«Nelle opere di Deledda c’è qualcosa di universale. Quando uno scrittore, o una scrittrice, raggiunge l’universale, attraversa le generazioni: è questo che rende grande un autore, avere qualcosa da dire non nell’immediato, ma sulla vita stessa». Così Dacia Maraini a Villa Caravella (a Cervia), davanti ad un pubblico attento e numeroso riunito nel giardino della residenza estiva di Grazia Deledda per celebrare il centenario del Nobel alla scrittrice sarda. Al termine dell’incontro, Maraini si è trattenuta per il firmacopie e per incontrare il pubblico in un vero bagno di folla.
«La tre giorni dedicata a Deledda ha intrecciato letteratura, storia, cultura e tradizioni gastronomiche: è stata un grande successo – commentano dall’Associazione Grazia Deledda, una Nobel a Cervia, organizzatrce dell’evento -. Un’edizione da Nobel. A cominciare dalla Cena di Gala dell’8 maggio all’IIS Tonino Guerra, sold out, con un percorso nei sapori della Sardegna curato dagli studenti dell’Istituto Antonio Gramsci di Monserrato e dell’istituto cervese, insieme alle condotte di Slow Food Emilia-Romagna, Slow Food Cagliari e Slow Food Nuoro». La cena è stata animata dai racconti della studiosa Neria De Giovanni, dall’importanza del cibo nelle sue opere all’episodio del messo svedese che comunicò il Nobel a Deledda trovandola ai fornelli, con la mano che «sapeva ancora di cipolla».
Sabato 9 maggio le celebrazioni sono proseguite a Villa Caravella. Dopo il trekking letterario in pineta con il FAI Cervia, lo scrittore Marcello Fois ha ricordato Deledda come autrice e come donna, sottolineando gli ostacoli affrontati da una scrittrice del suo tempo. «Mi sarei trovato bene qui, a chiacchierare con Grazia e i suoi amici scrittori nel giardino di Villa Caravella», ha rivelato durante l’incontro con Marisa Ostolani, presidente dell’associazione “Grazia Deledda, una Nobel a Cervia”. Non è mancato il ricordo all’amica Michela Murgia, in un dialogo continuo tra memoria e presente rilanciato anche dalle riflessioni della stessa Maraini. Intervistata dalla caporedattrice cultura dell’Ansa Elisabetta Stefanelli, la scrittrice ha ricordato come «la parola pubblica sia una parola di responsabilità, e per questo una parola politica», soffermandosi sulle fragilità della società contemporanea: dai social network, capaci di nascondere identità e intenzioni, fino a modelli sempre più guidati dalle logiche del mercato e al ruolo salvifico di memoria e cultura.
Il festival si è concluso domenica 10 maggio sotto la veranda dell’Hotel Odeon. Ancora protagonista la storia, dal racconto di Neria De Giovanni sulle rivalità di Luigi Pirandello fino all’intervento dello storico Luca Bagnolini sull’avvento del fascismo in Romagna. A chiudere, Nicoletta Verna con I giorni di Vetro, ambientato proprio in quella Romagna fascista.
«È stata un’edizione da Nobel. Il Festival è nato quattro anni dalla passione e dall’impegno di un gruppo di donne con l’obiettivo di recuperare il valore di dimora storica della casa di Grazia Deledda e quindi di una parte importante dell’identità storica e culturale di Cervia che si era persa negli anni. Il risultato è andato oltre le aspettative – commenta Marisa Ostolani – Con il nostro festival, il giardino di Grazia Deledda ritorna cenacolo culturale, luogo di scambio, crescita e arricchimento. E per alcuni giorni, Cervia ritorna ad essere la casa dell’unica scrittrice italiana premio Nobel per la letteratura».
Durante il festival sono intervenuti anche il commissario straordinario di Cervia Michele Formiglio, l’assessora regionale alla Cultura Gessica Allegni, il sindaco di Nuoro Emiliano Fenu e l’assessora alla Cultura di Nuoro Natascia Demurtas.
Le celebrazioni proseguiranno per tutta l’estate. Il 2 luglio, in collaborazione con il Ravenna Festival, Paolo Fresu affiancherà Mariangela Gualtieri all’Arena dei Pini. In programma il 6 luglio la proiezione del film Cenere, musicato dal vivo con una performance teatrale di Elena Bucci su Duse e Deledda, mentre il 23 luglio il Piazzale dei Premi Nobel ospiterà “Storie di Grazia e di Amicizia” con Paola Contini e Paola Sabbatani.



