La sfida campale delle elezioni regionali

Dunque si vota per le Regionali. Tardi, il più tardi possibile, il 26 gennaio. Meglio segnarselo sull’agenda perché è una data strana per votare e l’ultima volta, quando si votò a novembre, l’affluenza si fermò sotto il 38 percento. Forse in molti l’hanno dimenticato. E Bonaccini vinse ottenendo di fatto il consenso di meno di un elettore su cinque. Una vittoria, per la verità, che tutti comunque si aspettavano.

Come andrà a questo giro è invece più difficile dirlo, anche perché la scena cambia ogni cinque minuti. Tanto che fino a un mesetto fa si pensava che, per sfruttare il vento in poppa del governo cosiddetto giallorosso e la presunta flessione della Lega, al Pd convenisse votare a novembre, subito. Magari anche prima di una manovra finanziaria nazionale che non esalterà i più. Ma poi a guastare le uova nel paniere è arrivato Renzi che sta formando il suo partito dal nome di una lista civica (ve le ricordate Viva Ravenna e Ravenna Viva, per dire?) e prima c’era stato addirittura Calenda che dal palco della festa dell’Unità diceva: «Fonderò il mio partito e andremo insieme alleati in Emilia Romagna». Quindi è così, il Pd ha bisogno di tempo ora per trovare la quadra degli accordi con tutti i suoi ex, i bersaniani a sinistra, i renziani e Calenda e Richetti a destra? Per non parlare dei Verdi, che in questo periodo potrebbero andare quanto mai di moda. Bel quadretto, davvero.

Poi ci sono anche i 5 Stelle. In Umbria l’intesa è nata, ma su un candidato “civico” scelto insieme. Qui non è ben chiaro se l’aspettativa sia che i consiglieri regionali che per cinque anni hanno attaccato Bonaccini fingano un’amnesia e facciano un’abiura per sostenerlo. Ma del resto, di questi tempi, dopo il governo Conte bis siamo un po’ pronti a tutto.

Anche perché quella in Emilia-Romagna, sono in tanti a pensarlo, sarà un po’ la battaglia epocale per il Pd e il neonato governo. Anche perché qui, a differenza che in Umbria, non ci sarebbero alibi diversi da quelli politici a un’eventuale sconfitta: non ci sono stati scandali giudiziari che hanno coinvolto i vertici, i dati economici sono migliori che altrove in Italia, i soldi distribuiti sui territori (evidentemente anche a fini elettorali) in aumento. Qui però, cioé in Emilia, c’è stata Bibbiano. E la Borgonzoni, la candidata di Salvini, sta puntando molto su questo. Le basterà? Per ora i primi sondaggi dicono di no, dicono che il centrodestra potrebbe essere avanti, ma che la candidata non convince. E quindi? La cambieranno? Pare che anche nel centrodestra abbiano i loro problemi, ammesso che qui vogliano vincere davvero e non andare sul sicuro verso la sconfitta, come decisero di fare, per esempio, a Cervia alle scorse amministrative.

In caso di vittoria, Ferrara ci prepara più crocifissi e meno panchine per tutti, ma a noi ravennati le aveva già tolte un ex sindaco. Del Pd. Quindi, per la campagna elettorale, c’è da sperare che gli argomenti vadano oltre Bibbiano da una lato e oltre lo spauracchio della destra al potere dall’altro…

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