sabato
27 Giugno 2026
fiumi

Oltre 800mila euro all’Unione Faentina per un progetto europeo sulla sicurezza degli argini

Il Lamone diventerà il primo laboratorio per studiare e riprodurre in altri stati soluzioni a contrasto della crisi climatica

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Un finanziamento europeo da oltre 4 milioni di euro per rendere più sicuri gli argini dei fiumi e migliorare la prevenzione del rischio idraulico: l’Unione della Romagna Faentina si è aggiudicata i fondi del progetto Beaver4Life, un’iniziativa dedicata all’adattamento ai cambiamenti climatici che punta a sviluppare strumenti innovativi per valutare la vulnerabilità degli argini in terra e pianificare gli interventi di consolidamento. Il progetto durerà quattro anni e vede l’Unione nel ruolo di capofila di un partenariato internazionale che coinvolge Italia, Grecia e Ungheria. Degli oltre 4 milioni di euro del budget complessivo, oltre 800mila sono stati destinati alla Romagna Faentina.

Cuore dell’iniziativa sarà lo sviluppo del Beaver Toolbox, una piattaforma digitale basata su tecnologia Gis che consentirà ai tecnici di individuare le aree più vulnerabili e stabilire le priorità di intervento. Il sistema incrocerà dati geotecnici, idraulici e geomorfologici, producendo mappe di vulnerabilità utili a pianificare opere di rinforzo efficaci, sostenibili e coerenti con le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. L’area pilota del progetto sarà il bacino del fiume Lamone, duramente colpito dalle alluvioni degli ultimi anni. Qui verranno testate procedure semi-automatiche per lo screening della vulnerabilità arginale, basate anche sulle conoscenze acquisite durante gli eventi di piena più recenti.

Il partenariato coinvolge l’Università di Bologna, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), la società Georisk Engineering, il Comune di Larissa, in Grecia, e l’Ente di gestione delle acque di Szolnok, in Ungheria, con il supporto della società Ineuropa nella progettazione. Il progetto prevede inoltre attività di formazione, workshop e iniziative di divulgazione rivolte a tecnici, amministratori e cittadini, con l’obiettivo di rafforzare la cultura della prevenzione e la capacità di risposta alle emergenze.
Una volta sperimentata sul Lamone, la metodologia sarà applicata anche ad altri corsi d’acqua europei, tra cui Topino, Tevere, Pinios e Tibisco, così da trasferire l’esperienza maturata in Emilia-Romagna in altri contesti interessati dagli effetti del cambiamento climatico.

«L’approvazione del progetto rappresenta un passaggio fondamentale per il nostro territorio, collocandosi all’interno del dibattito sull’adattamento ai cambiamenti climatici – spiega Massimo Isola, presidente dell’Unione e sindaco di Faenza con delega della Sicurezza idraulica -. Gli eventi alluvionali che hanno colpito Faenza e la Romagna negli ultimi anni hanno evidenziato quanto sia urgente investire in strumenti avanzati di conoscenza, prevenzione e gestione del rischio idraulico. Il progetto dell’Unione ci consentirà di trasformare l’esperienza maturata sul campo in un metodo rigorosamente scientifico capace di supportare le decisioni delle amministrazioni nella programmazione degli interventi sugli argini che difendono la città».

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