L’opera d’arte stretta fra tutela e marketing

Fausto PiazzaRecentemente è stata inaugurata al Mar la sistemazione della sala incentrata sul monumento funebre di Guidarello Guidarelli, uno dei pezzi forti se non “il” più importante e noto della collezione del museo ravennate. Un’iniziativa encomiabile sul piano del rilancio del patrimonio artistico locale a cui punta il Comune e un lavoro pregevole di ideazione e cura del nuovo allestimento portato avanti dalla competente conservatrice del museo Alberta Fabbri. Fin qui non ci piove.
Se non che la scultura del guerriero morente – attribuita all’artista Tullio Lombardo ma di cui resta in dubbio l’autenticità rinascimentale – ha ottenuto fama internazionale come simbolo patetico dell’amore che ne ha moltiplicato le copie in giro per il mondo e pare abbia sedotto milioni di donne in cerca di un legame sentimentale. Sottoposto a innumerevoli baci beneauguranti dall’Ottocento al Dopoguerra, nel 2004 il Guidarello è stato “ripulito” e ora, ricollocato, è – giustamente – intoccabile, in un contesto di assoluta tutela dell’opera d’arte. Ma il mito dell’icona resta e probabilmente travalica il valore intrinseco della scultura che a dire bene non spicca fra le altre migliaia di capolavori sparsi nei musei delle centinaia di città d’arte italiane.

Ebbene, proprio in questi mesi un gruppo di imprenditori guidati da Maurizio Bucci ha immaginato – col marchio “Baciarello”, tanto discutibile quanto perfettibile – di utilizzare il mito del Guidarello in chiave di promozione turistica con l’obiettivo di portare a Ravenna turisti nel segno dell’amore, con tanto di riproduzione in 3D della statua (in questo caso “toccabile”) e itinerari cittadini fra personaggi amorevoli della letteratura legati a Ravenna nei secoli. Basti pensare alle struggenti e intriganti storie di Francesca Da Polenta (Dante) e Nastagio degli Onesti (Boccaccio) per arrivare alla liaison di Byron e della contessina Guiccioli, passando per le madonne perfide ammaliatrici raccontate da Jan Potocki nel suo Manoscritto trovato a Saragozza. Altro che Verona, invasa dai turisti che rendono omaggio agli immaginari Romeo e Giulietta!

L’idea di tale marketing turistico, appena nata, a quanto pare è già soffocata fra indifferenza, contrarietà e forse anche timore, da parte delle istituzioni, che tutto ciò avrebbe fatto ombra o profanato il Guidarello originale del Mar, quando invece la logica suppone che ne avrebbe guadagnato in visite. Certo bisogna evitare banalizzazioni, kitsch e volgarizzazioni ma è ormai più di un secolo che viviamo nell’epoca della riproducibilità tecnica dell’arte, come ci ha insegnato Walter Benjam, e che anche il turismo di massa se ben gestito può generare risorse per la tutela e la conservazione del patrimonio artistico; che in vari casi ha perso la sua aura ma non la sua forza di icona culturale, sociale e di costume. Forse basterebbe – nel rispetto dei ruoli – un po’ di temperanza, collaborazione, mediazione e condivisione degli obiettivi, visto che si tratta di beni comuni.

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