Picasso, De Chirico, Andy Warhol: al Mar la guerra infinita tra mito e frontiera

Il direttore del museo di Ravenna ci porta alla scoperta della grande mostra “War is over?”

19. Pablo Picasso

L’opera di Picasso in mostra al Mar

Da un vaso attico a Pistoletto, da Picasso a De Chirico, da Rubens a Guerre stellari, e da Eraclito a Umberto Eco passando per San Paolo. La mostra che inaugura al Mar di Ravenna il 5 ottobre (aperta fino a gennaio) “War is over? Arte e conflitto tra mito e contemporaneità” si articola permettendo più livelli di lettura, intrecci, rimandi tra arte visiva e filosofia. Non a caso vanta due curatori la storica dell’arte Angela Tecce e lo studioso italianista Maurizio Tarantino, direttore dello stesso Mar da poco più di un anno che qui è anche come curatore della mostra soprattutto per ciò che concerne appunto il contributo letterario. È lui a raccontarci innanzitutto l’idea da cui ha preso le mosse una mostra che per la tradizione del Museo ravennate negli ultimi anni sembra rappresentare una novità perché porta decine di artisti mai passati per queste sale con prestiti da musei che mai fino a oggi avevano collaborato con il Mar, ma soprattutto per l’impostazione così ibrida.

A cento anni dalla fine della Grande Guerra, la mostra tenta di dare una risposta alla domanda: «La guerra è mai finita?». «Si direbbe di no – ci spiega Tarantino, che incontriamo nel “backstage”, durante l’allestimento – e dunque la pace non esiste, se non la pace eterna. Quello che è dato qui sulla terra è la non-guerra che nasce quando c’è la parola, il dialogo. In qualche modo è questa la nostra risposta». Una risposta che si articola in vari linguaggi, tra cui quello del cinema (notevole la sala tappezzata di manifesti che diventeranno peraltro ben presto patrimonio della Classense) e della letteratura (tra i pezzi inediti un manoscritto di Benedetto Croce mai mostrato prima). E un tema che assolve, ci spiega sempre il direttore, anche a un’altra priorità che Tarantino si era dato: valorizzare il patrimonio esistente del Mar. Ecco allora che centrale in questo percorso che non segue un filo cronologico diventa il Guidarello, quello originale, nel nuovo allestimento, e quello “virtuale” che sarà realizzato grazie a Studio Azzurro che cura l’allestimento di alcune installazioni. «Guidarello era un guerriero, morto in un duello per futili motivi, che poi diventa un simbolo di amore romantico per una lettura dell’opera che nulla ha a che fare con Tullio Lombardo» racconta Tarantino.

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01. Marina Abramovic

Marina Abramovic

Dunque un percorso conflitto e composizione, tra nuovo e antico, tra alto e basso, verrebbe da dire tra sacro e profano quando si scopre che accanto a un Rubens campeggia un grande Yoda (un prodotto di merchandising, non un’opera d’arte, ci tengono a precisare i curatori) accompagnato da una citazione di San Paolo. «Per la verità, ho sempre pensato che la filosofia Jedi si avvicinasse molto a un certo pensiero del cristianesimo, come quello di San Paolo, appunto, o Agostino, più che alle filosofie orientali a cui di solito è stata associata» dice ancora il direttore, prendendosi in qualche modo la responsabilità diretta di questa associazione d’idee e immaginario certamente inedita. Ma la mostra offre anche e anzi soprattutto l’occasione di vedere opere di artisti che raramente peraltro escono dalla loro collocazione usuale. Tra queste c’è sicuramente i “Gladiatori” di De Chirico che normalmente campeggia nello studio del Presidente della Camera a Montecitorio. E che qui vediamo accanto all’opera del nome sicuramente più celebre, un Picasso proveniente dal museo a lui dedicato a Parigi.

Ma i nomi celebri e di richiamo sono anche molti altri: Burri, Andy Wharol, Kiefer, Christo, Paladino, A cui si aggiungono, in prima assoluta nella città dei mosaici, Marina Abramovic, Robert Capa, Jan Fabre, Gilbert&George, William Kentridge.

Divisa in tre sezioni, la mostra si aprirà comunque con un prologo storico dedicato alla Prima guerra mondiale dove trovano spazio i futuristi e un allestimento tra immagini e parole con citazioni dai grandi che hanno raccontato quegli anni da Lussu a Hemingway, da Remarque a Céline. Qui campeggia anche il cavallino rampante che era simbolo di Francesco Baracca e che da emblema di guerra è diventato, attraverso il dono della madre dell’aviatore a Enzo Ferrari, simbolo invece di un’eccellenza italiana che nulla ha a che fare con il conflitto bellico.

14. William Kentridge

William Kentridge

Si parte poi affrontando il tema di vecchi e nuovi miti legati alla guerra, a partire da Omero, per passare poi ai “teatri di guerra – frontiere e confini” e infine l’ultima sezione è chiamata “spazi di libertà”. A rendere innovativa l’esposizione per gli spazi di certo suggestivi ma un po’ frammentari dell’ex convento in cui è ospitato il Mar un allestimento che intende creare connessioni attraverso i passaggi obbligati da un piano all’altro o lunghe le maniche dell’edificio che si sviluppa intorno a un grande chiostro. Ecco allora che i gessi che riproducono le metope del Partenone diventano parte di un’installazione di Studio Azzurro dedicata a Dante che fu anche soldato. Qui risuoneranno i pochi versi in cui il Sommo ricordò quell’impresa, ma anche le parole dello storico Villari che invece raccontò nel dettaglio quel “fenditore a cavallo” che sarebbe poi diventato il padre della lingua italiana e che tanto ha dato a Ravenna. Un’altra connessione invece vedrà un’installazione con l’interpretazione della celebre Ballata della guerra di Edoardo Sanguineti da parte di Moni Ovadia, che sarà presente anche alla mostra in uno dei tanti eventi collaterali che nei prossimi mesi prenderanno vita. Tra questi è prevista anche un’intervista ad Arrigo Sacchi dello stesso direttore sul calcio come metafora della guerra (con un immediato richiamo al calciobalilla del Pistoletto esposto).

Dunque questo sarà la nuova impronta del Mar sotto la direzione Tarantino? «Ci tengo a precisare che mi sono trovato curatore quasi per caso, su richiesta di Angela Tecce, e che si tratterà di una prima e probabilmente ultima volta. Non solo, l’idea è proprio quella di affidare ogni volta la curatela a una persona diversa e quindi variare molto anche la tipologia di proposta, nel 2020 per esempio si potrebbe tornare a un’impostazione più tradizionale di tipo storico artistico».

Biglietteria. Inaugurazione 5 ottobre alle 18, orari: dal martedì al sabato 9-18; domenica e festivi 10-18. Ingresso: intero 10 euro, ridotto 8 euro, studenti 6 euro. Audioguida compresa nel biglietto d’ingresso. La mostra sarà aperta fino al 13 gennaio.
Durante la notte d’oro, il 6 ottobre, ingresso gratuito e apertura straordinaria dalle 18 alle 23.

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