martedì
21 Luglio 2026
Provato per voi

Una cucina contemporanea di alto livello da gustare con i piedi sulla sabbia

Il racconto di una cena al Salsedine di Lido di Savio, unico stabilimento balneare in provincia segnalato sulla guida Michelin

Condividi

Cenare con piatti di alta cucina, i piedi affondati nella sabbia, a pochi metri dalle onde. Succede al Salsedine367 di Lido di Savio, l’unico stabilimento balneare della provincia di Ravenna segnalato dalla Guida Michelin per la sua proposta gastronomica. Un locale che riesce nell’impresa, tutt’altro che sconta- ta, di coniugare l’informalità di una cena in spiaggia con una cucina contemporanea di livello, senza rinunciare alla cura dei dettagli. A partire dalla “colonna sonora”: accolti casualmente dal vocione di Bill Callahan, nel corso della serata ci ha tenuto compagnia una selezione d’autore di canzoni ricercate (da Beck a Cat Power) ad accompagnare senza invadenza il rumore del mare, in una postazione intima, illuminata soltanto da piccole lampade. I tavoli – alcuni, come detto, apparecchiati direttamente sulla sabbia, altri invece più a ridosso dello stabilimento – mantengono un’apparenza essenziale, senza eccessi. Il vero arredamento è il mare, che al tramonto lascia spazio a un’atmosfera rilassata e raccolta, oltre che piacevolmente fresca, considerata poi la calura del periodo. È un luogo perfetto per una cena di coppia, ma anche per chi cerca semplicemente un’esperienza gastronomica diversa dalle solite proposte dei bagni. Qui non ci si sente in uno stabilimento balneare, ma in un ristorante che ha scelto la spiaggia come sala. Il servizio accompagna questa filosofia con discrezione. Informale, sorridente, puntuale nei tempi e nelle spiegazioni dei piatti, anche se non tutti con la stessa passione e livello di approfondimento del titolare Alessandro Zoli (peccato che ci abbia servito solo un antipasto…).
Per la nostra cena, in due persone, abbiamo scelto il menù di degustazione alla cieca, un percorso di cinque portate (ne è previsto anche uno più impegnativo da 7, così come è possibile naturalmente scegliere alla carta, con una bella opzione di “fuori menù”) che racconta con chiarezza l’identità della cucina.
Una cucina che parte dal pesce dell’Adriatico ma guarda con curiosità oltre i confini della tradizione, utilizzando erbe aromatiche e richiami orientali senza mai perdere di vista l’equilibrio.

Trancio
Il trancio d’ombrina

L’entrée dello chef è già una dichiarazione d’intenti: un gambero avvolto nella pasta kataifi, accompagnato da cetriolo e una salsa dalle leggere note amaricanti. Fresco e croccante, prepara il palato senza inutili virtuosismi. Segue una terrina di coppa di testa di ricciola con salsa thai ed erbe aromatiche. La consistenza, morbida e quasi da paté, potrebbe sorprendere, ma è proprio questa a valorizzare il contrasto con la freschezza della componente agrumata e delle erbe, protagoniste del piatto tanto quanto il pesce. Il percorso prosegue con seppioline cotte con grande precisione, servite con pack choi (cavolo cinese), lemongrass e anacardi. Ancora una volta emerge una cucina che gioca sulla freschezza più che sull’opulenza, utilizzando ingredienti e suggestioni orientali con misura, senza coprire la qualità della materia prima. Il momento più alto della cena arriva probabilmente con il primo: cappellettini con ripieno di cacio e pepe su acqua di pomodoro, pesto di basilico e mazzancolla appena scottata. Apparentemente semplice, la golosità del ripieno dialoga con la leggerezza dell’acqua di pomodoro, il basilico regala profondità aromatica e la mazzancolla completa il boccone senza mai imporsi sugli altri ingredienti. Il secondo, un trancio di ombrina accompagnato da spinacino, una delicata maionese e millefoglie di patate, rappresenta la portata più classica del percorso. La cottura è impeccabile, ma dopo una sequenza di piatti così dinamici l’effetto sorpresa si attenua. Resta comunque una preparazione ben eseguita e coerente con il resto del menu. La chiusura è affidata a un semifreddo al cioccolato e frutto della passione con sorbetto ai frutti esotici: goloso, ma anche fresco, conclude la degustazione senza appesantire.

Dolce
Il momento del dessert

Molto varia e interessante la carta dei vini, costruita con gusto. Accanto alle etichette più classiche trova spazio anche una selezione di vini naturali, ancestrali e rifermentati in bottiglia, con un’attenzione particolare anche ai produttori del territorio. La nostra scelta è caduta sul Montesiepe di Vigne di San Lorenzo (cantina di cui ha parlato su queste pagine anche il nostro sommelier Alessandro Fogli), un orange wine chiaramente estivo che ha accompagnato con personalità tutte le portate del menu.
Il conto finale è risultato essere di 170 euro in due, comprensivo dei menu degustazione, della bottiglia di vino, dell’acqua e di una grappa conclusiva. Una cifra importante, certamente, ma coerente con il livello della cucina, con la qualità della materia prima e con un’esperienza che va ben oltre il semplice fascino della cena sulla spiaggia. Per dare un’idea a chi preferisce scegliere alla carta, gli antipasti vanno dai 16 ai 22 euro, i primi dai 18 ai 25, i secondi sopra i 25 euro (con la possibilità di scegliere anche crudi, ostriche e varie tipologie di caviale). Da segnalare infine che al Salsedine è in corso anche un’interessante rassegna di incontri letterari, a cura di Stefano Bon.

Screenshot 2026 07 19 Alle 14.10.30

Condividi
CASA PREMIUM

Spazio agli architetti

Metafisica concreta

Sull’intitolazione dell’ex Piazzale Cilla a Piazza Giorgio de Chirico

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi