Il mercato delle forze di lavoro in provincia di Ravenna (387mila abitanti) nel 2025 contava 172 mila occupati (-0,9 percento rispetto al 2024), settemila disoccupati (-0,3 percento) e 107mila inattivi. Questi ultimi sono le persone che in età lavorativa non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare: il dato 2025 supera i picchi registrati nel 2018 (105, a causa degli effetti della crisi economica), nel 2020 (106, per la pandemia) e nel 2023 (106, per l’alluvione).
I dati provengono da una analisi del servizio Statistica della Provincia di Ravenna divulgato alla fine di aprile
(12 pagine scaricabili dal sito) per commentare la Rilevazione sulle forze di lavoro (Rfl) diffusa da Istat, fonte da cui vengono derivate le stime ufficiali degli occupati e dei disoccupati del mercato del lavoro.
Gli occupati
Il numero di dipendenti è in aumento (+ tremila occupati; +2,2 percento), dato che supera il livello pre-pandemia (+3,8), mentre la componente dei lavoratori autonomi regi- stra un calo di 4.500 unità (-12,8) rispetto al 2024 e di 8.200 unità (-21) se raffrontata al 2019. «La dinamica – si legge nell’analisi della Provincia – riflette una ricerca di maggiore stabilità lavorativa da parte dei lavoratori, ove il lavoro dipendente beneficia, in fasi economiche complesse, di sgravi contributivi (taglio del cuneo fiscale), spesso assenti per i lavoratori autonomi, e che rendono il lavoro dipendente più conveniente sia per il lavoratore che per l’impresa. Inoltre, la presenza di incentivi all’assunzione, attraverso vari bonus assunzioni».
Tasso di occupazione
Nella fascia 20-64 anni si attesta al 75,5 percento, in crescita di 0,6 punti percentuali rispetto al 2024, ma ancora leggermente al di sotto del livello pre-pandemia (-0,2 p.p.). L’incremento rispetto all’anno pre- cedente, anche in presenza di una lieve riduzione del numero assoluto di occupati, segnala una maggiore incidenza dell’occupazione sulla popolazione di riferimento, «indice di un mercato del lavoro che continua a mostrare solidità»
I comparti
Il comparto con l’andamento peggiore è quello dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (-3.500 occupati; -35%), a seguire le costruzioni (-1.800 occupati; -15,2%) ed infine il commercio, alberghi e ristoranti (-2.100 occupati; -5,9%). L’agricoltura ha dovuto affrontare sfide legate ai cambiamenti climatici, con ondate di calore intervallate da precipitazioni. Le costruzioni soffrono il ridimensionamento degli incentivi edilizi. «Probabilmente il Superbonus e gli altri incentivi fiscali avevano creato una bolla di piccoli cantieri privati. Ravenna, con un tessuto edilizio fatto di molte piccole imprese artigiane, ha risentito immediatamente del blocco delle cessioni del credito e del ridimensionamento delle aliquote. Molte di queste piccole realtà, nate o ingrandite solo per i bonus, hanno chiuso o ridotto il personale». I settori invece che segnano un incremento sono l’industria in senso stretto (+2.800 addetti, +6,7%) e le altre attività di servizi (+3.000 unità, +4,1%).
Disoccupati
Sostanziale stabilità del numero, circa 7 mila unità. Si assiste ad una situazione antitetica: ri- sulta in marcata diminuzione il numero di disoccupate (-28,4%) a fronte di un aumento quasi speculare dei disoccupati (+28,6%), che segna una differenza di genere delle donne rispetto agli uomini di -42,6%. «Il calo del numero di disoccupate può essere spiegato da alcuni fattori: l’aumento dell’occupazione permanente, sostenuto da politiche attive e incentivi aziendali, ha permesso la stabilizzazione di molte lavoratrici tramite la conversione di contratti a termine in permanenti, inoltre le donne tradizionalmente occupano maggiormente i posti creati nel set- tore terziario (servizi, sanità, istruzione), che è cresciuto». Parte di questo calo nasconde una nota negativa: «L’aumento delle inattive sugge- risce che molte donne abbiano desistito dal cercare lavoro per motivi familiari o per sfiducia, uscendo così dalle statistiche dei disoccupati». L’aumento dei disoccupati è dovuto a una serie di concause: «Rallentamento nei settori quali l’edilizia e l’agricoltura, storicamente a maggiore occupazione maschile ed una crescita della forza lavoro non assorbita dalla domanda: un numero maggiore di uomini è entrato nel mercato del lavoro o è tornato a cercare lavoro».
Dinamiche della disoccupazione
Il tasso di disoccupazione (rapporto tra la popolazione che è alla ricerca di un lavoro e le forze di lavoro 15-74 anni) si mantiene stabile a 4,1 percento, allineato al regionale e minore del nazionale (-2,0 p.p.). Il tasso di disoccupazione femminile scende al 3,4% (-1,2 p.p. rispetto al 2024 e -2,9 p.p. rispetto al 2019). Aumenta il tasso di disoccupazione giovanile (15-34 anni), che sale al 9,7 percento (+2,4 p.p.). L’aumento coinvolge entrambi i generi, ma con intensità diversa: la componente maschile raggiunge il 12,5% (+3,3 p.p.), un valore più che doppio rispetto a quello femminile (5,7%, +0,9 p.p.). La provincia presenta un tasso totale peggiore nel confronto con la regione (+2,1 p.p.)
Inattivi
L’aumento è riconducibile a tre fattori tra loro interconnessi: «In primo luogo, l’invecchiamento della popolazione e quindi il raggiungimento dell’età pensionabile o una minore partecipazione. In secondo luogo, un effetto di scoraggiamento, particolarmente diffuso tra le donne, che di fronte a difficoltà di inserimento o conciliazione tra vita lavorativa e familiare tendono a interrompere la ricerca di un’occupazione. Infine, alcuni eventi climatici locali recenti, come l’alluvione del 2023 e le condizioni climatiche estreme registrate nel 2025, hanno ridotto le opportunità di lavoro e contribuito ad alimentare la fuoriuscita dal mercato del lavoro scoraggiando la ricerca di un impiego».
Divario di genere e sfida giovanile
Il tasso di inattività (rapporto tra le persone non appartenenti alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione di riferimento 15-74 anni) si porta a 37,4%, in aumento di 0,8 p.p., con la componente femminile in crescita di 1,3 p.p. (44,8%), mentre quella maschile pressoché stabile (29,9%; +0,3 p.p.).
Conclusioni
L’analisi arriva alla conclusione che il mercato del lavoro ravennate si presenta dinamico e attrattivo per gli uomini adulti, mentre emergono criticità per le donne e i giovani, sia nella fase di ingresso sia nella permanenza occupazionale. L’occupazione è molto alta nelle età centrali e la disoccupazione è bassa, «segno di una forte capacità del territorio di assorbire la forza lavoro adulta grazie a un sistema economico stabile basato su servizi, industria e filiere locali». Le criticità sono l’ingresso, l’asimmetria di genere e l’uscita precoce: «I giovani faticano a entrare, restando intrappolati tra disoccupazione (maschi) e inattività (femmine); i divari di partecipazione restano ampi, specialmente nelle fasi della genitorialità (35-44 anni); la componente femminile over 55 abbandona il mercato con largo anticipo».



