Quello che vi diranno alcuni tifosi storici, quelli che “c’erano anche in Promozione”, è che fino a pochi mesi fa facevi le trasferte a Corticella e quindi adesso bisogna ringraziare che vai anche solo ai playoff di Serie C. Quello che vi diranno i fighetti da tribuna, tornati allo stadio grazie ai risultati degli ultimi mesi, è che con un altro allenatore, un altro acquisto, un altro portiere, ora stavi festeggiando la vittoria del campionato. La verità, come sempre, sta nel mezzo.
Nessun miracolo
Il primo campionato del Ravenna di Cipriani tra i prof del calcio si è chiuso (al terzo posto del girone B di serie C con 73 punti in 36 partite) con un bilancio sicuramente più che positivo, anche se non si tratta di una vera e propria sorpresa e men che meno di un “miracolo sportivo di una neopromossa”, come dice qualcuno, probabilmente mentendo sapendo di mentire. Perché il Ravenna era una neopromossa solo sulla carta, con in rosa oggi una ventina di nuovi giocatori con esperienza già in Serie C o anche in categorie superiori e solo cinque reduci dal gruppo della D, di cui appena due titolari in quella che si può definire oggi la formazione tipo: Esposito (praticamente al debutto in C e probabilmente il migliore – come “certificano” le nostre pagelle – lui sì, vera sorpresa in positivo) e Rossetti, ora infortunato, ma con già ampia esperienza tra i prof. Per un monte ingaggi complessivo che sfiora i 4,7 milioni di euro e che è il quarto del gruppo B; un dato che in serie C (dove non c’è una vera compravendita di cartellini) dà il reale valore delle rose dei vari gironi. Non per nulla, a parte il flop della Ternana che ha speso più di tutti senza risultati (se non quello di essere sull’orlo del fallimento), la s
econda e la terza squadra con il monte ingaggi più elevato sono rispettivamente Arezzo e Ascoli, appaiate in testa alla classifica a 90 minuti dal termine (il Ravenna nell’ultima giornata riposerà). Il risultato sportivo è quindi una giusta conseguenza degli investimenti di una società ambiziosa che tra l’altro ha il merito di essere riuscita a costruire una rosa forte in fretta e furia solo dopo l’ufficialità del ripescaggio in luglio inoltrato. Un mercato quindi che va promosso a pieni voti, con alcune scommesse vinte e tanti giocatori che erano già una certezza per la categoria. Il merito va anche condiviso naturalmente con mister Marchionni, che nel giro di poco più di un anno ha portato la squadra a vincere la Coppa Italia e i playoff in serie D e – assemblando una rosa appunto con tanti volti nuovi – a un prestigioso, per quando platonico, titolo di campione d’inverno in C. Poi il black out che gli è costato la panchina, colpa di una sua scarsa flessibilità forse, ma anche di una serie di infortuni e probabilmente dell’unico vero errore, pesante, del club, paradossalmente l’acquisto più chiacchierato, quello di Viola, giocatore che fino a poc
hi mesi prima giocava in Serie A. Ma che pare abbia rotto i famosi equilibri dello spogliatoio, difficile da inserire tatticamente nel 3-5-2 di Marchionni (che non lo voleva) e che ha messo indirettamente in ombra quello che fino a quel momento era stato tra i migliori giocatori della stagione, Spini. L’arrivo di Mandorlini sulla panchina ha riportato la squadra pian piano al top (l’ultima striscia parla di cinque vittorie consecutive senza gol subiti), non senza difficoltà (imbarazzante la prestazione rinunciataria nel big match di Ascoli, forse il punto più basso della stagione insieme al ko di Terni che costò la panchina a Marchionni), ma ora con una fisionomia di nuovo chiara e una ritrovata condizione fisica che non può che far ben sperare in vista del finale di stagione.
Verso i playoff
Come noto, il Ravenna ha chiuso il proprio campionato come migliore terza dei tre gironi di C, il che dà ai giallorossi un indubbio vantaggio (in teoria) nei primi due turni nazionali dei playoff (dal 10 maggio), a cui partecipano quasi 30 squadre e che mettono in palio però solo una promozione. Una vera e propria impresa. Il Ravenna non parte tra le favorite – quelle saranno le tre seconde, casomai, oltre probabilmente alla Salernitana – ma nessuno sarà contento di affrontare i giallorossi, squadra esperta e che può mettere in difficoltà chiunque, almeno in quei 20-30 minuti della partita in cui riesce ad alzare i ritmi. Che sono stati un po’ il tallone d’Achille di una formazione con un’età media molto alta e a volte un po’ troppo compassata.

Ma andiamola a vedere, la formazione che sarà protagonista ai playoff, con 13-14 giocatori che mister Mandorlini ha ormai individuato come “titolari”. La garanzia è la difesa a tre composta da Donati, Esposito e Solini; sulle fasce agiranno gli esterni Bani, in grande crescita dopo l’arrivo in gennaio, e probabilmente Da Pozzo, la nota più positiva del finale di stagione (l’alternativa è Donati, con Bianconi al suo posto in difesa). A centrocampo la certezza è Lonardi, la cui stagione è andata in crescendo grazie anche all’intuizione di Mandorlini di spostarlo leggermente più avanti, da mezzala. Quando avrà recuperato sarà nuovamente titolare fisso davanti alla difesa Rossetti, unico nel dare equilibrio alla squadra, mentre il pacchetto centrale sarà probabilmente completato da Tenkorang, che può garantire inserimenti e coperture (le alternative sono Di Marco, che sta tornando in condizione dopo alcuni infortuni e garantisce più palleggio, e lo stesso Viola, che Mandorlini ha intelligentemente reinserito in gruppo, provandolo anche da regista). Davanti, secondo noi, la coppia ideale resta quella “leggera”, composta dal bomber Fischnaller e da Spini, con Okaka pronto a entrare nel caso serva qualche chilo in più (e chissà che Motti non ritrovi la spensieratezza di inizio stagione).
Il futuro
Comunque vada, sarà stata un’ottima prima stagione in Serie C, come detto. Se non dovesse arrivare la promozione, il prossimo anno si potrà ripartire da una base molto solida, con tanti giocatori ancora sotto contratto. Basterebbero alcuni acquisti mirati per puntare dritti al primo posto. E allora – lo diciamo noi – la scelta più difficile sarà quella del nuovo allenatore. In caso di promozione resterà Mandorlini, come da contratto. Nel più probabile caso di permanenza in C, o comunque in ottica di lungo periodo, forse sarebbe più logico ringraziarlo per il lavoro svolto – è stata davvero probabilmente la migliore scelta che si potesse fare, in corso di stagione: un uomo di grande esperienza che già conosceva molto bene l’ambiente – evitando però di portare avanti una situazione che alle prime difficoltà potrebbe diventare esplosiva (il diesse che è il padre dell’allenatore, che a sua volta allena un altro figlio). L’occasione sarebbe quindi quella ideale per cercare un profilo nuovo, che punti prima di tutto su un’identità di gioco offensiva, in linea con lo stile molto moderno della nuova società. Indipendentemente dai risultati, Ravenna – questo Ravenna – dovrebbe ambire a diventare una piazza modello, dove si fa calcio, in primis sul rettangolo di gioco, con uno stile propositivo. Il paragone facile facile è quello con gli anni novanta di Gigi Del Neri e Francesco Guidolin, protagonista della prima promozione in B della storia giallorossa quando ancora non aveva 40 anni. Si avrà il coraggio di cercare un nuovo Guidolin? E di puntare in campo non solo sull’usato sicuro ma anche su giovani di belle speranze come furono – per continuare il parallelo con quegli anni, forse imparagonabili – Toldo, Scapolo, Zauli, Sotgia, Torrisi o Buonocore?
La società e la piazza
Nel giro di due anni il nuovo corso Cipriani ha riportato il Ravenna dalle paludi della serie D a lottare per la Serie B, lo abbiamo detto e va sempre ricordato. Fuori dal campo, forse, il lavoro è stato ancora più eclatante: restyling dello stadio, marketing spinto, sponsorizzazioni cresciute a livello esponenziale, progetti con le scuole e tentativi di coinvolgere le altre società del territorio. La piazza ha risposto presente, ma si può fare anche di più: uno stadio da 5mila posti, in un contesto del genere, restiamo dell’idea che dovesse andare esaurito tutte le domeniche. Ci sarà tempo, i semi, se coltivati, daranno frutti (sono tanti i giovani tornati al Benelli, per esempio). Capitolo a parte meriterebbe il vivaio: la decisione di affidarlo a una persona esperta e perbene come Massimiliano De Gregorio è stata sicuramente quella giusta, ma quello che è terminato è stato letteralmente l’anno zero, da cui ora si deve iniziare a risalire e anche cercando di recuperare il tempo perduto (con un budget adeguato).
Le strutture
Fondamentali, in questo senso, saranno le strutture. La società ha annunciato l’intenzione di rivoluzionare il centro sportivo di Fosso Ghiaia che ha attualmente in concessione e di realizzarvi due campi in sintetico. Ma dal Comune, a cui abbiamo chiesto una conferma, ci dicono soltanto che «è stata manifestata la volontà di riqualificare il centro» e che «vaglieremo attentamente la progettualità che sarà presentata nelle sue parti tecniche e amministrative». Difficile che si possa essere pronti per l’avvio della nuova stagione sportiva, come auspicato inizialmente. E questo sarà un problema.
Per quanto riguarda invece lo stadio Benelli, resta a noi incomprensibile la scelta del Comune di limitarsi a un progetto di basso profilo di riapertura dei Distinti. L’arrivo di una società così ambiziosa era l’occasione per progettare insieme qualcosa di più innovativo; Ravenna poteva diventare un esempio a livello nazionale, in un periodo in cui si parla spesso a vanvera di nuove strutture all’avanguardia. E poteva essere l’occasione per rigenerare un quartiere che sta vivendo peraltro male le disposizioni di sicurezza messe in campo a ogni partita, spesso davvero incomprensibili – per non usare altri termini – come in occasione delle chiusure per l’ultima partita al Benelli, praticamente senza tifosi ospiti presenti. Anche dalla questura ci aspettiamo in futuro scelte decisamente più coraggiose. Come auspichiamo coraggio nelle decisioni di club, Comune e, in qualche modo, anche tifoseria. Per portare davvero la Ravenna del calcio in un’altra categoria.



