Processo Cagnoni, le femministe: «La nostra battaglia per un linguaggio più consono»

L’Udi si è costituita parte civile: l’eventuale risarcimento sarà destinato a nuovi progetti di educazione alla parità di genere nelle scuole

Donne

L’avvocatessa Sonia Lama e la legale rappresentante dell’Udi Lia Randi

Un processo per certi versi storico per la città e non solo quello partito nei giorni scorsi a Matteo Cagnoni, accusato di aver ucciso la moglie Giulia Ballestri, madre dei loro tre figli tutti minori, con premeditazione e crudeltà e che vede anche l’associazione Udi (Unione donne in Italia) costituita come parte civile. «Per noi è la prima volta ed è un momento importante per la vita dell’associazione», spiega Lia Randi, legale rappresentante della storica realtà femminista, in un incontro informale organizzato dentro la Casa delle donne (che per ragioni statutarie non ha potuto invece costituirsi).

Perché non era accaduto prima? Per ragioni di Statuto, solo di recente sono state apportate le modifiche che permettono questa possibilità. Da qui in poi, invece, la strada sarà segnata.

Il senso della presenza in tribunale? Ottenere giustizia, ma anche cogliere l’occasione per portare anche dentro il tribunale la battaglia per la difesa delle donne, una battaglia anche per un linguaggio più consono e aderente a quella che è un’emergenza: il femminicidio. Parola questa rigettata dai difensori di Cagnoni nel momento in cui hanno contestato appunto la richiesta dell’Udi, parola che dovrebbe essere usata con più frequenza per casi come questi secondo l’avvocatessa Sonia Lama, che appunto rappresenterà l’Udi in Tribunale. «Il mio intento non è certo quello di rallentare in alcun modo il lavoro della procura, né sta a noi dimostrare la colpevolezza dell’imputato. L’intenzione adesso è intervenire in fase di discussione finale per difendere appunto le ragioni per le quali l’associazione è stata accettata nel processo in quanto portatrice di un diritto soggettivo maturato anche in virtù del lungo e riconosciuto lavoro che svolge e ha svolto nel territorio sul tema della parità tra i generi e sulle ragioni culturali che sono alla base delle frequenti discriminazioni e anche di atti di violenza che partono da un’idea di “possesso” che troppi uomini sviluppano nei confronti di coloro che considerano le proprie donne». E a nuovi progetti, in particolare rivolti ai ragazzi e alle ragazze delle scuole, sarà investito il risarcimento che Udi intende chiedere in caso di vittoria e nel caso dovesse essere considerata effettivamente parte lesa.

Intanto, la richiesta rivolta invece alle giornaliste invitate e presenti all’incontro è stata anche quella di una maggiore attenzione alle parole, con una critica esplicita a una stampa troppo spesso interessata soprattutto gli aspetti più morbosi in questi casi di cronaca.

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