venerdì
08 Maggio 2026

“Lodo” de Lo Stato Sociale tra il pubblico del concerto all’Antico porto di Classe

Il cantante arrivato secondo a Sanremo con “Una vita in vacanza” era al sito archeologico per il live dei Camillas

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Lodovico Guenzi con lo staff di Ravennantica

Cantando “Una vita in vacanza” è arrivato secondo a Sanremo nel 2018 con Lo Stato Sociale e ieri, 25 luglio, Lodovico Guenzi a Ravenna era proprio in tenuta da una vita in vacanza: bermuda e t-shirt per assistere al concerto dei Camillas,  cui è legato da profonda stima e amicizia, all’Antico porto di Classe. Prima del concerto “Lodo” – che avevamo intervistato qui – ha visito il sito archeologico.

«La musica, l’arte e l’archeologia costituiscono un grande valore e, se unite, possono creare bellissime sinergie – ha dichiarato il Direttore di RavennAntica Sergio Fioravanti –. La Fondazione è stata lieta di accogliere un artista che, prossimamente, sarà impegnato in progetti di sicuro successo».

L’appuntamento live dei Camillas fa parte della rassegna di concerti nel sito archeologico che ha già visto le esibizioni di Giacomo Toni e continua martedì 31 luglio e mercoledì 1 agosto con gli omaggi (in collaborazione con il teatro Socjale) rispettivamente a Fabrizio De André (con i Faber’s Social Club) e a Vasco Rossi (con i Vasconvolti). Giovedì 2 agosto invece serata jazz con Gb Project. Concerti dalle 21.

La questura corregge il sito dopo le segnalazioni: tolta la parola “zingarelli”

Il caso era stato sollevato dall’avvocato Maestri sul titolo di un comunicato stampa sulla pagina istituzionale della polizia a Ravenna

La schermata in questione
La schermata in questione

“Denunciati zingarelli”: così sul sito internet della questura di Ravenna era intitolato un breve articolo redatto dagli uffici di viale Berlinguer che dava notizia dell’arresto di due minorenni di etnia rom a fine giugno. A segnalare il caso un mese dopo era stato l’avvocato Andrea Maestri e dopo due giorni, in cui Leu in Parlamento aveva presentato anche un’interrogazione al ministero dell’Interno, è arrivata la correzione della pagina web. E così ora il nuovo titolo è “Minorenni denunciati per tentato furto”. E Maestri ringrazia il questore per la tempestività. L’avvocato e ex parlamentare di Possibile, sollevando il caso, aveva ricordato che «l’espressione indica l’appartenenza etnica dei soggetti ed ha una connotazione offensiva e discriminatoria».

Ravenna in Comune, lista civica che siede in consiglio comunale, ricordava che «i bambini, che come tali non possono subire discriminazioni su base etnica. Molto spesso vengono criticati giornali e media per l’utilizzo discriminatorio di questi termini». E si rivolse al sindaco, quale massimo rappresentante della comunità locale e responsabile istituzionale del servizio sociale minorile, perché comunicasse al questore «la disapprovazione che l’uso di simili espressioni suscita in una città che della libertà, eguaglianza e dignità di ogni persona ha fatto valori fondanti e irrinunciabili»

Mirabilandia compie gli anni: il 28 luglio apertura fino all’1 di notte per la festa

Il parco della Standiana spegne 26 candeline con una giornata animata da musica e danze brasiliane. Alle 22 il Night Show con giochi di acqua, fuoco e laser. Ingresso dalle 17 a 9,90 euro

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Il Night Show di Mirabilandia

Mirabilandia torna a festeggiare il suo compleanno, il 26esimo per l’esattezza, con una festa sabato 28 luglio: per l’occasione il parco osserverà un’apertura straordinaria fino all’1 di notte, due ore in più rispetto al solito.

L’animazione della festa sarà in stile brasiliano con gli Ipanema Show: danze, musica e spettacoli che condurranno tutti gli ospiti in un viaggio alla scoperta del Brasile e della sua cultura. Per l’ingresso a Mirabilandia sarà possibile acquistare un biglietto speciale che consentirà l’accesso a tutte le attrazioni e agli show in programma dalle 17 fino alla chiusura a 9,90 euro.

Non mancherà il nuovo Night Show. Protagonisti di questo spettacolo sono i quattro elementi di acqua, fuoco, aria e terra. Un tripudio di performance stupefacenti, effetti speciali e una colonna sonora che avranno luogo presso il Lago centrale. Luci danzanti e raggi laser disegneranno incantati scenari, mentre gli artisti aerialist emozioneranno il pubblico per poi cedere il passo, durante i sabati d’estate, a uno strabiliante spettacolo pirotecnico finale. Il Night Show è in programma alle 22.

Leo Porcari, l’ombra di Gardini: «L’hanno ammazzato per non farlo parlare»

L’ex carabiniere è stato responsabile della sicurezza dell’imprenditore per cinque anni, non ha dubbi su cosa accadde 25 anni fa a Milano e assicura: «Raul non era massone e non sarebbe mai entrato in politica»

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Leo Porcari oggi nel suo studio, dove lavora come investigatore privato

«Non ha premuto lui il grilletto». È passato un quarto di secolo, Leo Porcari oggi ha 80 anni e resta saldo sulla posizione presa subito dopo la morte di Raul Gardini per cui aveva lavorato nei cinque anni precedenti: «È stato un omicidio ma ha fatto comodo a tutti che passasse come suicidio». Per capire chi è Porcari, oggi investigatore privato, vale la definizione che si porta dietro da allora e che ripete lui stesso: «Sono stato la sua ombra. Vivevo con lui, quello che non mi diceva lo sapevo perché lo vedevo e quello che non vedevo lo sentivo».

Eravate amici?
«No, amici no. Eravamo una coppia che viaggiava in simbiosi nell’interesse comune. Gardini non poteva fare a meno di me e viceversa, come una droga. Io lo chiamavo dottore e gli davo del lei, lui mi dava del tu. Dopo sei mesi che lavoravo per lui avemmo una discussione e gli dissi che se da me voleva sentirsi dire solo sì come facevano i suoi amici ravennati allora aveva capito male perché ho una testa per pensare. Per tre giorni non mi parlò poi mandò la segretaria a chiedermi se ero ancora incazzato ma in realtà non lo ero mai stato».

Umanamente, che esperienza è stata stargli accanto?
«Le faccio un esempio: la sera a casa sua in via D’Azeglio preparavamo il programma del giorno dopo. Poi lo salutavo e in 5 minuti a piedi arrivavo a casa mia. Appena entravo suonava il telefono fisso ed era lui: “Porcari, è già a letto? Se non dorme torni qua che facciamo due chiacchiere”. È stata una bella esperienza per l’uomo non per l’importanza della mia carica: ero alle stelle ma non mi sono mai sentito un superuomo e lui apprezzava questa semplicità e umiltà».

Quante ore di lavoro in una giornata?
«A Gardini bastavano tre ore di sonno, il resto era lavoro. Alle 5 era in piedi e alle 6 era operativo».

Restava tempo per gli affetti personali?
«Era molto innamorato della moglie anche se non si faceva mai accompagnare a nessun evento. Non vedeva l’ora di tornare a Ravenna dalla famiglia. Spesso quando atterravamo a Forlì mi faceva chiamare la figlia Maria Speranza e andavano a mangiare un piatto di riso da Saporetti a Marina. Era molto legato alle figlie, meno al maschio che era più attaccato alla gonna della madre».

Perché la famiglia si è barricata in una riservatezza assoluta?
«Non lo so ma ne ho discusso anche con loro. Posso capire non volerne parlare per non rivangare un dolore, ma non l’hanno nemmeno difeso dagli attacchi. Una volta la figlia Eleonora mi disse che non poteva mettersi contro sua madre».

La passione per la barca e per il mare è cosa nota. Ne aveva altre?
«La caccia senza dubbio. Poi gli piacevano le auto veloci: ricordo una Mercedes Amg di seimila di cilindrata che una volta guidai io e mi ritrovai ai 300 senza accorgermene…».

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Leo Porcari con Raul Gardini. L’ex carabiniere originario del Lazio ha lavorato con l’imprenditore ravennate negli ultimi cinque anni di vita. Si conobbero nel 1988 quando Porcari già lavorava per Montedison

In auto sedeva abitualmente davanti quando guidava l’autista…
«Sì, sempre. E io dietro. Una volta fece una battuta dicendo che negli attentati alle auto di solito sparano ai finestrini dietro ma non credo fosse questo il motivo».

Era scaramantico?
«Durante la Coppa America portava dei calzini rossi ma nient’altro di particolare».

Chi l’avrebbe ucciso?
«Chi conosce i fatti sa che si era creato molti nemici. In particolare tre filoni: l’economia, la politica e una parte della famiglia».

Perché ammazzarlo?
«Quel giorno era noto che sarebbe stato arrestato dalla procura di Milano nell’indagine Mani Pulite e sarebbe stato interrogato dai pm. Il suo avvocato aveva già concordato che poi sarebbe andato ai domiciliari. Erano in tanti che avevano paura di cosa sarebbe andato a raccontare».

Bastava accontentarsi per restare vivo?
«Gardini faceva l’imprenditore, andava dove c’era da fare imprenditoria e guadagnare soldi. Non ha preso la Montedison per lo sfizio di andare contro Cuccia ma perché era lo strumento per una chimica a livello mondiale. Poi si è messo nell’operazione con Eni dove aveva le mani troppa gente».

Gardini avrebbe mai fondato un suo partito?
«Mai. Non amava i politici. Al varo del Moro per la Coppa America avrò ricevuto decine di telefonate di politici che volevano essere invitati ma lui diceva no a tutti».

Nessuno gli chiese di entrare in politica?
«Gli proposero il ministero dell’Industria nel Governo De Mita e rifiutò».

Nella morte di Gardini qualcuno legge dei segnali lasciati a uso e consumo degli affiliati alla massoneria. Gardini era un massone?
«No, né massoneria né Gladio. Lo posso dire perché ero amico del capo della polizia Parisi che conosceva le cose. La massoneria avrebbe voluto coinvolgerlo ma lui non aderì».

Chi sarebbe oggi Gardini se fosse vivo?
«Uno degli imprenditori più in vista del mondo, uno che aveva vinto la Coppa America».

Studente universitario ucciso 31 anni fa, riesumati i resti. Tre indagati

Prelevata la bara di Pier Paolo Minguzzi sotto gli occhi della madre, della sorella e del fratello

Pavia
L’Istituto di Medicina Legale di Pavia

Sotto gli occhi della madre, della sorella e del fratello, è stata prelevata mercoledì mattina dalla cappelletta di famiglia del cimitero di Alfonsine la bara con i resti di Pier Paolo Minguzzi, il 21enne, studente universitario, rampollo di una famiglia di imprenditori della zona e carabiniere di leva alla caserma di Mesola (Ferrara) sequestrato il 21 aprile 1987 mentre stava rincasando e probabilmente ucciso quasi subito.

Alle operazioni, iniziate verso le 8 e andate avanti per 30 minuti, hanno assistito alcuni poliziotti compreso il dirigente della squadra Mobile Claudio Cagnini. Gli stessi hanno infine scortato il feretro sino all’ingresso dell’autostrada, per raggiungere l’istituto di medicina legale di Pavia dove la riesumazione dei resti era fissata per le 13.

Gli accertamenti sono nell’ambito di un’indagine, coordinata dai Pm Alessandro Mancini e Marilù Gattelli, con tre persone sotto accusa in concorso per sequestro di persona, omicidio aggravato e occultamento di cadavere.

L’Olimpia Teodora cala il tris: oltre a Mendaro e Ubertini, arriva anche Canton

Volley A2 femminile / Con la cubana si copre la casella dell’opposto titolare, mentre con le due schiacciatrici si completa il reparto. In arrivo anche la centrale Lombardi

Yaremis Mendaro Levya
L’opposto cubano Yaremis Mendaro Levya nella scorsa stagione giocava a Baronissi (foto pagina Facebook di Mendaro)

Sta prendendo sempre più forma la Conad Olimpia Teodora della prossima stagione, con l’arrivo di altre tre giocatrici in vista del campionato di Serie A2 2018-19. Ai colpi già annunciati da tempo, ma ufficializzati negli ultimi giorni, di Yaremis Mendaro Levya e Serena Ubertini, si aggiunge il tesseramento della giovane Clara Canton. Questi nuovi elementi affiancano le palleggiatrici Agrifoglio e Vallicelli, le bande Aluigi e Bacchi, le centrali Gioli, Torcolacci e Chiara Lombardi (quest’ultima, classe ’94 proveniente da San Lazzaro, deve ancora essere annunciata) e il libero Rocchi.

Serena Ubertini, romana, classe 1986, ha militato negli ultimi dieci anni nei campionati di B1 e B2 e porta a Ravenna tutto il suo bagaglio di esperienza. Clara Canton, giovanissima classe 1998 di Arzignano, in provincia di Vicenza, dopo aver contribuito alla promozione in A2 del Montecchio Maggiore, ha vestito la maglia nella passata stagione della Millenium Brescia, promossa in A1. Yaremis Mendaro Levya, classe 1994 di nazionalità cubana, ha infine giocato nel campionato francese di massima serie per poi approdare nel campionato appena passato alla Polisportiva Due Principati di Baronissi.

Con l’arrivo di Ubertini e Canton si completa il reparto delle schiacciatrici, mentre con quello di Mendaro si copre una delle caselle più importanti dello scacchiere biancorosso, quello dell’opposto. Mancano a questo punto per completare la rosa solo un paio di giocatrici, con ogni probabilità giovanissime: un altro opposto e un altro libero.

Il cantante litiga con gli organizzatori e sgomma con l’auto nel sito archeologico

Finale controverso per il live di Giacomo Toni all’Antico porto. Lievi danni a una passerella del percorso di visita. L’artista: «Al telefono mi hanno chiesto migliaia di euro di risarcimento…». Ravennantica che gestisce l’area sminuisce: «Nessuna richiesta e il cachet sarà pagato regolarmente»

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Giacomo Toni

Un litigio per futili motivi con gli organizzatori della serata e al termine del concerto il cantante è andato con l’auto a sgommare sul prato del sito archeologico dell’Antico porto di Classe, dove prima si era esibito, danneggiando le doghe di una passerella del percorso di visita. È stato questo l’epilogo del live di Giacomo Toni e la sua band il 18 luglio scorso. La vicenda è emersa solo oggi, 25 luglio, quando il cantante ha pubblicato sulla sua pagina Facebook uno scatto del danno causato con tanto di commento sarcastico: «Mi scuso per le mostruosità che ho commesso al Parco Archeologico di Classe. Riparerò questa antica anfora e non sgommerò mai più sopra la Storia».

Toni parla di una incomprensione con un addetto alla biglietteria e racconta così le vicende: «Non nego di aver sgommato sul prato. Poi ho ricevuto una telefonata in cui mi parlavano di migliaia di euro di danni a mio carico. Allora ho chiesto di vedere delle immagini e quando ho visto di cosa si trattava mi sono reso disponibile per sistemare tutto a carico mio. A quel punto non ho più avuto notizie e nessuno mi ha più contattato».

Dal fronte Ravennantica, la fondazione che gestisce l’area, si getta acqua sul fuoco: «È stata una cosa poco simpatica – riconosce il direttore Sergio Fioravanti – ma per noi è già tutto concluso. Il danno è di poche decine di euro per la passerella e non chiederemo niente. Il cachet dell’artista sarà pagato senza problemi. Diciamo che è stata una bravata che non ci ha fatto piacere ma per fortuna si è conclusa senza conseguenze per la struttura. Non c’è stata nessuna limitazione alla fruibilità del parco».

«Tornate a casa vostra»: insulti razzisti da un passante ai bambini del doposcuola

Episodio denunciato da uno degli animatori del Cre dell’associazione Città Meticcia: «In tanti anni non era mai successo, credo che sia cambiato il clima». Più controlli della polizia municipale al parco

Cittàmeticcia«Voi qui non potete starci, tornatevene a casa vostra. Quell’acqua non la potete bere, dovete morire tutti». A sentirsi rivolgere queste parole è stato un gruppo di bambini, soprattutto figli di stranieri, vicino alla fontana nel parco della Rocca Brancaleone di Ravenna la settimana scorsa. Non era mai successo prima ma forse qualcosa nel clima generale è cambiato e anche un episodio come questo può raccontarlo. A urlare un uomo di mezza età che era seduto su una panchina a mangiare e brandiva, peraltro, un coltello da cucina. I bambini erano quelli de “La scuola sotto gli alberi”, un doposcuola gestito dall’associazione Città Meticcia, la cui presidente Marinella Gondolini lo ideò anni fa, per offrire un’occasione a quei bambini che non possono permettersi Cre o corsi sportivi, soprattutto figli di stranieri che magari hanno bisogno di una mano con i compiti.

Da sempre si svolge alla Rocca Brancaleone grazie all’impegno di tanti volontari: mattina compiti, pomeriggio teatro con Matteo Cavezzali e Jenny Burnazzi. Ed è Cavezzali a raccontarci l’accaduto, dopo averlo denunciato su Facebook: «Per fortuna appena l’uomo si è allontanato è arrivata una pattuglia della polizia municipale a cui abbiamo raccontato l’accaduto e da allora passa almeno due volte al giorno a controllare la situazione, per fortuna non abbiamo più rivisto l’uomo. Ma a colpire è che non era mai successo prima, in tutti questi anni. Credo proprio che sia cambiato il clima e ormai c’è questo senso di impunità, lo abbiamo notato anche da altri atteggiamenti e comportamenti. Se fino a poco tempo fa era “non sono razzista, ma…”, ormai siamo al “sono orgogliosamente razzista”. Per fortuna c’è anche una buona notizia: i ragazzi volontari che scelgono di dare una mano sono sempre tantissimi».

E per fortuna, visto che i ragazzini, tutti dai sei agli undici anni, quest’anno sono addirittura una sessantina, a conferma di quanto sia un’iniziativa richiesta in città. E come ogni anno, si concluderà con lo spettacolo teatrale appositamente allestito, in scena sabato 28 luglio, naturalmente alla Rocca. «Lo scopo del laboratorio teatrale – conclude Cavezzali – è proprio quello di far capire ai bambini che essere diversi non è una cosa di cui vergognarsi, ma anzi una ricchezza per il gruppo».

Arrestato per rapina a mano armata: quattro colpi nello stesso ufficio postale

In manette un 45enne: la polizia lo ha fermato per il pericolo di fuga. Bottino totale 5mila euro

Aveva già incassato la caparra della vendita della casa e parlava di biglietti aerei per andare alle Canarie con moglie e figlio di tre anni: circostanze che secondo la procura di Ravenna configuravano un concreto pericolo di fuga e insieme ai gravi indizi di colpevolezza già raccolti hanno portato all’emissione di un provvedimento di fermo per indiziato di delitto a carico di un 45enne residente a Castel Bolognese ritenuto l’autore di cinque rapine a mano armata a Faenza tra novembre 2017 e aprile 2018, quattro nello stesso ufficio postale di via Azzurrini e una al supermercato del centro commerciale del Borgo Urbecco (bottino totale di circa cinquemila euro). L’uomo è stato catturato dalla polizia la mattina del 23 luglio.

Originario della Puglia, l’accusato è incensurato e vive da anni a Castel Bolognese con la famiglia. Al momento risulta in cerca di occupazione dopo aver perso il lavoro anni fa.

L’indagine condotta dal commissariato manfredo e dalla squadra mobile della questura è partita, come sempre in questi casi, dall’attenta analisi dei filmati di videosorveglianza per individuare elementi utili all’identificazione. L’abbigliamento (stessa maglia in due colpi ravvicinati nel tempo), la pistola (giocattolo senza tappo rosso, la cui scatola è stata trovata in casa) e la capigliatura sono stati i dettagli poi diventati elementi a sostegno dell’accusa.

Gli inquirenti sono arrivati sulle tracce del sospettato quando una pattuglia della volante, impegnata nei servizi intensificati per arrivare all’individuazione del colpevole, si accorgeva di una persona che alle casse di un supermercato sostava sorvegliando con attenzione l’operatività dei dipendenti. Gli agenti l’hanno seguito ed è stata poi svolta una perquisizione domiciliare: in casa c’erano un giubbotto e un paio di scarpe compatibili con quelle delle immagini video, la scatola di una pistola giocattolo – difficile credere alla giustificazione che fosse per il figlio visto che ha appena tre anni e si tratta di un’arma ad aria compressa. Infine l’analisi dei tabulati telefonici colloca il telefono in uso all’uomo nelle zone delle rapina nelle ore dei colpi.

La svolta all’indagine è arrivata quando la polizia si è accorta che il cartello vendesi non era più esposto sull’abitazione. Era stato lo stesso 45enne a parlare della sua volontà di trasferirsi all’estero con i poliziotti che lo avevano fermato la prima volta per il controllo.

Soddisfazione per l’esito dell’operazione è stata espressa dal vicequestore aggiunto Silvia Gentilini, dirigente del commissariato di Faenza: «Gli episodi avevano creato una certa apprensione nella comunità di una piccola città come Faenza. Il lavoro di sinergia con la Mobile ha consentito di arrivare a individuare il colpevole». Stessa soddisfazione per il dirigente della mobile, Claudio Cagnini: «Non è mai stato violento nelle sue azioni, né con i dipendenti né con i clienti presenti, ma i colpi sono stati molto frequenti».

In una ex porcilaia e nel baule di un’auto 8 quintali di droga: due arresti

Operazione dei carabinieri nelle campagne attorno all’ex zuccherificio: la merce poteva fruttare fino a 8 milioni di euro sul mercato al dettaglio

In una ex porcilaia nelle campagne nei dintorni dell’ex zuccherificio di Russi, oggi utilizzata come ricovero per attrezzi agricoli, erano nascosti 600 kg di marijuana suddivisi in balle e 128 kg di hashish ripartiti in panetti. Sommati ai 70 kg trovati a bordo di una vettura che aveva appena lasciato il casolare fanno otto quintali di droga con un valore teorico sul mercato al dettaglio di circa 8 milioni di euro. Sono i contorni dell’operazione conclusa il 22 luglio dai carabinieri del nucleo investigativo in collaborazione con la compagnia di Ravenna. In manette sono finiti due uomini: un 70enne lombardo incensurato al volante dell’auto e un 40enne albanese che aveva in affitto l’immobile usato come magazzino.

Il sequestro è arrivato al termine di un’attività di indagine di alcuni mesi partita dalle informazioni raccolte dai militari attraverso fonti investigative: «Ci segnalavano movimenti anomali e frequenti nelle campagne di Russi – spiega il maggiore Antonio Pisapia, comandante dell’Investigativo –. E abbiamo intensificato i controlli del territorio soprattutto nei giorni del weekend in cui c’è più gente verso le località di mare e meno via vai nell’entroterra».

Ma non sarebbe solo questione di buone fonti: a propiziare il buon esito dell’operazione avrebbe contribuito – stando alle informazioni divulgate dal comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Roberto De Cinti – anche un pizzico di fortuna a sostegno dell’intuito. Nel pomeriggio di domenica una pattuglia in perlustrazione si sarebbe accorta di una Citroen C5 impegnata in una manovra anomala quando si è immessa sulla statale San Vitale nella zona artigianale alle porte di Russi ed è scattato il controllo. Nel baule c’erano 70 kg di marijuana confezionati in balle avvolte da cellophane. Alla guida un imprenditore della provincia di Monza-Brianza: 70 anni, incensurato, sposato, titolare di una fabbrica artigianale di mobili con diversi dipendenti. Non è stato particolarmente collaborativo nel fornire spiegazioni sulla provenienza e sulla destinazione del carico: i militari allora hanno imboccato la strada di provenienza della vettura percorrendola a ritroso e bussando quasi casa per casa alla ricerca di indizi utili. E così sono arrivati al casolare la cui titolare, una donna anziana, è all’oscuro di tutto: l’edificio lontano dalle vie di comunicazione più battute, come detto, è nella disponibilità di un 40enne albanese residente in paese con precedenti per droga e titolare di una ditta di smaltimento rifiuti speciali.

Non è stato difficile stabilire che il carico in auto e la merce nel casolare fossero della stessa partita: il confezionamento delle balle, il materiale utilizzato e le scritte sugli involucri corrispondono. Proprio questi dettagli hanno già fornito alcuni elementi utili agli investigatori e potranno fornirne altri con il prosieguo delle indagini: «Non ci sono tracce di sabbia o schizzi di acqua marina quindi tendiamo a escludere che il canale di arrivo sia quello via mare – ha spiegato il colonnello De Cinti – però al tempo stesso si può ipotizzare che sia merce dai Balcani. Cercheremo di capire se le scritte abbiano un significato per la rotta». Insomma al momento vengono esclusi collegamenti con l’operazione di novembre che portà al sequestro di 2,5 tonnellate a Lido di Savio.

Le indagini sul caso Russi proseguono: «Si può ipotizzare che il 70enne avesse appena caricato e fosse diretto verso casa in Lombardia – dice il maggiore Andrea Davini, comandante della compagnia – ma sarà importante stabilire la provenienza della droga e gli effettivi canali di smercio». L’ingente quantità lascia ipotizzare che si sia in un punto alto della catena di smercio.

Lo sceneggiatore Sky, al lavoro su 1994: «Quella dei Ferruzzi un’epopea da serie tv»

Il ravennate Fabbri è tra i creatori di “1993”, la fiction su Tangentopoli con (anche) Gardini: «Si è suicidato, voleva andarsene a testa alta»

FabbriRaul Gardini si è suicidato anche in “diretta” tv. Alla fine della quarta puntata della fiction 1993, interpretato da Roberto Bocchi, dopo aver letto su un quotidiano lo scoop sul suo probabile arresto. Non cede a complottismi la seconda stagione della serie tv di Sky su Tangentopoli, nata da un’idea di Stefano Accorsi ma scritta (insieme a Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo) dallo sceneggiatore ravennate Alessandro Fabbri. Anzi, “creata da”, come recitano i titoli di testa, essendo Fabbri e i suoi colleghi probabilmente i primi a svolgere in Italia un ruolo da “showrunner” all’americana, ossia sceneggiatori che partecipano a tutte le fasi di creazione della serie, non solo alla scrittura, scegliendo registi e attori e seguendo le riprese come sorta di tutori del senso della narrazione.

Lo abbiamo intervistato a pochi giorni dall’inizio delle riprese di 1994, ultimo capitolo della trilogia, in cui naturalmente Gardini non sarà presente. «Secondo quanto posso aver intuito del suo carattere, non ha voluto smettere di ruggire, se ne è voluto andare a testa alta, senza finire in un vortice senza fine di inchieste: non credo alle dietrologie, secondo me si è suicidato».

È vero che stai pensando a un’intera serie su Gardini?
«Non esiste nessun progetto concreto, ma continuo a pensare che l’epopea dei Ferruzzi si presterebbe bene a essere raccontata in una serie».
In 1993 invece Gardini ha un ruolo quasi marginale…
«Sicuramente avrebbe meritato più spazio, ma serviva un certo equilibrio, c’erano tante cose da raccontare e solo otto episodi a disposizione. Abbiamo allora cercato almeno di evidenziare lo shock che la sua morte ha causato anche ai magistrati che stavano indagando su di lui. Il suo suicidio è comunque quello che spezza a metà la stagione, portando a sviluppi inaspettati…».
Dal 2005 vivi a Roma, quanto ti sembra che sia ancora noto Gardini fuori Ravenna?
«Per chi ha almeno un minimo seguito la storia d’Italia, sia già adulto e abbastanza consapevole, è un uomo rimasto nella storia. Chiaramente nella nostra città natale il ricordo è più vivo».
Tanto che da queste parti si rischia la beatificazione…
«Le beatificazioni sono sempre sbagliate, ci sono luci e ombre su tutto. In questo caso si tratta di un capitolo su cui la memoria collettiva, storica e politica non si è ancora pacificata: per alcuni i magistrati sono stati degli eroi, per altri dei forcaioli. In generale i politici attiravano in quel periodo un odio smodato mentre Raul Gardini era riuscito a mantenere un profilo diverso, forse anche perché si era fin da subito dimostrato pronto a collaborare».
Cosa resta oggi delle prime due stagioni di una serie tv su Tangentopoli? Ci sono state reazioni che ti hanno colpito?
«Ci siamo resi conto che è stata un’epoca molto viva, incasinatissima certo, ma oltre che di tragedie e di misteri, piena di speranza, cosa che invece manca oggi. Si sentiva nell’aria la chance di una rivoluzione. E sembra l’altro ieri, tanto che più di 20 anni dopo molte dinamiche della nostra società e della nostra politica non sono cambiate. L’altra cosa che ci ha colpito è stato l’interesse che ci è stato all’estero, per una serie partita per essere molto specifica nei confronti del pubblico italiano e che invece è stata venduta in più di cento paesi, generando grande interesse. L’Italia non ne è consapevole, ma godiamo ancora di grande credito all’estero».
Hai un ricordo personale di Gardini?
«Ho frequentato per tanti anni il Circolo Velico Ravennate, da bambino, e ricordo quando Raul veniva a tenere i suoi discorsi, l’aura di rispetto che emanava e l’importanza che aveva in città. Era un uomo fuori dal comune, che si impegnò in sfide e imprese fuori dal comune, un vero personaggio, che si trovò a gestire un potere forse inaspettato, in modo anche spregiudicato».

OraSì, il calendario: debutto a Piacenza e “prima” casalinga contro Montegranaro

Basket A2 / Ufficializzato dalla Lnp il cammino dei giallorossi, che cominceranno il 7 ottobre in terra emiliana. Ben sette le concomitanze al Pala De André con il Porto Robur Costa. Mazzon: «La cosa più importante è arrivare in condizione fisica e tecnica nel miglior modo possibile alla prima palla a due»

Pubblico De André Orasì
I tifosi dell’OraSì sulla tribuna del Pala De André

La Lega Nazionale Pallacanestro ha diramato il calendario del campionato 2018/2019 di Serie A2 e l’OraSì inizierà in trasferta, a Piacenza contro l’Assigeco, mentre il primo match casalingo è in programma domenica 14 ottobre contro Montegranaro. Da notare i due derby romagnoli consecutivi, con Forlì e Imola, alla sesta e settima giornata. Di sicuro il cammino dell’OraSì riserverà comunque qualche variazione temporale, dal momento che le concomitanze con il Porto Robur Costa e la Superlega di volley sono ben sette, quattro nel girone di andata (inclusa la prima casalinga per entrambe, il 14 ottobre) e tre in quello di ritorno.

Ecco la valutazione sul calendario del coach Andrea Mazzon: «Faccio fatica a definire un calendario positivo o negativo, perché la cosa più importante è arrivare in condizione fisica e tecnica nel miglior modo possibile alla prima palla a due, e quello è il vero calendario al quale far fede. Definirei il periodo di preparazione alla gara di Piacenza una clessidra che ti ricorda durante le prime settimane quanto tempo hai ancora per prepararti».

Il tecnico giallorosso continua dicendo che «credo sia comunque un campionato davvero competitivo, dove le sette squadre che hanno monopolizzato il mercato sarebbe forse meglio incontrarle nelle prime giornate. Questo però non è successo – termina Mazzon – quindi diventerà ancora di più stimolante far crescere la nostra concentrazione e determinazione durante il periodo di pre-stagione».

CALENDARIO COMPLETO DELL’ORASI’

Prima Giornata (And. 7 ottobre 2018, Rit. 13 gennaio 2019)
UCC Piacenza-Orasì Ravenna

Seconda Giornata (And. 14 ottobre 2018, Rit. 20 gennaio 2019)
Orasì Ravenna-Montegranaro

Terza Giornata (And. 21 ottobre 2018, Rit. 27 gennaio 2019)
Cagliari-Orasì Ravenna

Quarta Giornata (And. 24 ottobre 2018, Rit. 31 gennaio 2019)
Orasì Ravenna-Cento

Quinta Giornata (And. 28 ottobre 2018, Rit. 3 febbraio 2019)
Udine-Orasì Ravenna

Sesta Giornata (And. 4 novembre 2018, Rit. 10 febbraio 2019)
Orasì Ravenna-Forlì

Settima Giornata (And. 11 novembre 2018, Rit. 17 febbraio 2019)
Imola-Orasì Ravenna

Ottava Giornata (And. 18 novembre 2018, Rit. 24 febbraio 2019)
Orasì Ravenna-Mantova

Nona Giornata (And. 25 novembre 2018, Rit. 10 marzo 2019)
Fortitudo Bologna-Orasì Ravenna

Decima Giornata (And. 2 dicembre 2018, Rit. 17 marzo 2019)
Roseto-Orasì Ravenna

11sima Giornata (And. 9 dicembre 2018, Rit. 24 marzo 2019)
Orasì Ravenna-Jesi

12sima Giornata (And. 16 dicembre 2018, Rit. 31 marzo 2019)
Orasì Ravenna-Verona

13sima Giornata (And. 23 dicembre 2018, Rit. 7 aprile 2019)
Treviso-Orasì Ravenna

14sima Giornata (And. 30 dicembre 2018, Rit. 14 aprile 2019)
Pallacanestro Piacentina-Orasì Ravenna

15sima Giornata (And. 6 gennaio 2019, Rit. 20 aprile 2019)
Orasì Ravenna-Ferrara

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