venerdì
24 Luglio 2026
Rubrica Controcinema

Il nuovo film di Nolan è semplicemente meraviglioso e indimenticabile

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L’Odissea di Omero: la prima grande opera narrativa della cultura occidentale. E anche l’ultimo meraviglioso, spettacolare, indimenticabile film del regista inglese Christopher Nolan, con un cast fenomenale sul quale lasceremo perdere ogni presunta polemica: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya, Charlize Theron, Lupita Nyong’o, Travis Scott. Ogni film di Nolan è un evento totale, nel quale il cinema è portato sempre al massimo delle sue possibilità di espressione artistica ed emozionale.

Odissea è stato girato in pellicola IMAX 70mm tra Grecia, Marocco, Italia, Scozia, Islanda, con la fotografia maestosa di Hoyte van Hoytema; senza nessun effetto digitale al computer o in IA; e la colonna sonora di Ludwig Göransson che sembra quasi nascere insieme alle immagini. Non mi sembra irriverente pensare che Christopher Nolan sia di fatto l’unico autore che ha proseguito l’idea di Cinema Totale di Stanley Kubrick: film kolossal dal budget enorme, ma sempre e solo pensati e realizzati come Arte cinematografica. Ma in che modo Nolan si rapporta con un poema antico e fondante per l’Occidente come l’Odissea? Riflettendo proprio sul suo essere l’opera fondativa di tutte le nostre narrazioni, l’origine arcaica di ogni nostra possibile storia a venire, una sorta di DNA primitivo dal quale tutto si sarebbe poi sviluppato per evoluzione: poemi, teatro, letteratura, e infine cinema. Non ha senso porsi problemi di fedeltà filologica rispetto a un testo che nasce come poema orale; e quindi Nolan fa la sua scelta, dà la sua lettura del Mito.

Se l’Iliade è la storia di una guerra, Odissea è la storia del ritorno a casa: cioè la matrice originale della storia di un reduce dalla guerra. Qui inizia l’interpretazione del mito di Nolan. Odisseo è l’astuto autore del Cavallo di Troia, l’espediente col quale i Greci sconfiggono Troia alla fine di dieci anni di guerra. Ma per Odisseo è anche l’inizio del trauma dell’essere umano moderno: vede la devastazione della guerra, il saccheggio, le morti e i cadaveri accumulati. Il dubbio diventa rimorso, dolore interiore, senso di colpa. I morti sul campo di battaglia tornano a parlarci; e i vivi lottano per sopravvivere contro Dei e Natura, ma anche contro gli altri esseri umani. Nolan ci racconta Odisseo come l’antenato di Oppenheimer: esplorare e vivere il mondo tramite la conoscenza e le proprie capacità quasi divine; ma anche la possibilità di uccidere e sterminare. Odissea è un film su come l’Umanità è nata e diventata; un film che si alterna tra abbacinanti luci diurne, plumbee tempeste nel mare, e l’oscurità dei palazzi dove covano congiure e morte. Quasi a echeggiare, in questa storia evolutiva delle narrazioni occidentali, che a partire da Omero si sarebbe arrivati a Shakespeare.

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