Franceschini: «Il Pd doveva impedire questo governo. Ora diamoci una svegliata»

L’ex segretario e ministro di AreaDem chiede un congresso per rifondare il partito entro febbraio

40993479 460593921095974 2834674463990087680 NÈ un Franceschini combattivo e particolarmente esplicito quello che arriva sul palco della festa nazionale dell’Unità di Ravenna mercoledì 5 settembre, intervistato da Massimo Giannini di Repubblica. Davanti a un folto pubblico – non a caso Giannini esordisce con un «Allora, il popolo del Pd esiste!» – l’ex segretario del partito, l’ex ministro negli ultimi tre governi a guida Pd e già sottosegretario ai tempi di D’Alema, attacca duramente il governo, ma non risparmia critiche al partito tornando a chiedere un congresso vero, per rifondare il Pd, che si concluda entro febbraio. In modo da dare pieno mandato al segretario per la campagna per le Europee che, come più volte ribadito su questo palco da tutti gli intervenuti, avrà la valenza di una sorta di referendum tra chi vuole andare avanti nel processo di rafforzamento come il Pd e chi invece, vedi Salvini e i sovranisti, vuole fare passi indietro.

Franceschini parla degli errori prima del voto, aver per esempio sottovalutato la paura e le preoccupazioni per la sicurezza dei cittadini dando l’idea di una generica tolleranza anche verso quegli immigrati che delinquono, ma ha soprattutto tuonato contro gli errori fatti dopo il 4 marzo. «Bisognava evitare in tutti i modi la formazione di questo governo per il bene del paese. Se ora Lega e 5 Stelle si alleano e diventano un blocco sociale e insieme vincono amministrative e regionali, avremo fatto un favore al paese?». Da qui la convinzione che l’opposizione debba lavorare per far cadere il governo, per far esplodere le contraddizioni interne. E che il Pd debba lavorare per una proposta che possa riportare l’elettorato, mai così mobile, a tornare a votare i democratici. «Sbaglia chi pensa di aspettare che questi falliscano perché la gente torni a votarci, non fa bene al paese, e non è automatico che i voti persi tornino a noi». È un riassunto delle cose dette a Cortona, nell’evento organizzato da Areadem, in cui è intervenuto anche Nicola Zingaretti, unico candidato alla segreteria per il momento. E la linea di Franceschini è coerente con quella che il governatore del Lazio aveva indicato già a Ravenna a luglio: ricostruire un campo largo, insieme a forze della società, associazioni, partiti contro questo governo definito un pericolo per l’Italia. «Dov’è l’opposizione che facemmo, giustamente, a Berlusconi? Eppure Salvini, che è di estrema destra, è più pericoloso di Berlusconi perché mette in discussione valori fondamentali, ma non abbiamo capacità di reazione. Qui serve una mobilitazione politica, sociale, morale, intellettuale, diamoci una svegliata».

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E Renzi? L’uomo che guidava il partito quando il partito prendeva il 40 percento quattro anni fa e lo guidava quando prendeva il 18 pochi mesi fa? «L’idea di un grande partito con un solo leader e senza confronto interno è una chimera, Renzi ha consenso fuori e dentro il Pd e credo che debba avere un ruolo dentro il partito». Anche perché Franceschini lo ribadisce: «Spaccarsi e fare più partiti non avrebbe senso, anche perché ci ritroveremmo comunque tutti nello stesso campo. Serve un congresso vero e – qui la fatidica frase che sentiremo sicuramente ancora e spesso da molti – rispetterò la persona e la linea che avrà vinto». E però invoca maggiore solidarietà dentro il Pd e un dibattito che non diventi subito attacco personale, come accaduto negli ultimi giorni.

Parole quelle di Franceschini che ricordano quelle pronunciato da Paolo Gentiloni su quello stesso palco pochi giorni prima, quando chiedeva anch’egli un congresso in tempi rapidi e all’obiezione di chi dice che così nel partito si sarebbe finito per litigare obiettava, con una battuta: «Ma noi nel Pd non abbiamo affatto bisogno di un congresso per litigare».

Parole diverse da quelle dell’ex ministro Delrio che pochi giorni fa diceva che voleva un’opposizione costruttiva che facesse il bene del paese e non era interessato a far esplodere contraddizioni in seno al governo. Temi e visioni non sempre convergenti sul tavolo dei democratici ce ne sono parecchie.

E questa sera (giovedì 6 settembre) arriva Matteo Renzi, l’ex segretario che può ancora contare su molti fedelissimi.

Il clima delle festa sembra destinato a surriscaldarsi.

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