La donna più veloce del mondo sugli sci è la 35enne Valentina Greggio: ad aprile 2026, sulla pista di Vars (in Francia), l’atleta di Verbania ha raggiunto 248,2 km/h. La detentrice del record mondiale di sci di velocità e vincitrice di otto Coppe del Mondo sarà a Faenza il 30 ottobre per il Festival della Montagna: Greggio si racconterà alle 20.45 nell’aula magna della scuola Europa in via degli Insorti.
Che emozione ha provato quando si è resa conto di essere la sciatrice più veloce di sempre?
«L’ho capito subito. Quando sono arrivata al traguardo c’era già qualcuno che iniziava a muoversi e a reagire. E a dire la verità non è stata comunque una cosa del tutto inaspettata: nei giorni precedenti, o già durante la prova, mi sono resa conto che ero vicina al risultato, che però può sempre svanire».
Ha battuto il record che lei stessa deteneva. Entrambi raggiunti sulla stessa pista, ma a 9 anni di distanza. Che cosa ha di speciale quel tracciato?
«Vars è la pista più veloce al mondo e attualmente è l’unica che permette di raggiungere certe velocità. Ho un legame particolare con quella pista, anche se non so dire se dipenda dal fatto che mi abbia regalato questi risultati oppure se mi piaccia semplicemente più delle altre».
A quelle velocità, sugli sci e senza protezioni paragonabili a quelle di altri sport motoristici, non ha mai paura?
«Ci sono circostanze nelle quali anch’io ho paura. Quando ho fatto il record, però, ero molto convinta di quello che stavo facendo. Sono consapevole di quello che può succedere, perché so benissimo che possono esserci degli imprevisti e che questa disciplina può essere pericolosa. Ma conosco quello che sto facendo e cerco di affrontarlo con la massima consapevolezza».
Ha sempre sognato di praticare lo sci di velocità oppure ha iniziato con altre discipline?
«Lo sci di velocità non si pratica da bambini: immaginare un bambino di tre anni che si lancia dritto a quelle velocità sarebbe impensabile. Sono sempre stata un po’ spericolata, ma non sapevo nemmeno che esistesse questa disciplina. L’ex allenatore della squadra nella mia zona mi aveva vista in alcune gare di sci alpino e mi chiese se mi sarebbe piaciuto provare. Dissi subito di sì, gasatissima, anche se non avevo le idee molto chiare su quello che sarei andata a fare. Ho provato e hanno visto che andavo subito molto bene: già nel primo anno ho ottenuto buoni risultati e dal secondo sono entrata in squadra. Era il 2013, quindi avevo circa 22 anni».
Come si allena per preparare una gara?
«La preparazione è simile, per molti aspetti, a quella degli atleti di altre discipline, ma gli esercizi sono più specifici. In primavera e in estate lavoro maggiormente sulla componente aerobica. Avvicinandoci all’inverno, invece, mi dedico sempre di più alla palestra. Allenarsi sulla neve è più complicato, perché in Italia non abbiamo piste adatte alla nostra disciplina. Ogni tanto riusciamo ad andare a Cervinia, anche se si tratta di un tracciato più lento».
Perché lo sci di velocità non è nel programma olimpico?
«Questa disciplina era già stata presente ai Giochi del 1992 come sport sperimentale. Si era parlato della possibilità di inserirla nel programma dal 2030, in Francia. Poi, a quanto pare, ci sono state delle controversie politiche, ma non conosco le vere motivazioni. Credo comunque che organizzare una gara olimpica di sci di velocità sia complicato. Non ovunque esistono piste capaci di consentire prestazioni adeguate. Si potrebbe gareggiare su un tracciato più lento, come già accade in alcune prove di Coppa del Mondo, ma sarebbe difficile mostrare davvero di cosa è capace questa disciplina: andare a 180 km/h, per noi, sarebbe piuttosto riduttivo. Bisogna considerare anche le condizioni meteorologiche: nel nostro sport talvolta si aspetta moltissimo prima di riuscire a gareggiare. Immagino che anche dal punto di vista televisivo non sia semplice organizzare tutto, ma non so se questo sia davvero un motivo».
Quanto le dispiace non aver mai partecipato alle Olimpiadi?
«Sicuramente mi dispiace, ma per il movimento, più che per la gara in sé. Le Olimpiadi sono una competizione secca: può succedere di tutto, può vincere qualcuno che non ti aspetti oppure un atleta molto forte può perdere una medaglia per una prestazione non all’altezza. Per la nostra disciplina, secondo me, la cosa più importante è battere un record del mondo. Ogni anno qualcuno vince la Coppa del Mondo, ogni due anni qualcuno conquista un titolo mondiale e ogni quattro anni qualcuno vince le Olimpiadi. Un record del mondo, invece, può rimanere imbattuto per dieci o vent’anni. È qualcosa che resta nella storia».
L’anno scorso è riuscita anche a battere gli uomini in una gara di Coppa del Mondo. Come ha vissuto quella prestazione?
«In quella stagione mi ero già avvicinata molto agli uomini, soprattutto nelle prove e nelle qualifiche, e spesso ero riuscita a batterli. Però c’era sempre una giustificazione: che fosse soltanto un allenamento, che qualcuno non avesse gli sci preparati al meglio oppure che la qualifica non contasse abbastanza. In quella gara, invece, li ho battuti in finale, quindi nel momento decisivo della Coppa del Mondo. A quel punto non c’erano più scuse».
Di cosa si occupa fuori dalla pista e come riesce a conciliare lavoro e sport?
«Sono un’insegnante di scienze motorie alle scuole superiori e cerco di organizzarmi nel modo migliore possibile. È un lavoro che, per certi aspetti, mi agevola: chiedo un part-time e cerco di avere poche ore, in modo da conservare almeno un paio di giorni liberi alla settimana per gli allenamenti. C’è poi un aspetto a cui spesso non si pensa: anche la preparazione dei materiali richiede tantissimo tempo e mi capita di spostarmi in giro per l’Italia per cercare di mettere insieme tutti i pezzi necessari. Quando devo partire per le gare, invece, chiedo dei permessi».
Da quando è piccola, vive a contatto con le montagne, luoghi in cui il cambiamento climatico è sempre più palese. Che rapporto ha con il fenomeno?
«Accetto quello che purtroppo c’è: il cambiamento climatico lo notiamo tutti ed è un problema. D’altra parte, però, non mi ostino a cercare una soluzione. Tante persone mi dicono: “Quando non ci sarà più neve, scieremo sulla plastica”. Ecco, a me piace lo sci perché è un’attività all’aria aperta, in un ambiente naturale. Pensare di fare la stessa cosa sulla plastica, in modo completamente artificiale, non mi piacerebbe».
Quanto può durare la carriera di una sciatrice di velocità e come immagina il suo futuro dopo lo sport?
«La nostra è una specialità che si comincia relativamente tardi e nel quale l’esperienza conta molto, soprattutto nella preparazione dei materiali. Bisogna trovare il giusto compromesso tra l’esperienza acquisita negli anni e la prestanza fisica, che inevitabilmente può diminuire con il tempo. Non so esattamente quanto potrò andare avanti, ma se nello sci alpino ci sono atleti più grandi di me che continuano a gareggiare, credo potrò fare lo stesso».
Il prossimo obiettivo è superare i 250 km/h?
«In realtà era già un obiettivo, ma le condizioni della neve non hanno permesso di raggiungerlo. Ho comunque fatto qualcosa di eccezionale arrivando a 248 km/h, considerando che il primo uomo, nelle stesse condizioni e in quel momento, aveva raggiunto i 250 km/h (il record maschile è di 255 km/h, stabilito nel 2023, ndr). Tenendo conto delle condizioni che c’erano, sono già molto soddisfatta di aver migliorato i miei primati e di essermi avvicinata così tanto a quella velocità. Se si presenteranno nuovamente le condizioni giuste, però, l’obiettivo è chiaro: superare il muro dei 250 km/h».
Valentina Greggio
Campionessa del Mondo Speed Skiing


