venerdì
17 Luglio 2026
Natura

I biologi: «Sempre più specie aliene in mare, bisogna creare una domanda per la pesca»

Le previsioni del Cestha a Marina di Ravenna: non solo granchio blu, ma anche pesci scorpione e pesci pappagallo. Collaborazioni con i pescherecci per soccorrere cavallucci, tartarughe e seppie

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A Marina di Ravenna scienziati e pescatori lavorano fianco a fianco per salvaguardare l’ecosistema marino e le tradizioni del territorio. Dal 2016 la sede operativa del Cestha (Centro sperimentale per la tutela degli habitat) ha trovato casa negli spazi dell’ex mercato del pesce sul molo Dalmazia. Le attività di cura delle tartarughe marine e di ricerca scientifica si svolgono all’interno della sala che fino agli anni ’90 ospitava le aste del pesce.

«La lungimiranza dei pescatori nel sostenere la collaborazione con i biologi – spiega Simone D’Acunto, direttore del Cestha – non solo ha ridato vita ai locali dismessi, ma ha anche costruito un rapporto proficuo nel rispetto di un mestiere e di un prodotto, come la cozza, che rappresenta un modello sostenibile e a basso impatto ambientale».

Grazie alla collaborazione con Cestha, nel 2020 è stato registrato il marchio “La Selvaggia di Marina di Ravenna”, che regolamenta ulteriormente la pesca dei mitili che crescono spontaneamente sui piloni sommersi delle piattaforme offshore: «I “cozzari” sono tenuti a seguire un codice di regole e buone prassi. Per esempio, non esiste scarto di produzione: le cozze vengono raccolte unicamente in base ai quantitativi necessari e richiesti dal mercato».

Tra le collaborazioni avviate dal centro di ricerca c’è anche quella con alcune cooperative della piccola pesca artigianale del Ravennate, in particolare per la pesca alla seppia. «Lo scopo è proteggere le uova deposte sugli attrezzi da pesca e rilasciare in mare gli esemplari sottotaglia – spiega ancora D’Acunto –. Non solo per salvaguardare l’equilibrio dell’ecosistema marino, ma anche per garantire la continuità della pesca nel tempo».

I pescatori più attenti aderiscono anche al protocollo per la salvaguardia dei cavallucci marini, particolarmente esposti alle catture accidentali. Gli esemplari raccolti vengono affidati al Cestha che ne verifica le condizioni prima di reintrodurli in mare.

Infine è ormai storica la collaborazione con le imbarcazioni da pesca a strascico di Cesenatico, che si impegnano a consegnare al Cestha tutti gli esemplari di tartaruga marina rimasti impigliati nelle reti. «Non vanno rilasciate in mare. Sono animali che respirano aria, e mentre vengono trascinate dalla rete possono ingerire acqua. Il rischio è che, una volta liberate, anneghino a distanza di poche ore. Al Cestha vengono invece sottoposte a radiografie e a uno specifico protocollo veterinario per eliminare l’eventuale acqua nei polmoni».

A completare il quadro della pesca sostenibile c’è il rispetto dei periodi di fermo pesca, fondamentali per il recupero degli habitat marini, che però non riguardano direttamente la costa ravennate, dove prevale la piccola pesca artigianale.

Un altro fronte è quello del contenimento tramite l’attività ittica delle specie aliene invasive, come il granchio blu. «Anche se gli ultimi dati mostrano un lieve rallentamento della sua espansione, il suo impatto resta significativo. Stiamo studiando insieme ai pescatori strumenti specifici per la sua cattura, ma non basta: prima ancora sarebbe necessario lavorare sul mercato, creando una domanda strutturata che permetta di valorizzare questo tipo di pescato, destinato a diventare sempre più frequente».

Il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature marine stanno infatti favorendo l’arrivo di nuove specie, come appunto granchi blu, ma anche pesci scorpione e pesci pappagallo. «La maggior parte degli avvistamenti riguarda il sud Italia – conclude D’Acunto –, ma è solo questione di tempo prima che raggiungano l’alto Adriatico. Non si tratta solo dell’arrivo di nuove specie, ma anche della sparizione di quelle autoctone. I cambiamenti di temperatura, di quantità ossigeno disciolto e disponibilità di nutrienti a cui andremo incontro nei prossimi anni possono modificare gli equilibri marini e trasformare il volto della pesca locale».

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