La Cgil: «Così le imprese della logistica aggirano i contratti per risparmiare»

Il sindacato lancia l’allarme sul dilagare di alcuni fenomeni ormai in uso in vari settori: dalle pulizie al porto passando per i trasporti. La richiesta: «Più vigilanza da parte di tutti»

LogisticaUna lunga analisi dei fenomeni distorsivi del mercato del lavoro nei settori dei trasporti e della logistica. La Filt Cgil lancia l’allarme sul settore, dove ormai da un decennio si assiste ad una serie di violazioni contrattuali sul fronte dei subappalti. Un fenomeno che «rischia di minare alle radici il nostro sistema produttivo». Così il sindacato chiede più vigilanza e una collaborazione da parte di tutto il sistema. Le tariffe minime esistono: ad esempio nel facchinaggio non si dovrebbe scendere sotto i 20,25 euro l’ora. Tuttavia ci sono casi in cui gli importi scendono sotto i 16 euro.  Ora il sindacato annuncia la “tolleranza zero” per tali fenomeni che «che saranno oggetto di vertenze individuali e collettive, proposte nei confronti di aziende appaltatrici e committenti, ciascuna per il proprio titolo, a tutela dei diritti dei lavoratori».

Il sistema dei subappalti

Molti committenti chiedono alle imprese subappaltatrici tariffe al di sotto  dei parametri fissati dalla contrattazione di settore. «Una pratica che rende  di fatto impossibile il pieno rispetto della normativa previdenziale, assistenziale e fiscale, e più in generale, la corretta applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro».

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Per soddisfare le richieste dei committenti ed ottenere il contratto, continua il sindacato, «le aziende appaltatrici sono costrette ad individuare modalità sempre nuove per conseguire i risparmi necessari e non esitano a sottrarre salario e tutele ai lavoratori addetti all’appalto, sui quali ricadono, in definitiva, gli effetti pregiudizievoli di tale meccanismo».  Un fenomeno che dilaga nei trasporti ma non si limita ad esso: «Caratterizza  tutti i settori produttivi dell’attuale mercato del lavoro dove gli appalti ed i fenomeni di esternalizzazione sono diventati sempre più diffusi e purtroppo sempre meno rispettosi delle normative».

Secondo la Cgil dall’inizio della crisi economica – anno 2008 – si sono diffusi i segnali «di questo utilizzo sempre meno lecito del contratto di appalto». Intere fasi della produzione – come facchinaggio e pulizie industriali – vengono esternalizzate, affidandole a società in appalto «secondo modalità non sempre corrette, che talora giungono sino alla vera e propria intermediazione illecita di manodopera». In questo contesto, «si è assistito al proliferare di società e cooperative, coinvolte nelle varie fasi della produzione industriale, spesso più di una per ciascun committente ed in concorrenza tra loro, disposte ad escogitare sempre nuovi escamotage per abbassare il costo del lavoro ed accordare sconti e tariffe orarie incompatibili con un mercato che sia al tempo stesso libero ma anche rispettoso delle leggi e dei contratti».

Come vengono aggirate le norme

Il contratto del settore dei trasporti merci e logistica prevede però che solo alcune attività possano essere esternalizzate «attraverso l’utilizzo di appalti e che ciò possa avvenire solo ed esclusivamente in favore di società che applicano quello stesso specifico contratto collettivo». Tra i fenomeni che sparirebbero per la Filt nel caso questa normativa fosse applicata ci sono la  la contrattazione al ribasso e  il dumping contrattuale.

I committenti – portuali e non – affidano i propri appalti «senza richiedere l’applicazione del contratto di settore o senza effettuare la dovuta vigilanza». Il ricorso al contratto “multiservizi” – che presenta tariffe e tutele assai inferiori rispetto a quello Merci e Logistica – è uno degli esempi.  «Si riscontrano, però, anche a veri e propri illeciti, quali il mancato versamento delle ritenute fiscali e dei contributi sulle somme indicate in busta paga, tramite artifici ed imputazioni fittizie». Una delle più frequenti è la retribuzione  corrisposta sotto forma di un rimborso forfettario, esente da imposte e contributi, delle finte spese di trasferta di lavoratori che in trasferta non vanno. C’è l’indicazione solo parziale delle ore lavorate, straordinari e indennità pagati “fuori busta” (cioè in contanti) o addirittura «con buoni benzina o buoni pasto in violazione della normativa in vigore».

Questo fenomeno «è particolarmente grave nel settore dei trasporti su gomma dove sempre più frequentemente si fa ricorso alla paga globale, cioè ad una paga mensile prefissata e forfetaria, che non tiene conto del numero di ore effettivamente prestate e degli istituti contrattuali quali tredicesima o ferie e permessi, ed a cui spesso non corrispondono trattenute fiscali e contributive corrette; in questo modo le aziende possono ancora una volta proporsi ai committenti offrendo viaggi ad un costo inferiore».

Fenomeni ancora più complessi, ed in evidente aumento, «sono quelli del distacco transnazionale e del ricorso a contratti stranieri, che consentono di utilizzare le normative più favorevoli di altri paesi, soprattutto comunitari, alla ricerca di una consistente riduzione dei costi.
Tali meccanismi, nei casi più gravi si spingono sino ad aziende che scientemente non versano Iva, altre imposte, oppure contributi previdenziali, per importi assai ingenti e che ciclicamente chiudono e riaprono con nuovi nomi e sedi, lasciando dietro di sé debiti enormi nei confronti dei lavoratori, dei clienti, dello Stato».

Concorrenza sleale e sicurezza

Il tutto ha «effetti devastanti» sulle aziende che invece intendono rispettare le regole e che subiscono la concorrenza sleale che « rischia di tagliarle fuori dal mercato, in una continua ricerca del massimo ribasso che poco concede a chi rispetta le regole e cerca la qualità del servizio e del prodotto». Fenomeni di questo tipo «richiedono una vigilanza strenua da parte delle parti sociali, delle organizzazioni imprenditoriali e degli enti pubblici, nel tentativo di arginare il fenomeno ed intervenire sanzionandone i responsabili, ripulendo il mercato dalle distorsioni e dalle illegalità». A questo proposito il sindacato ricorda che esista un tavolo tematico sul tema istituito all’ispettorato del lavoro che definisce tra le altre cose la tariffa minima di facchinaggio nella provincia di Ravenna.

Per l’anno 2019 il costo del lavoro complessivo per ogni lavoratore è di 20,25 euro per ogni ora lavorata. «Nella realtà però, si assiste quotidianamente a committenti che propongono contratti commerciali con importi orari compresi tra i 16 euro ed i 17,50 euro, o addirittura inferiori, In ultimo, va sottolineato un aspetto da non sottovalutare, ovvero che storicamente una delle prime voci di costo ad essere eliminata è da sempre quella relativa alla sicurezza sul lavoro, a scapito della incolumità e della salute dei lavoratori che ancora una volta pagano il prezzo di questo meccanismo assai poco virtuoso, sotto forma di infortuni e malattia professionali».

 

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