giovedì
04 Giugno 2026
Faenza

Poliziotto da 40 anni: «I grandi cambiamenti? Videosorveglianza e Codice Rosso»

Va in pensione l'ispettore Fabio Valli, dopo il servizio sulle Volanti e l'incarico all'ufficio affari generali: «Il cittadino ora è meno diffidente verso la divisa». Dal 1995 vicesegretario del Sap: «Un modo per aiutare i colleghi»

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Letteratura e cinema ci hanno abituato a immaginare la polizia come se fosse fatta solo da investigatori su omicidi e rapine, ma chi indaga sui casi più delicati può farlo anche grazie al lavoro dei colleghi dietro le quinte. Non ispireranno la prossima serie Netflix (o forse sì), ma forniscono un supporto prezioso. Ne sa qualcosa l’ispettore Fabio Valli. A ottobre andrà in pensione dopo 41 anni in divisa a Faenza, la città dove è nato, trascorsi proprio dietro le quinte. Cominciò alla polizia amministrativa con il rilascio di licenze da caccia e passaporti, gli anni 90’ li ha trascorsi in strada sulla volante e dal 2005 al pensionamento è stato all’ufficio affari generali del commissariato. È l’intestino della polizia, definizione dello stesso Valli: «È un organismo fondamentale per l’attività, quando non si vede e non si sente vuol dire che tutto funziona bene».

Come dice il nome, non c’è una specificità del lavoro: «Può capitare di trattare tutto quello che manda avanti il commissariato, dalle cose di routine agli imprevisti». La lista di esempi non ha fine: «I pagamenti delle buste paga, le necessità di officina delle pattuglie, le questioni tecniche della centrale radio fino a quando era presente a Faenza, la manutenzione della sede…».

Lavorare in polizia per così tanti anni nello stesso contesto ha fatto sì che Valli abbia visto cambiare l’attività della polizia e di riflesso anche Faenza e i faentini: «La differenza più significativa che contraddistingue ora la comunità credo che sia la multiculturalità. Ricordo negli anni ’90 che ci sembrava incredibile vedere gli sbarchi di albanesi che attraversavano l’Adriatico fino alla Puglia. Oggi vediamo ben altro».

Le liti in famiglia invece rimangono una costante nella lista degli interventi. Però è cambiato l’approccio: «La differenza grande è stata l’arrivo del Codice Rosso. Ma più in generale ora non c’è più la tendenza di un tempo, un po’ bonaria, di cercare la conciliazione. La consapevolezza del fenomeno della violenza di genere è più consolidata e la sensibilità con cui si trattano i casi è diversa».

È cambiato anche il modo in cui il cittadino guarda all’agente di polizia che ha di fronte: «Per la mia esperienza in passato c’era più diffidenza, anche perché era più difficile sapere le cose e ci si rivolgeva alla pubblica amministrazione senza avere altre fonti. Oggi invece il cittadino ha un accesso più facile alle informazioni dal mondo online e, se può, si avvicina agli operatori già sapendo cose».

Valli entrò in polizia alla fine delle scuole superiori quando era prevista la possibilità di assolvere così l’obbligo della leva militare: «Mi era sembrato un modo più facile per affrontare la leva, con la possibilità di restare nella mia città. Poi mi trovai bene, anche per il clima di chi era già in commissariato e così scelsi di rimanere l’anno aggiuntivo come ausiliario e poi feci il concorso». Lavorare in polizia dove si è nati è stato un ulteriore stimolo il senso del dovere: «Faenza è piccola e ci conosciamo tutti. Per essere credibile nelle ore in cui indossi la divisa, serve una certa sobrietà anche nel tempo libero. E anche perché se ti approcci al lavoro con rispetto dell’altro poi qualcuno lo riconosce». È successo: «Se fai rispettare le regole con un atteggiamento disponibile, non è un problema trovarsi di fronte a qualcuno che hai dovuto sanzionare».

In tanti anni Valli ha visto entrare giovani colleghi in polizia: «Mi accorgo che stanno portando dentro delle competenze nuove che saranno sempre più fondamentali per l’attività di polizia. Quando arrivarono i computer negli uffici serviva chi li sapesse usare, ora accade qualcosa di simile con le nuove tecnologie del mondo internet». Dalla tecnologia arriva anche l’ausilio che secondo l’ispettore ha fornito maggiore aiuto ai poliziotti nel compito di garantire la sicurezza del territorio: «La videosorveglianza è un aiuto prezioso in tanti casi e anche un effetto deterrente forte».

Dal 1995 Valli è vicesegretario provinciale del Sindacato autonomo di polizia (Sap): «È stato un ruolo che ha aggiunto molto alla mia esperienza, è stata l’opportunità per vivere in prima persona la collaborazione fra colleghi che è sempre stata una spinta per facilitare un lavoro che in alcuni momenti richiede davvero tante ore di impegno e sacrificio dei legami familiari e personali».

Nel 2020 Valli è stato insignito del Cavalierato per i meriti sul lavoro: «È stato un momento di orgoglio, ti trovi di fronte al riconoscimento dell’impegno che hai messo sul lavoro. Peccato solo non ci fossero più i miei genitori, lo avrebbero apprezzato. E soprattutto è per merito loro».

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