lunedì
15 Giugno 2026
Giovani in campagna

«In agricoltura la manodopera è sempre meno, l’automazione è inevitabile»

La famiglia del faentino Lorenzo Pezzi ha una lunga storia nel settore, ora il 29enne è alla guida della sua impresa: «Le ultime novità tecnologiche sono trattori senza cabina»

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Non solo rincari, incertezze legate al clima e all’ambiente e carenza di manodopera: tra i nodi dell’agricoltura ravennate c’è anche la difficoltà di un pieno ricambio generazionale. In provincia sono circa 200 le aziende agricole guidate da imprenditori under 35, pari ad appena il 3,5 percento delle 5.720 imprese attive a gennaio 2026. Numeri comunque in aumento rispetto al 2024, con una crescita in termini occupazionali del 6 percento anche grazie a bandi di insediamento regionali ed europei che tendono a privilegiare la categoria.

«I giovani non sono pochi, ma in un territorio virtuoso come il nostro dovrebbero essere molti di più – commenta Lorenzo Pezzi, 29enne faentino delegato di Coldiretti Giovani Impresa Ravenna –. C’è uno zoccolo duro di imprenditori tra i 40 e i 50 anni con la forza economica per assorbire le piccole aziende di agricoltori anziani che chiudono, ampliando così le proprie realtà e lasciando i più giovani a confrontarsi con imprese sempre più strutturate. Inoltre, l’agricoltura sta diventando un mestiere prettamente ereditario, e questo è sbagliato». Per chi nasce fuori dal settore infatti, l’investimento richiesto per acquisire permessi, terreni e macchinari agricoli si conta sull’ordine di milioni.

«Ci vuole tanto coraggio. Di contro, pesa anche la natura, come hanno mostrato chiaramente le ultime alluvioni». Lo stesso Pezzi, eletto per acclamazione alla guida del movimento giovani meno di tre mesi fa, è subentrato al ravennate Marco Sforzini, costretto ad abbandonare temporaneamente il mondo dell’agricoltura per via dei danni subiti dalle inondazioni. «Anche la mia azienda è stata colpita in due diverse occasioni», precisa il delegato, titolare di un’azienda frutticola di 10 ettari, Terre Pezzi, nella campagna faentina.

La storia della famiglia nel settore invece va avanti da oltre 105 anni con l’azienda agricola Il Pilastro. «Durante l’emergenza è emersa con forza la percezione di una categoria ancora bistrattata, considerata sacrificabile: campi allagati, ristori tardivi e nessuna certezza su interventi strutturali preventivi prima del 2028. Eppure, soprattutto per i più giovani, fare agricoltura oggi significa fare impresa, formarsi e restare al passo con la tecnologia al pari di qualsiasi altro settore».

Pezzi rappresenta una nuova generazione di imprenditori agricoli che punta su qualità, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale e produttiva. «La mia azienda è stata tra le prime a utilizzare una sensoristica per l’umidità del terreno: un dispositivo che valuta il fabbisogno irriguo delle colture e monitora la presenza di agenti patogeni. Non solo consente di risparmiare acqua, irrigando solo quando necessario, ma garantisce anche il corretto apporto idrico alle piante e il benessere del suolo».

Tra le tecnologie più utilizzate, ci sono poi i droni: «Attualmente ne utilizziamo uno di piccole dimensioni, che ci permette di mappare dall’alto i terreni estensivi consentendoci di individuare con precisione le aree da concimare o trattare, evitando sprechi – continua l’imprenditore -. In provincia però c’è chi già utilizza modelli più avanzati che permettono di concimare direttamente in volo, evitando i rischi legati, ad esempio, all’impiego dei mezzi a terra sul suolo bagnato dalla pioggia».

Le ultime novità del mercato riguardano invece innovativi modelli di trattori robotizzati senza cabina, progettati per operare in autonomia e garantire un lavoro sicuro e continuativo anche in condizioni difficili. «Le innovazioni del settore ci impongono di restare costantemente aggiornati e formati: per guidare i droni, ad esempio, servono licenze specifiche – spiega Pezzi -. Come Coldiretti stiamo organizzando in vista dell’inverno corsi di formazione sulle nuove tecnologie».

Se da un lato l’evoluzione tecnologica consente prestazioni più efficienti, la riduzione degli sprechi e un miglioramento dei risultati, dall’altro spinge sempre più l’agricoltura verso l’automazione: «È quasi una scelta obbligata – conclude Pezzi -, anche perché diventa sempre più difficile trovare manodopera per le lavorazioni agricole. Resistono i lavoratori stranieri, ma la ricerca non è sempre lineare, nonostante sul nostro territorio il settore funzioni e stipendi e condizioni di sicurezza siano generalmente adeguati. È un dato che dà dispiacere, perché l’agricoltura è fatta soprattutto di persone. Non è solo un mestiere, ma uno stile di vita».

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