Panettoni e pandori targati “Domus” in giro per il mondo. È questo il progetto avviato dalla storica pasticceria Al Duomo di Ravenna, il cui percorso va di pari passo con un importante investimento produttivo alle Bassette, destinato ad aumentare in modo significativo la capacità produttiva dei grandi lievitati. Ne parliamo con il direttore Marco Andrea Maccalli.

Ci parla della novità “Domus”?
«Abbiamo deciso di lanciare questo nuovo brand con cui svilupperemo la nostra presenza sui mercati nazionali e internazionali. È un passaggio strategico che accompagna un importante percorso di crescita aziendale e di ampliamento della capacità produttiva».
Come nasce il nome?
«La scelta nasce dalla volontà di presentarci oltre i confini italiani con un marchio immediatamente riconoscibile e capace di richiamare i valori dell’artigianalità e della tradizione nostrana. Volevamo un nome semplice, evocativo e facilmente identificabile anche all’estero: Domus in latino significa casa e quindi è perfetto».
Quali saranno i mercati di riferimento?
«Oltre al mercato italiano, i nostri prodotti saranno distribuiti in Germania, Austria e Svizzera. Il passo successivo sarà l’ingresso negli Stati Uniti, dove registriamo una crescente domanda di prodotti premium italiani».
Come siete arrivati a individuare i primi mercati di sviluppo?
«Studiando i bilanci export di grandi aziende competitor abbiamo notato come questi Paesi siano estremamente ricettivi nell’ambito dei grandi lievitati. E sono anche gli Stati logisticamente più semplici da raggiungere».
Quali prodotti saranno al centro di questo sviluppo?
«L’ampliamento riguarderà in particolare pandori, panettoni, cioccolateria, creme spalmabili, biscotti e babà in vasocottura. Si tratta di specialità che rappresentano al meglio la nostra filosofia produttiva, fondata sulla qualità delle materie prime e sulla lavorazione artigianale».
Quali opportunità offrono i mercati esteri per prodotti come panettone e pandoro?
«A differenza dell’Italia, in molti Paesi questi prodotti non sono legati esclusivamente alle festività natalizie. Panettone e pandoro vengono consumati durante tutto l’anno, creando opportunità di crescita molto interessanti per aziende come la nostra».
Nell’immaginario comune esiste una diatriba tra gli amanti del panettone e del pandoro su quale sia il più buono. Quale dei due vendete di più?
«Io e la mia famiglia siamo milanesi e per noi non c’è dubbio che il panettone sia il re indiscusso dei grandi lievitati. E i dati ce lo confermano: viene consumato un pandoro ogni 20 panettoni. Anche se, ad onor del vero, un pandoro artigianale, ricco di burro e vaniglia, ha sempre il suo perché».
Ad esclusione dei due must appena citati,quali pensate possano essere i vostri dolci più amati all’estero?
«Credo molto nel cioccolato come possibile segmento ma confido, per quello che stiamo capendo dai primi test di mercato, che il babà in vasocottura potrà avere molta richiesta».
Per sostenere questa espansione avete previsto nuovi investimenti?
«Assolutamente sì. Una parte significativa delle attività produttive verrà trasferita in un capannone completamente riqualificato nella zona delle Bassette. La nuova struttura si sviluppa su una superficie di circa 800 metri quadrati e sarà dedicata ai grandi lievitati. L’inaugurazione è prevista per il mese di settembre. L’obiettivo è avviare immediatamente la produzione e consegnare i primi panettoni della nuova linea già a partire da ottobre».
Quali risultati vi aspettate dal nuovo stabilimento?
«Passeremo dagli attuali 2.500 panettoni a una capa- cità produttiva annua di 33.000 pezzi. La nuova linea ci consentirà di rendere il processo produttivo più efficiente e scalabile, aumentando sensibilmente la presenza dei nostri prodotti sul mercato».
La crescita coinvolgerà anche l’occupazione?
«Certamente. Parallelamente all’aumento della produzione crescerà anche l’organico aziendale, che raggiungerà i 21 dipendenti».
Che cosa resterà nella sede di viale della Lirica?
«Tutte le lavorazioni di pasticceria continueranno a essere realizzate nella nostra sede storica, che rimarrà il cuore dell’attività artigianale quotidiana».
Siete aperti dal 1981 e siete attualmente un punto di riferimento della pasticceria a Ravenna. Quali sono stati gli step di questa crescita?
«Pensare di continuare a crescere come azienda con un solo negozio è inverosimile. La crisi dei consumi dovuti all’inflazione ci ha portati ad abbandonare l’idea di apertura di un nuovo punto vendita. Ma la voglia di poter fare sempre un passo in avanti ci ha portati nella direzione che abbiamo intrapreso, quella di aprirci a un mercato italiano ed estero del tutto scalabile e in cui oltre alla crescita aziendale possiamo far crescere anche le persone all’interno».
Questo percorso ha portato anche a importanti riconoscimenti.
«Sì, siamo orgogliosi di essere stati inseriti nell’edizione 2026 della guida Gambero Rosso tra le migliori pasticcerie d’Italia. Non abbiamo mai lavorato con l’intento di ottenere questo premio, ma a maggior ragione significa che la direzione che abbiamo intrapreso è quella giusta».




