Un disco per scomparire: Adriano Zanni tra suoni e immagini

Chiacchierata con il field recordist e fotografo ravennate Adriano Zanni in occasione dell’uscita del suo nuovo album, nove anni dopo il precedente

Adriano Zanni

Adriano Zanni

Il ravennate Adriano Zanni, 53 anni, è uno dei più ricercati e interessanti field recordist e compositori di musica elettronica italiani, noto in particolare tra gli addetti ai lavori con lo pseudonimo Punck, con cui ha pubblicato il suo ultimo album nel 2008. Da allora un silenzio interrotto solo nel 2017 con ben tre uscite diverse, culminate con il vero e proprio seguito sulla lunga distanza, Disappearing, Lp in uscita oggi, 17 novembre, per Boring Machines e che sarà presentato da Zanni al festival “Transmissions” del Bronson domenica 26 novembre al Museo d’arte della città di Ravenna.

LPcover Front

La copertina del nuovo disco di Adriano Zanni, con una sua foto

Adriano, perché tanti anni di silenzio?
«In realtà non ho mai smesso, avevo solo cambiato il modo di raccontare le mie piccole storie (Zanni è anche un apprezzato fotografo, con un blog anche sul nostro sito a questo link, ndr), non ho mai trovato molta differenza nel mio approccio verso le varie pratiche e sul come cerco di sviluppare i racconti, immagini o suoni che siano. Queste tre nuove pubblicazioni audio, apparentemente molto diverse fra loro, sono invece legate indissolubilmente da un saldo filo conduttore. Che poi, per la precisione, la narrazione era iniziata sul finire dello scorso anno con la vostra pubblicazione (a cura del nostro editore Reclam Edizioni e Comunicazione, ndr) del libro fotografico “Cosa Resta (racconti d’osservazione)” e della relativa mostra fotografica ospitata al Mar nella scorsa edizione del festival Transmissions. Il 45 giri “Falling Apart” di inizio anno parte da lì, dai resti industriali del post Deserto Rosso, dal disfacimento, dal cadere a pezzi, anche autobiografico, tradotto in ritmi sghembi e dissonanti, dalla pratica dell’esplorazione e dell’osservazione che mi ha portato a scoprire e osservare gli alberi soli e solitari la cui atmosfera simbolica ho cercato di sonorizzare ed è diventata la cassetta “Soundtrack For Falling Trees” pubblicata da Bronson Recordings, proseguendo per il racconto autobiografico di questi miei ultimi 10 anni e una specie di previsione dei prossimi che è diventato “Disapperarnig” , l’Lp in uscita per Boring Machines. Poi si tratterà di chiudere il cerchio, tornare a Transmissions dove tutto è iniziato un anno fa ed entro l’anno far uscire un libro fotografico con il racconto per immagini degli alberi (sul tema sarà allestita a breve un’esposizione al Fargo, ndr) che sarà una produzione a tre: io, Bronson “Chris” Recordings e Boring “Onga” Machines, il modo di legare definitivamente e collettivamente questi tre lavori, l’esperienza vissuta e l’amicizia che ci lega. Poi non resterà altro da fare che scomparire».
Il titolo Disappearing è perfetto anche per descrivere una musica che pare quasi in dissolvimento, con suoni e immagini che sembrano influenzarsi a vicenda…
«Non sono sempre consapevole fino in fondo di quello che faccio, certamente sono in molti a farmi notare che trovano le mie foto siano molto “sonore” (qui un esempio “concreto” recente, ndr) e le mie musiche molto “fotografiche”. Io ho poche certezze, la principale è quella di essere consapevole di stare facendo sempre la medesima cosa indipendentemente dal media che utilizzo, cioè raccontare piccole storie per lo più autobiografiche, prevalentemente banali e quotidiane, come del resto lo sono tutte le piccole storie in genere. Il disco in uscita, Disappearing, è molto autobiografico. il più di tutti quelli che ho fatto fino a oggi, anche se lo è molto intimamente ed interiormente e poco di questi aspetti trasparirà forse all’ascoltatore. C’è tutto di me in questo disco, i miei luoghi, le mie influenze, la mia vita, la paura, gli ultimi anni e le incognite sul futuro, sì, come dici tu possiamo anche parlare di dissolvimento».
Mi pare ci sia anche molto Lynch e il suo Twin Peaks, a partire dagli alberi della copertina…
«Per quanto banale, in ogni cosa che facciamo finiscono inevitabilmente tutte le nostre influenze artistiche e non, Lynch è ovviamente una grande passione e influenza, Twin Peaks è sotto traccia, nelle viscere e nella carne di tutta la mia generazione. Nel disco immagino si senta emergere questa influenza sotto forma di atmosfere cupe e misteriose e anche per la serie di immagini scelte per la grafica, che in tempi non sospetti ribattezzai “Twin Peaks Cadore”. Ma tutto senza che fosse premeditato, immagino siano ricordi che riaffiorano: quando ho registrato il disco la nuova serie ancora non c’era».
Che rapporto hai con l’ascoltatore? Mentre componi, pensi a come verrà recepita la tua musica?
«Credo nessuno, nella prima fase perlomeno penso solo raccontare le mie storie, a trovare piacere nello svilupparle e a cercare il modo migliore per esporle e a far trasparire il più possibile la mia passione per il suono in generale. La cosa più interessante è invece capire come le cose fatte possano venire recepite. A volte affascinano, a volte disgustano, a volte ancora lasciano totalmente indifferenti, quest’ultimo è il caso peggiore».
Ti rende orgoglioso o ti sorprende aver ottenuto anche riscontri internazionali?
«
Oggi con la rete è decisamente più’ semplice veicolare le proprie idee in giro per il mondo e trovare ascoltatori ed orecchie curiose, ma parliamo pur sempre di nicchie di appassionati, i riscontri veri e propri sono ben altro, ma per fortuna Ravenna spesso sembra che non sia parte di questo mondo, sembra che abbia chiuso i suoi confini, meglio espatriare (sorride, ndr)».
Com’è nato il rapporto di collaborazione con un grande artista contemporaneo come Giuseppe Ielasi, che cura il master del disco?
«Giuseppe Iealsi, oltre ad essere un grande artista è uno degli ingegneri del suono migliori in circolazione, Boring Machines si rivolge a lui per i master finali dei dischi dell’etichetta, anche perché la scelta di pubblicare il disco in vinile comporta specifiche competenze per la scelta di frequenze adatte alla resa migliore possibile del suono. Il vinile è una brutta bestia, va domato in fase di master».
Hai in programma di continuare a fare musica con più continuità, adesso che sei tornato?
«Ci sarebbe un lungo e articolato discorso che vorrei fare sulla progettualità, su quanto io odio questa parola e tutte le nefaste conseguenze che questa sta causando, ma siccome sarebbe un lungo e noiosissimo discorso, lo evito, Il programma nell’immediato futuro è quello di scomparire, durante questa fase vedremo di prendere appunti, poi vi lascerò detto qualcosa».

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