Ascoltare storie e scoprire un’identità

Fausto PiazzaIn questi giorni mi sono trovato a riflettere sul successo di pubblico di alcune iniziative – a cui ho anche felicemente partecipato in prima persona – dedicate alla scoperta e riscoperta della storia e del territorio ravennate. E a chiedermi se dietro l’adesione di tante persone entusiaste ci fosse una ragione meno superficiale, più profonda, che andava oltre le forme innovative e amichevoli con cui questi eventi sono stati ideati e organizzati.

Sto parlando dei tour guidati, a piedi e in bicicletta, proposti recentemenete da Itinera (la “festa del cammino consapevole”) in giro per la città e nei dintorni, dedicati alla rievocazione di luoghi, personaggi, testimonianze artistiche e ambientali ravennati, che nostante i percorsi chilometrici, hanno registrato sempre il tutto esaurito di partecipanti.
E mi riferisco alla prossima riedizione, al teatro Rasi, del ciclo di incontri Storie di Ravenna (vedi questo articolo), riproposto con sei nuovi appuntamenti dopo l’inatteso consenso di pubblico ottenuto lo scorso anno, con la platea sempre affollata. Anche in questo caso, così tanta adesione per ascoltare il racconto di vicende che hanno segnato la storia della città mi ha stupito favorevolmente, dato il giorno e orario non proprio comodo dell’appuntamento (i lunedì alle 18) e il fatto che si paghi un biglietto d’ingresso (seppure ridotto).

Il fenomeno è singolare e, come ho detto, non bastano a spiegarlo la piacevole dinamacità delle iniziative, le guide esperte e brillanti di Itinera o la teatralizzazione delle storie ravegnane, antiche e moderne, sul palcoscenico del Rasi.
C’è qualcosa di più che spinge un pubblico, peraltro eterogeno per età e forse anche un po’ per livello sociale e culturale, a partecipare, a lasciare la cosiddetta comfort zone del divano di casa e a nascondere per qualche ora lo smartphone onnipresente, per condividere una esperienza collettiva di conoscenza, per mettersi in cammino, per porsi in ascolto. Ci vuole voglia e impegno.

Credo che dietro a queste forme di relazione sociale e culturale, che ritengo molto importanti e positive per una comunità laica e civile, ci sia il piacere autentico di fare parte del rito collettivo d’apprendimento di un senso comune.
D’altra parte, la Storia e il Territorio, la pluralità delle storie, delle persone, delle opere d’ingegno e degli ambienti che hanno segnato la vita e l’evoluzione di una città, sono le fondamenta di una convivenza. Ecco, credo che cogliere le occasioni per scoprire e capire queste radici comuni sia un modo interessante e gratificante per trovare un’identità, sia per chi a Ravenna ci è nato sia perché semplicemente ci abita.

Ravvena&Dintorni: l'editoriale
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