venerdì
04 Settembre 2026
clima

Autunno a rischio di eventi estremi dopo l’estate più calda degli ultimi due secoli

Il meteorologo Pierluigi Randi: «L’atmosfera è come una spugna che assorbe acqua...»

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L’estate 2026 è stata la più calda degli ultimi due secoli, da quando si misurano le temperature. È l’effetto della crisi climatica dovuta all’inquinamento, che emette anidride carbonica in atmosfera provocando il cosiddetto “effetto serra”: un fenomeno globale con conseguenze locali che tutti i ravennati hanno vissuto sulla propria pelle nei torridi mesi appena trascorsi. «Quest’anno abbiamo superato il precedente record dell’estate 2003», ufficializza il meteorologo romagnolo Pierluigi Randi, presidente dell’Associazione meteorologi professionisti. «Allora nella nostra regione ci fu un’anomalia di 3,3 gradi in più rispetto alla media 1981-2010, mentre nel 2026 l’anomalia è stata di 3,4 gradi. Con una differenza importante: l’estate 2003 fu un evento isolato, a cui erano precedute e seguite molte stagioni clementi, e si riteneva che avesse tempi di ritorno più che secolari. Invece l’estate 2026 è stata preceduta da altre cinque stagioni bollenti. In particolare, già nel 2022 e 2024 eravamo andati vicini di pochi decimi di grado a superare il record del 2003».

Le temperature estreme, afferma Randi, «stanno diventando la normalità. Le anomalie termiche superiori a 3 gradi per tre mesi consecutivi sono un fenomeno completamente fuori scala. L’estate 2026 è stata estenuante anche per chi ama il sole; le ondate di calore sono iniziate già nella terza decade di maggio e si sono susseguite fino a tutto agosto, con pochi e brevi intervalli di massimo 48 ore». E purtroppo non è finita: «A inizio settembre ci sono temperature massime tra 34 e 36 gradi, mentre in questo periodo dovrebbero essere intorno a 28. Le notti si stanno allungando, perciò non si raggiungeranno più gli estremi di luglio e agosto, ma le anomalie continueranno a essere molto rilevanti almeno fino al 10 settembre».

Il caldo estremo è un problema per la salute umana, soprattutto per le persone più fragili come anziani, bambini e malati. Le temperature elevate fanno aumentare il tasso di mortalità e compromettono l’ambiente perché anche le piante e gli animali soffrono, sia in mare che sulla terraferma. Secondo i climatologi la tendenza proseguirà per i prossimi anni, perciò l’umanità è chiamata ad agire per invertire la rotta. Mitigare le cause dell’inquinamento è compito soprattutto delle istituzioni nazionali, mentre le amministrazioni locali possono pianificare azioni di adattamento e prevenzione nelle città. Tali azioni non riguardano solo il calore ma anche l’altro lato della crisi climatica, ovvero i temporali violenti e le precipitazioni abbondanti: più fa caldo, più acqua ed energia si accumulano in atmosfera per poi ricadere sotto forma di pioggia e vento forte. «È come avere un fucile carico sempre puntato contro la testa», sintetizza Randi. «Quest’anno la temperatura superficiale dell’Adriatico ha superato i 30 gradi, un valore che non si registra spesso nemmeno ai tropici. Di norma il nostro mare in agosto dovrebbe essere intorno ai 26 gradi. Il caldo fa evaporare una grande quantità di vapore acqueo che resta sospeso in atmosfera: finché c’è alta pressione non succede nulla, ma quando arriva una perturbazione possono avvenire precipitazioni pericolose o temporali violenti, come in Romagna è già accaduto negli ultimi tre anni».

«L’atmosfera è come una spugna», prosegue il meteorologo. «Può assorbire tutta l’acqua che evapora, ma quando arriva il momento di strizzarla, l’acqua precipita a terra. Per questo occorre essere consapevoli che l’eccesso di calore prepara il terreno a eventi meteo più pesanti, intensi e violenti nei mesi autunnali. Non sappiamo quando accadrà e non deve toccare per forza alla nostra regione, ma tutta la penisola in questo momento è esposta a un rischio maggiore a causa della scorta di energia accumulata in atmosfera, molto più elevata rispetto ai decenni passati». Gli scenari possibili sono due: «Il pericolo maggiore è quello di una perturbazione organizzata e lenta, quasi stazionaria, che provoca piogge abbondanti e prolungate per giorni. È ciò che è accaduto a maggio 2023 e a settembre 2024», causando le tre alluvioni in Romagna perché i fiumi non riuscivano più a contenere l’acqua. «Se invece il sistema è veloce, possono avvenire violenti temporali con forti raffiche di vento e piogge torrenziali, che provocano danni immediati soprattutto nel tessuto urbano ma non mettono alla prova i corsi d’acqua».

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