mercoledì
01 Luglio 2026

Dall’1 marzo il Cer porterà acqua ai consorzi di bonifica per l’irrigazione agricola

Nel 2020 distribuiti 332 milioni di metri cubi per le campagne di tutta la Romagna

Foto CerUltimate le attività di manutenzione, ammodernamento delle funzionalità e incremento dei controlli di verifica dei sistemi di sicurezza delle elettropompe, dall’1 marzo parte l’attività di fornitura di acqua per irrigazione agricola dal Canale Emiliano Romagnolo (Cer) a tutto il comprensorio Romagnolo e ad una buona fetta di Emilia centro-orientale.

Le acque pompate dal fiume Po dall’impianto di Bondeno per oltre 150 km fino a Rimini, rappresentano l’oro blu di quest’area. Oggi, infatti, con le ripercussioni dei cambiamenti climatici che causano lunghi periodi siccitosi alternati a precipitazioni violente ed abbondanti quanto improvvise, la Romagna soprattutto è stata riconosciuta dai monitoraggi ministeriali, alla luce delle ripetute e prolungate stagioni secche, “zona fragile”. Lo scorso anno, in periodo di emergenza Covid 19, il Canale ha sollevato e portato ai Consorzi di bonifica associati al Consorzio Cer che distribuiscono al comparto agricolo la risorsa idrica oltre 332 milioni di metri cubi di acqua.

100 0032 IMGPrincipale funzione del Cer, saranno i Consorzi che potranno contare sull’apporto di risorsa idrica dal canale tra cui il Consorzio di Bonifica Romagna Occidentale e Consorzio di Bonifica della Romagna. Così come potrà beneficiarne sia Ravenna Servizi Industriali (associato al Cer) per il rifornimento idrico industriale al Petrolchimico di Ravenna, sia il partner multiutility Romagna Acque, che incrementerà il quantitativo disponibile per il crescente fabbisogno potabile costiero nei mesi estivi in virtù dell’azione dei potabilizzatori Bassette e Standiana di Ravenna.

Oltre al maxi-impiego di risorsa idrica essenziale per il comparto agroalimentare non va tralasciata poi l’evidente funzione ambientale del canale che con il suo apporto costante permette a centinaia di ettari di aree umide (Punte Alberete, Valle della Canna, ecc.) di poter mantenere il proprio valore di habitat, la ricchezza ecologica e la biodiversità.

PUNTE ALBERETE1 2007 157Un ruolo fino ad oggi probabilmente non rimarcato a dovere vista la natura stessa dell’opera idraulica, ma non meno importante per ciò che rende concreto a beneficio del territorio in cui si inserisce e attraversa. Altrettanto degna di nota l’attività che grazie ai rifornimenti continui di acqua dolce di superficie si contrasta il grave problema della subsidenza del territorio, molto pericoloso specie lungo la Costa Romagnola dove viene anche affiancata al fenomeno della intrusione del cuneo salino nei territori e nelle falde sotterranee.

La Pubblica Assistenza ricorda “Lollo”: «Un compagno di lavoro fantastico»

L’infermiere morto sull’E45 si era laureato con una tesi sui traumi da incidente stradale

CIAO LOLLO«Quando un giovane scompare improvvisamente il dolore è forte, quando se ne va una persona che aveva scelto di dedicare la propria vita ad aiutare il prossimo diventa, per certi versi, inspiegabile».

Dipendenti, volontari, collaboratori e dirigenti della Pubblica Assistenza Città di Ravenna esprimono il più profondo e sentito cordoglio per la scomparsa di Lorenzo Campanini, avvenuta, «come un fulmine in una giornata di sole», in seguito al terribile incidente stradale nel pomeriggio di giovedì all’altezza del Km247 della E45.

Lorenzo, che al momento dell’incidente stava rincasando dopo un turno di lavoro, aveva compiuto da poche settimane 24 anni ed era infermiere in servizio sulle ambulanze della Pubblica Assistenza di Ravenna.

«Instancabile, sempre disponibile e con quella dote fondamentale per chi fa un lavoro come il suo: l’empatia nei confronti del prossimo», si legge in un comunicato della Pubblica Assistenza.

«Lorenzo nei pochi mesi nei quali aveva lavorato con noi, essendo entrato in servizio a maggio 2020, aveva conquistato tutti – raccontano all’unisono i componenti del personale della Pubblica Assistenza Città di Ravenna, profondamente toccati da quanto accaduto – per la sua disponibilità e si era fatto voler bene, senza distinzioni. Una persona solare che cercava sempre di imparare qualcosa dal confronto con i colleghi. Un compagno di lavoro fantastico».

Originario del territorio di Reggio Emilia, Lorenzo Campanini si era laureato con una tesi sui traumi da incidente stradale, era collaboratore di 4Life, e nell’emergenza Covid-19 Lorenzo si era gettato a capofitto in questi mesi per dare il proprio contributo alla sfida al virus.

Tantissimi i messaggi lasciati sulla rete e non solo da suoi colleghi della Pubblica Assistenza.

«Una comunità deve dare motivazioni se vuole aiutare i tossicodipendenti»

Con il direttore Patrizio Lamonaca alla scoperta del Villaggio del Fanciullo di Ravenna che ospita 50 uomini proponendo attività da spendere al rientro in società: dall’agricoltura alla cucina

VILLAGGIO DEL FANCIULLO RAVENNA
Patrizio Lamonaca, direttore generale del Villaggio del Fanciullo

«Nessuno è obbligato a rimanere, devi lavorare sulla motivazione se vuoi che restino e arrivino ai risultati». Il direttore generale del Nuovo Villaggio del Fanciullo di Ravenna, Patrizio Lamonaca, è sicuro che sia questa la via per staccare i tossicodipendenti dalla droga. La fondazione, nata negli anni Ottanta quando don Ulisse Frascali trasformò la comunità sociale che aveva avviato nel 1959, oggi è in grado di affrontare i diversi stadi della dipendenza con percorsi specifici in tre luoghi diversi. A Longana c’è un centro per la gestione delle crisi e la disintossicazione: venti posti per uomini e donne con permanenze da tre a sei mesi. A Ponte Nuovo c’è la nota comunità residenziale per il recupero: cinquanta ospiti solo per uomini dove si resta circa due anni. A Cesena c’è un appartamento con sei posti per il reinserimento lavorativo. Ogni anno sono circa 120-150 gli accessi complessivi, uno su due conclude il percorso positivamente. Quasi tutti sono inviati dalla sanità pubblica che si fa carico delle rette, una parte sono detenuti con problemi di dipendenze che scontano la detenzione in regime alternativo su concessione del tribunale.

VILLAGGIO DEL FANCIULLO RAVENNAMa come si offrono quelle motivazioni che devono animare il tossicodipendente? A Ponte Nuovo, come in altre comunità, lo fanno con la proposta di molte attività pratiche accanto ai momenti di colloquio e riflessione: l’intento è di trasferire ai pazienti delle capacità da utilizzare nella società fuori dagli spazi protetti. Il settore più sviluppato è quello agricolo con tre ettari coltivati, orto e frutta con cinquecento alberi. «Cerchiamo di impostare un percorso completo con l’appoggio di un agronomo, dalla semina al raccolto passando per la potatura e arrivando fino alla vendita del prodotto». Da tempo infatti nel giardino della sede di via 56 Martiri si tiene un mercatino agricolo con i prodotti maturati nei terreni della fondazione: «Al banco stanno gli ospiti stessi della comunità – ci dice il presidente della fondazione, Giuseppe Paolo Belletti – e questo li fa sentire protagonisti, li responsabilizza, li rende orgogliosi quando i clienti apprezzano i prodotti e li stimola a fare meglio quando qualcuno critica la qualità delle verdure». In alcuni casi si riescono ad attivare delle borse lavoro: agli ospiti viene corrisposta una retribuzione mensile di qualche centinaio di euro che la comunità accantona e consegna al momento dell’uscita.

VILLAGGIO DEL FANCIULLO RAVENNAMa non ci sono solo i campi. C’è l’attività di panificazione, la produzione di gelato artigianale, le attività sportive, i corsi di cucina. E poi c’è la partecipazione alla gestione della struttura ad esempio con la preparazione di circa duecento pasti al giorno e altri lavoretti. Tutto fatto con la stessa filosofia di fondo: «L’apertura verso l’esterno perché ci sia un rapporto reciproco tra comunità e città». E anche gli ospiti, ad esempio quelli di Longana, possono avere occasione di uscire: un weekend con la famiglia può essere utile a seconda dei casi.

VILLAGGIO DEL FANCIULLO RAVENNAGli imprevisti e le tensioni non mancano, i dirigenti non dipingono un modo fatato: «Abbiamo a che fare con casi difficili, persone che magari soffrono la permanenza e può capitare che si inneschi qualche scontro. Cerchiamo di calmare gli animi e quando necessario intervengono i carabinieri. Nulla che non si risolva in breve tempo». Chi può diventare motivo di destabilizzazione per la serenità dell’ambiente rischia l’allontamento, soprattutto i detenuti a cui può essere revocata la pena alternativa. Non esiste però un regime sanzionatorio come regola per la permanenza: «Non siamo di quelle comunità dove ti tolgono le sigarette se non fai qualcosa – dice Lamonaca –. Quello è un approccio vecchio che non ci piace».

VILLAGGIO DEL FANCIULLO RAVENNAA mandare avanti la macchina è uno staff di circa 60 persone, quasi tutte assunte a tempo indeterminato: «L’attuale gestione parte dal 2006 con l’obiettivo di un percorso altamento professionalizzato. Abbiamo deciso di non ricorrere al volontariato se non per qualche ruolo di supporto e nemmeno introduciamo ex pazienti in ruoli di responsabilità». La fondazione no profit oggi ha un fatturato di circa tre milioni di euro: il 92 percento viene dalle rette sostenute dal sistema sanitario nazionale, il 60 percento serve per coprire il costo del personale. Gli ultimi bilanci si sono chiusi in pareggio. Un risultato importante per una gestione partita dopo il commissariamento della prefettura nel 2003: la realtà fondata da Frascali, morto poi nel 2014, alla fine degli anni Novanta era finita in declino con debiti per tre milioni. «La disponibilità di un patrimonio di terreni e beni per una decina di milioni fu importante. Su quella base cercammo di aggiungere una gestione più imprenditoriale per garantire continuità con una posizione laica». Dal 2007 il Villaggio è accreditato con il sistema sanitario nazionale e riceve pazienti da tutta Italia: sette su dieci sono da fuori regione perché le strutture in Emilia-Romagna con 1.500 posti accreditati (550 in Romagna) sono sufficienti per accogliere tutti i pazienti del sistema sanitario regionale.

Alla fine di ogni anno, anche nel 2020, il presidente Giuseppe Paolo Belletti rivolge sempre lo stesso augurio ai pazienti: «Andarsene il prima possibile. È una battuta ma è anche la realtà: vogliamo che queste persone ritornino alla vita, non vogliamo che la comunità diventi una nuova dipendenza».

Raccoglie una pietra in spiaggia, ma era fosforo. 14enne al Bufalini per le ustioni

Il materiale – probabilmente risalente alla guerra nei Balcani – ha preso fuoco tra le mani del ragazzo

Rimini Mare Inverno Spiaggia 800x600 0Un ragazzo di 14 anni è stato ricoverato al Bufalini di Cesena per aver raccolto quella che sembrava essere una semplice pietra dai colori strani durante una passeggiata sulla spiaggia tra Milano Marittima e Savio.

In realtà si trattava di un frammento di fosforo bianco, con tutta probabilità un residuato bellico risalente alla guerra nei Balcani.

La notizia è riportata nell’edizione di oggi (26 febbraio) del Carlino Ravenna.

Il fatto risale a mercoledì scorso, quando il ragazzo, in compagnia della madre, ha trovato a riva la pietra (rossa nella parte superiore e grigia in quella inferiore, da cui proveniva un leggero fumo) e ha deciso di portarla in auto. Qui la pietra ha preso fuoco tra le sue mani. La madre è riuscita a buttarla in strada, ma solo i vigili del fuoco, svariati minuti dopo, sono riusciti a spegnere le fiamme.

Il 14enne è stato quindi trasportato per le ustioni al Bufalini, dove ha trascorso la notte, per essere dimesso il giorno dopo.

Raccolte 500 firme in una settimana per chiedere un bike park a Ravenna

Il primo firmatario: «Sempre più appassionati, ma manca uno spazio sicuro, grande, moderno e multidisciplinare»

Emiliano Galanti
Emiliano Galanti

500 firme in una settimana. È questo il primo traguardo raggiunto dalla petizione che chiede di realizzare anche a Ravenna un Bike Park lanciata dal Comitato Amici del Ciclismo Ravenna.

«L’emergenza COVID ha sicuramente accentuato il bisogno di stare all’aria aperta in sicurezza e la bicicletta è uno dei mezzi più sicuri e amati – afferma Emiliano Galanti, primo firmatario della petizione –. Ma quello che è emerso chiaro negli ultimi anni è che sempre più persone si sono appassionate al ciclismo su strada e alla mountain bike. Basta fare una passeggiata nella pineta di Classe in una qualsiasi domenica dell’anno e conterete centinaia di persone, di tutte le età, che si divertono pedalando nella natura. Quello che però manca a Ravenna è uno spazio sicuro, grande, moderno e multidisciplinare che permetta ai bambini e ai ragazzi della città di praticare, appassionarsi e allenarsi in sicurezza, in un ambiente stimolante dal punto di vista sportivo ma anche sociale. Ci sono esperienza in Italia e in Europa a cui ispirarsi e a cui guardiamo con attenzione e sempre un pizzico di invidia. Questa petizione la intendiamo come un’occasione in cui tutti gli appassionati della bicicletta e del ciclismo della città possano riconoscersi e far sentire quanto sia forte il bisogno di un’infrastruttura di questo tipo anche a Ravenna».

La raccolta firme per spingere l’amministrazione comunale a sposare l’iniziativa prosegue sul sito change.org/ravennabikepark

È un infermiere di 24 anni la vittima dell’incidente sull’E45. Stava tornando a casa

Si chiamava Lorenzo Campanini e prestava soccorso in tutta la Romagna: «Una persona di incredibile umanità»

Lorenzo CampaniniAveva finito il turno alle 16 e stava tornando a casa, a Cesena, dove viveva con la fidanzata. Ma è morto sull’E45, schiantandosi contro un camion mentre era alla guida della sua Volkswagen Golf.

La vittima è un 24enne originario di Reggio Emilia, Lorenzo Campanini, infermiere che prestava soccorso in tutta la Romagna per conto della società 4Life e in servizio anche alla Pubblica Assistenza di Ravenna.

Sgomento tra i colleghi, che lo ricordano come una persona di incredibile umanità, «pronto ad aiutare e a insegnare ai “novellini”, aveva valori molto forti – ci dice un suo collega della Pubblica Assistenza – e competenze lavorative molto alte. Era un ragazzo solare, gli piaceva ridere e scherzare».

Ciclista investito da un camion: muore a 73 anni

Secondo incidente della giornata con un esito mortale. In entrambi i casi coinvolto un mezzo pesante

WhatsApp Image 2021 02 25 At 20.19.16Un uomo di 73 anni è morto nel pomeriggio di oggi, 25 febbraio, per le conseguenze di un incidente stradale in cui è rimasto coinvolto mentre era in sella a una bicicletta. Verso le 17.30 a Reda in via Reda l’uomo è stato investito da un camion: la dinamica dello scontro è ancora da accertare (rilievi affidati alla polizia locale dell’Unione della Romagna faentina) ma per il ciclista non c’è stato nulla da fare. Vani i tentativi di rianimazione compiuti sul posto dal personale medico del 118.

È il secondo incidente stradale con esito mortale sulle strade ravennati nel pomeriggio di oggi. Poche ore prime un 23enne aveva perso la vita sulla statale E45: al volante di un’auto si è scontrato con un camion.

Incidente stradale sulla E45: un morto e strada chiusa in entrambe le direzioni

Chi viaggia verso Roma deve percorrere il Dismano, per chi proviene da Cesena uscita obbligatoria alla Standiana

WhatsApp Image 2021 02 25 At 17.49.27A causa di un incidente stradale con un deceduto, la statale E45 è chiusa al traffico a Ravenna in entrambe le direzioni all’altezza del km 247. Il traffico diretto a Roma è deviato sulla via Disamo, mentre per i mezzi diretti verso Venezia è istituita l’uscita obbligatoria allo svincolo di Standiana. La chiusura si è resa necessaria per consentire i soccorsi sanitari ed i rilievi volti ad accertare la dinamica dell’incidente.

Articolo Uno e Sinistra per Ravenna chiedono un protocollo di tutela per i rider

La proposta di un documento fra Comune e sindacati per i fattorini che consegnano cibo a domicilio. Due anni fa l’assessorato alle Politiche giovanili promosse uno spettacolo teatrale sul tema. L’assessora ci disse: «Sulla gig economy so che siamo indietro, ma questo potrebbe essere un primo passo per aprire un dibattito pubblico»

Page Deliveroo Photo Jason SouthUn protocollo d’intesa tra Comune e sindacati per la promozione di occupazione regolare nel settore del consegne a domicilio di cibo fatte dai fattorini, il cosiddetto food delivery svolto dai rider. È la richiesta di Articolo Uno e Sinistra per Ravenna al Comune di Ravenna e si impegnano ad assumere iniziative in tal senso in consiglio comunale.

La proposta delle due forze politiche arriva a un mese dalla sentenza della Corte di Cassazione che ha inquadrato come lavoro subordinato tutte le volte in cui la prestazione del collaboratore abbia carattere esclusivamente personale e sia svolta in maniera continuativa nel tempo e le modalità di esecuzione della prestazione, anche in relazione ai tempi e al luogo di lavoro, siano organizzate dal committente. «Ora si tratta di operare in ogni territorio, anche mediante accordi fra istituzioni, organizzazioni sindacali e forze imprenditoriali e con adeguati controlli da parte degli organi competenti, per applicare ovunque i principi della sentenza e assicurare una adeguata tutela del lavoro dei riders nei termini previsti dagli accordi con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative». A Modena un protocollo è stato sottoscritto.

R&D si è occupato della situazione rider in provincia di Ravenna di recente: nel numero del settimanale uscito il 28 gennaio (qui potete sfogliarlo) abbiamo intervistato un fattorino, diversi ristoratori e alcuni sindacalisti. Ma avevamo trattato l’argomento già nel 2019. In quell’occasione raccogliemmo le parole di Valentina Morigi, assessora alle Politiche giovanili e esponente di Sinistra per Ravenna: «Ci muoviamo in diverse reti con altri enti locali per occuparci di creatività, ma anche di vulnerabilità giovanile che possono riguardare l’occupabilità, la mobilità verso l’estero, nuove forme di lavoro. Ci è capitato di ragionare su questo tema (rider, ndr) con il collega di Bologna, che stava lavorando alla Carta sui rider. Mi è sembrato un punto di partenza ambizioso e interessante su un fenomeno che dietro una facciata “smart” e “cool” nasconde bolle in cui i diritti sono sospesi e che quindi intreccia il tema della legalità, per cui erano destinati i fondi regionali, perché per noi la diffusione di una cultura della legalità passa dalla diffusione di diritti. Immagino un confronto con i sindacati e le associazioni datoriali. In questo comune si è arrivato a stilare un protocollo sugli appalti pubblici dopo un percorso condiviso. Sulla gig economy so che siamo indietro, ma questo potrebbe essere un primo passo per aprire un dibattito pubblico».

Uno scrittore e una campionessa di ciclismo per i tutorial digitali in biblioteca

Matteo Cavezzali e Sofia Collinelli sono i testimonial della campagna per incentivare l’uso dei servizi gratuiti da remoto, utili in tempo di pandemia: quotidiani e libri si possono leggere sullo schermo

Tutorial Matteo SofiaLe biblioteche romagnole hanno a disposizione un vasto archivio di materiali in digitale da poter consultare gratuitamente e proprio per far conoscere questi servizi agli utenti le biblioteche della Bassa Romagna hanno realizzato sei curiosi video-tutorial. Ad esempio sul sito Mlol si possono leggere gratuitamente dallo schermo del proprio computer tutti i principali quotidiani italiani e stranieri.

Si tratta di un’iniziativa inserita nel “Progetto di promozione dell’educazione all’informazione e promozione della lettura”, voluto dal Coordinamento delle biblioteche. La realizzazione dei video risale già allo scorso anno, proprio alla vigilia dello scoppio della pandemia e del conseguente lockdown. Per questo, il lancio della campagna promozionale è stato rimandato fino ad ora. Paradossalmente gli strumenti digitali promossi dai video (messi a punto dalla Rete bibliotecaria di Romagna e San Marino) sono ancora più utili e necessari nella situazione attuale, che rende praticamente impossibile la fruizione fisica delle biblioteche, e diventano certamente appetibili per ogni fascia di utenti.

I video, realizzati da Studio Biroke di Bagnacavallo, hanno avuto due testimonial: il 38enne scrittore ed organizzatore di eventi letterari Matteo Cavezzali e la 19enne Sofia Collinelli, campionessa di ciclismo che è stata anche componente della nazionale azzurra ai Mondiali Juniores 2019.

«L’importante lavoro sul digitale della rete delle biblioteche – ha detto Riccardo Francone, sindaco di Bagnara e referente per la Cultura per l’Unione Bassa Romagna – ha reso possibile già durante la prima fase della pandemia utilizzare i servizi online: e-book, giornali, riviste e audio libri, i cui prestiti hanno auto un aumento dell’80%. Ci siamo fatti trovare pronti. Ora questi video possono spiegare come avere questi servizi, completamente gratuiti, anche a chi ancora non ha dimestichezza con MLOL e i servizi digitali, in maniera semplice e immediata».

Covid, 196 nuovi casi in provincia. Nessun decesso, ma più ricoveri in Rianimazione

Il totale in un anno dal primo contagio ha superato quota 19mila: i morti totali sono 820

CAMPAGNA VACCINALE PALA DE ANDRE' RAVENNAFra tre giorni, il 28 febbraio, sarà trascorso un anno dal primo contagio di coronavirus in provincia di Ravenna e il totale delle positività diagnosticate ha superato 19mila. Con i 196 nuovi casi individuati oggi, 25 febbraio, il totale esatto è 19.111: di questi circa l’86 percento sono guariti e 820 sonno morti. Altro dato significativo: tornano a crescere i ricoveri in terapia intensiva che ora sono sei.

Dei 196 nuovi casi quelli con sintomi sono 117: 192 sono in isolamento domiciliare e 4 ricoverati. I tamponi eseguiti sono stati 2.720, un dato elevato. Oggi la Regione non ha comunicato alcun decesso. Sono state comunicate circa 80 guarigioni. I comuni di Ravenna e Faenza, i più popolosi della provincia, hanno più della metà dei nuovi casi.

Dall’inizio dell’epidemia in Emilia-Romagna si sono registrati 252.915 casi di positività, 2.092 in più rispetto a ieri, su un totale di 40.804 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 5,1.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 386 nuovi casi e Modena con 379; poi Rimini (289) e Reggio Emilia (247), quindi Ravenna (196), Parma (164) e Ferrara (139). Seguono Cesena (94), Forlì (72), Imola (69) e Piacenza (55).

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 21.823 tamponi molecolari, per un totale di 3.355.208. A questi si aggiungono anche 1.205 test sierologici e 18.981 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.121 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 204.763.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 37.693 (+936 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 35.432 (+898), il 94% del totale dei casi attivi.

In reigone si registrano 33 nuovi decessi. In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 10.459.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 203 (+3 rispetto a ieri), 2.058 quelli negli altri reparti Covid (+35).

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa prima fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni, e le persone dagli 85 anni in su (dal 1^ marzo prenotazioni aperte anche per quelle dagli 80 agli 84 anni).

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 357.235 dosi; sul totale, 132.607 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Oncologia e Covid, il primario: «Meno prevenzione, ma nessuna emergenza»

Il direttore del reparto Stefano Tamberi segnala una minore partecipazione alle attività di screening nonostante non si siano mai fermate: «I posti letto sono sufficienti, abbiamo lavorato per ridurre l’accesso al ricovero e favorire le dimissioni». A primavera 2020 un focolaio di coronavirus con 5 morti

Tamberi
Stefano Tamberi, direttore del reparto di Oncologia di Ravenna

Tra la fine di marzo e l’inizio d’aprile del 2020 il reparto di Oncologia dell’ospedale di Ravenna è rimasto chiuso per due settimane. Erano stati almeno una quarantina i casi di contagio al coronavirus tra personale e degenti, con 5 pazienti poi morti. Un focolaio che aveva portato a una riorganizzazione con una conseguente riduzione dei posti letto fino a otto. Oggi la situazione pare essere tornata alla normalità, seppur sempre nell’ambito di una gestione d’emergenza per tutto il sistema sanitario a causa della pandemia.

La conferma arriva al telefono dal dottor Stefano Tamberi, dallo scorso mese di ottobre primario pro tempore di Oncologia. «Oggi possiamo contare su 14 posti letto, da sfruttare rispettando i protocolli di sicurezza e nell’ambito della più generale gestione dell’emergenza Covid». Di fatto Tamberi ci spiega come l’ospedale funzioni come un sistema di vasi comunicanti. «Oncologia è un reparto integrato che partecipa in una sorta di rete di sostegno nella gestione dei pazienti Covid. Se Pneumologia, faccio un esempio, si trova alle prese con tanti contagiati, noi possiamo farci carico dei pazienti non-covid che hanno bisogno di terapie». E i tempi di trasferimento interno possono incidere sulla capienza del reparto. «Manteniamo in una stanza singola i pazienti trasferiti, fino al doppio tampone negativo. In questo modo abbiamo creato una serie di stanze singole che fanno da filtro».

La domanda è quindi se sia possibile rispondere ugualmente alla richiesta, se non si rischia così di avere ritardi potenzialmente dannosi nei ricoveri. «No – assicura Tamberi –, non mi risulta ci siano ancora mai stati problemi con i ricoveri (Oncologia anzi ha fatto fronte alle difficoltà di Ematologia prendendosi in carico Paziente11, di cui raccontiamo la storia in questo articolo). La mia priorità è stata fin da subito quella di riorganizzare la degenza mantenendo il massimo standard di sicurezza e continuando a garantire senza ritardi diagnosi e trattamenti, in un contesto in cui è necessario, come dicevo, offrire sostegno anche ad altri reparti».

Tamberi continua ricordando come abbia cercato di «ridurre l’accesso al ricovero, con correttezza, riorganizzando il day hospital. E dall’altra parte cercando di creare una rete di supporto, di cure palliative, dentro e fuori dall’ospedale, per riuscire naturalmente anche a dimettere i pazienti». Non ci sono quindi pochi posti letto? «No, la degenza è assolutamente adeguata. Nonostante sia il riferimento unico per tutta la provincia, per gli ospedali di Ravenna, Faenza e Lugo. Se tu lo fai “girare” bene, il reparto è adeguato».

Difficile invece stabilire il reale impatto che può aver avuto il Covid sulla popolazione oncologica. «Rispetto alla prima ondata, quando alcuni servizi furono chiusi, in questa seconda fase della pandemia abbiamo sempre mantenuto le attività ambulatoriali, ma in generale la partecipazione del paziente ai progetti di screening è diminuita, c’è ovviamente una minor propensione a venire in ospedale per la prevenzione. Sicuramente ci sarà questo effetto indiretto da considerare. Così come allo stesso tempo il Covid ha influito sull’iter terapeutico, molti pazienti si sono infettati, altri hanno avuto sintomi che non permettevano l’ingresso, ci sono stati dei rallentamenti. Da parte nostra abbiamo mantenuto tutti i percorsi multidisciplinari, non esiste una tipologia di tumore che può essere rimasta più indietro rispetto a un’altra. Certamente, abbiamo avuto momenti di grande pressione, in cui abbiamo dato priorità a casi più gravi».

Complessivamente, in provincia di Ravenna, sono circa 1.500 i pazienti che utilizzano terapie in day hospital nei reparti di Oncologia. Un numero in progressivo aumento nel corso degli anni – ci dice il direttore Tamberi – perché si aggiungono nuovi casi a vecchi pazienti che proseguono con le terapie per anni, grazie a una più lunga durata della malattia rispetto al passato, grazie a un allungamento delle aspettative di vita. Nel reparto di day hospital, per evitare nuovi focolai, è stata introdotta una nuova prassi di screening, con i tamponi che vengono effettuati anche ai pazienti che non restano in ospedale, né hanno contatti stretti con medici e operatori sanitari.

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi