La tariffa per la raccolta rifiuti, la cosiddetta Tari, per residenti e imprese del comune di Cotignola nel 2026 aumenterà in media del 10,07 percento. Il costo complessivo del servizio nel comune ammonta per il 2026 a oltre due milioni di euro. L’amministrazione comunale ha deciso di destinare circa 130mila euro per evitare che l’intero aumento ricada sulle utenze. «Si tratta di una scelta politica precisa – rivendica il gruppo consiliare di centrosinistra Insieme per Cotignola (Ipc), l’unico gruppo rappresentato in consiglio perché alle elezioni del 2024 non si presentò il centrodestra –. Utilizzare risorse pubbliche per calmierare la tariffa significa rinunciare a destinarle ad altri servizi, manutenzioni o investimenti sul territorio. Questo modo di procedere non ci soddisfa, ma abbiamo ritenuto prioritario evitare ulteriori e onerosi aggravi per la comunità».
Il gruppo consiliare, nella seduta del consiglio del 23 luglio, ha approvato il Piano economico finanziario (Pef) per la gestione dei rifiuti: «Un atto di responsabilità istituzionale, assunto obtorto collo», locuzione avverbiale latina che nel linguaggio comune si usa per indicare un’azione compiuta a malincuore, controvoglia o sotto una forte costrizione. La delibera è stata votata, come preventivamente concordato, con sei voti favorevoli, un contrario e tre astensioni.
«Il sistema tariffario nazionale regolato da Arera – prosegue la nota di Ipc – lascia margini di manovra molto limitati agli enti locali nella determinazione delle tariffe e nella copertura dei costi del servizio. Un voto contrario del consiglio comunale non avrebbe cancellato gli aumenti previsti né modificato i presupposti economici contenuti nel Pef, determinando comunque la necessità di individuare le risorse necessarie a garantire la copertura dei costi del servizio».
Con il passaggio dalla Tari alla tariffazione corrispettiva puntuale (Tcp) che dovrebbe premiare chi differenzia meglio, prevista tra il 2027 e il 2028, gli interventi di calmierazione da parte dei Comuni saranno fortemente limitati e molto più complessi da attuare.
Il centrosinistra cotignolese ricorda che oggi l’Emilia-Romagna si conferma tra le regioni più virtuose d’Italia in materia di nettezza urbana: «Paga mediamente 56 euro all’anno in meno rispetto alla media nazionale e raggiunge il 77,1 percento di raccolta differenziata, oltre dieci punti sopra la media del Paese. Non sono in discussione gli importanti risultati raggiunti con sacrificio in questi anni e non vogliamo tornare a modelli di gestione fondati esclusivamente sul binomio discarica-inceneritore. È però necessario che l’attuale sistema venga valutato anche in base alla sua sostenibilità economica e alla capacità di valorizzare la partecipazione dei cittadini, chiamati a comportamenti sempre più virtuosi e impegnativi a fronte di aumenti tariffari costanti».
Secondo Ipc è necessario aprire una riflessione sul futuro del sistema con l’obiettivo di individuare il miglior equilibrio possibile tra qualità del servizio, risultati ambientali e sostenibilità economica: «Invitiamo quindi le autorità di regolazione e i gestori (Hera, ndr) ad aprire nuovi canali di comunicazione e confronto con la cittadinanza: incontri pubblici periodici, momenti di ascolto, sportelli e strumenti capaci di fornire informazioni puntuali e raccogliere osservazioni e proposte. La distanza tra enti, gestori e utenti rischia infatti di accentuare incomprensioni e comportamenti impropri che finiscono per gravare anche su chi assolve correttamente ai propri doveri. Crediamo invece che la partecipazione, l’informazione e il confronto siano strumenti indispensabili per costruire un sistema più efficace, più condiviso e più sostenibile».



