Volley B2 femminile / Preziosa affermazione esterna in quattro frazioni contro il Sarzana per la My Mech, che si porta a sei lunghezze di distanza dallazona calda
Un attacco del capitano gialloblù Alessandra Agostini
La My MechCervia inaugura il girone di ritorno con un successo che vale doppio. In terra ligure le ragazze di Braghiroli hanno infatti sconfitto in quattro set il Sarzana, allontanandosi dalla zona calda della classifica: ora la zona retrocessione dista sei lunghezze. Nel match contro le spezzine il tecnico delle cervesi è partito con Ginesi in regia, Magnani opposta, Agostini e Calisesi schiacciatrici, Mendola e Furi al centro, Marchi libero. L’impatto sul match è complicato, ma nel parziale d’apertura il pareggio arriva ben presto (9-9). Le ospiti piazzano il break che ‘apre’ la partita sul 15-17. In questo frangente è il libero Marchi a mettersi in particolare evidenza, portando la propria squadra al 20-25.
Nel secondo periodo Cervia sfrutta l’onda del precedente parziale con un buon gioco al centro di Furi e Mendola, ma qualche pasticcio agevola il recupero delle padrone di casa, che addirittura mettono la freccia (12-9). Il timeout di Braghiroli e l’ingresso in campo di Altini, non danno frutti (19-13). Sul 24-16, con ben nove palle set del Lunezia, Cervia effettua una bella rimonta, ma non basta per ribaltare la situazione (25-19).
Nella terza frazione Cervia parte forte (7-10). Le padrone di casa non mollano e rimontano fino al 13-13, poi la My Mech si stacca ancora (14-17), incassa due punti combattutissimi e argina il tentativo di Sarzana di rientrare in gioco (21-23) finché il parziale non termina su un pallonetto di Mendola (21-25).
Nel quarto periodo l’inerzia è ormai tutta nelle mani della My Mech che stringe i tempi (3-8), si mette a macinare gioco come una macchina perfetta, e diventa quasi imprendibile (8-15). Il resto è tutta accademia (12-22) fino al definitivo 18-25. Sabato prossimo, al centro sportivo ‘Le Roveri’ di Pisignano, le gialloblù ospiteranno il fanalino di coda Carrara.
Risultati (14ª giornata): Lunezia Volley Sarzana-My Mech Cervia 1-3, Caf Acli Stella Rimini-Bionatura Nottolini Capannori 0-3, Fanball Italia Carrara-Vemac Vignola 0-3, Texcart Mondial Carpi-Tirabassi e Vezzali Campagnola Emilia 2-3, Gramsci Pool Reggio Emilia-Volley Spezia Autorev 3-0, Libertas Volley Forlì-Idea Volley Castel Maggiore 3-0, Csi Clai Imola-V. Calerno Sant’Ilario (in programma domenica 4 febbraio).
Classifica: Capannori 41 punti; Forlì 33; Imola* e Vignola 28; Campagnola Emilia 25; Cervia 23; Carpi 22; Reggio Emilia 20; Rimini 19; Spezia e Castel Maggiore 17; Sarzana 15; Sant’Ilario d’Enza* 3; Carrara 0 (*una gara in meno).
La bocconiana Giulia Zanzi, manager di una multinazionale, è intervenuta al Forum svizzero annuale sui temi dell’agenda economica del mondo
Il World Economic Forum di Davos in Svizzera è un incontro annuale tra esponenti di primo piano della politica e dell’economia internazionale con intellettuali e giornalisti selezionati, per discutere delle questioni più urgenti che il mondo si trova ad affrontare. Tra le persone che sono intervenute quest’anno c’è anche la giovane manager ravennate Giulia Zanzi, che dopo aver studiato al liceo classico Alighieri ed essersi laureata alla Bocconi, lavora per una multinazionale con sede a Ginevra. Come è stato il Forum di Davos? Se lo immaginava così?
«È molto intenso, ci sono tantissimi eventi e si parla del futuro che verrà e di questa famosa “quarta rivoluzione industriale”. Per me era la seconda volta a Davos, ma la prima come speaker, quindi è stata un’esperienza ancora più speciale». C’erano tutti, dal primo ministro britannico Theresa May al re Abdullah II di Giordania. Ha visto qualche presidente o vip?
«In un certo senso sì. Siamo stati tra i primi al mondoa conoscere Rachel, la digital personal assistant con intelligenza artificiale prodotta da Soul Machines e Ibm Watson. È stato incredibile parlare con lei, rispetto ad altri simulatori ha una mimica facciale eccezionale e molto realistica. Peccato che abbia uno humour americano…». Si è accorta delle contestazioni a Trump?
«No, ho solo visto le contestazioni per il cambiamento climatico, con un “orso” bianco gigante che girava in bicicletta per le strade di Davos». Lei a nome di chi parlava? Di cosa si occupa la vostra associazione?
«Rappresentavo i Global Shapers di Ginevra, un’iniziativa del World Economic Forum con talenti di tutto il mondo da 20 a 33 anni. Ci occupiamo di progetti che possono aiutare la società in cui viviamo a livello locale. A Ginevra, tra gli altri progetti, stiamo lavorando a “Asili per la Carriera, Childcare for Career” che ha come obiettivo di migliorare la parità tra i sessi a livello dirigenziale nelle aziende». Ha dormito la notte prima di parlare?
«Sì, ma poco… i primi eventi a Davos iniziano alle 7 e le cene finiscono molto tardi, sono giorni molto intensi alle Montagne Magiche». Che taglio ha dato al suo intervento?
«Ho fatto due sessioni come speaker; nella prima ho parlato del futuro dell’healthcare, grazie all’utilizzo dei dati e dell’internet of things (internet delle cose, ndr). Nella seconda sessione, ho parlato di come poter velocizzare l’uguaglianza di genere e come poter raggiungere più in fretta la parità dei sessi». La situazione delle donne al lavoro sta migliorando o peggiorando?
«Purtroppo stiamo peggiorando, come dimostra il Global Gender Gap Report del World Economic Forum che è stato pubblicato qualche mese fa». Cosa si dovrebbe fare per migliorarla?
«È indispensabile che le donne e gli uomini abbiano le stesse possibilità sia al lavoro che in casa, e che ci sia parità di trattamento e di salario. Credo che uno degli elementi cruciali sia proprio l’assistenza della prima infanzia; in Svizzera soltanto il 15 percento delle mamme lavora a tempo pieno perché non c’è abbastanza assistenza alle famiglie. Ad esempio, solo un bimbo su 10 riesce ad avere un posto all’asilo nido a Ginevra». Ha lavorato sia in Italia che all’estero: ha notato delle differenze nel trattamento delle donne al lavoro?
«Ho sempre lavorato in aziende internazionali e internamente non ho mai notato differenze di genere. La situazione cambia esternamente all’azienda; ad esempio, quando ho gestito il lancio del brand Clearblue in Paesi emergenti: alcuni clienti in India ed in Russia stentavano a credere che fossi io il loro interlocutore principale, donna e per di più giovane». Cosa ne pensa di #MeToo, il movimento che denuncia gli abusi degli uomini contro donne lavorativamente sottoposte a loro? In Usa molti attorie registi, ma non solo, sono stati severamente pu- niti, mentre pare che in Europa questo movimento sia visto con un po’ di scetticismo, ed etichettato come “perbenista”. Che idea si è fatta?
«Da un lato, sono grata a tutte le donne che hanno avuto il coraggio di parlare e di denunciare le violenze subite. Ovviamente le denuncie dovrebbero arrivare anche in tribunale e non rimanere sui social media. Dall’altro lato, soprattutto in America, molti uomini si sono distaccati dalle donne dopo il movimento #MeToo per paura di essere accusati di comportamenti inappropriati negli ambienti lavorativi. E invece abbiamo bisogno anche degli uomini per raggiungere la parità dei sessi. È una battaglia che si può vincere soltanto insieme».
Il comandante Andrea Giacomini illustra il progetto sperimentale di collaborazione tra i vigili e le chat di quartiere: i referenti dei gruppi dovranno essere formati e fare da filtro per le segnalazioni
Andrea Giacomini, comandante della polizia municipale di Ravenna
«La richiesta che veniva dai gruppi di chat di quartiere era quella di essere ascoltati e ci siamo detti che vale la pena tentare una sperimentazione per capire se si può costruire una collaborazione organizzata, utile nell’interesse della città». Il comandante Andrea Giacomini, ex capitano dei carabinieri, porta la polizia municipale di Ravenna su Whatsapp.
Qual è la ragione di questa sperimentazione?
«Le chat di quartiere su Whatsapp sono nate spontaneamente nel tentativo di migliorare la sicurezza della città. Si può dire quindi che il loro obiettivo finale sia lo stesso che ha anche la polizia municipale».
Qualcuno teme una strumentalizzazione per fini politici…
«Per il mio ruolo mi farò garante di una imparzialità sotto questo aspetto. Questo non toglie che un amministratore locale possa essere soddisfatto che questa novità arrivi nell’epoca in cui è al governo della città».
I gruppi Whatsapp sono composti da cittadini comuni, raramente dotati di competenze specifiche inmateria di sicurezza e fenomeni di criminalità e comprensibilmente inclini ai condizionamenti emotivi. Non si corre il rischio di dare spazio alla pancia del popolo?
«Innanzitutto va detto che la maggiore attenzione verso i fenomeni di controllo del vicinato autorganizzato arriva direttamente dalle indicazioni del ministro degli Interni. Poi la difficoltà della sperimentazione sta proprio nell’inserire le cose in un quadro strutturato che non lasci spazio alla confusione».
Da qualche tempo avete aperto un canale di comunicazione con Sos chat.
«È stata una scelta dettata da una convenienza numerica in una fase iniziale: il nostro obiettivo è rapportarci con ogni gruppo e così sarà, ma abbiamo cominciato con Sos Chat perché già riunisce una quindicina di gruppi e per noi era più comodo. Da qualche tempo alcuni nostri operatori fanno parte del loro gruppo per rodare il meccanismo».
Il 5 febbraio ci sarà un incontro aperto al pubblico a casa Melandri alle 20.30 per illustrare il progetto. Ci spiega un po’ come sarà?
«Ogni gruppo che vorrà avviare una collaborazione conla Municipale dovrà scegliere al suo interno dei referenti, stiamo pensando che possano essere tre. Questi dovranno compilare un’autocertificazione e seguiranno alcune giornate di formazione: nulla di troppo complesso ma un percorso che consenta di comunicare alcuni concetti utili e permetta anche a noi di capire chi abbiamo di fronte. L’intenzione è che loro facciano da filtro capendo quali segnalazioni che viaggiano sui loro gruppi abbiano una consistenza interessante per essere trasmesse anche sul gruppo che coinvolge la Municipale. I consigli territoriali saranno gli sportelli dove potersi rivolgere per avere le informazioni».
Whatsapp resterà l’applicazione in uso?
«Per ora sì, ma andremo verso una piattaforma diversa più specifica che riduca il margine di discrezione del singolo introducendo campi da compilare, renda possibile una geolocalizzazione degli eventi per organizzare meglio i servizi di pattuglia e permetta di conservare uno storico per utilizzo futuro dei dati».
Ma è davvero utile alle forze dell’ordine ricevere segnalazioni di cittadini spaventati?
«Prima di tutto va chiarito che se si assiste a un episodio grave la regola è chiamare il 112 e non scrivere in chat. Questo deve essere chiaro a tutti. La chat deve servire per veicolare quelle segnalazioni che non richiedono un pronto intervento ma possono comunque essere utili per addrizzare le antenne. Le bande dei furti solitamente scelgono una zona e colpiscono a raffica una casa dietro l’altra in una notte intera e stessa cosa per le truffe agli anziani: se dopo la prima si sparge la voce magari si interrompe la striscia».
È cambiato il modo di agire di chi ruba nelle case?
«Una volta avevamo a che fare con bande che sceglievano un obiettivo studiando e preparavano l’azione sapendo cosa andavano a rubare. Oggi abbiamo bande che puntano una zona che offre comodità per agire, colpiscono più case possibile prendendo tutto quello che possono e poi fanno un bilancio di cosa hanno preso. Questo tipo di criminalità è rappresentata soprattutto da stranieri dell’Est Europa che concepiscono il furto come qualcosa non così grave, anche per via di un vecchio retaggio storico radicato in Paesi che hanno vissuto con il Comunismo dove la proprietà privata non esisteva e la redistribuzione delle ricchezze era prassi».
Le chat nascono perché ci sono tecnologie nuove. Quali altre hanno fornito maggiori strumenti ai corpi di polizia?
«Direi senza dubbio telecamere di videosorveglianza e varchi stradali con lettori di targhe».
Le telecamere però non hanno permesso di evitare la raffica di spaccate in pieno centro…
«Abbiamo 80 telecamere in città. La situazione ideale è quella in cui l’operatore di centrale vede sul monitor che qualcuno sta per sfondare una vetrina e fa intervenire la pattuglia. Ma questo non è così facile. Però non è corretto dire che le telecamere sono inutili perché è proprio grazie a quelle riprese, visionate durante le indagini, che è stato possibile risalire agli autori. Stiamo però pensando a installare telecamere intelligenti che si attivini a certi segnali».
L’ondata di spaccate ha allarmato molti. Così come altri episodi come la rissa fra due famiglie rivali in pronto soccorso o la donna morta dopo mesi di agonia per le conseguenze di una caduta dopo uno scippo a Lugo. C’è un allarme criminalità?
«Non c’è dubbio che nell’ultimo periodo abbiamo assistito a un numero crescente di fenomeni criminali e certamente la vicinanza temporale degli episodi e il fatto che siano accaduti in pieno centro ne ha aumentato il peso nella percezione. Però la valutazione corretta da fare non è quella sull’onda emotiva ma sulle statistiche che dicono che nel nostro territorio chi commette reati poi in una grande percentuale di casi viene individuato. Poi qualcuno può lamentare sulla mancanza della certezza della pena ma questo è un altro discorso».
È partita anche una collaborazione con i vigili: se ne parlerà il 5 febbraio in Sala D’Attorre
Stand informativi di Sos Chat
«Siamo volontari e apartitici, le ronde non ci appartengono». Cercano di mettere le cose in chiaro i referenti di Sos Chat, i “gruppi di sicurezza Whatsapp”, come li chiamano loro, ormai diffusi in tutte le grandi città italiane e che a Ravenna stanno lavorando in via sperimentale anche in collaborazione con la Polizia municipale. Da qualche mese è stato infatti inserito nelle chat anche un numero operativo dei vigili urbani. Del progetto se ne parlerà più nel dettaglio in un incontro pubblico con i coordinatori e a cui sarà presente la stessa Municipale, in programma lunedì 5 febbraio alle 20.30 alla sala D’Attorre di via Ponte Marino, a Ravenna. Nel frattempo abbiamo incontrato quattro coordina-
tori dei gruppi (Barbara Aprile, Monica Baldi, Filippo Landi e Michela Maccarelli), il cui scopo principale – sottolineano – è quello di fare informazione e di conseguenza prevenzione. Il funzionamento è ormai noto ed è un chiaro esempio di cittadinanza attiva: nelle chat della celebre applicazione di messaggistica istantanea per smartphone, Whatsapp (e poi simultaneamente sulla
pagina del principale social network, Facebook), i cittadini (inseriti dagli “amministratori” dopo una loro richiesta, grazie in particolare al passaparola) segnalano situazioni e persone sospette al fine di cercare di evitare truffe o colpi in appartamento, ritrovare auto rubate o qualsiasi altre informazioni possano migliorare perlomeno la percezione di sicurezza. Cinque, forse seimila i cittadini coinvolti nelle chat, che coprono ormai ogni quartiere e ogni frazione del comune di Ravenna. «Il nostro compito – ribadiscono i coordinatori – è quello di fare informazione, fungere da tramite, non vogliamo combattere il crimine, per quello ci sono le forze dell’ordine, che ringraziamo per il grande lavoro di ogni giorno; noi facciamo solo prevenzione. E prima ancora – spiega in particolare Landi – svolgiamo un ruolo sociale: principalmente il compito di queste chat è infatti quello di far conoscere le persone e di far rivivere il quartiere. Io fino a qualche anno fa per esempio non salutavo neppure i miei vicini di casa, ora ci conosciamo tutti». Chi entra nelle chat accetta di seguire una sorta di decalogo, esplicitato in un regolamento inviato a tutti: «Se c’è un problema si chiamano la polizia o i carabinieri, poi si manda un messaggio nelle chat. Se, come è capitato, qualcuno scende in strada, sicuramente questo può
essere un deterrente, ma noi non chiediamo a nessuno di farlo: non chiediamo di cambiare le proprie abitudini o stile di vita ma solo di non chiudere gli occhi quando si va a casa o quando si fa una passeggiata con il cane, per esempio. E di pensare che un rumore potrebbe non essere quello di un vicino che fa dei lavori, ma un ladro. C’è ancora troppa omertà, se si può chiamare così: spesso ci rendiamo conto che la gente preferisce farsi gli affari propri piuttosto che fare caso addirittura a un’esplosione di un bancomat». E non si rischia però di creare allarmismo? «Ma l’allarme c’è – rispondono in coro – e ci sono ancora troppe persone poco informate. Basterebbe fare più informazione, anche da parte dei giornali, per evitare truffe. Noi vogliamo fare in modo che la gente stia più attenta».
Calcio A femminile / In vantaggio due volte nella ripresa con la centrocampista, le biancorosse vengono raggiunte in entrambi casi dalle toscane, la seconda su rigore
Ravenna-Empoli 2-2
RAVENNA WOMAN (4-3-3): Tampieri; Quadrelli, Tucceri, Alunno, Manieri; Filippi (38′ st Pittaccio), Errico, Hamidouche; Baldini, Pugnali, Barbaresi (27’ st Casadio). A disp.: Guidi, Cuciniello, Costantino, Carrozzi, Campesi. All.: Lorenzini.
EMPOLI LADIES (4-3-2-1): Vicenzi; Di Guglielmo, Esperti, Filangeri, Meropini (9’ st Parrini); Cinotti, Orlandi, Caucci (20’ st Venturini); Prugna, Mastalli; Bargi (32’ st Orsi). A disp.: Bucceri, Acuti, Borghesi, Morucci. All.: Pistolesi.
ARBITRO: Tartarone di Frosinone.
RETI: 13′ st e 29’ st Errico, 20’ st Cinotti, 31’ st (rig.) Mastalli.
NOTE – Ammoniti Orlandi e Mastalli.
Le due squadre schierate a centrocampo a inizio match
Non basta un’ottima prova, caratterizzata da un secondo tempo arrembante, al Ravenna Woman per avere la meglio di un Empoli capace di reagire e raggiungere per ben due volte le padrone di casa. Il risultato finale di una partita giocata a viso aperto da entrambe le formazioni nonostante il campo pesante di San Zaccaria è un pareggio che muove la classifica, ma non è soddisfacente per nessuna delle due parti. Per le ragazze di Lorenzini resta la buona prestazione e la grinta messa in campo al rientro dagli spogliatoi, che sarà fondamentale riproporre nel prossimo match a Verona.
Nel primo tempo il tecnico Lorenzini opta per il 4-3-3 con la francese Felicitè Hamidouche al rientro dall’infortunio come playmaker, ma nella prima mezzora, anche a causa della pioggia caduta per oltre 24 ore sul terreno del “Massimo Soprani”, il campo molto pesante blocca entrambe le formazioni. L’Empoli tiene alta la pressione ma non trova occasioni rilevanti, mentre le padrone di casa si fanno vedere in avanti al 29’ e al 31’ con due lanci lunghi, ma nella prima occasione Vicenzi esce bene in anticipo su Barbaresi e nella seconda Pugnali è pescata in offside. Al 36’ l’occasione migliore del primo tempo è in favore delle ospiti, ma la precisa punizione di Mastalli è deviata da un miracoloso intervento di Tampieri. Un minuto più tardi Pugnali cerca la deviazione vincente su cross di Baldini, ma Vicenzi para senza troppi patemi e le squadre tornano negli spogliatoi sullo 0-0.
In apertura di ripresa Hamidouche suona subito la carica per le biancorosse con un tiro da fuori e il Ravenna Woman sale di tono mettendo alle corde la difesa avversaria. Al 6’ grande occasione per Baldini che a centro area conclude alto sopra la traversa, ma il gol è nell’aria e la pressione delle padrone di casa è premiata dal gol di Errico, che ha tempo di stoppare e insaccare da due passi al 13’. L’Empoli prova a reagire ma fatica a rendersi pericoloso, ma al 20’ su una palla vagante Cinotti pesca il jolly da fuori area infilando Tampieri sotto la traversa per il gol dell’1-1. Il Ravenna Woman incassa il colpo e torna presto in avanti, legittimando il nuovo vantaggio, che si concretizza al 28’ con un tiro dal limite dell’area ancora di Errico. Le ospiti immediatamente si lanciano alla ricerca del nuovo pareggio, e un batti e ribatti al limite dell’area genera l’episodio che premia lo sforzo dell’Empoli, con il fallo di mano di Tucceri a generare il calcio di rigore che Mastalli trasforma con freddezza. Il secondo pareggio taglia parzialmente le gambe alle ragazze di Lorenzini, che si rendono ancora pericolose con Filippi su una punizione di Tucceri al 37’, ma non riescono più a trovare il guizzo giusto per portare a casa il match.
Risultati (12ª giornata): Brescia-Bari 4-0, Chievo-Res Roma 0-1, Ravenna-Empoli 2-2, Tavagnacco-Sassuolo 1-0, Fiorentina-Agsm Verona 1-2, Juventus-Atalanta Mozzanica (in programma domenica 4 febbraio).
Classifica: Juventus* e Brescia 33 punti; Tavagnacco 25; Fiorentina 19; Atalanta Mozzanica* 17; Res Roma 15; Chievo e Bari 13; Verona 12; Ravenna e Empoli 8; Sassuolo 7 (* una gara in meno).
Samantha Gardin e Massimiliano Alberghini presentano la candidatura concentrandosi sui temi del territorio: porto, infrastrutture e sicurezza
Da sinistra Gianluca Pini, Massimiliano Alberghini, Samantha Gardin
C’è Gianluca Pini, parlamentare uscente, a fare una sorta di passaggio di consegne nel presentare le candidature di Samantha Gardin, capogruppo a Palazzo merlato e segretaria provinciale del Carroccio, e Massimiliano Alberghini, candidato “civico” non iscritto alla Lega, che corrono per la coalizione del centrodestra nei collegi uninominali rispettivamente di Camera e Senato. E lo fa dando i numeri di sondaggi secondo lui attendibili e screditando l’analisi di Repubblica di pochi giorni fa che dava in netto vantaggio il candidato Pd. “Sono sondaggi Ghisleri – spiega Pini – in passato, anche alle scorse amministrative, si sono rivelati molto affidabili, e danno il centrodestra avanti alla Camera di 1 punto sul Pd (la Gardin sarebbe al 33,4) e di 8 sul Movimento 5 Stelle e il Senato di fatto in parità nelle rilevazioni di metà gennaio. Insomma, non si tratta affatto di candidature di rappresentanza, qui si corre per vincere” ribadisce Pini, sottolineando che sarà a disposizione dei candidati e lavorerà per la loro elezione fino alla sera del 4 marzo, pur avendo deciso in questo momento un passo indietro come ci aveva raccontato qualche giorno fa. L’idea che galvanizza i candidati è quella di portare a termine l’impresa iniziata due anni fa proprio da Massimiliano Alberghini in veste di candidato sindaco quando portò al ballottaggio Michele de Pascale. E a sentirlo parlare, Alberghini, sembra ancora un po’ in quella parte quando elenca temi legati al territorio, motivo di vanto per la Lega che rivendica, a differenza per esempio dei 5 Stelle, di aver scelto due persone profondamente legate e radicate tra Ravenna e la Bassa Romagna. Il candidato civico infatti insiste sui temi che intende portare a Roma: porto, infrastrutture, superamento dell’isolamento storico di Ravenna, grandi opere. “Questo è ormai un territorio di serie B, bisogna cambiare le cose e per questo vogliamo arrivare a Roma da vincitori”. Da bravo commercialista, si sofferma anche su quelli che secondo lui sarebbero i benefici della cosiddetta “tassa piatta” senza però precisarne l’aliquota, questione a suo dire secondaria, e cita anche la proposta di ribaltare l’onere della prova a carico dello Stato (ora invece a carico del cittadino) nel caso di verifiche fiscali. Samantha Gardin conferma: E 45, E 55, manutenzione del territorio, più centralità alla Romagna (e cita anche la battaglia per l’autonomia regionale, mai abbandonata) ma affonda anche sui temi più cari alla Lega Nord. La sicurezza (facile in questi giorni di furti e spaccate in città) e anche la necessità di più forze dell’ordine a presidiare i territori, il bisogno di far rispettare la legge e chiudere le “moschee abusive” per non consentire più situazioni in cui i cittadini non riescono a tornare in casa propria, riferendosi naturalmente alle polemiche relative alla sala di preghiera in zona Darsena.
L’avversario sembra soprattutto il Pd, inefficiente, incapace, buonista, da sessant’anni al potere da queste parti e quindi colpevole, secondo il centrodestra, dello stato di abbandono del territorio. Il clima è quello di chi crede che davvero questa possa essere la volta buona. E, oltre al segretario nazionale della Lega Nord Romagna Jacopo Morrone (capolista peraltro alla Camera nel proporzionale per il Carroccio) a chiudere la prima uscita pubblica ci sono anche Alberto Ancarani di Forza Italia, Alberto Ferrero di Fratelli d’Italia e Daniela Mazzoni di Noi con l’Italia – tutti a confermare l’appoggio ai candidati di coalizione all’uninominale che qui sono stati appunti scelti dalla Lega, dati gli ottimi risultati degli ultimi anni.
Il graphic journalist stava facendo lezione all’Accademia di belle arti della città marchigiana, con gli studenti è rimasto bloccato dentro la scuola
Il momento dell’arresto dell’uomo che ha sparato
Stava facendo lezione ai suoi studenti dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, in pieno centro, dove insegna. Il ravennate Gianluca Costantini, noto graphic journalist, attivista per i diritti umani, disegnatore (e collaboratore anche della nostra testata) era nella cittadina marchigiana proprio nelle ore in cui oggi è stata sconvolta da una sparatoria. “Siamo rimasti chiusi dentro la scuola per ragioni di sicurezza – ci racconta al telefono – abbiamo saputo quanto accadeva dai messaggi ricevuti dai ragazzi sul telefono. Poi abbiamo cercato di capire qualcosa, soprattutto gli studenti, che sono quasi tutti di Macerata o dintorni, ricevevano notizie, all’inizio c’era anche qualcuno che parlava di persone di colore sull’auto, ma poi si è scoperto che non era così”. A sparare è stato infatti Luca Traini, un marchigiano di 28 anni che si è arreso alle forze dell’ordine facendo il saluto romano e avvolto in una bandiera tricolore. L’uomo era stato anche candidato con la Lega Nord alle amministrative di Corridonia, un comune in provincia di Macerata. “La città è stata bloccata – racconta ancora Costantini – chiusi i bar e i ristoranti, tutte le vie d’uscita, si sentivano le sirene e le auto della polizia, su twitter ho visto che perfino la Bbc ne stava parlando. Del resto, è stato come un attentato, si può dire. Quando inciti all’odio, come fa anche lo Stato Islamico, poi qualcuno disposto a farlo, finisci per trovarlo… Macerata è una cittadina piccola e molto tranquilla, popolata soprattutto da studenti e insegnanti. Ho visto i ragazzi molto agitati sia dai fatti della settimana scorsa e oggi questo poi…” Mai avuto la percezione di una cittadina dove possano covare particolari intolleranze? In fondo Fermo, teatro dell’omicidio di Emmanuel un paio di anni fa, non è così lontana. “Non che io abbia notato, ma vivo poco la città e le Accademie sono sempre posti un po’ particolari… Però è vero che gli studenti, per esempio, mi hanno detto che esiste un bar di Forza Nuova, cosa che mi ha molto stupito, trattandosi appunto di una città così piccola”.
Basket A2 / Domani, domenica 4 febbraio (ore 18), i giallorossi sfidano una Andrea Costa in grande forma tra le mura del PalaRuggi. Martino: «Sarà necessaria da parte nostra una prova significativa»
La carica dei giallorossi del tecnico Martino
Domani, domenica 4 febbraio, sarà il giorno dell’atteso derby del PalaRuggi di Imola, che alle 18 ospiterà il match tra due squadre in grande forma come Andrea Costa e OraSì. Se Ravenna ha dalla sua la classifica, i padroni di casa invece possono contare sulla recente tradizione interna che li vuole sempre vincente nelle ultime sei gare disputate, inclusa quella di domenica scorsa ai danni della capolista Trieste. Ci si aspettano equilibrio, agonismo ed anche spettacolo, tutti ingredienti che contribuiranno a riempire l’impianto imolese anche grazie all’apporto dei tifosi ravennati, che saranno oltre trecento. A questo proposito, dopo che i duecento tagliandi assegnati al Basket Ravenna sono andati esauriti sarà possibile per i supporters dell’OraSì acquistare altri biglietti del settore a loro riservato, quello dietro le panchina, direttamente al botteghino del Palaruggi, che aprirà alle 16.30.
«Andremo ad affrontare una squadra che sta vivendo un ottimo momento – dichiara il tecnico Antimo Martino – e sta senza dubbio disputando un’ottima stagione, una formazione molto bene allenata da uno dei coach più bravi del campionato. Soprattutto in casa Imola esibisce un ruolino di marcia molto importante ed ha battuto anche squadre di prima fascia, quindi sarà necessaria da parte nostra una prova significativa. Noi veniamo da una ottima prestazione, ma con la premessa che ogni partita fa storia a sè mi piacerebbe rivedere l’aggressività e la concentrazione con le quali con le quali abbiamo affrrontato la gara contro Udine, sarebbe importante in un palazzetto caldo come quello di Imola».
Il programma (19ª giornata): sabato 3 febbraio, ore 20, GSA Udine-Roseto Sharks; ore 20.30, Assigeco Piacenza-Termoforgia Jesi, Agribertocchi Orzinuovi-Consultinvest Bologna; domenica 4 febbraio, ore 18, Unieuro Forlì-De’ Longhi Treviso, Andrea Costa Imola Basket-OraSì Ravenna, Tezenis Verona-XL Extralight Montegranaro, Alma Pallacanestro Trieste-Bergamo, Bondi Ferrara-Dinamica Generale Mantova.
Classifica: Trieste 28 punti; Montegranaro e Bologna 26; Ravenna 24; Udine, Verona e Mantova 22; Treviso 20; Imola 18; Ferrara e Jesi 16; Piacenza e Forlì 14; Orzinuovi 8; Bergamo e Roseto 6.
Volley Superlega / Dopo la pausa per la Final Four di Coppa Italia, domani, domenica 4 febbraio (ore 18), i ravennati affrontano in casa la quinta forza della Superlega, la Calzedonia. Soli: «Spero di assistere a una battaglia come quella dell’andata, con una squadra pronta a sacrificarsi e a sporcarsi le mani»
Il palleggiatore argentino della Bunge Santiago Orduna
Lasciata alla spalle la pausa per le Final Four di Coppa Italia, inizia con la settima giornata di ritorno la volata finale della regular season della Superlega, con la Bunge sempre in corsa per qualificarsi ai playoff. Davanti a loro i ravennati hanno un vero e proprio tour de force, con sette partite di campionato nel breve spazio di 28 giorni, a cui si aggiungono le due di Challenge Cup in virtù della qualificazione ai quarti di finale, dove affronteranno i portoghesi del Benfica Lisbona. Si tratta di un filotto di appuntamenti che comincia domani con la sfida del Pala De André contro la quotata Calzedonia Verona (fischio d’inizio alle ore 18, arbitri La Micela di Trento e Vagni di Perugia) e che finirà il 4 marzo con la trasferta di Perugia contro la corazzata Sir Safety Conad. «Questo mese così impegnativo ce lo siamo guadagnati sul campo – inizia il tecnico Fabio Soli – e per noi non rappresenta un peso, ma anzi una soddisfazione e una bella responsabilità. Significa infatti che siamo in gioco sia in Superlega, sia in Challenge Cup, e non ci tireremo certo indietro. Anche se non sarà facile, proveremo a fare del nostro meglio, a partire dal match con Verona, con cui non vediamo l’ora di misurarci».
All’andata la squadra di Soli dimostrò di poter affrontare alla pari i veneti di Grbic, al momento in quinta posizione dietro alle quattro ‘big’ del torneo, che sul loro campo la spuntarono solo al tiebreak al termine di una battaglia lunga più di tre ore. Dal canto loro, invece, Orduna e compagni si presentano in campo spinti dal bel successo in cinque set di Padova e un nono posto, con solo due punti di ritardo dalla zona playoff, che gli permette di essere ancora in piena lotta per centrare un obiettivo che vale come uno scudetto. «Si tratta di una formazione che negli anni si è inserita in modo stabile alle spalle delle quattro corazzate, spesso dando loro molto fastidio. È una sfida stimolante e confidiamo di disputare una bella prestazione contro un avversario solido, molto forte in fase di cambio palla, da una parte da rispettare, dall’altra da provare a battere. Spero di assistere a una battaglia come quella dell’andata, con una Bunge pronta a sacrificarsi e a sporcarsi le mani, con la voglia di lottare un’altra volta per più di due ore e mezza. La Calzedonia va affrontata senza troppi pensieri, attaccandola con il servizio e contenendola con la difesa – termina Soli – e soprattutto bisogna essere pronti ad approfittare di ogni occasione buona che ci capita tra le mani».
Gli avversari La Calzedonia del tecnico Nikola Grbic può contare innanzitutto sull’ex Spirito, ma anche su Pesaresi, Birarelli e Pajenk, tutti e quattro di ritorno in gialloblù, e su elementi come Jaeschke, Manavinezhad, Grozdanov (solo omonimo dell’ex Bunge), Marretta e Maar. A completare il roster a disposizione del tecnico Grbic ci sono l’opposto Stern, che ha ben sostituito in questi mesi Djuric, fresco di ritorno in rosa dopo l’infortunio, il ravennate doc Mengozzi, al momento fermo per infortunio, Paolucci e Frigo.
Il match sponsor della partita è BPER Banca, mentre prima dell’inizio della sfida verrà effettuata una breve cerimonia di consegna del marchio qualità Oro 2018/2019 ai dirigenti del settore giovanile del Porto Robur Costa – Scuola di Pallavolo. La gara sarà seguita in diretta dalle ore 18 in video sul canale a pagamento Lega Volley Channel.
Biglietteria Questi i prezzi dei biglietti: Tribuna Vip 20 euro (no ridotti); Distinti 15 euro (ridotto 12 euro); Gradinata 12 euro (ridotto 10 euro). Le riduzioni sono applicabili ai tesserati Ravenna Volley Supporters, ai nati fino al 2004 incluso (fino a sei anni ingresso gratuito senza posto assegnato), Over 65, accompagnatori di possessori di carta bianca. L’apertura della biglietteria è in programma alle ore 16.30, quella dei cancelli alle 17.
Il programma (settima giornata di ritorno, domenica 4 febbraio, ore 18): Tonno Callipo Calabria Vibo Valentia-Revivre Milano 0-3 (giocata venerdì 2 febbraio), Biosì Indexa Sora-Cucine Lube Civitanova, Diatec Trentino-Sir Safety Conad Perugia, Bunge Ravenna-Calzedonia Verona, Azimut Modena-Taiwan Excellence Latina, Gi Group Monza-Kioene Padova, Wixo LPR Piacenza-BCC Castellana Grotte.
Classifica: Perugia 51 punti; Civitanova 47; Modena 45; Trentino 36; Verona 35; Milano° 32; Padova 30; Piacenza 29; Ravenna 27; Latina 22; Monza 19; Vibo Valentia° 12; Castellana Grotte 10; Sora 7 (° una gara in più).
Volley A2 femminile / Domani, domenica 4 febbraio (ore 17), le ravennati sono di scena a Perugia, sul campo della terzultima della classe. Angelini: «Dobbiamo fare più punti possibile per metterci in una posizione comoda»
A sinistra il tecnico della Conad, Simone Angelini, assieme all’addetto stampa Marco Viroli
Nella sesta giornata del girone di ritorno la Conad sarà di scena in trasferta al PalaEvangelisti di Perugia (inizio ore 17, arbitri Verrascina di Roma e Autuori di Salerno), dove affronterà una Bartoccini Gioiellerie in difficoltà, alla ricerca della vittoria casalinga da quasi due mesi. Prosegue così la striscia di partite che vede Bacchi e compagne opposte alle ultime della classe. Dopo Caserta e Marsala ecco le umbre, al momento terzultime, che le ravennati conoscono bene, in quanto già incontrate due volte in precampionato e una volta all’andata: in tutti e tre i casi è finita al tiebreak, con l’ultima sfida, quella al PalaCosta, vinta dalle perugine.
Il girone di ritorno non è iniziato bene per la Bartoccini, che in cinque partite ha totalizzato un solo punto contro il Club Italia, per un ruolino di marcia molto negativo, ma il tecnico Simone Angelini, che in settimana è diventato papà per la seconda volta (martedì è nato Marco), non si fida delle avversarie. «In questo campionato non bisogna mai abbassare la guardia – inizia il coach – in quanto purtroppo o per fortuna ogni settimana ci può essere una sorpresa. Niente va mai dato per scontato. Nel girone d’andata è capitato a noi di aver incontrato almeno tre volte la prima in classifica e di averla battuta o portata al tiebreak. È un campionato strano in cui le prime cinque in classifica stanno nell’arco di tre punti, poi c’è un gruppo di inseguitrici che ogni tanto corre e ogni tanto si ferma. Inoltre, se guardiamo ai risultati, fino alla penultima in classifica, tutte hanno fatto almeno un grosso exploit con le squadre più importanti, come è successo la settimana scorsa a Olbia, che ha battuto San Giovanni in Marignano».
Nelle file perugine milita una vecchia conoscenza del pubblico ravennate, la palleggiatrice Fiamma Mazzini, protagonista lo scorso anno con la Teodora della promozione in A2. Tra gli altri pezzi pregiati vanno citate Lotti e Pascucci, le posto 4 con grande esperienza di categoria, e Repice e Zuleta, due centrali di ottimo livello. Con il mercato di gennaio è arrivata poi a rinforzare il roster perugino l’opposto croato Mina Tomic, proveniente dalla Liu Jo Modena. «Dobbiamo stare concentrati e affrontare il calendario del girone di ritorno, che in questa parte ci è favorevole, per fare più punti possibile e metterci in una posizione comoda. La nostra classifica può migliorare in riferimento a quanto abbiamo fatto nell’andata, per cui dobbiamo cercare di fare bene domenica a Perugia e nel turno successivo in casa contro Baronissi. In Umbria – termina Angelini – saremo tutti disponibili».
Il programma (23ª giornata): sabato 3 febbraio, ore 17.30, LPM Bam Mondovì-Golden Tulip Volalto Caserta; ore 20.30, Delta Informatica Trentino-Golem Olbia; domenica 4 febbraio, ore 17, Battistelli San Giovanni in Marignano-Club Italia Crai, Zambelli Orvieto-Savallese Millenium Brescia, Sigel Marsala-Fenera Chieri, Bartoccini Gioiellerie Perugia-Conad Olimpia Teodora Ravenna, Volley Soverato-Ubi Banca San Bernardo Cuneo, P2P Givova Baronissi-Sorelle Ramonda Ipa Montecchio. Riposo: Barricalla Collegno.
Classifica: San Giovanni Marignano e Mondovì 48 punti; Chieri e Cuneo 46; Brescia 45; Soverato e Trento 40; Ravenna 35; Collegno e Club Italia 33; Orvieto* 30; Baronissi 22; Montecchio* 19; Olbia 15; Perugia* 14; Marsala* 8; Caserta* 6 (*una gara in meno).
Dodicesima udienza / Ascoltata in aula una telefonata tra l’anziana e la madre di Matteo Cagnoni, imputato per uxoricidio: la donna nega di essere lei nella conversazione nonostante venga chiamata per nome e la telefonata sia sul numero di casa sua. E la governante dei genitori del dermatologo prima si definisce cieca e sorda e poi…
Carla Chiesi vicino a Matteo Cagnoni nella gabbia dell’imputato
È capitato a tutti di ascoltare la propria voce registrata e restare sorpresi dicendo che la nostra voce non può essere quella. Ma dirlo in tribunale davanti a una corte d’assise può costare un’imputazione per falsa testimonianza. È quello che rischia l’82enne Adriana Ricci dopo la testimonianza resa stamani, 2 febbraio, nel processo per l’omicidio della 39enne Giulia Ballestri in cui è imputato il 52enne marito Matteo Cagnoni. L’anziana e il marito erano i custodi della villa di via Padre Genocchi a Ravenna in cui il 18 settembre 2016 è stato ritrovato il cadavere della donna, nudo con il volto massacrato.
L’accusa (pm Cristina D’Aniello) ha fatto ascoltare in aula l’intercettazione di una telefonata di qualche minuto che Ricci fa a Vanna Costa, madre dell’imputato, pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo. A un certo punto della conversazione Costa dice: «Matteo sta bene, a modo suo. Diciamo che l’ha fatta grossa ma ha avuto un trauma talmente grosso per la distruzione della sua famiglia che non ci ha visto più». E più avanti Ricci dice: «Bisognava che ragionasse, il purino». Il pubblico ministero vorrebbe chiedere al teste a cosa pensava che si riferisse l’altra donna con quel «l’ha fatta grossa» ma non ha avuto possibilità di farlo: «Non mi ricordo di aver fatto una telefonata così lunga – dichiara Ricci –, quella non è la mia voce». Per il pm è inevitabile far presente che l’intercettazione riguarda il numero della casa dove vivono solo la donna e il marito e Costa la saluta dicendo «Ciao Adriana». Nemmeno le parole del presidente della corte Corrado Schiaretti (a latere Andrea Galanti) sui rischi per il reato di falsa testimonianza servono a far cambiare idea alla donna. E così la procura chiede la trasmissione degli atti per l’imputazione.
Prima della telefonata però l’anziana era riuscita a ricordare che a luglio del 2016 andò per l’ultima volta a fare le pulizie nella villa dell’omicidio. Detergenti e strumenti per pulire li portava lei ma mai aveva portato acqua distillata (una tanica è stata ritrovata nello scantinato, stesso lotto di un’altra nel garage dei coniugi in via Bruno: secondo l’accusa è stata usata da Cagnoni per ripulire il sangue). Conle domande della difesa invece ha ricordato che per entrare doveva disattivare l’allarme ma al suo ingresso in casa quella volta pur digitando il codice non sentì la voce che confermava “allarme spento” e quando ha provato a inserirlo all’uscita nessun segnale di “allarme acceso”. Sul funzionamento dell’allarme già da alcune udienze la difesa (avvocati Francesco D’Alaiti e Giovanni Trombini) sta cercando di portare all’attenzione dei giurati alcuni indizi che lasciano ipotizzare un futuro affondo su questo aspetto.
Aula gremita per l’attesa deposizione del padre dell’imputato: circa trecento persone davanti alla corte d’assise per la dodicesima udienza del processo Cagnoni
L’82enne che non riconosce la propria voce è stata solo uno dei momenti in cui la dodicesima udienza non ha ricordato proprio una corte d’assise ma qualcosa di più simile al teatro con il tanto pubblico presente in aula a commentare con risate e muguni.
Prima di Ricci a testimoniare è stata chiamata Carla Chiesi, 80enne ex governante dei genitori dell’imputato a Firenze e tuttora loro amica. Per raggiungere la postazione dei testi, la donna si è fatta accompagnare dicendo con smaccato accento toscano di essere «ciecata». Le domande della corte e dell’accusa le ha fatte ripetere più e più volte dicendo di essere «pure sorda». Venti minuti di deposizione in cui la donna ha detto di non aver mai parlato con i genitori di Matteo Cagnoni della vicenda, di aver saputo tutto dalla televisione, di non aver visto Matteo scaricare oggetti dall’auto anche se quei tre giorni era a Firenze. Non è poi sfuggito agli inquirenti e al pubblico che la donna è rimasta in aula per tutto il resto della giornata, senza particolari problemi di udito quando qualcuno le ha rivolto la parola pur senza microfono e senza particolari problemi di vista nel muoversi tra le sedie e gli spazi dell’aula.
Arrestato per detenzione ai fini di spaccio dai Carabinieri, il ventenne era già noto alle forze dell’ordine
I Carabinieri della Compagnia di Ravenna hanno arrestato un uomo, cittadino del Gambia, con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, nel tardo pomeriggio di venerdì 2 febbraio. Il 20enne, già noto ai Carabinieri della Stazione di Via Alberoni, dopo alcuni scambi sospetti monitorati dagli uomini dell’arma è stato fermato e trovato in possesso di diversi dosi di marijuana. In casa gli sono stati trovati sette involucri della stessa sostanza per un peso complessivo di oltre 150 gr.: oltre allo stupefacente sono stati ritrovati rotoloni di cellophane trasparente. Quest’ultimo rinvenimento ha dato la conferma sulla destinazione della droga: sarebbe stata suddivisa in piccole confezioni singole da cedere al dettaglio. Tutta la marijuana è stata sequestrata mentre l’uomo è stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. Stamani al termine del processo direttissimo, con la convalida, il Giudice gli ha imposto la misura cautelare del “divieto di ritorno” nella provincia di Ravenna.