “bevi se puoi”) e ad altri scherzi da tavola dalla forma bizzarra e composita, volti a suscitare stupore e ilarità durante il convivio, mentre le ceramiche d’uso popolare del XVIII-XX secolo testimoniano la vita quotidiana di una società umile e contadina attraverso diverse tipologie di vasellame (anfora, boccale, brocca, fiasca, borraccia) pensate per specifiche esigenze di uso quotidiano e domestico.

Conclude il percorso il design del XX-XXI secolo con la ritualizzazione di tipologie tradizionali in direzione del “nuovo” e del “contemporaneo” attraverso oggetti studiati per la loro funzionalità, la loro espressività artistica, il loro essere parte di una nuova convivialità. (ANSA.it).

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