domenica
13 Settembre 2026

Current 93 in vacanza a San Mauro Mare

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Fabrizio Testa – Diario Notturno (2026)
C’è una riga di testo scritta da De Andrè che dice “non regalate terre promesse a chi non le mantiene”. È una frase che per qualche motivo mi si è attaccata addosso, e unita al fatto che sta nella seconda strofa di una canzone intitolata Rimini, nella mia testa ha finito per diventare il racconto più breve di un rapporto complicato tra la riviera romagnola e la visione della riviera romagnola che abbiamo vivendoci dentro. Sono passati da decenni i bagordi pazzi delle visioni di feste riccionesi senza fine tra modernità e trash spinto, un po’ alla Claudio Cecchetto, ma il mito dei vitelloni e del divertimento ad ogni costo è ancora il prodotto principale venduto in tutto quello che succede a 5 km dalle coste romagnole. Eppure da dentro abbiamo sempre avuto la percezione dell’impalcatura un po’ fatiscente che stava dietro a quel mito, e nella crisi del presente ci siamo abituati a considerarlo il nostro habitat – prima o poi l’antropocene produrrà le sue riserve naturali, noi per sicurezza ci portiamo avanti. In questo contesto si butta a gamba tesa il nuovo album di Fabrizio Testa, musicista lombardo che fino a qualche anno fa firmava i dischi a nome Il Lungo Addio e oggi prosegue il suo percorso con il nome di battesimo.

Piuttosto chiara la descrizione sulla pagina bandcamp di Diario Notturno, il suo nuovo album (traduco liberamente dall’inglese): “questo disco industrial sperimentale esoterico acustico esplora i sogni e le visioni del guardiano notturno di un campeggio nella riviera romagnola”. È la rendition sonora di un libro autopubblicato di qualche anno fa, e soprattutto l’ennesima tappa di un viaggio perlustrativo che dura da una vita intera, iniziato con lunghe passeggiate invernali per le spiagge dei lidi più periferici e trasferitosi presto in una dimensione puramente mentale. È uno dei suoi dischi più complessi. Dà l’idea di essere impostato come la finta colonna sonora di un immaginario mondo movie che mostra le bizzarrie, il tran tran quotidiano e gli occasionali orrori che passano davanti agli occhi dei gatekeeper (nel caso di specie, appunto, l’immaginario guardiano di un camping di periferia), abituati a guardare e passare. Restiamo in attesa di una moderna apocalisse. Estetica rigorosamente vintage-neofolk (alla Current 93, per capirci), cotto da una giornata al sole, arrangiato da dio e – sia ben chiaro – piuttosto spaventoso.

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