Di fronte alla crisi energetica per il mondo cosiddetto occidentale, dovuta alla guerra nel Golfo Persico e al blocco dello Stretto di Hormuz, Legacoop Romagna chiede di riaprire il dibattito sul nucleare. La posizione è emersa dalla riunione di una direzione seminariale con le imprese associate. Presenti una sessantina di dirigenti cooperativi di Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini.
Il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi, ha suggerito di riaprire il dibattito a tutto campo sull’approvvigionamento energetico: «Deve essere un impegno per tutto il mondo economico, sociale e istituzionale romagnolo, così come quando con atteggiamento di responsabilità e lungimiranza è stato affrontato il tema del nuovo rigassificatore di Ravenna».
Tra gli ospiti chiamati per fare il punto anche il professor Carlo Alberto Carnevale-Maffè, docente di strategia aziendale dell’Università Bocconi: «Serve una strategia sugli impianti di accumulo, oltre che sulla produzione di energia green, e soprattutto sarà necessario mettere mano alla scelta sul nucleare. Le nuove tecnologie riducono enormemente rischi, costi e tempi di realizzazione, puntando su piccoli reattori a basso impatto (Smr, Small modular reactors, ndr) che potrebbero essere pronti in 5-6 anni».
Carnevale-Maffè ha spiegato che si tratta di una scelta più conveniente in tutti i sensi rispetto alla riaccensione delle centrali a carbone, che nel breve periodo dovranno essere quasi sicuramente attivate, e alla dipendenza dalle fonti fossili. «Serve un passo in avanti, in termini di educazione e cultura, per pensare alle nuove generazioni e dare fiducia alle nuove tecnologie di produzione atomica, come stanno facendo da anni molti paesi europei».
Il responsabile Energia di Legacoop Romagna, Emiliano Galanti, ha ricordato che l’associazione da cinque anni sta lavorando nel solco tracciato dall’Unione Europea per una transizione energetica che mette al centro il protagonismo dei cittadini e dei territori: «La strada è quella delle comunità energetiche e dell’aggregazione della domanda e dell’offerta. Nuovi servizi e nuove cooperative, con benefici economici e sociali, sono già in fase avanzata e le opportunità concrete su cui si sta già lavorando sono molte, a partire dai tetti fotovoltaici su strutture produttive, capannoni, e parcheggi di auto e mezzi, dove le colonnine di ricarica sono direttamente collegate a nuovi servizi per la mobilità sostenibile in chiave di welfare aziendale».
Il cuore della strategia territoriale sono le comunità energetiche: ne sono già state costituite quattro nel territorio romagnolo e imolese, aggregate nel network Energia Romagna. Non un progetto pilota, ma una infrastruttura già in costruzione con 80 soci, di cui 50 imprese, 250 utenze coinvolte. Nel corso del 2026 è previsto l’allaccio di nuovi impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di circa 10 Mw.
L’apertura verso il nucleare attira le critiche di Legambiente. Il circolo Lamone di Faenza invita a utilizzare le risorse disponibili per finanziare una transizione energetica che faccia uscire il più rapidamente possibile dalle fonti fossili: «Oltre ad aumentare la produzione di energia rinnovabile occorre passare alla elettrificazione dei consumi: servono azioni di promozione e incentivazione per accelerare il passaggio da fonti fossili all’elettrificazione. Per queste azioni, che comporterebbero anche investimenti per i singoli cittadini, sarebbe possibile convenire con le aziende più significative che hanno investito e investono in impianti energetici, un coinvolgimento che, nell’ambito degli impegni sulla Responsabilità Sociale d’Impresa, preveda la messa a disposizione di una piccola quota di risorse?».



