mercoledì
21 Ottobre 2026
gourmet

Una delle migliori osterie d’Italia è in provincia: il riconoscimento di Slow Food

La nuova edizione della guida riconferma la Baita di Faenza. Quattro i ristoranti che hanno ottenuto la Chiocciola in Romagna

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Una delle migliori osterie d’Italia è in provincia di Ravenna: con la nuova edizione della guida Osterie d’Italia di Slow Food arriva la riconferma per La Baita, che anche quest’anno viene premiata con il riconoscimento della “Chiocciola”.

L’edizione 2027 della guida è stata presentata negli scorsi giorni a Torino, e la pubblicazione è disponibile in libreria da oggi (21 ottobre). Nata trentasei anni fa da un’intuizione di Carlo Petrini, che aveva intuito la necessità di censire e valorizzare le osterie tradizionali, allora a rischio di scomparsa, quest’anno la guida si pone come uno “strumento educativo”.  «La guida offre infatti a chi la consulta la possibilità di approfondire, divertendosi, le materie che a scuola si insegnano sempre meno: la geografia, la storia, l’agricoltura, nonché l’economia e la sociologia – commentano da Slow Food – tutto ciò che contribuisce a fare del nostro Paese un territorio complesso che ospita molte diversità. Una volta era il sussidiario che si portava nello zaino, ora è il sussidiario del mangiarbere, definizione inventata in quel lontano 1990 da Folco Portinari».

In Romagna, altri tre locali hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento della Chiocciola, tutte nella provincia di Forlì-Cesena: si parla di Ossteria! a Savignano sul Rubicone, La Campanara di Galeata, e  Osteria dei Frati a Roncofreddo.

A livello nazionale, l’edizione 2027 riporta 1952 segnalazioni (tra cui 175 “locali quodiani”, ovvero pastifici, gastronomie o enoteche con cucina; e le sezioni dedicate bacari veneziani, buffet triestini, malghe trentine, trippai fiorentini e locali tipici regionali). Dei 1952 locali segnalati, 335 hanno ottenuto il massimo riconoscimento della Chiocciola, attribuita alle insegne che si distinguono per l’eccellente proposta e per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza decisamente in sintonia con i valori di Slow Food.

Guardando alle regioni, quelle con più osterie segnalate sono il Piemonte (169), e subito dietro Toscana (158) e Campania (155), mentre diverso è l’ordine se si guarda al numero delle Chiocciole, che vede la Campania di nuovo in prima posizione con 34 locali: seguono il Piemonte con 31 e a pari merito con 26 l’Emilia-Romagna, la Toscana e la Puglia.

«Sono quattro i capisaldi del sussidiario del mangiarbere all’italiana che hanno ridefinito il modello di osteria e che non sono mai cambiati – concludono dalla rete Slow Food -: cucina locale nel suo contesto autentico, uso di prodotti di qualità e del territorio, prezzi accessibili ai più e calda accoglienza. Queste linee guida sono rimaste le stesse da allora e hanno accompagnato un’evoluzione che ha riportato l’attenzione su questo modello di ristorazione a partire dagli anni ‘90, senza tuttavia uniformare una diversità di proposte che invece è parte fondamentale dello spirito della guida. Di tutto questo non si può che ringraziare Carlo Petrini, che per la prima volta è mancato alla presentazione della guida e che è stato ricordato in apertura con le parole dall’amico Piero Alciati».

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