La questione femminile: cosa non funziona?

Si avvicina di nuovo il 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, mentre in corso c’è il processo per il presunto femminicidio di Giulia Ballestri e la cronaca ci racconta di una ragazza che denuncia uno stupro in un appartamento del centro. Un fatto su cui ci sono indagini in corso ma su cui più di un utente del web ha già espresso la condanna: la colpevole è la ragazza perché era ubriaca (magari quelli che poi ce l’hanno con i musulmani per come trattano le donne). Perché insomma, diciamocelo, nonostante la campagna di “me too”, nonostante anni di lotta femminista, studi, battaglie, libri, incontri, denunce resta per troppe persone vero che “tante se la vanno a cercare, in fondo” e “gli uomini si sa come sono fatti”. Ma davvero si sa come sono fatti? Davvero quindi dobbiamo pensare di iscriverci a corsi di autodifesa o abituarci alla paura o stare attente a non bere per non rischiare di essere stuprate? Davvero sono le donne che devono adeguarsi quando sono i maschi (alcuni maschi) quelli da cambiare? E non si potrebbe pensare che il problema non nasca solo da fattori culturali che certo ci sono e permangono, ma anche da fragilità psicologiche che sfociano in comportamenti patologici e pericolosi? Che sì, in questi episodi c’è tanto di atavico, ma c’è anche un’incapacità di rapportarsi al mondo fuori da ruoli predefiniti? E oltre alla famiglia (dove spesso si perpetrano tuttavia proprio quei ruoli di potere da smontare), il pensiero corre alla scuola, ma anche allo sport (gli spogliatoi possono diventare un luogo di competizione tra i ragazzi in gare crudeli). In alcune realtà si tentano progetti (come  al Callegari) ma davvero bisognerebbe crederci di più, tutti. Credere nella possibilità di un’educazione sentimentale che porti al rispetto di sé e dell’altro, alla capacità di  sviluppare empatia. E chissà che con il tempo non si riesca anche a scalfire una situazione che è visibile a tutti, anche in questa città che tanto sbandiera il femminismo a livello istituzionale: pensate a politici, presidenti di fondazioni, segretari di partito, pensate alle foto e guardate come le donne nelle posizioni chiave sembrano calare nel tempo invece di crescere (tra tutte, consiglio quella del Papa a Cesena tra i sindaci del territorio). Questo significa che qualcosa non sta funzionando nelle strade percorse finora. E sarebbe ora di chiedersi cosa. Anche perché il rischio è che finché una metà del mondo continuerà ad avere molto più potere dell’altra metà, sarà difficile far crescere generazioni che non siano intimamente convinte che la prima valga più della seconda.