Escavi, Rossi (Ap): «Bando complesso, in Italia una dozzina di imprese all’altezza»

Il presidente dell’Autorità portuale assicura che la gara da 235 milioni di euro interessa anche importanti aziende in nord Europa: «Il futuro degli scali è fatto di maggiori spazi a terra, migliori connessioni infrastrutturali e navi più grandi: con questo progetto tocchiamo tutti i punti»

Il presidente dell’Autorità portuale di Ravenna, Daniele Rossi

«Questo progetto è indispensabile per garantire un futuro al porto di Ravenna. Quale futuro dipenderà da come lo costruiremo ma deve essere chiaro che senza questa opera il nostro porto sarebbe stato esposto al rischio di un significativo declino». Daniele Rossi passerà alla storia come il presidente dell’Autorità portuale che riuscì a pubblicare il bando per il dragaggio. E quindi non può che esserne un convinto sostenitore: «Il futuro dei porti è fatto di maggiori spazi a terra connessi con le banchine, migliori connessioni infrastrutturali, navi più grandi: con il progetto per l’hub portuale stiamo lavorando su tutti i tre fronti».

Allora cominciamo parlando dei maggiori spazi per la logistica: in tutto 150 ettari suddivisi fra Bassette, penisola Trattaroli e terreni in zona Porto Fuori.
«Le opere di urbanizzazione spetteranno al pubblico o ai privati a seconda della proprietà delle aree. Tra i porti italiani forse solo Gioia Tauro può offrire spazi così ampi: avranno l’accesso alle banchine e saranno serviti dalla ferrovia. Saranno una risorsa importante in un momento in cui l’aumento del naviglio mondiale richiede grandi spazi a terra per sbarcare gli enormi carichi: non avremo i fondali che ha Trieste ma avremo spazi a terra che diventeranno interessanti. Me li immagino destinati soprattutto alla logistica ma auspico anche insediamenti industriali».

Gru Al PortoHa fatto riferimento ai collegamenti ferroviari. Quando avremo le stazioni merci in destra e in sinistra Candiano?
«Stiamo intensamente dialogando con Anas e Rfi. La fase progettuale è andata bene, ora serve un cambio di passo da parte loro».

Quando dice che i nuovi fondali permetteranno l’ingresso di navi più grandi, di che numeri parliamo?
«Oggi il pescaggio massimo cosentito ammette portacontainer da 2.500 teus. Con fondali da 12,5 possiamo arrivare anche a seimila teus e sarà un balzo in avanti straordinario. Saremo un porto di servizio per le navi da 15-20mila teus che continueranno ad andare a Koper, Trieste o Pireo. E le opere che stiamo per fare guardano già alla possibilità di arrivare fino a 14,5».

Veduta aerea della penisola Trattaroli (foto Meetup A rivedere le stelle)

Il bando prevede una durata massima dei lavori di 3.100 giorni, questo significa lavorare per qualcosa che avrà effetti sul lungo termine. È già prevedibile lo scenario del futuro?
«Questo progetto è indispensabile per dare un futuro al porto. Le banchine saranno pronte in tre-quattro anni e per i fondali molto dipenderà se riusciremo a mettere a disposizionne altre casse di colmata: ne abbiamo individuate due, Centro direzionale e Trieste, che sono piene e per cui sono in corso le richieste di autorizzazione per lo svuotamento».

La stesura del bando è stata delicata perché non c’erano altre esperienze di riferimento in Italia con la formula del general contractor con il nuovo codice appalti. Quali sono pro e contro?
«Non avevamo un benchmark e siamo stati costretti a fare i pionieri. Ma la ricerca di un contraente generale è la formula giusta: i lavori non sono di una estrema complessità tecnica ma c’è una straordinaria complessità operativa che ha bisogno di un unico interlocutore. Dobbiamo fare tutto senza far perdere un’ora di lavoro ai terminalisti».

DCIM100MEDIA

Il terminal traghetti dentro al porto

Quante offerte vi aspettate?
«Difficile fare previsioni. I criteri sono altamente selettivi: a livello italiano sono una dozzina le imprese che possono soddisfare le richieste. Ma molte aziende del nord Europa guardano con interesse al bando. In ogni caso auspichiamo una ricaduta sul territorio perché il tipo di lavoro richiede l’impiego di mezzi e manodopera che qui non mancano: troverei curioso che si andassero a prendere da fuori».

C’è anche una soddisfazione personale nell’essere arrivati a questo punto?
«Faccio il manager, chi fa il mio mestiere sa che bisogna sempre tenere gli aspetti personali fuori da questioni lavorative».

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