giovedì
30 Luglio 2026
Verde

Parco Cesarea, la delusione dei residenti: «Sembra un deserto, non c’è mai nessuno»

Il progettista: «Meglio che per ora sia poco frequentato, siamo partiti con piante piccole a crescita limitata, ma con il tempo aumenteranno la velocità di sviluppo; gli sfalci però dovrebbero essere più frequenti»

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Nove ettari di area verde nella zona sud-est di Ravenna, tra via Antica Milizia, via Don Carlo Sala e lo scolo Lama. Il Parco Cesarea è nato con l’ambizione di diventare un nuovo spazio pubblico per il quartiere, ma negli ultimi mesi è finito al centro di un acceso confronto tra alcuni residenti che hanno anche promosso una raccolta firme e l’amministrazione comunale.
Siamo andati a farci un giro in un pomeriggio di metà luglio e il parco era effettivamente vuoto. «Sembra un deserto del Far West», racconta un cliente del vicino supermercato.
«Non si vede mai anima viva. Ci sono solo le persone che abitano qui, qualcuno che passa in bicicletta perché deve attraversare la zona e chi porta fuori il cane. Ma come parco non è utilizzato da nessuno». Secondo Arturo e Aldo, due residenti della zona, entrambi pensionati, il problema sarebbe legato anche alle scelte iniziali sulle piantumazioni.
«Se pianti alberi di pochi centimetri, per farci un parco ci vogliono vent’anni. Cosa si aspettavano?». E in effetti tra le principali critiche di chi ha raccolto le firme ci sono proprio la mancanza di ombra, dovuta alla presenza di alberi ancora molto piccoli, a cui si aggiungono la scarsità di cestini, Il numero limitato di panchine, la scarsa manutenzione del laghetto e soprattutto la gestione del verde ritenuta da molti insufficiente. A guidare l’iniziativa di protesta è stato Luigi Piserchia, residente nella zona da circa dodici anni. Originario di Toronto, si è trasferito a Ravenna proprio attirato dalla città. «Mi sono innamorato di Ravenna, sono venuto qui perché mi piaceva questa città», racconta. Una scelta che oggi, però, secondo quanto riferisce, è accompagnata da qualche riflessione sul futuro. «Sto pensando anche di andarmene».
Secondo Piserchia, il problema riguarda anche le aspettative create intorno alla trasformazione della zona. «Parlando con gli agenti immobiliari, tra il parco innovativo che ci avevano promesso, una casa della salute che non si conclude mai, villette una attaccata all’altra, oggi non riuscirei mai a vendere la casa allo stesso prezzo a cui l’ho acquistata dieci anni fa».
La raccolta firme che riguarda in effetti l’intero quartiere ha raggiunto in sole quattro ore quota 380 adesioni, superando il numero minimo di firme necessario per portare la segnalazione all’attenzione dell’amministrazione comunale. Secondo Piserchia, però, il confronto successivo con il Comune non avrebbe dato le risposte attese.
«Siamo andati lì come cittadini per segnalare un disagio, siamo stati ricevuti dalla Commissione ambiente, ma abbiamo ricevuto risposte molto vaghe e ci hanno suggerito di rivolgerci al Consiglio territoriali. Per quanto riguarda la gestione dell’erba ci hanno spiegato che viene tagliata in base agli accordi con l’impresa, quindi tre o quattro volte all’anno, e che non può essere raccolta».
Per avere un quadro tecnico sulla nascita del parco, abbiamo chiesto l’opinione dell’architetto Antonio Stignani, che aveva vinto il bando per la progettazione. «La concezione del parco è simile a quella alla base del Parco Baronio: la prima fase è stata dedicata alla struttura principale, cioè le piantumazioni, la modellazione del terreno con il lago e i percorsi principali di collegamento. Altri percorsi verranno completati nel tempo. È una scelta tecnica, perché il parco deve maturare e crescere: se arrivasse subito molta gente, rischierebbe di essere rovinato».
Secondo Stignani, l’età del parco è un elemento fondamentale per comprenderne l’aspetto attuale. «Il Cesarea è molto giovane, ha circa cinque anni. Siamo partiti con piante piccole che nei primi anni hanno una crescita limitata, ma nel tempo aumenteranno molto la loro velocità di sviluppo e sarà evidente nei prossimi anni».
La manutenzione, però, resta un elemento centrale anche secondo il progettista. «In questa fase una manutenzione accurata è molto importante, non solo nelle zone libere con prati estesi, ma anche all’interno delle zone boscate. Il parco è stato progettato da privati e, una volta completato, è passato alla gestione dell’amministrazione, che deve prendersene cura». Anche sul taglio dell’erba Stignani evidenzia l’importanza della frequenza degli interventi. «L’erba va tagliata. Qualche sfalcio in più sarebbe meglio. Se si interviene spesso, il materiale triturato può rimanere sul posto; se invece si taglia raramente, lasciarlo sul terreno può creare problemi, è come lasciare il fieno senza raccoglierlo».

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