venerdì
05 Giugno 2026
musica

Dalla jam session al concerto-evento: tutta la carica delle All Stars di Stefano Bollani

Alla Rocca Brancaleone un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati del jazz

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Per gli appassionati di jazz assistere a una jam session è una opportunità più unica che rara. Letteralmente: una performance imprevedibile e irripetibile, determinata dalla aleatoria interazione ed empatia fra musicisti, “qui e ora”. Sembra che il termine derivi dalla parola jamu di origine africana (etnia e lingua Yoruba) che significa per l’appunto “insieme in concerto”. Una pratica che rievoca riti ancestrali, tribali, in qualche modo ripresa anche dalla cultura afroamericana e dalle sue espressioni musicali più moderne come il jazz (dove la jam session emerge fra i bluesmen e i jazzisti dei primi del ‘900) e poi diffusa in altre forme di musica popolare come il rock e l’hip hop. La jam session è in sostanza una modalità occasionale, non preordinata, di sintonia estetica ed emotiva fra musicisti e fra questi e il pubblico.

Ecco, da una lunga e affiatata jam session nasce l’evento-concerto “Stefano Bollani All Stars” (e il film documentario Tutta Vita, scritto e diretto dalla compagna del pianista Valentina Cenni), in cartellone al Ravenna Festival il 6 giugno, alla Rocca Brancaleone. Gli ideatori e autori Bollani e Cenni hanno concepito questa estesa performance grazie a una “residenza artistica” dove si sono incontrati per diversi giorni, in piena libertà creativa, otto fra i più quotati e apprezzati jazzisti italiani, nel segno proprio dello scambio di idee e sensibilità musicali, attraverso le alchimie dell’improvvisazione. «L’improvvisazione – secondo Keith Jarrett, fra i più eccelsi jazzisti tra fine ‘900 e anni 2000 – rappresenta veramente il modo più profondo di rapportarsi momento per momento con la realtà della musica. Non ne esiste un altro che abbia la stessa profondità».

La serata di Bollani e delle sue “all star” è uno degli eventi più attesi della XXXVII edizione del festival, non solo per il prestigio artistico dei protagonisti ma perché tra i primi appuntamenti a inaugurare a nuova vita – fra recenti restauri architettonici e funzionali e anche un imprevisto durante il primo concerto di pochi giorni fa – l’arena nel quadrilatero della Rocca Brancaleone, rimandando ai fasti di quello spazio molto apprezzato dal pubblico nelle stagioni “open air”, fra metà degli anni ‘70 e fine anni ‘90, di concerti, opere e danza, ma in particolare di “Ravenna Jazz” (fra i più longevi e noti festival del genere in Italia). Dunque, anche la celebrazione di una rinascita, auspicata da tempo a Ravenna. Maestro di festa e cerimonia sarà quindi Stefano Bollani, istrionico e infaticabile ricercatore dell’espressività pianistica. Anche colto divulgatore (si veda il successo da grande pubblico televisivo ottenuto assieme a Valentina Cenni con la rubrica su Rai 3 “Via dei Matti nº 0”), è artista di confine spesso in bilico fra alto e basso, sempre a inseguire e intrecciare svariati generi (dal jazz appunto alla classica, dai ritmi sudamericani alla canzone d’autore e al pop). Innumerevoli le sue collaborazioni internazionali fra cui Chick Corea, Caetano Veloso, Hamilton de Holanda, Daniel Harding, Paul Motian, Bill Frisell, Hector Zazou, Richard Galliano, Bobby McFerrin, Gato Barbieri, Lee Konitz, Pat Metheny, Martial Solal, tanto per citarne alcuni.

Ma se c’è un sodale inossidabile di Bollani fra tutti, questo è sicuramente il decano del jazz italiano, il trombettista e compositore Enrico Rava – ovviamente fra le “all star” della session a Ravenna – che già fu suo mentore a metà degli anni ‘90. Con Bollani, Rava ha continuato sempre a condividere passioni e progetti, introducendolo negli ambienti più qualificati e creativi del jazz globale. Fra le eccellenze del supergruppo che sarà in concerto alla Rocca, c’è un altro trombettista italiano di alta caratura, Paolo Fresu, che vanta diverse collaborazioni in Italia a all’estero dove il jazz è il campo d’azione prediletto, ma non mancano sue incursioni sonore nel mondo del cinema, del teatro, della danza e delle arti visive. Fra l’atro è organizzatore in Sardegna, sua terra d’origine, del festival “Time In Jazz” e di molte altre iniziative dedicate anche alla divulgazione e alla didattica delle culture musicali.

Fra gli altri strumentisti di vaglia, coinvolti nel live Tutta Vita vanno citati l’eclettico sassofonista e flautista napoletano Daniele Sepe, l’imprevedibile fisarmonicista Antonello Salis, il virtuoso del contrabbasso Ares Tavolazzi (tra i fondatori del mitico gruppo degli Area, a fianco di Demetrio Stratos), Roberto Gatto, fra i più rinomati batteristi della tradizione jazzistica italiana, e l’emergente chitarrista Christian Mascetta.

Una menzione speciale, fra i protagonisti del concerto del 6 giugno, merita la giovane Frida Bollani Magoni (22 anni, figlia di Bollani e della cantante Petra Magoni) che nonostante sia “non vedente” dalla nascita a causa di una rara malattia genetica, grazie al suo “orecchio assoluto” (che lei afferma sia un dono naturale che compensa il suo limite visivo) ha intrapreso un ammirevole percorso artistico come pianista e cantante.

Va sottolineato che il film Tutta Vita – firmato da Valentina Cenni, che documenta questa straordinaria esperienza musicale – sarà proiettato sullo schermo gigante della Rocca Brancaleone prima dell’irripetibile (perché sempre nuovo e imprevedibile) concerto di Bollani e delle sue “all star”.

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