In Emilia-Romagna, tra il 2009 e il 2024, sono stati avvelenati 1.920 animali. Lo dicono i dati del Portale nazionale degli avvelenamenti dolosi, gestito dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana, su 5.763 campioni analizzati. Secondo uno studio regionale, inoltre, nel periodo 2009-2018 su 603 campioni di fauna selvatica analizzati 220 animali (36,5%) sono risultati avvelenati. Tra le specie più colpite le volpi (fino al 67% dei casi) e i lupi (circa il 26%). Per questo l’Unione della Romagna Faentina lancia un progetto per l’addestramento di unità cinofile cane-conduttore (Uca) per il riconoscimento dei bocconi avvelenati. Il progetto è stato approvato e sostenuto dalla Regione con un finanziamento di 30mila euro a fronte di un costo complessivo di 44.800euro.
La proposta è stata studiata dall’associazione S.A.R. Team Faenza Unità Cinofile e prevede il coinvolgimento dei Servizi veterinari territoriali, delle Forze dell’ordine, degli Enti locali e delle associazioni a tutela della salute pubblica e del benessere animale. Sono previste 28 giornate di formazione, suddivise in teoria e pratica sul campo, secondo gli standard europei del modello Life Pluto, con inizio nel 2027. Tra le attività di formazione il ritrovamento dell’esca, l’invio all’Istituto zooprofilattico sperimentale Lombardia ed Emilia-Romagna, l’inserimento dei dati nel Portale nazionale avvelenamenti (come coordinate geografiche o caratteristiche dell’area di ritrovamento) e la bonifica.
«L’avvelenamento degli animali, oltre a essere una grave minaccia per il benessere animale, è un rischio per la salute umana e per l’ambiente – sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi -. La Regione ha deciso di sostenere il progetto promosso dall’Unione Romagna Faentina, un’iniziativa particolarmente importante anche perché l’Unione ha dimostrato una particolare sensibilità verso questo tema, alla luce dei recenti episodi di avvelenamento e del ritrovamento di bocconi avvelenati in parchi pubblici cittadini. Poter contare su squadre preparate e che intervengono tempestivamente è un’opportunità visto che, ad oggi, operano solo alcune unità dei Carabinieri Forestali, peraltro dislocate in Toscana. Il nostro obiettivo è dotare ogni provincia di una unità cinofila».



