Il quinto arrestato per l’omicidio di Nicola Musiani – il 53enne senza fissa dimora pestato a morte da un gruppo di giovani nelle prime ore del 19 luglio scorso sul piazzale di viale Tritone a Pinarella di Cervia dove viveva a bordo di un camper – è un 17enne di origini modenesi ma residente a Forlì e, secondo gli investigatori, sarebbe la persona che per primo innescò a voce l’attacco a Musiani e poi partecipò attivamente all’aggressione. Il giovane è stato portato al carcere minorile di Bologna per effetto di un’ordinanza di custodia cautelare. A inizio agosto i militari avevano già fermato per lo stesso reato quattro ragazzi: Oussama Ragme (22 anni) e Conor Finn Long (19) di Meldola, Bilal Mahboubi (23) di Santa Sofia e Huossam Abir (22) di Forlì. All’appello, ora, manca un sesto sospettato: maggiorenne e al momento irrintracciabile.
Per i carabinieri del nucleo investigativo di Ravenna, che hanno condotto le indagini, il 17enne arrestato ieri, 3 settembre, ha avuto un ruolo cruciale nei tragici fatti di quella notte. Il quotidiano Il Resto del Carlino in edicola oggi riporta la ricostruzione degli eventi secondo la procura. Verso le 23.30 del 18 luglio il 17enne, in procinto di entrare in una discoteca proprio di fronte al parcheggio, si era avvicinato senza alcun motivo a Musiani e lo aveva insultato chiamandolo “tossico” e avviando così il primo litigio concluso senza conseguenze. Alle 4, all’uscita dalla discoteca, il 17enne era tornato a farsi sotto con il 53enne con in mano una bottiglia e in compagnia di altri giovani scesi da una Fiat Punto. Tutti insieme hanno massacrato di botte il 53enne per futili motivi (non c’è un vero movente, infatti, dato che non c’erano rapporti precedenti tra la vittima e gli aggressori).
Il 17enne deve stare in carcere, secondo l’ordinanza, perché ha manifestato significative capacità di aderire a dinamiche negative di gruppo oltre a una certa attitudine all’uso della violenza. E poi si sarebbe vantato dicendo che lo avrebbe rifatto perché minorenne: secondo il giudice è un concreto rischio di reiterazione del reato.
Il pestaggio è stato «un’azione gratuita e violenta», secondo la descrizione del giudice per le indagini preliminari, nei confronti di una persona ormai in condizioni di manifesta inferiorità. Musiani, magrissimo e segnato da un certo disagio personale, quella notte non era nemmeno riuscito ad alzare le braccia per parare i colpi perché aveva bevuto (1,61 il suo tasso alcolemico). E allora giù calci, pugni, bastonate, bottigliate e colpi di seggiola; perfino una bici scaraventata addosso nonostante il vano tentativo di fuga in preda al terrore: la relazione medico-legale preliminare parla di frattura delle costole dalla terza all’ottava; il collasso del polmone sinistro; la frattura dello zigomo destro; ecchimosi sparse e una forte emorragia cranica (causa della morte).
All’individuazione dei presunti autori si è arrivati raccogliendo testimonianze, analizzando i dati delle celle telefoniche e visionando tre filmati (due realizzati con telefonini e uno dalla telecamere sul cruscotto di un camion nel parcheggio).
Alcuni testimoni hanno riferito che Musiani avrebbe impugnato un coltello. Il giudice, però, ha evidenziato che il 53enne era in schiacciante inferiorità numerica rispetto agli aggressori, nessuno dei giovani risulta essere stato ferito dalla lama e il gruppo non si era limitato ad allontanare l’eventuale minaccia. Mentre Musiani correva via, lo aveva raggiunto e pestato anche dopo che l’uomo era caduto a terra.
Dopo il pestaggio di Musiani, il gruppo ha dato l’assalto anche a un camper nello stesso parcheggio in cui vive un lavoratore stagionale (un 50enne cesenate) che si trovava assieme a Musiani quella notte. Danneggiamenti al mezzo, ma nessuna conseguenza per l’occupante che si è barricato dentro e ha resistito ai tentativi di farlo uscire.



