Dal 2018, a Ravenna, per i giovani nati in Italia da genitori stranieri che hanno scelto di richiedere la cittadinanza, il percorso burocratico culmina con una cerimonia in municipio. Non una firma accompagnata da una rapida stretta di mano in un ufficio, ma un momento di condivisione, pensato per unire la solennità al calore dell’informalità. Un’occasione di incontro con il sindaco, durante la quale viene illustrato il valore della cittadinanza e vengono presentate le opportunità del territorio. A suggellare la cerimonia, la consegna dell’atto, di una copia della Costituzione italiana, della bandiera tricolore e di quella dell’Unione europea.
Il progetto nasce con la giunta De Pascale, che ha organizzato 13 cerimonie dal 2018 al 2024 (con uno stop forzato degli incontri aperti al pubblico tra il 2020 e 2021 a causa della pandemia). Dal 2025 il sindaco Alessandro Barattoni, affiancato dall’assessora alle Politiche giovanili Hiba Alif, ha proseguito l’iniziativa con quattro nuove cerimonie, portando a 243 il numero complessivo di ragazze e ragazzi che hanno preso parte al rito. «Cerchiamo di creare gruppi di una quindicina di ragazzi – spiega Alif –. Ogni incontro è preceduto da un momento informale con i giovani e le loro famiglie, durante il quale parliamo dei loro sogni e progetti per il futuro. A seguire, c’è la possibilità di un colloquio individuale con il sindaco, per condividere dubbi e aspirazioni».
Alif ha 21 anni, pochi in più dei ragazzi che incontra, ed è nata a Ravenna da genitori marocchini. La sua presenza e il suo ruolo nella cerimonia raccontano da soli una possibilità concreta: «Ma ogni storia è a sé – continua l’assessora –, e tutte ti lasciano qualcosa. Per molti, la cittadinanza apre la strada a sogni prima irraggiungibili. Come quello di un ragazzo che ho incontrato e che gioca a calcio, e ora sogna la nazionale azzurra». L’aspetto formale, però, non cancella le difficoltà né il peso dei pregiudizi: «Si tratta di ragazzi nati in Italia, che frequentano le scuole del territorio, amici e associazioni sportive. Sono già a tutti gli effetti parte della comunità. Eppure, anche dopo il riconoscimento formale la strada non è in discesa. Io ho avuto la fortuna di nascere con la cittadinanza, già ottenuta dai miei genitori, ma un foglio di carta non protegge dallo scontro, dagli stereotipi, dai giudizi sul proprio aspetto e sulle proprie origini. Oggi si parla di “seconde generazioni”, in Francia si arriva addirittura alla “quinta generazione”. Basta questo a mettere già una nuova distanza tra noi e il territorio in cui siamo nati. Fino a quale numero si conteranno le generazioni, e quando saremo semplicemente italiani?».
La stessa nomina di Alif ad assessora nel giugno del 2025 è stata accompagnata da dure critiche, espresse soprattutto attraverso i social: «Una “botta” che mi aspettavo, ma che ha comunque fatto male – ammette la 21enne –. Dal momento della nomina, sapevo che i mesi successivi sarebbero stati duri solo per il fatto di chiamarmi Hiba Alif, ma le critiche non si sono limitate alle mie origini, anche al mio essere giovane e donna. Sono attacchi a cui non ci si abitua mai davvero. Quello che ripeto fin dall’inizio è: giudicatemi per il mio operato, non per la mia età, il mio genere o le mie origini». Per Alif, la risposta passa anche dalla possibilità di creare occasioni di incontro e conoscenza reciproca: «La novità, spesso, spaventa. È per questo che credo che il modo migliore per favorire l’integrazione, anche a livello amministrativo, sia quello di creare sempre più punti di incontro e scambio tra cittadini ravennati e stranieri, riflettere sulla percezione della diversità e investire sulla reciproca conoscenza. È proprio la mancanza di contatti diretti a generare diffidenza». Dall’altro lato, l’assessora sottolinea l’importanza di non vedere il suo ruolo ridotto a un’icona di riferimento per le persone con background migratorio: «Non considero le mie origini una carta da giocare per fare carriera: non sono entrata in politica con la volontà di impegnarmi “per gli stranieri”, ma per la mia città – conclude Alif –. Sicuramente, il mio vissuto mi offre uno sguardo più ampio e attento, che considero un valore aggiunto, ma l’obiettivo è quello di impegnarmi e lavorare per tutti i cittadini, stranieri o no».


