Impiegato di banca, guida i Dem manfredi dal 2016. Eletti i nuovi segretari dei circoli cittadini, alle assemblee hanno partecipato in duecento
I nuovi segretari insieme al senatore del Pd Stefano Collina
Dopo il rinnovo delle segreterie di circolo locali, il Partito Democratico di Faenza, tramite i suoi delegati, è chiamato a concludere la fase congressuale e ad eleggere il segretaro che guiderà il partito fino al 2020. Unico candidato il segretario uscente Maurizio Randi. Consigliere comunale nella legislatura precedente, Randi, 54 anni impiegato di banca sposato e padre di famiglia, è già al timone del Partito Democratico Faentino dal 2016.
I nuovi segretari di circolo eletti dagli iscritti sono: Francesco Gatti per il Borgo, Antonello Prati per Reda, Concetta Genovese per il Centro-sud, Donatella Zappi per il Centro-nord, Giovanna Martorano per S. Lucia e Annachiara Ghetti per il circolo di Granarolo Faentino. Alle assemblee di circolo hanno partecipato e votato circa 200 tesserati, non sono mancati i dibattiti e le riflessioni sulla situazione politica locale e nazionale.
“Prima di tutto – commenta Randi – vorrei ringraziare tutti gli iscritti, i volontari e i simpatizzanti che con grande passione hanno animato questa fase congressuale di rinnovo dei circoli. Un momento di confronto aperto e democratico che ha portato e coinvolto energie e volti nuovi. Fare il segretario è una grande responsabilità sia sotto il profilo umano che politico e nei prossimi mesi ci attende una grandissima sfida: fare in modo che il partito torni ad essere un punto di ascolto e di riferimento concreto per tutti i cittadini.
È importante ridare credibilità alla politica intesa come strumento di partecipazione democratica per la risoluzione dei problemi a partire dai contesti locali e di quartiere, ma anche come visione di futuro per la crescità del territorio in cui viviamo”
Sistema fognario messo sotto pressione: otto mezzi di autospurgo sono stati attività, problemi all’idrovora dei Fiumi Uniti. Oggi situazione tornata alla normalità
In un giorno è caduta la pioggia che normalmente da queste parti si concentra nell’intero mese di novembre. Questo è il bilancio delle piogge di martedì 7 che hanno messo sotto pressione il sistema fognario della città.
Il personale Hera – secondo quanto si legge nella nota dell’azienda – è intervenuto tempestivamente con squadre operative e mezzi che hanno monitorato i livelli della rete e assicurato il corretto funzionamento degli impianti che si sono tutti attivati prontamente ad eccezione dell’idrovora dei Fiumi Uniti che, a causa di un’anomalia nell’avviamento delle pompe, ha reso necessario un tempestivo intervento dei tecnici che ha consentito di ripristinarne il funzionamento sin dalle prime ore del mattino.
Tutto il personale disponibile, compreso quello in reperibilità è stato allertato: per fare fronte all’emergenza, Hera ha impiegato 8 mezzi di autospurgo sull’intera area provinciale, di cui 6 nella sola città di Ravenna, in particolare nella zona del borgo San Rocco e in quella sud del comune. Il centro di Telecontrollo di Hera ha registrato 120 segnalazioni provenienti dal ravennate, di cui 90 dal solo Comune di Ravenna.
I vigili del fuoco hanno effettuato moltissimi interventi, soprattutto presso privati. Hanno inoltre presidiato il territorio e portato un fondamentale contributo le forze dell’ordine, la polizia municipale, il coordinamento provinciale di protezione civile e le associazioni di volontariato di protezione civile Guardia costiera ausiliaria, Zarlot e Mistral.
Continuano i sopralluoghi dei tecnici comunali per quanto riguarda strade ed edifici di proprietà del Comune: al momento risulta chiusa solo la palestra della scuola Pavirani
Appuntamento domenica mattina in piazza Kennedy. Iniziativa promossa da vari soggetti tra cui partiti e sindacati
Domenica 12 novembre in piazza Kennedy a Ravenna si terrà una manifestazione antirazzista a partire dalle 11.15. L’iniziativa vuole unire – come spiegano i promotori – «cittadine e cittadini, bambine e bambini, associazioni partiti, manifestano, uniti e insieme, i valori antirazzisti e antifascisti della nostra città e ribadiscono che non c’è spazio per discriminazioni, violenza, razzismo, vecchi e nuovi fascismi, intolleranza, xenofobia».
L’iniziativa è promossa da vari soggetti del territorio tra cui Cgil, Uil, Arci i partiti della sinistra e molte associazioni di volontariato impegnati nella difesa e nella tutela dei diritti.
Positiva la presentazione dei dati economici e occupazionali. Si intensificano investimenti e progetti. Soddisfatto il presidente Carlo Dalmonte
L’assemblea di Confcooperative
Bilanci in netta crescita per le cooperative associate a Confcooperative Ravenna che hanno chiuso esercizi in salute raggiungendo un volume d’affari complessivo di oltre 2,1 miliardi di euro e utili netti per più di 5 milioni di euro. Questi i numeri presentati nel corso dell’assemblea povinciale dell’associazione che si è svolta all’Almagià di Ravenna, confermano le voci di ripresa circolate in questi mesi: «I dati raccolti dalle nostre cooperative sono inequivocabilmente in miglioramento, seppur con delle eccezioni – sottolinea Carlo Dalmonte, presidente di Confcooperative Ravenna -. I nostri settori più importanti (welfare, agricoltura e lavoro/consumo in particolare) mostrano forza e vivacità. Molte grandi cooperative, come Agrintesa, Ciclat, Cofra, Gemos, Solco, In Cammino, solo per citarne alcune, hanno mostrato un certo dinamismo nell’ultimo anno, intensificando investimenti e progetti».
Obiettivi futuri Accanto alla presentazione dei dati economici e occupazionali delle cooperative, l’assemblea è stata occasione per un confronto su alcune questioni importanti legate alla rappresentanza come la costituzione di un’unitaria Confcooperative Romagna: «Rappresentare più voci e interessi comuni dà maggiore autorevolezza e forza nei tavoli decisionali – prosegue Dalmonte -. Tra l’altro un’unica compagine ci permetterebbe di moltiplicare le possibilità di creare nuove reti e progetti condivisi (anche intersettoriali), potrebbe dar vita a una struttura più efficiente e specializzata e garantirebbe un risparmio economico e una copertura più capillare dei territori».
Assemblea Confcooperative
Infine «ci metterebbe in una condizione di maggiore simmetria con le altre istituzioni territoriali che hanno già fatto questo processo di unificazione. In quest’ottica il compito di Confcooperative è quello di dedicare i nostri sforzi allo sviluppo di una visione di lungo periodo impegnandoci costruire una struttura sempre migliore e tenendo conto di tutte le imprese che rappresentiamo, grandi e piccole, centrali e periferiche».
Gli altri dati Analizzando nel dettaglio i dati presentati emerge che a trainare la ripresa del sistema cooperativo è stato in prima battuta il settore agricolo che, con una crescita del valore della produzione dell’8,64%, ha superato quota 1,4 miliardi di euro. Un altro segnale più che positivo arriva dal settore del credito che, con 115 milioni di euro di valore della produzione, ha fatto registrare un +12,53%. Segno sostanzialmente stabile o leggermente negativo per gli altri comparti.
Segnali positivi anche dal fronte occupazionale dove si registra una crescita del 3,5% con un dato complessivo di 10.917 persone occupate in provincia di Ravenna. Sostanzialmente stabile invece il numero dei soci che, con 96.122 quote, segnano un +0,2%. Il dato di tenuta, in apparente controtendenza, dipende sostanzialmente dai processi di fusione e accorpamento tra cooperative che hanno prodotto i loro effetti nel 2016 e che, in molti casi, hanno interessato gli stessi soci.
In netta crescita anche il dato della mutualità che ha superato quota 1 miliardo di euro (+11,7%) così come positivo è il dato del valore aggiunto che le cooperative portano, per loro stessa natura, al territorio e che, a livello complessivo, ha raggiunto i 342 milioni di euro. Il valore aggiunto è estratto da un campione delle cooperative che rappresentano il 90% del valore della produzione aggregato e l’80% degli addetti
I dati del 2016 in lieve calo rispetto al 2015. Nell’ultimo decennio i centri di accoglienza hanno ricevuto 5.228 richieste
In provincia di Ravenna ci sono tre centri anti violenza a sostegno delle donne. Si tratta di Linea Rosa, con sede nel capoluogo, Sos Donna, che si trova a Faenza, e Demetra, a Lugo. La nostra provincia è quella che, insieme a Bologna, ha il maggior numero di centri, tutti aderenti alla rete regionale che annualmente stila un rapporto sulla loro attività.
In totale i tre centri nel 2016 hanno accolto 642 donne. Anche se non tutte sono vittime di violenza (alcune si rivolgono ai centri perché in condizioni di povertà o bisognose di altri aiuti) è comunque questo il motivo principale per cui donne di ogni età bussano alle porte di questi centri. Nello specifico, si sono rivolte ai rispettivi centri territoriali per aver subito violenza fisica 103 donne a Faenza, 89 a Lugo e 346 a Ravenna. Oltre al punto di ascolto e a un percorso di aiuto che dura spesso alcuni mesi, le donne vengono anche ospitate da questi centri. Linea Rosa, ad esempio, ha ospitato 16 donne oltre a 15 figli. A Lugo Demetra può contare su 6 posti (a cui se ne aggiungono due per i bambini) mentre a Faenza i posti sono 9.
I numeri rispetto al 2015 sono in leggero calo (erano 702) ma restano comunque elevati, se si considera che nel 2014 i casi segnalati erano 494. Nel 2007, anno in cui è stato presentato il primo rapporto regionale, le donne accolte erano 571. Aggregando i numeri dei vari rapporti, si nota come i dati oscillino molto, senza comunque mai scendere sotto quota 469 (era il 2008). In media, 528 donne l’anno si rivolgono ai centri di accoglienza ravennati con un totale negli ultimi dieci anni 2007-2017 di 5228 richieste di aiuto.
Allargando lo sguardo all’intera regione, con riferimento all’anno 2015, le persone che si sono rivolte agli sportelli rosa dell’Emilia-Romagna (12 in tutto) sono state invece 3.354.
«In larga maggioranza – si legge nel rapporto regionale – le donne che si rivolgono per chiedere aiuto subiscono violenza da partner o ex partner, nel contesto quindi di una relazione di intimità. Si tratta per lo più di donne sposate o conviventi, un dato che si presenta costante nel tempo. Molto spesso sono donne con figli» che «possono essere vittima di violenze dirette i assistere alle violenze rivolte contro la madre e rimanerne coinvolti in vario modo», non ultimo quello psicologico. Nel caso di presenza di minori, i centri possono accogliere anche i bambini. L’ultimo dato, risalente al 2015, vede 211 minori nelle strutture protette insieme alle madri, di cui 47 nei tre centri ravennati.
Comune, Università, Flaminia e Ravennantica firmano un accordo di cinque anni per sviluppare attività di studio e restauro e promozione del patrimonio del Parco di Classe e della città
Sviluppare attività archeologiche, di studio, restauro e valorizzazione del patrimonio archeologico del Parco di Classe e della città di Ravenna: è l’impegno assunto con una convenzione quadro firmata da Comune di Ravenna, Università di Bologna, Fondazione Ravennantica e Fondazione Flaminia. La convenzione sarà attiva per cinque anni e potrà essere rinnovata per altri cinque.
Cinque le aree di collaborazione individuate: sviluppo dell’attività archeologica; sostegno alla didattica e all’alta formazione; promozione della ricerca, dell’innovazione e della formazione di nuove imprese; conservazione e valorizzazione di beni archeologici; divulgazione scientifica e culturale e promozione sui social media.
Un Comitato di coordinamento, composto da un rappresentate per ciascuna istituzione a titolo gratuito e presieduto dal rappresentante di Ravennantica, si occuperà di definire un programma annuale di attività, verificando gli obiettivi raggiunti e promuovendo l’integrazione e la partecipazione del territorio nelle diverse iniziative.
I cinque campi di azione
Sviluppo dell’attività archeologica
Progetti concreti saranno predisposti per la realizzazione di percorsi che estendano la conoscenza del patrimonio archeologico. La condivisione digitale di informazioni, immagini e documenti consentirà un migliore accesso alle fonti storiche, limiterà i costi di gestione e di conservazione, favorendo la conoscenza e lo studio degli insediamenti di Classe e di Ravenna. Saranno anche sviluppate e aggiornate la banca dati e la carta archeologica informatizzata del patrimonio archeologico, mentre sarà avviato un percorso di valutazione degli indici di rischio archeologico e realizzato un sistema di individuazione delle aree urbane a maggior potenziale archeologico per una consapevole programmazione degli interventi urbanistici di edilizia pubblica e privata, riducendo i rischi di interventi archeologici di emergenza, con relativo abbattimenti dei costi di realizzazione delle opere. Inoltre, l’attività dei laboratori di restauro del Museo di Classe, con la possibile partecipazione di studenti, laureandi, specializzandi e dottorandi, sarà funzionale al programma espositivo.
Sostegno alla didattica e all’alta formazione
Saranno attivati corsi di diversi livelli, anche con la presenza di docenti esterni qualificati provenienti dal mercato del lavoro, per migliorare la coerenza tra percorso formativo e le competenze professionali accrescendo la possibilità di inserimento lavorativo. Sarà concordato un programma di visite ai cantieri di restauro ed una correlata attività espositiva con finalità didattiche che offrano, attraverso l’utilizzo di metodologie digitali, aggiornamento ai formatori e acquisizione delle migliori pratiche internazionali per gli studenti.
Promozione della ricerca, dell’innovazione e della formazione di nuove imprese
Per la creazione e il supporto di imprese giovanili e innovative si condivideranno progetti e azioni, anche attraverso percorsi di counselling, di promozione dell’imprenditorialità e dell’imprenditività, sempre per favorire il trasferimento delle conoscenze, delle tecnologie e dei metodi di tutela, salvaguardia e sviluppo delle aree archeologiche.
Conservazione e valorizzazione di beni archeologici
Attraverso lo scambio di esperienze, la sperimentazione di nuove pratiche e il consolidamento di metodi e tecniche si promuoveranno interventi di studio, formazione e ricerca importanti per la conservazione e la valorizzazione di cantieri di scavo, strutture espositive, laboratori didattici, tecnologie di restauro e gestioni museali.
Divulgazione scientifica e culturale
Informazioni, risorse, competenze e canali di comunicazione saranno sempre più condivisi, per la più ampia diffusione, in particolare attraverso i social, di eventi, convegni, mostre, pubblicazioni e dell’attività formativa rivolte a studenti delle scuole di ogni ordine e grado.
Per la Stagione dei Teatri di Ravenna la trasposizione teatrale del romanzo di Maugham per la regia di Andrea Renzi. All’Alighieri il 31 gennaio e l’1 febbraio
Il servo è un romanzo breve di Robin Maugham che nel 1948, quando fu dato alle stampe e distribuito nelle librerie inglesi, fu considerato «un piccolo capolavoro di abiezione», mentre la critica aveva riconosciuto al giovane scrittore un talento di narratore pari a quello dello zio, il grande Somerset Maugham. Ancora oggi il romanzo è considerato una “commedia nera” e di scavo psicologico, la cui trama – chiusa all’interno di una casa borghese – si struttura come una ragnatela, lentamente tessuta dal servo. Nella trasposizione teatrale, la regia di Andrea Renzi (anche attore) e Pierpaolo Sepe porta sul palcoscenico la parola scheletrica di Maugham grazie anche alle scene spigolose e sottili di Francesco Ghisu e all’interpretazione di Lino Musella. «Il lavoro degli attori – spiega Renzi – trova un grande stimolo nella drammaturgia che tende a snidare ciò che si nasconde e pulsa dietro la parola e fa vibrare il fondo enigmatico dei personaggi».
In scena al teatro Alighieri, mercoledì 31 gennaio e giovedì 1 febbraio.
Abbonamenti fino a sabato 25 novembre. Inizio spettacolo ore 21.
Biglietteria Teatro Alighieri tel. 0544 249244 – Ravenna Teatro tel. 0544 36239.
Info: ravennateatro.com
Donazione ai familiari, incidente sul piazzale della Setramar. I sindacati premono per rivedere la sicurezza dello scalo
Il recupero della salma del lavoratore morto nell’incidente al porto il 13 aprile 2017
Si è conclusa la campagna di raccolta fondi, promossa dai sindacati fra tutti i lavoratori del porto di Ravenna, a sostegno della famiglia di Fabio Cristinelli, il 43enne trasportatore di un’azienda di Bergamo morto lo scorso 13 aprile in un incidente sul piazzale della Setramar: sul conto corrente appositamente dedicato sono stati versati 7.016,24 euro. Lo rendono noto i sindacati Fit-Cisl, Filt-Cgil e Uil Trasporti. Il denaro è stato versato, come segno di solidarietà, ai parenti di Cristinelli che abitano in provincia di Bergamo. I sindacati ringraziano tutti i lavoratori che hanno contribuito e anche le imprese che hanno aderito alla sottoscrizione, «dopo la piena riuscita dello sciopero di 24 ore del porto dello scorso 14 aprile».
«Oltre alla solidarietà – scrivono le organizzazioni sindacali di categoria – riteniamo opportuno, alla luce del rinnovato protocollo sicurezza porto di Ravenna dello scorso 13 luglio, riprendere completamente il tema della prevenzione e di mettere a regime l’insieme delle aree del porto, compresa la logistica e gli autotrasportatori. L’obiettivo è, e rimane, eliminare ogni possibile causa di incidente, rafforzando la prevenzione, la formazione mirata, il ruolo di tutti gli enti preposti, per far sì che tutti i lavoratori che entrano e lavorano nelle aree portuali abbiano procedure che li tutelino maggiormente».
L’attività dei seicento iscritti tra spesa e farmaci a domicilio, orti e animazioni
Tra le realtà più importanti del volontariato rivolto in particolare, ma non solo, a chi è in pensione c’è senza dubbio Auser, associazione che è una costola di Cgil. Tra Ravenna e Bassa Romagna conta 2.086 volontari di cui 584 attivi (l’altra costola provinciale è tutta faentina). La presidente è Mirella Rossi, 64 anni, pensionata da due anni: «Tra i nostri iscritti non ci sono solo persone che vengono dalla Cgil, almeno un terzo si avvicinano magari perché ci hanno conosciuto attraverso uno dei servizi che svolgiamo e non ci sono solo pensionati, anche se sono la larghissima maggioranza. Ultimamente si sono avvicinate anche persone che hanno perso il lavoro, superati i 50 anni e non possono ancora accedere alla pensione».
Volontari in gran parte pensionati, molti servizi (Auser si occupa di tantissimi progetti, come si può evincere anche dal loro bel sito www.auserravenna.it) rivolti prevalentemente agli anziani. «Sì, perché il bisogno degli anziani soli è crescente e così per esempio è sempre più richiesto Ausilio, il servizio per ricevere la spesa a casa realizzato con coop Alleanza 3.0. O Pronto Farmaco, per cui andiamo a prendere la ricetta dal medico e portiamo il medicinale a casa delle persone». Oltre cinquecento solo nel 2016 le richieste ricevute.
Mirella Rossi
Un laboratorio di cucito organizzato da volontarie Auser con bambine del territorio
I volontari dei punti di ascolto in ospedale
Ma volontari Auser si trovano anche all’ospedale, tra Pronto Soccorso, e via Missiroli e al Cmp, per fornire informazioni e ausilio. «Diciamo che in media fanno due mattine alla settimana ognuno, una decina di presenze al mese, ma avendo un numero così importante di volontari riusciamo a dare continuità. Certo, dietro c’è una bella organizzazione». Organizzazione appunto fatta da volontari (la stessa Rossi svolge il ruolo di presidente a titolo gratuito) con l’eccezione di un dipendente part-time per la gestione amministrativa. E che si occupa anche degli aspetti meno assistenziali e più “sociali” che riguardano, ancora una volta, prevalentemente la cosiddetta terza età. Tra questi c’è per esempio il grande progetto degli orti cittadini (anche se qui, ci dice Rossi, non mancano anche molti giovani, che magari fanno i turni al lavoro) e anche la gestione di alcuni centri sociali tramite convenzione in cui si organizzano gite, mostre, incontri.
A questo si affiancano nuove progettualità come l’inserimento in progetti di cura del bene comune, in particolare del verde, di pazienti del Sert (il servizio per la cura delle tossicodipendenze) e anche di cinque “messi in prova” cioé persone che hanno commesso reati minori e possono dedicarsi a lavori utili in alternativa alla pena da scontare. Un’altra novità in arrivo, richiesta dallo stesso Comune di Ravenna all’Auser, è l’apertura in alcuni locali vuoti di via Eraclea di un osservatorio sociale sul modello di quello già esistente nella “casetta” di via Sant’Alberto. «Sono luoghi che poi diventano centri di ascolto e di confronto, di sostegno alle piccole attività quotidiane – ci spiega Rossi – in una zona dove abitano molti anziani. Possiamo dare una mano per prendere appuntamenti, compilare un modulo… Stiamo preparando un progetto con l’Ammnistrazione e Acer».
Insomma, in un territorio che sta invecchiando tanto, una realtà come Auser sembra sempre più utile. Ma il tema dell’allungamento dell’età pensionabile riguarda anche i suoi stessi volontari. «Sì, con il fatto che le persone vanno in pensione sempre più tardi, hanno sempre meno voglia ed energie da mettere a disposizione, sono stanche. Lo stiamo già vedendo accadere». Anche perché, ci dice sempre Rossi, i volontari Auser sono molto spesso non solo essenziali agli utenti di tanti servizi, ma anche alle loro famiglie, essendo e facendo i nonni a tempo pieno. «È sempre un incastro per tutti: molti portano i nipotini a scuola, fanno servizio e poi tornano a prenderli. E rinunciano a venire quando i piccoli sono ammalati… per fortuna la nostra è una generazione abituata a organizzarsi e a fare tante cose diverse».
I volontari macinano anche parecchi km. Oltre 120mila quelli percorsi in un anno tra Ravenna e Marina di Ravenna per accompagnare 590 persone (ma per alcune di queste si sono fatti più viaggi, fino a 49) a visite mediche o esami clinici. In questo numero sta uno dei servizi in maggiore aumento di Auser dovuto all’invecchiamento della popolazione e al fatto che cresce la solitudine negli over 75. «Talvolta sono i famigliari a chiamarci – spiega la presidente Mirella Rossi – perché non posso prendere l’ennesimo permesso dal lavoro. Questo servizio è in crescita e, come ho già detto alla politica, credo dovrebbe essere in qualche modo istituzionalizzato. Non siamo i soli a svolgerlo, ci sono anche Ada e Pubblica Assistenza, per esempio, ed è sempre più necessario. Parliamo solo di accompagnamenti sociali e non sanitari». Si tratta, secondo Rossi, anche di uno dei servizi che più di altri si potrebbero porre sul confine tra volontariato e lavoro retribuito. «Sì, è un tema che mi pongo spesso. E credo che per una società che voglia guardare al futuro, e il futuro è una popolazione che invecchia, sia sempre più necessario immaginare anche nuovi servizi per gli anziani».
Accusato di aver ucciso la moglie, il medico 53enne nella prima udienza aveva attaccato i quotidiani per aver portato il processo fuori dall’aula. L’imputato può chiedere di parlare davanti alla corte in qualunque momento
Matteo Cagnoni al banco degli imputati
Nella prima udienza del processo in cui è imputato per l’omicidio della moglie ha chiesto il trasferimento in un’altra sede perché a Ravenna i due quotidiani della città avrebbero minato la serenità di giudizio della corte spostando il processo fuori dalle aule di tribunale per dipingerlo come l’assassino e un mese e tre udienze dopo, in cui in qualunque momento avrebbe potuto chiedere alla giuria di parlare, spedisce dal carcere a uno dei due suddetti giornali, Il Corriere Romagna, una lettera di nove pagine scritte a mano in cui ribadisce la sua innocenza, critica i suoceri e accusa i primi due testimoni di aver mentito (il fratello e l’amica della vittima). È la sintesi di quanto fatto dall’inizio di ottobre a oggi da Matteo Cagnoni, il 53enne dermatologo alla sbarra per la morte della 39enne Giulia Ballestri, trovata il 18 settembre 2016 massacrata a bastonate nello scantinato della villa disabitata di proprietà della famiglia del marito.
La lettera inviata alla redazione del Corriere, di cui sono riportati solo alcuni stralci perché altri vengono definiti impubblicabili, è sostanzialmente l’ennesima dichiarazione di innocenza. Con l’aggiunta di una frase a effetto finora rimasta fuori da altri scritti a mano inviati alle redazioni dei due quotidiani (cioè quelli che a giudizio del collegio difensivo composto Trombini-Dalaiti avevano fatto cronaca a senso unico schierandosi con la procura): l’unica consolazione per il medico è quella di sapere che Giulia sa che lui è innocente. Per il resto ci sono accuse, neanche troppo velate, ai genitori della donna per come l’avrebbero cresciuta e per come l’avrebbero poi trattata da grande.
L’avvocato Giovanni Trombini, difensore di Matteo Cagnoni
Ma c’è soprattutto la trasposizione nero su bianco di tutto il nervosismo messo in mostra in aula durante le prime deposizioni. A differenza delle prime due udienze in cui era rimasto seduto composto e impassibile prendendo molti appunti, il 3 novembre Cagnoni pareva proprio faticare a stare su quella sedia: pochi appunti, posizione cambiata di continuo, gli occhiali tormentati spesso e addirittura qualche commento a voce alta per contraddire le affermazioni di Guido Ballestri e Elisabetta Amicizia. La seconda non si è scomposta ma il primo dopo averlo accuratamente evitato con lo sguardo per oltre un’ora di deposizione si è voltato di scatto con uno sguardo sbarrato piantato in faccia al cognato che nella sua testimonianza ha sempre chiamato Cagnoni o imputato. Nella lettera odierna il dermatologo dice di aver faticato a trattenersi sentendo delle menzogne. Ora si scusa con il presidente della corte per gli scatti d’ira in aula.
La pubblica accusa del processo per omicidio a carico di Matteo Cagnoni: il sostituto procuratore Cristina D’Aniello e il procuratore capo Alessandro Mancini
C’è poi un passaggio nella lettera in cui il 53enne torna a tratteggiare l’ipotesi alternativa finora fornita dalla difesa per spiegare l’omicidio. E cioè il gesto di uno sconosciuto che ha trovato la donna in casa. Cagnoni dice che la villa di via Padre Genocchi, da lui stesso chiamata casa degli spiriti o casa dei morti, avrebbe avuto una porta lasciata aperta in terrazza e ci sarebbero sei o sette testimoni pronti a confermare che vennero trovate una fune all’esterno, probabile indizio del passaggio di una banda di ladri.
Il 10 novembre si prospetta un’udienza che metterà nuovamente alla prova i nervi dell’accusato: al banco dei testimoni, non più di 5 metri da quello dell’imputato, siederà Stefano Bezzi, l’uomo con cui Giulia aveva iniziato una relazione extraconiugale nell’estate del 2015 scoperta da Cagnoni nell’agosto del 2016. “Camionista ignorante”, lo chiamava il medico con tono denigratorio.
Quattro conversazioni a novembre su storia, arte e tradizioni locali con gli amici di RavennAntica
Tornano gli incontri coi MalfAttori di RavennAntica, a partire dall’8 novembre, con tre appuntamenti che rendono omaggio all’anniversario (15 anni di apertura) dello straordinario sito archeologico della Domus dei Tappeti di Pietra di via Barbiani a Ravenna. Le conversazioni, a ingresso libero, si terranno infatti proprio all’interno della Domus, alle ore 18. La rassegna, che vuole rendere omaggio al patrimonio storico, letterario e artistico di ogni tempo, spazierà dai mulini ad acqua del 1562 alla rivoluzione d’ottobre, passando dal dialetto romagnolo che traduce l’ItalEnglish per approdare alle tracce dei due volti del Cristo.
Ad aprire la rassegna, mercoledì 8 novembre, è Mauro Mazzotti, con La “battaglia” dei mulini del 1562. I ravennati insorgono contro il cardinal Farnese. Mercoledì 15 è la volta di Silvia Togni che racconta Come ti traduco l’inglese. Il Dialetto romagnolo spiega e traduce l’ItalEnglish. Mercoledì 22 novembre la parola va a Guido Ceroni che propone Ottobre, ottobre … Divagazioni su una rivoluzione che doveva cambiare il mondo. Chiude la rassegna, mercoledì 29 novembre, lo studioso di icone tardoantiche Gianni Morelli che offre una ricognizione Sulle tracce dei due volti. San Vitale, il Cristo apollineo incontra il Cristo bizantino.
I MalfAttori – va ricordato – sono un gruppo di “Amici di RavennAntica”, noti in città per i loro interessi culturali: Paolo Bolzani, Silvia Carrozzino, Guido Ceroni, Maria Augusta Cipriani, Anna De Lutiis, Anna Firrincieli, Anna Maria Iannucci, Raffaele Iosa, Mauro Mazzotti, Fulvia Missiroli, Gianni Morelli, Patrizia Ravagli, Ilic Rossi, Paola Rossi, Ivan Simonini, Silvia Togni e Claudia Zama.
Nel nono mese dell’anno il trend ancora in aumento: +12,5 percento. Il mare però conferma i segnali di sofferenza già arrivati a luglio e ad agosto. Solo giugno ha salvato la stagione
Un aumento dei turisti dell’1,6 per cento ma un calo dei pernottamenti pari a mezzo punto percentuale. Questi i dati del turismo di settembre pubblicati dalla Regione che riguardano la provincia di Ravenna. Un trend che si era già osservato ad agosto. In ogni caso il dettaglio provinciale del 2017 resta molto positivo: sono aumentati gli arrivi dell’8,5 per cento mentre i pernottamenti sono in crescita del 4,3 per cento. Per quanto riguarda il solo settembre: +12,5 percento sugli arrivi rispetto allo stesso mese del 2016; + 3,7 percento per quanto riguarda i pernottamenti.
I nuovi dati del turismo 2017 della provincia di Ravenna
In totale gli esercizi ricettivi ravennati hanno registrato nel 2017 1,423 milioni di persone con un incremento del 9,1 per cento sull’intera provincia. La situazione comunale complessiva vede un trend positivo a Ravenna (arrivi in crescita del 6,2 percento ) e anche a Cervia (+13,9 percento). Bene anche la collina, con Faenza che registra un lieve decremento (0,2 percento) ma col circondario che si spinge fino al 31,2 percento in più rispetto al 2016. Da segnalare, infine, il buon trend della Bassa: + 12,5 per cento a Lugo, 6,9 nel resto del territorio.
I dati di settembre 2017 del turismo di mare e città d’arte
Le dolenti note arrivano quando si osservano i dati della costa e quelli della città d’arte. Se per quest’ultima l’estate del 2017 è stata positiva è chiude con un incremento del 6,5 percento sugli arrivi a settembre (con pernottamenti in crescita dell’8,5 per cento), non si può dire lo stesso delle località di mare. La costa ravennate continua a soffrire e a settembre il calo degli arrivi è stato del 3,6 per cento. Dati negativi erano arrivati anche ad agosto (-1 per cento) e a luglio (-1,8). Numeri che hanno gelato le speranze dopo il boom di giugno, quando era arrivato il 18 percento in più dei turisti rispetto al 2016 (in cui il clima non aveva aiutato). In ogni caso proprio quell’exploit ha salvato l’annata e alla fine il bilancio del 2017 per la costa è positivo (+6,6 percento) anche se pare evidente che a livello strutturale ci sia un’offerta turistica da rivedere.