Chi ci mette la faccia per la strage nella Valle della Canna?

Il prezzo da pagare è stato migliaia di morti concentrate in poche settimane, una strage insomma, ma almeno pare che la lezione sia stata imparata.

È notizia dei giorni scorsi che le istituzioni competenti intendono intervenire a partire dal prossimo mese nella valle della Canna, l’area umida naturale che si sdraia accanto alla statale Romea a nord di Ravenna, per impedire che si ripeta la tragica moria di uccelli accaduta tra settembre e ottobre. Migliaia di volatili, alcuni esemplari di specie protette, sterminati da una intossicazione da botulino. In poche parole la tossina è proliferata nell’ambiente per la mancanza di acqua e il ristagno in alcune parti. Perché quella valle è sì una zona naturale ma circondata da un mondo antropizzato e per questo non è in grado di autoregolamentarsi: per restare viva ha bisogno della mano dell’uomo (leggi istituzioni competenti). Che evidentemente non ha fatto quello che avrebbe dovuto. E ora prova a correggere gli errori commessi. Atteggiamento apprezzabile, anche se non è che fossero mancati segnalazioni e campanelli di allarme per far sì che si prevenisse anziché curare.

Ma c’è una cosa che ancora sta mancando: l’assunzione di responsabilità. Il mea culpa. Il metterci la faccia. E non si tratta di (eventuali) responsabilità penali: quelle, se sussistono, le dovrà individuare la magistratura e gli investigatori che sono intervenuti sui luoghi all’epoca dei fatti. Ma a prescindere dal fronte penale, ci sono delle responsabilità che sussistono di sicuro: chiamatele politiche o gestionali, come preferite. E per decidere di sanzionare qualcuno su questo fronte non serve attendere l’autorità giudiziaria. Perché chi governa la cosa pubblica – qualunque giacchetta indossi tra quelle delle tante autorità coinvolte – non può essere esente da responsabilità se parla di tutela ambientale e si dice preoccupato per il cambiamento climatico e propone la conservazione della natura come valore e poi si ritrova a raccogliere cariole di carcasse da incenerire.

Non si sono viste dimissioni, non si sono sentite vere e proprie scuse. Almeno una novità significativa c’è stata. La giunta comunale ha deliberato l’assunzione a tempo determinato di un dirigente specialista «per coordinare e dirigere le attività necessarie per l’accrescimento, la corretta gestione, il miglioramento ambientale, il mantenimento della biodiversità e la resilienza delle zone naturali e delle zone verdi, in particolare in rapporto alle necessità legate all’adattamento al cambiamento climatico». Da leggere sembra un bel manifesto green. Staremo a vedere.

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