lunedì
21 Settembre 2026
il festival

Il Premio Dante a Riccardo Muti: «Sono nemico degli inglesismi. La lingua italiana è musica»

Il Maestro ai Chiostri Danteschi: «La ricchezza è nel linguaggio». Poi l’omaggio all’italianità: «A Chicago vedo Raffaello e Michelangelo e sono ancora più fiero»

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«Sono un nemico acerrimo dell’uso degli inglesismi all’interno di frasi in lingua italiana, tanto più perché poi sono anche pronunciati male». È bastata questa frase a Riccardo Muti per strappare uno degli applausi più convinti della mattinata. E non poteva esserci luogo più adatto per pronunciarla: i Chiostri Danteschi di Ravenna, a pochi passi dalla tomba del Poeta, dove il Maestro ha ricevuto il Premio Dante Ravenna 2026, riconoscimento assegnato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna nell’ambito della XV edizione del festival Prospettiva Dante. Ma quello di Muti è stato soprattutto un intervento sulla lingua italiana, sul suo rapporto con la musica e sulla necessità di preservarne la ricchezza.

«La lingua italiana è musica – ha detto il Maestro – e non a caso l’opera italiana è la più diffusa nel mondo, perché riflette in musica l’armonia della lingua italiana». Muti ha raccontato anche il proprio rapporto con l’insegnamento e con la trasmissione del sapere, ricordando la fortuna di avere incontrato, fin da giovanissimo, insegnanti straordinari. «Cerco di trasmettere agli altri quello che ho imparato – ha spiegato – perché insegnare è assieme anche imparare. Insegno sapendo di non sapere e senza nessuna presunzione di dire “io so che tu non sai”».

Poi il discorso si è allargato all’orgoglio per la cultura italiana. Un’immagine gli è tornata alla mente dai suoi anni internazionali: «Quando a Chicago, a trenta gradi sotto zero, esco dopo un concerto e mi trovo di fronte all’Art Museum, dove c’è scritto Raffaello… Michelangelo… sono ancora più fiero della nostra italianità».

E quindi il tema della lingua, con una critica all’impoverimento del vocabolario e all’abitudine di inserire termini inglesi anche quando esistono equivalenti italiani. «Sono per la nostra lingua, che è ricca e bellissima», ha detto Muti. «Il fatto che oggi si usino in Italia solo cento parole è un impoverimento e lo è ancor più il fatto che nel mondo si usino solo trenta parole inglesi». La conclusione è quasi un manifesto del suo pensiero: «La ricchezza è nel linguaggio, sempre, da Dante a oggi, dalla parola alla musica».

Il Maestro ha ricevuto il Premio Dante dalle mani della presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Mirella Falconi Mazzotti, e del direttore artistico di Prospettiva Dante, Domenico De Martino. Alla cerimonia erano presenti il presidente della Cassa di Ravenna, Antonio Patuelli, il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, e il prefetto, Raffaele Ricciardi. La motivazione del premio sottolinea il ruolo di Muti come una delle grandi personalità della cultura musicale italiana nel mondo e il suo impegno nella valorizzazione della cultura e della lingua italiana. In particolare, viene ricordato il suo lavoro sull’opera come sintesi indissolubile di musica, parola e teatro, oltre all’impegno nella formazione delle giovani generazioni.

Prima della premiazione, ai Chiostri Danteschi, era stato protagonista Aldo Cazzullo, con una conferenza molto applaudita dedicata a Dante, San Francesco, Ravenna e all’attualità.
Il Premio Dante ha quindi chiuso la XV edizione di Prospettiva Dante, caratterizzata da numerosi appuntamenti tra i Chiostri Danteschi, i Musei Byron e del Risorgimento e il Teatro Alighieri, e da una partecipazione particolarmente numerosa del pubblico. «Siamo particolarmente soddisfatti ed orgogliosi del grande successo che ha avuto anche quest’anno Prospettiva Dante», ha commentato Antonio Patuelli, ringraziando l’Accademia della Crusca, la direzione artistica e tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione della rassegna. Per Patuelli, il rapporto con Dante rappresenta «una parte dell’anima, del dna, della cultura fondante dell’Italia e di Ravenna in particolare». E il finale con Muti, secondo il presidente della Cassa di Ravenna, non poteva essere più significativo: «Il connubio tra la grandezza del Sommo Poeta e l’immensità della cultura e della musica del Maestro Muti rappresenta il miglior finale possibile per l’edizione 2026».

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