martedì
19 Maggio 2026
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Parità di genere: a Ravenna più donne laureate, ma restano il gap salariale e le disparità tra lavoro e pensioni

Presentato il report “Educare alla Parità 2026”: occupazione femminile in calo di 2.800 unità dal 2019, forte peso del part-time involontario e divario pensionistico di circa 8mila euro l’anno

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In provincia di Ravenna le donne studiano di più, si laureano di più e ottengono risultati scolastici migliori degli uomini. Eppure continuano a incontrare ostacoli strutturali nel lavoro, nelle carriere e nell’autonomia economica. È il quadro che emerge da Educare alla Parità 2026, il report presentato durante il convegno “Genere=parità? Obiettivo 5 dell’Agenda 2030: dai dati alle azioni”, ospitato nella Sala Nullo Baldini della Provincia di Ravenna.

Il dato più evidente riguarda il capitale umano femminile: il 57,6% della popolazione laureata del territorio è donna. Le studentesse ravennati mostrano votazioni medie più alte e maggiore regolarità negli studi, ma la separazione tra percorsi formativi resta marcata: gli uomini predominano ancora nelle discipline Stem, con una presenza del 77% nei corsi di Informatica e Ingegneria. Una divisione che si riflette direttamente nel mercato del lavoro e nel gap salariale.

Dal 2019, infatti, l’occupazione femminile in provincia ha registrato una flessione di 2.800 unità, accompagnata da un aumento dell’inattività. Le difficoltà si concentrano soprattutto nella fascia 35-44 anni, quella in cui pesa maggiormente il carico di cura dei figli, e tra le donne tra i 55 e i 64 anni, spesso impegnate contemporaneamente nell’assistenza ai figli e ai genitori anziani.

Il part-time continua inoltre a essere un fenomeno fortemente femminile: riguarda il 41,9% delle lavoratrici contro il 10,3% degli uomini. Una scelta che, sottolinea il report, raramente è volontaria e che produce carriere più discontinue, salari più bassi e pensioni più leggere. A Ravenna una donna percepisce mediamente una pensione annua inferiore di circa 8mila euro rispetto a quella di un uomo.

Anche sul fronte dell’autonomia abitativa emergono forti squilibri. Negli alloggi di edilizia residenziale pubblica il 25,2% è occupato da donne sole; tra gli ultrasettantenni soli il 75,5% è donna, mentre il 96,7% dei nuclei monogenitoriali con minori è composto da madri sole. Tra le donne straniere sole con figli, quasi il 20% ha tre o più figli, contro l’11,2% delle italiane.

Il report dedica attenzione anche alla salute e alla qualità della vita. Le donne ravennati vivono più a lungo – l’aspettativa di vita media è di 85,9 anni – ma trascorrono meno anni in buona salute e dichiarano livelli più elevati di disagio psicologico. Tra gli elementi positivi emerge invece la diffusione della mobilità attiva: il 26% delle donne utilizza la bicicletta come mezzo abituale di spostamento, con benefici sia per il benessere individuale sia per la sostenibilità urbana.

Sul versante economico, le imprese femminili rappresentano il 21,4% del totale provinciale: un dato in linea con la media regionale, ma ancora distante dalla media europea del 34%. Cresce però la quota di società di capitali guidate da donne, salita al 17,9%, segnale di una progressiva strutturazione dell’imprenditoria femminile.

Resta infine centrale il tema della violenza di genere. Nel 2024 sono state 417 le donne che hanno avviato un percorso di uscita dalla violenza attraverso i Centri antiviolenza e le Case rifugio della provincia. Particolarmente allarmante il dato sulla violenza economica, presente nel 46% dei casi seguiti dalla rete territoriale.

Nel corso dell’incontro è stato ribadito come il lavoro dell’Osservatorio statistico per la parità di genere della provincia di Ravenna – promosso da 26 enti, istituzioni e organizzazioni sindacali – punti a trasformare i dati in strumenti concreti per orientare le politiche pubbliche locali e monitorare il raggiungimento dell’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite dedicato alla parità di genere.

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