Trattenuti 350mila euro di tasso di soggiorno: 40 albergatori indagati per peculato

Sotto inchiesta i primi cinque anni dall’introduzione dell’imposta: le imprese hanno versato in ritardo o non lo hanno mai fatto gli incassi dai turisti per ogni notte di alloggio. C’è chi deve quasi 100mila euro. E la lista civica La Pigna chiama in causa anche gli amministratori pubblici

KeysQuaranta imprenditori titolari di vari tipi di strutture ricettive nel comune di Ravenna – alberghi, b&b, agriturismi, campeggi e ostelli – sono indagati dalla procura per peculato perché avrebbero versato in ritardo o mai versato alle casse pubbliche dell’amministrazione comunale le entrate della tassa di soggiorno introdotta dal 2013. La cifra in ballo sarebbe di circa 350mila euro suddivisi in un periodo di cinque anni (dal totale è escluso il conto del 2018). Vale la pena ricordare che annualmente l’entrata per il Comune dovrebbe essere di circa due milioni di euro. I dettagli della vicenda si apprendono dalle pagine di Resto del Carlino e Corriere Romagna che negli ultimi due giorni ne hanno dato notizia.

Come noto la tassa di soggiorno è una imposta che possono introdurre le amministrazioni locali e corrisponde a una cifra – variabile in base alla struttura e al livello qualitativo – che ogni turista paga per ogni notte trascorsa in alloggio. La struttura ricettiva incassa per conto del Comune e il regolamento prevede un versamento trimestrale, da fare alla società Ravenna Entrate che si occupa di tutte le riscossioni di Palazzo Merlato. Le situazioni dei 40 imprenditori che hanno ricevuto l’avviso di indagine sono molto variabili: c’è chi è in debito per qualche decina di euro ma anche chi ne devo quasi centomila.

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Bedroom Door Entrance 271639(1)Secondo Veronica Verlicchi, consigliera comunale della lista civica La Pigna, «l’inchiesta non può prescindere dalla valutazione delle responsabilità che gravano sui dirigenti e sugli amministratori della stessa società Ravenna Entrate e del Comune di Ravenna». I due soggetti «non procedendo con le doverose azioni di recupero, hanno messo a repentaglio il credito tributario e, allo stesso tempo, favorito il mancato riversamento dell’imposta con conseguente esposizione dei responsabili all’accusa di peculato». Verlicchi fa sapere che a settembre 2018 ha depositato alla guardia di finanza e alla procura regionale della Corte dei Conti due esposti dettagliati e redatti sulla base dei dati emersi dalla documentazione ottenuta con apposita richiesta al Comune: «Le azioni di recupero del credito da parte di Ravenna Entrate sono partite solamente a giugno 2018, dopo le nostre insistenti richieste di chiarimenti, favorendo, così, l’evasione per ben cinque anni. Ma anche l’amministrazione ha le proprie ed evidenti responsabilità, non fosse altro perché nei bilanci comunali di previsione e nei rendiconti, il dato dell’imposta evasa non era indicato specificatamente, pur essendone a conoscenza».

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