martedì
12 Maggio 2026

Il Comune dà i numeri dei turisti di Pasqua: in 2.521 al Mar per Salgado

In 1.200 nella Zona Dantesca. Oltre mille partecipanti alle visite guidate organizzate dallo Iat di piazza San Francesco

Turisti Ravenna Pasqua

«Il weekend pasquale è stato davvero straordinario per nostra città», dice Michele de Pascale, sindaco di Ravenna, scelta da tanti turisti nonostante le condizioni meteorologiche non particolarmente favorevoli.

I numeri li dà il Comune, rendendo pubblici gli ingressi registrati da venerdì 29 marzo a lunedì 1 aprile. Il Mar, dove attualmente è allestita la mostra fotografica di Sebastião Salgado “Exodus. Umanità in cammino”, ha accolto 2.521 visitatori. Alla zona dantesca sono stati registrati 1.203 visitatori e ai musei di Ravennantica (Domus dei Tappeti di Pietra e Classis) 1.672. Apprezzata anche la mostra “Novecento rivelato” di Alberto Salietti a palazzo Rasponi dalle Teste, con 594 visitatori.

Dallo Iat di piazza San Francesco, a cura di Ravenna Incoming, sono partite 56 visite guidate per un totale di 1.091 partecipanti.

«Sono numeri davvero significativi – commenta il sindaco Michele de Pascale – quelli raggiunti in questo weekend di Pasqua che confermano, oltre alla concreta presenza di tante persone in città, di provenienza nazionale e internazionale, apprezzabile semplicemente passeggiando per il centro storico, anche l’attrattività crescente della destinazione Ravenna. La grande affluenza è la riprova tangibile del fatto che la nostra città è sempre più una delle mete preferite, con un’offerta ricca, varia e di qualità, apprezzata da tante diverse tipologie di turisti. Il successo di cui raccogliamo ogni anno di più i frutti è sicuramente imputabile agli investimenti, alla ricchissima programmazione di eventi e alla importante attività promozionale messi in campo in questi anni, ma anche, e soprattutto, ai tanti operatori dell’accoglienza che lavorano sempre con grande professionalità, e che con il loro impegno rendono l’esperienza di visita ancora più speciale».

Ripresi i lavori di demolizione delle Torri Hamon nell’area ex Sarom di Ravenna

Nonostante le proteste e l’interessamento della Soprintendenza

Sono ripresi oggi (2 aprile) i lavori di demolizione delle torri Hamon, avviati venerdì scorso, nell’area ex Sarom di Ravenna, da 25 ettari.

Prosegue quindi – nonostante le proteste – il progetto di bonifica del terreno da parte di Eni, in vista della cessione ad Autorità Portuale, che vi realizzerà un impianto fotovoltaico.

L’intervento con due gru è stato affidato all’impresa “Baldini” di Faenza. I lavori di demolizione si protrarranno per alcune settimane, sempre che non intervenga, per esempio, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, coinvolta nei giorni scorsi dall’associazione Italia Nostra.

In 130 in bici a Pasquetta con Trail Romagna, nonostante il meteo

Centotrenta persone hanno sfidato il meteo per partecipare al secondo appuntamento di Trail Romagna che nel giorno di Pasquetta proponeva Cibi in Bici.

Qualche piccolo acquazzone non ha impedito agli amanti dell’outdoor di compiere l’intero percorso e ristorarsi con le quattro tappe gastronomiche proposte da RavennaFood – Chef to Chef che per ragioni logistiche e meteorologiche erano stati raggruppati al Parco Primo Maggio.

Il tracciato ad anello, guidato da Fiab Ravenna, partiva dallo Chalet dei Giardini pubblici per raggiungere il cuore dell’antica Pineta di Classe per una distanza complessiva di 37 chilometri.

I Giardini Pubblici saranno protagonisti domenica prossima (7 aprile) del primo appuntamento del ciclo “SiAmo Natura”, il nuovo formato Outdoor di Trail Romagna che si occupa di immersioni sensoriali in natura “Nature Bathing” ed “Ecologia Umana”. Info qui: https://www.trailromagna.eu/evento/siamo-natura/

Un esposto in procura contro il rigassificatore

Lo ha inoltrato un gruppo legato al coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile”

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Un gruppo di cittadini vicini alle attività della campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile”, con l’assistenza legale dell’avvocato Andrea Maestri, ha inoltrato un esposto alla Procura della Repubblica per chiedere che le autorità preposte si attivino, al fine di verificare se vi siano elementi di illegittimità nello stato di realizzazione del progetto del rigassificatore al largo della costa di Ravenna, e se non si ravvisino ipotesi di reato.

L’esposto, che per altro richiama le osservazioni già esternate il 24 agosto 2022 nell’ambito del procedimento amministrativo commissariale, ripercorre la storia del progetto «ricordando – si legge in una nota inviata alla stampa – le norme di legge che – a partire dalla Costituzione della Repubblica – sono state probabilmente interpretate in maniera arbitraria, calando le osservazioni nello specifico della realtà del territorio ravennate e dei rischi già esistenti».

Viene inoltre analizzato il contesto economico delle imprese private a vario titolo coinvolte nella realizzazione dell’opera, «e viene portata l’attenzione su due macroscopiche aree di possibile rilevanza penale – continua la nota stampa -, cioè la procedura di collaudo non a norma e lo spostamento delle infrastrutture a terra senza nulla osta ministeriale. Elementi che hanno portato anche ad un’interrogazione regionale, nella quale si sottolineava la contraddizione fra le disposizioni emanate in diversi momenti per la realizzazione dell’opera».

«Non sappiamo ovviamente se la Procura riterrà opportuno prestare attenzione a questa denuncia – commenta il coordinamento ravennate di “Per il Clima – Fuori dal Fossile” -. Ma nell’interesse generale della popolazione ravennate e del diritto delle future generazioni a vivere in un ambiente sano, liberandosi dalla vera e propria dittatura esercitata dal profitto dei colossi dell’estrattivismo, il gruppo di cittadine e cittadini promotori dell’esposto, ha deciso di prendere parola e non lasciare nulla di intentato».

Nel giro di dieci anni sono quadruplicati i casi di autismo tra minorenni

I dati in Emilia-Romagna, in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sul disturbo

Torre Blu Regione
La torre della Regione illuminata di blu per la giornata dell’autismo

In Emilia-Romagna il numero di persone affette da disturbi dello spettro autistico assistite dal servizio di Neuropsichiatria infantile e adolescenza (NPIA) è aumentato in modo significativo negli ultimi dieci anni. Nel 2011 il servizio assisteva 1.584 bambini e adolescenti (fino a 18 anni) con questo disturbo, diventati 6.558 nel 2023 (+314%); si tratta in maggioranza di maschi (78,6%) e per il 21,4% di femmine. Il rapporto su popolazione 0-17 anni è di 8,9 per 1000 residenti.

I minori seguiti nel 2023 dai servizi di Neuropsichiatria infanzia e adolescenza per Ausl sono così distribuiti: Piacenza 374, Parma 476, Reggio Emilia 1.033, Modena 1.422, Bologna 911, Imola 214, Ferrara 409, Romagna 1.736 (se il paziente è in carico nello stesso anno in più Ausl è conteggiato più volte). Per quanto riguarda gli adulti affetti da disturbi dello spettro autistico, il Centro Salute Mentale ha visto un significativo aumento del numero di persone assistite negli ultimi sette anni: dalle 244 del 2015 alle 1.194 del 2023. La distribuzione per Ausl è la seguente: Piacenza 184, Parma 68, Reggio Emilia 117, Modena 124, Bologna 273, Imola 41, Ferrara 31 e Romagna 356.

Per garantire loro le cure necessarie – risorse professionali e percorsi diagnostici – lo scorso anno sono stati assegnati dalla Regione al Pria (Piano regionale integrato per l’assistenza alle persone con disturbi dello spettro autistico) 4 milioni e 230mila euro, a cui vanno aggiunte le risorse impiegate dalle Aziende Usl per il trattamento ambulatoriale delle persone con diagnosi di autismo.

Domani, martedì 2 aprile, in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, anche le torri della Regione si coloreranno di blu: un abbraccio simbolico rivolto a tutte le persone con autismo e ai loro familiari, utile anche per mantenere viva l’attenzione su un problema per il quale si cercano costantemente strumenti adatti a garantire una diagnosi precoce, una tempestiva presa in carico e un efficace percorso di inclusione che duri tutta la vita.

Prende un pugno in testa in tribuna durante il torneo di calcio giovanile

Accuse di razzismo e litigi tra genitori durante la Ravenna European Cup

Calcio Giovanile

Risse in campo e una vera e propria aggressione sugli spalti. È successo nel weekend pasquale alla Ravenna European Cup, torneo di calcio giovanile riservato ai classe 2009 (under 15) che si è svolto nei due campi del centro sportivo di Punta Marina, con una ventina di squadre provenienti da tutta Italia e anche dall’estero.

Nel giorno di Pasqua sono state segnalate appunto risse in campo, mentre nel giorno di Pasquetta sugli spalti è andato in scena uno spettacolo ben poco edificante, a margine della partita tra Puteolana (squadra di Pozzuoli, nel Napoletano) e i piemontesi del Fulgor Ronco, dal Biellese. Partita vinta ai calci di rigore dal Fulgor, con i genitori che hanno festeggiato insieme ai ragazzi, forse con qualche battuta di troppo rivolta agli avversari. Tanto che il padre di uno dei giocatori della Fulgor, appunto, ha ricevuto un pugno in testa da parte di un genitore avversario.

Squadra, staff e genitori campani hanno anche tirato in ballo insulti razzisti, con i piemontesi che hanno invece categoricamente smentito – sostenendo invece di essere stati insultati a loro volta per tutta la partita e di aver provocato la reazione avversaria soltanto facendo una battuta sul pullman in partenza dei napoletani (in quanto eliminati…).

Dopo le minacce di chiamare i carabinieri, tutto si è risolto con l’abbandono del campo da parte della Puteolana, eliminata dal torneo, poi vinto dal Football Project, club di Salerno. Ma dopo diversi minuti dal fatto, il genitore ferito ha continuato a vagare tra gli spalti con del ghiaccio in testa.

In piazza contro la demolizione delle Torri Hamon: «La Soprintendenza si attiverà»

Italia Nostra annuncia l’interessamento dell’istituzione che tutela il paesaggio: «Non era stata informata»

Una cinquantina di persone si sono ritrovate oggi (1 aprile) in piazza del Popolo, sotto una leggera pioggia, per manifestare il proprio dissenso per l’annunciata demolizione delle torri Hamon, nell’area ex Sarom tra Ravenna e Marina di Ravenna.

Una speranza per i promotori dell’iniziativa arriverebbe dalla Soprintendenza per il Paesaggio, che avrebbe risposto alla segnalazione di Italia Nostra (come ha comunicato in piazza la referente locale Francesca Santarella) sottolineando come al momento non sia stata informata della demolizione. La Soprintendenza – sempre stando a quanto riportato da Italia Nostra – ora dovrebbe quindi attivarsi e stabilire se l’eventuale demolizione sia legittima (a fare la differenza la data di costruzione e l’impatto che potrebbe avere sul paesaggio locale).

Domenica prossima, 7 aprile, nuova manifestazione in Darsena, dalle 16.

Il miglior maitre d’Italia: «Il mio compito è quasi quello di uno psicologo…»

Il cervese Rudy Travagli, recentemente premiato alla “50 Top Italy”, lavora all’Enoteca La Torre di Roma, 2 Stelle Michelin

Rudy Travagli

Classe 1979, “Miglior Sommelier di Romagna” nel 2009 e “Miglior Sommelier d’Italia” sul Sangiovese nel 2010, ruoli di altissimo livello nei ristoranti più famosi del Paese e d’Europa, il cervese Rudy Travagli è attualmente maître e sommelier del ristorante con due Stelle Michelin e tre Torchette del Gambero Rosso Enoteca La Torre nell’Hotel Villa Laetitia di Roma, nonché presidente di “Noidisala”, associazione che raggruppa l’élite dell’accoglienza italiana di sala. Da poche settimane è stato nominato “Maître dell’Anno” nell’ambito della premiazione di 50 Top Italy Goeldlin Award.

Un vero fuoriclasse, insomma, con cui è stato davvero un piacere fare due chiacchiere.

Rudy, ormai conti 25 anni di carriera, ripercorriamone i momenti salienti.
«Dopo qualche stagione da bagnino a Cervia mi resi conto che non faceva per me e nel 1997 accettai un’offerta di lavoro in sala in un nuovo “disco dinner” della famiglia Del Bello. Era il primo ristorante gourmet della zona e comincio a capire come funziona il mondo dell’alta ristorazione. Inoltre, ci lavorava il sommelier professionista Fabio Cavicchi. Fu lui a spingermi a fare il corso da sommelier, nel 2003 mi diplomo e da lì la mia passione per il vino è esplosa. Inizio a fare qualche servizio nei ristoranti e le gare, che vanno bene, finché nel 2004 arriva la chiamata di Giorgio Pinchiorri, un sogno, la svolta assoluta, finalmente potevo toccare con mano ciò che avevo studiato sui libri nella cantina monumentale di un tre Stelle Michelin. Mi trasferisco quindi a Firenze e in tre anni accumulo un’esperienza enorme: assaggio tutti i vini più pregiati, capisco le differenze tra le annate, comincio a conoscere i produttori, mi focalizzo davvero su ciò che voglio fare, insomma “divento grande”. Poi, nel 2008, decido che mi serve un’esperienza all’estero, nella fattispecie in Inghilterra, e punto dritto al top, il Fat Duck di Heston Blumenthal, subito fuori Londra, in quel momento il miglior ristorante al mondo. Non pensavo assolutamente che mi prendessero, non parlavo nemmeno inglese, invece a sorpresa il sommelier capo, Isa Bal, mi chiama per un colloquio e succede il contrario di ciò che mi aspettavo: per loro ero io quello bravo, in virtù dell’esperienza da Pinchiorri».

Beh, non male, a soli 29 anni.
«Sì, ma rimango lì un anno, e dopo un passaggio a Cervia e un altro a Firenze al ristorante Borgo San Jacopo dei Ferragamo, Oscar Farinetti di Eataly mi chiede di andare da lui a Roma. Quello si rivelerà l’anno più ricco a livello di incontri e relazioni, ho conosciuto tutto il mondo dell’alta ristorazione, ogni mese avevamo Cracco, Heinz Beck, Cannavacciuolo, tutta la stampa specializzata girava attorno a Eataly. Non era però quello a cui puntavo, ma l’occasione giusta è in arrivo nel 2013, quando entro all’Enoteca La Torre dell’hotel Villa Laetitia a Roma, una stella Michelin. Quindi, ricapitolando, nasco sommelier, divento maître a Eataly, ma decido di tornare a fare il sommelier a Roma, anche se ora sono anche maître. Da quel momento La Torre cresce molto, apriamo altre strutture, nel 2015 divento socio, nel 2018 prendo in mano anche la parte servizio e divento buyer dei vini di tutto il gruppo. Nel 2016 entra lo chef attuale, Domenico Stile, e alla fine arriva anche la seconda stella. Prima però, nel 2012, insieme ad altri sei colleghi, avevamo fondato l’associazione “Noidisala” – che raggruppa tutti i professionisti di sala d’Italia e svolge il ruolo di rivalutazione del ruolo di cameriere e del personale di sala –, di cui nel 2023 divento presidente. La Torre ottiene vari riconoscimenti, e nel 2022 divento anche “Chevalier dell’Ordine dello Champagne” a Reims, cosa di cui vado molto orgoglioso, soprattutto da italiano. Infine, è arrivato il titolo “Maître dell’anno 2024 – Goeldlin Award”».

Per diventare un sommelier del tuo livello immagino che occorra anche un talento naturale, oltre a tutto lo studio e le esperienze.
«Sì, devi esserci portato, ma credo sia così in tutti i lavori. Chi diventa un professionista è perché ha qualcosa in più. Per il vino ho una passione smisurata, e sono convinto che anche il fatto di essere romagnolo vada considerato. Il romagnolo parla poco e lavora tanto, e poi è molto aperto, lo immagino sempre a braccia aperte. Tendiamo a diventare amici degli altri in modi trasparenti, genuini. Comunque, l’abnegazione resta il fattore fondamentale, e purtroppo vedo tanti giovani che non hanno voglia di fare la gavetta e le esperienze che in questo lavoro sono imprescindibili»

Invece cosa occorre per essere un maître impeccabile? Me lo immagino come un ruolo in cui servono psicologia, empatia, nervi saldi…
«Proprio così. Il servizio in sé quasi passa un po’ in secondo piano, tante regole oggi sono andate un po’ perse, però il compito di maître o responsabile di sala è davvero quasi quello di uno psicologo, ma non solo col cliente, anche col proprio team e naturalmente con lo chef. Io, ad esempio, ho una squadra di 7-8 ragazzi, che occorre mantenere sempre motivati e ai quali devi dare spazio e libertà, perché i sacrifici che si facevano una volta oggi non sono più accettati. Bisogna adeguarsi, e non è facile, visto che vengo da 25 anni di lavoro fatti in un certo modo. Ma è certamente il cliente il fulcro di tutto, si deve creare empatia mentre lavori, anche perché con due stelle Michelin il cliente non te ne fa scappare una. Oggi non si viene in un due stelle solo a mangiare ma per fare un’esperienza, e sei tu che la fai fare, spiegando i piatti, i vini, gli abbinamenti, i motivi di ciò che gli suggerisci. Diventiamo quasi un tutor».

Parliamo di vino. Prendiamo un’ottima bottiglia da 100 euro e un Barolo “Monfortino” riserva del 2014 da 1.200 euro. I 1.000 e passa euro di differenza un professionista li sente o siamo ormai nel campo del mito, del feticismo?
«Eh, domanda difficile. Diciamo che fino a certe cifre la differenza si sente assolutamente, ma oltre non c’è motivo, a livello gustativo, che giustifichi certi prezzi, è pur sempre una bottiglia di vino. Ci sono tantissimi vini eccezionali, e le degustazioni alla cieca lo dimostrano, con bottiglie che superano referenze molto più costose. Già spendere 500 euro diventa faticoso da accettare. Andare più su diventa una questione complessa. Insomma, è evidente che sopra certe cifre il fattore psicologico e di status symbol (che poi si applica anche alla moda, per dire) non si può trascurare».

Qual è il vino migliore che hai mai assaggiato?
«Non ho un vino mio preferito. Mi piacciono molto il sangiovese e il Borgogna, sia bianco che rosso, e il nebbiolo; quindi l’eleganza ma anche la schiettezza del sangiovese. Se devo dire un vino che mi è rimasto dentro, soprattutto nel momento in cui l’ho bevuto (e sicuramente dopo ne ho assaggiati di migliori), è stato lo Chateau Latour 1990 (un Premier Grand Cru Classé di Bordeaux, ndr). E purtroppo devo dire che oggi faccio molta più fatica a emozionarmi assaggiando un vino».

La Romagna enoica come sta lavorando? Si può migliorare?
«Secondo me la Romagna è arrivata a un bel livello, sia di qualità e pronta beva (che ha sempre avuto) che di invecchiamento, perché oggi si possono bere dei sangiovese di 10-12 anni davvero buoni. Penso a Nicolucci e Ottaviani, alle aziende storiche come Zerbina, tutti livelli alti. Mi piace molto il vino che fa Chiara Condello, quasi di nicchia, ci vorrebbero più persone come lei, che è riuscita a portare il nostro sangiovese nei ristoranti stellati, mi ha sorpreso il suo vino, per certi versi sembra un brunello, addirittura con più vivacità. Poi sì, se guardi alla Toscana, la nostra vicina, è chiaro che siamo ancora un po’ lontani, però abbiamo un’identità – anche se non potrà mai essere come la loro – e oggi il nostro sangiovese è forse quello che deve essere, un vino fatto bene, buono, genuino, come la gente romagnola. Anche perché per me il momento più bello della vita di un vino (anche di un barolo o un brunello) è tra i 10 e i 15 anni».

Il cambiamento climatico sta davvero modificando anche le zone enoiche nel mondo o per ora è un allarme ipotetico?
«No, l’allarme è reale, ci sono tantissimi casi concreti. Ad esempio, quando ho iniziato a studiare io il vino, in Inghilterra c’era solo un produttore, Nyetimber, che faceva spumante e non lo conosceva quasi nessuno, oggi invece sono tanti e bravi, perché il clima è molto più mite. Ma anche da noi gli esempi non si contano: l’Etna negli ultimi dieci anni ha spopolato perché ha un clima migliore e crea vini più freschi e meno impegnativi (e comunque oggi si è portati a bere vini di più facile beva, più eleganti che potenti, alcolici e tannici). In Franciacorta poi, visto che oggi è più caldo, hanno piantato un’uva che si usava una volta, l’erbamat, molto più acida, che va ad aiutare la cuvée, altrimenti lì i vini rischierebbero di essere “stanchi”. Altro esempio è Lamole di Lamole, la zona più alta e fresca del Chianti Classico, dove oggi tutti si stanno buttando a comprare le uve. Se andiamo avanti così i vini dovranno essere etichettati come superalcolici! (ride, ndr)».

In piazza del Popolo un presidio contro la demolizione delle torri Hamon

Una prima iniziativa già nel giorno di Pasquetta, in attesa della manifestazione del 7 aprile

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La locandina di Tiratura

Lunedì 1° aprile è in programma un primo presidio in piazza del Popolo, a Ravenna (dalle 11 alle 12) contro la demolizione delle Torri Hamon nell’area ex Sarom di Ravenna, annunciate da Eni (proprietaria del terreno, in procinto di essere ceduto all’Autorità Portuale che vi realizzerà un parco fotovoltaico).

A organizzare il presidio è Italia Nostra, con il timore che la demolizione possa partire nel giro di pochi giorni e in attesa della manifestazione già annunciata di domenica 7 aprile che vede la collaborazione di un folto gruppo di associazioni e istituzioni, quali Accademia di Belle Arti di Ravenna, Aipai-Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, Associazione Dis-Ordine, Fai delegazione di Ravenna, Save Industrial Heritage e Spazi Indecisi.

Nell’occasione, lo spazio Tiratura lancia un poster dedicato alle torri e un’azione volta a raccogliere ciò che rappresentano nell’immaginario collettivo della città. «Le torri Hamon – scrive lo spazio Tiratura – sono un simbolo di Ravenna fin dalla loro costruzione nel 1950. Immutate nei decenni, è stato il nostro sguardo a cambiarne il significato. Celebrazione dello sviluppo industriale, residuo di un’epoca inquinante, ora possono essere parte di un futuro che, proiettato lontano dalle energie fossili, supera il passato senza dimenticarlo».

Italia Nostra, infine, si dice preoccupata anche per il bosco di essenze tipiche che è nato spontaneamente nell’area delle due torri, area «fittamente abitata da fauna selvatica, che in quel contesto non ha predatori se non alcuni rapaci. Tra l’altro, le operazioni di demolizione si svolgerebbero proprio in concomitanza con il periodo di riproduzione della fauna selvatica. Oltre all’abbattimento delle torri, dunque, anche la perdita di un patrimonio faunistico e boschivo di rilievo che occupa svariati ettari».

Darsena, l’orangerie è pronta. E il Comune ora aspetta i gestori

L’assessora: «Auspichiamo l’apertura a breve». A disposizione anche un’area relax nella nuova passerella

La prossima novità attesa in darsena di città a Ravenna sarà l’orangerie. È uno dei progetti più originali compresi nel cosiddetto Bando Periferie, tra i pochi lungo il canale a sorgere su un’area comunale, rivitalizzata grazie a quasi un milione di euro di contributi statali.

Si tratta di una struttura metallica – accessibile da via Pag – fatta di vetro e tamponature in policarbonato che la rendono di fatto un giardino d’inverno (la traduzione italiana forse più aderente al termine francese orangerie) in grado di ospitare, oltre a fiori e piante, esposizioni così come veri e propri atelier per residenze d’artista.

«I lavori a carico del Comune sono completati», spiega l’assessora all’Urbanistica, Federica Del Conte. La fine del cantiere è arrivata dopo una serie di proroghe concesse dal Comune a causa dei ritardi diffusi in questi anni nei cantieri edili per le difficoltà di approvvigionamento dei materiali. I lavori erano infatti stati assegnati nell’ottobre del 2020 e sarebbero dovuti durare 180 giorni. «A questo punto – prosegue Del Conte – la palla passa nelle mani della società che ha la gestione in virtù di un bando fatto dal Comune a cui è stata l’unica a partecipare. Non spetta a noi fare previsioni sui tempi di inaugurazione, ma mi auguro che avvenga entro l’estate. Il recente completamento della passerella lungo il canale offre una potenzialità in più perché è stata predisposta un’area relax che potrà essere utilizzata se verrà fatta richiesta».

La società che ha la gestione è la Jem che attualmente già gestisce il bar-ristorante nel parco della Rocca Brancaleone e fino a poco tempo fa si occupava del ristorante Akami nel Darsena Pop Up. Alla Jem – che al momento preferisce non dichiarare nulla – spetterà la definizione dei dettagli di arredo e la scelta delle attività da svolgere all’interno: il bando comunale lasciava ampio margine di manovra per l’utilizzo.

Il progetto orangerie è nato nell’ambito del processo di partecipazione, messo in campo dal Comune di Ravenna, “dal basso”, che parte dal riordino degli orti di via Pag, in una zona ancora poco frequentata in destra canale, quella più vicina al ponte mobile, adiacente al Tiro a Segno. Per quanto riguarda proprio il Tiro a Segno, la parte storica non più utilizzata è già stata teatro di iniziative di riuso temporaneo. La parte più moderna è invece in gestione alla società che svolge l’attività sportiva. «Il Comune è proprietario di una parte e il resto è del Demanio – precisa l’assessora Del Conte –. Abbiamo in corso delle trattative per il passaggio di proprietà di tutto l’immobile al Comune. A quel punto potremo pensare a cosa fare della parte storica che è molto suggestiva e, così vicina all’orangerie, può diventare uno spazio con grandi potenzialità».

Pasquetta, allerta meteo gialla per vento nel Ravennate

 

Dalla mezzanotte di oggi, domenica 31 marzo, alla mezzanotte di domani, lunedì 1 aprile, sarà attiva in quasi tutto il territorio della provincia di Ravenna l’allerta meteo per vento, emessa dall’Agenzia regionale di protezione civile e da Arpae Emilia-Romagna. L’allerta è gialla e sarà in vigore nei comuni di Ravenna, Cervia, Russi, Faenza e Brisighella. A Riolo Terme, Casola Valsenio e Castel Bolognese anche per criticità idraulica. Nel resto del territorio provinciale l’allerta sarà in vigore solo per criticità idraulica.

Nelle aree di pianura del Ravennate, in particolare, si prevede per lunedì 1 aprile una ventilazione di burrasca moderata (tra 60 e 80 km/h). Il Comune di Ravenna raccomanda di mettere in atto «le opportune misure di autoprotezione, fra le quali, in questo caso, fissare gli oggetti sensibili agli effetti del vento o suscettibili di essere danneggiati».

Cordoglio per Luca Donati e Monica Tarroni, morti in moto sull’Adriatica

La coppia gestiva una casa famiglia nel Lughese. Fatale lo scontro con un’auto all’altezza di Savio

Monica Tarroni Luca Donati

Cordoglio nel Lughese per la morte di Luca Donati e Monica Tarroni, i due motociclisti deceduti nel tragico incidente stradale avvenuto nella serata di ieri (30 marzo) sulla statale Adriatica, all’altezza della variante di Savio.

La coppia gestiva una casa famiglia per anziani, la “Zio Giò”, a Belricetto di Lugo.

Lui avrebbe compiuto 48 anni ad Agosto, lei 56 a maggio.

Inutili i tentativi di rianimarli dopo l’incidente. Secondo una prima ricostruzione della polizia locale (e alcune testimonianze) i due, in sella a una Honda di grossa cilindrata, si sarebbero schiantati in fase di sorpasso contro un’auto ferma in fila, nel momento in cui stava probabilmente tentando di fare inversione.

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