martedì
12 Maggio 2026
Abitare

Sindacato inquilini: «Nuovo Piano Casa e sfratti veloci formano una miscela esplosiva»

Le perplessità del Sunia (Cgil): in provincia 3.152 nuclei familiari in graduatoria in attesa di assegnazione di alloggi popolari

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Il sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari (Sunia) della Cgil di Ravenna è preoccupato per gli effetti combinato tra il nuovo Piano Casa presentato dal governo Meloni e le procedure per gli sfratti veloci: «Produrranno una bomba sociale sul territorio provinciale. In provincia non ci sono appartamenti disponibili per le famiglie». Il Sunia chiede al prefetto di Ravenna e alle istituzioni locali un incontro urgente per approntare tutte le iniziative indispensabili «per disinnescare questa miscela esplosiva».

Alberto Mazzoni, presidente del Sunia di Ravenna, è critico: «Da una parte compare un Piano Casa che, con risorse e strumenti dubbi, si pone l’obiettivo di dare risposte in 10 anni; dall’altra, emergono sanzioni economiche, taglio dei tempi di esecuzione degli sfratti, assenza di strumenti per disinnescare percorsi di sgombero, che si scaricheranno inevitabilmente sul nostro territorio. I servizi sociali dei Comuni, con sempre meno risorse a disposizione a causa dei tagli del Governo e con strumenti inadeguati per affrontare questo scenario, verranno sottoposti a una pressione economica tale da mettere in crisi la dignità di cittadini, che rischieranno di finire “sotto un ponte”. Inoltre, i dipendenti pubblici, in assenza di strumenti e risorse adeguate, rischieranno di essere individuati come i “colpevoli” di questo dramma sociale che colpirà centinaia di famiglie nella provincia di Ravenna».

Il piano Casa è stato presentato lo scorso 30 aprile: «Finanziato solo in parte con risorse aggiuntive, è tardivo, inadeguato e orientato al mercato privato. Inoltre, è incapace di rispondere alla reale entità della crisi abitativa nella nostra provincia».

Da elaborazioni dati Istat, le famiglie in condizione di “disagio di assistenza” a Ravenna sono registrate su un valore percentuale compreso tra il 2,6% e il 3,8%, a seconda del contesto di analisi territoriale specifico. Di conseguenza, prendendo come valore medio il  3.2%, gli abitanti nella nostra provincia che sono in disagio di assistenza sono ben 12.407. A questa prima rilevazione occorre aggiungere i cittadini a rischio povertà ed esclusione sociale. Sebbene il dato provinciale specifico sia in elaborazione, nel 2024 l’Emilia-Romagna mostrava oltre un individuo su dieci (10,1%) in famiglie a rischio povertà o esclusione sociale. Per la nostra provincia, sono 39.162 cittadini: un dato in aumento rispetto all’anno precedente.

«Per completare questa fotografia provinciale – aggiunge Mazzoni – si evidenziano i 3.152 nuclei familiari in graduatoria in attesa di assegnazione di alloggi popolari, dato Acer al 31 dicembre 2024. Anche questo numero è in crescita, per gli effetti dell’incremento delle procedure di sfratto: 237 al 31 dicembre 2024 e ben 470 al primo bimestre 2026. Il Piano Nazionale si articola su tre pilastri: il recupero di 60mila alloggi ERP inutilizzabili; la promozione del social housing, tramite un fondo gestito da INVIMIT SGR; la semplificazione burocratica, per attrarre investimenti privati. Su tutti i fronti solleviamo evidenti riserve: i tempi e le risorse per il recupero degli alloggi pubblici sono irrealistici; il social housing rischia di replicare i limiti dei fondi integrati, già sperimentati dal 2009, intercettando solo le fasce meno vulnerabili; le semplificazioni per i privati, senza adeguata regia pubblica, espongono il sistema a derive speculative e a manufatti inadeguati per civile convivenza».

Il presidente del Sunia segnala «l’assenza di stanziamenti per i fondi di sostegno all’affitto e per i morosi incolpevoli (azzerati dalla prima Legge di Bilancio del Governo Meloni), strumenti indispensabili per tutelare la dignità dei cittadini, prevenendo e disinnescando percorsi di sfratto e il rischio concreto dell’accelerazione delle procedure, approvate contestualmente in uno specifico disegno di legge (sanzioni del 1% del canone mensile, per ogni giorno di ritardo dalla scadenza del contratto e taglio dei tempi burocratici che accelerano lo sgombero). Questi provvedimenti possono colpire qualsiasi famiglia ravennate in affitto, anche in continuità salariale, in quanto sono in forte aumento i mancati rinnovi dei contratti di affitto, a favore di locazioni B&B, contratti brevi, turistici e contratti in nero togliendo dal mercato abitativo stabile oltre 1.000 alloggi negli ultimi 5 anni».

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