Gli studenti dell’istituto tecnico industriale statale (Itis) “Nullo Baldini” di Ravenna hanno occupato la scuola da stamani, 15 ottobre. La scuola di via Marconi (quartiere stadio) non viveva giornate di occupazione da tredici anni.
«Ci stanno già dimostrando gli studenti in Francia e Spagna come bloccare tutto sia ciò che la nostra generazione è chiamata a fare – si legge in un comunicato inviato dagli studenti alle redazioni dei giornali –, e proprio con l’obiettivo di fare come la Francia partecipiamo allo tsunami di occupazioni, unendoci alle scuole che già hanno iniziato ad occupare sul suolo nazionale».
Il comunicato inviato alla stampa spiega le tre ragioni principali della protesta:
- contro la riforma degli istituti tecnici: «Ci rende precari, rassegnati, soli; sempre più succubi di questo sistema basato sulla prevaricazione e sull’egoismo»;
- contro il governo: «Manovre futili, nell’intento di nascondere le proprie intenzioni antipopolari senza risolvere i reali problemi che viviamo, dimostrandosi incapace di risolverli»;
- contro l’economia di guerra: «Produce il carovita con il gasolio a 2,20 euro e i prezzi del bar che aumentano e la tecnologia e gli strumenti elettronici sempre più costosi. Causa l’assenza di fondi pubblici per le scuole cui lo Stato fornisce solamente due terzi dei fondi necessari di anno in anno per coprire le spese di mantenimento del servizio, come i rifornimenti di materiali di laboratorio, e i contributi volontari vengono meno in coincidenza col carovita. Fa passare tonnellate di armi ed esplosivi per il porto di Ravenna, coinvolgendoci direttamente nei genocidi e nei teatri di guerra internazionali».
La protesta studentesca segnala anche questioni specifiche della scuola ravennate: «L’Ufficio scolastico provinciale ritiene i danni alle infrastrutture di tutta la provincia una priorità secondaria, così rifiutandosi di sistemarne mezza». L’elenco delle mancanze è lungo e dettagliato: buchi nelle porte dei bagni, chiavistelli che mancano, muffe, infiltrazioni d’acqua che sono un pericolo vicino ai strumenti elettronici, cavi esposti, controsoffitti che crollano col peso di chili di polvere, soffitti che crollano ed intonaco che si stacca da metri di altezza, soffitti e tetto bucati per cui piove in alcune aule, colonne portanti crepate, vasistas e finestre rotte, tapparelle che si bloccano, tapparelle che si spezzano dal terzo piano presentando un pericolo di morte per i passanti, termosifoni rotti o fragili, laboratori malmessi o realmente pericolosi, gabbie di faraday danneggiate e non funzionanti, sistemi di sicurezza datati e senza controlli regolari.
C’è poi l’ormai sempre più pressante problema della gestione delle temperature negli edifici con il clima che cambia: «Sistemi di riscaldamento accesi sempre troppo tardi, se non rotti, e nessun sistema di raffreddamento, con addirittura classi-serra. Il ritiro dei telefoni ha reso per gli studenti più difficile documentare le ridicole condizioni in cui ci troviamo».
Gli studenti promettono che in pochi giorni ripareranno i problemi materialmente risolvibili, «seppure dovrebbe occuparsene l’Ufficio scolastico provinciale», e considerano l’occupazione anche un’occasione per rafforzare la comunità studentesca, «dimostrando l’efficacia dell’occupazione come mezzo risolutivo dei problemi».
L’associazione studentesca Osa appoggia la protesta: «La scuola riversa in condizioni fatiscenti. La struttura di ormai 60 anni continua ad invecchiare senza ricevere adeguata manutenzione. All’interno di questo scenario la riforma dei tecnici voluta dal ministro Valditara, unita a misure come il Dl Bavaglio e il Dl Razzismo, mira a rendere gli istituti come il nostro delle caserme in cui promuovere la propria propaganda bellicista per preparare i prossimi ingranaggi della macchina della guerra. Noi non ci stiamo. Il 30 ottobre saremo in piazza al fianco dei lavoratori dell’Unione Sindacale di Base nello sciopero generale intercategoriale, pronti a bloccare tutto».
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