Lost in Pd, dieci anni dopo

Era il 2009 quando Marco Damilano, oggi direttore de “L’Espresso”, scriveva un libro dal titolo Lost in Pd. E il libro iniziava curiosamente al Pala de André, a Ravenna, durante una “convention”, il 7 marzo 2008, esattamente dieci anni fa.

Secondo il giornalista, per capire la trasformazione del partito bisognava essere lì, osservare come il ragazzo con il codino distribuisse i cartelli verdi inneggianti Veltroni e coordinasse il pubblico. «La folla di militanti, la più genuina, la più generosa e affezionata che ci sia – scrive Damilano parlando dei ravennati presenti – quella che non ha mai tradito anche quando era incazzata nera, viene trasformata in una platea di figuranti».

Oggi, dieci anni dopo, per la prima volta Ravenna si appresta a ospitare la festa nazionale dell’Unità. In un momento in cui l’epoca veltroniana suscita più di un rimpianto. E questo accade nel momento di crisi più nera per un partito che molti osservatori danno sostanzialmente per morto. Qui sfileranno ex segretari ed ex ministri. Qui dove i militanti trasformati in figuranti ancora sono anche volontari e possono garantire una festa nazionale forse lontana dagli sfarzi del passato, ma dignitosa. Anche per questo la Federazione di Ravenna, unica in Italia, ha cercato di farsi sentire, di dire all’unanimità «il congresso va fatto subito, la pazienza sta per finire». Ma la data del congresso non è uscita. E all’interno del Pd si dibatte perfino su quali ospiti invitare a Ravenna, alla festa nazionale. Qui, dove il renzismo di molti era stato solo di superficie, solo “perchè lui può vincere”, solo dettato dalla stanchezza della sconfitta, ora si è pronti a puntare su un nuovo cambiamento. E infatti anche se il congresso ancora non c’è, c’è stato nei giorni scorsi l’unico candidato, Nicola Zingaretti, sul palco di Porto Fuori con il sindaco De Pascale. In un tentativo di accelerare, di salvare il salvabile.

Il problema è che, al di là dei nomi, servirebbe qualche idea chiara, qualche posizione netta, qualche presa di distanza dal passato, visto come il Pd è stato giudicato dagli elettori. E questa, al momento, pare non arrivare nemmeno dall’unico candidato. Toccherà forse aspettare gli altri per un confronto più serrato, ancora aspettare. Tra le attese c’è quella su Stefano Bonaccini, che parrebbe tentato dalla corsa, lui ex Ds ed ex bersaniano divenuto renziano convinto, potrebbe scompaginare, soprattutto da queste parti, la carte. Almeno non si assisterebbe a un’ennesima sfida ex Ds vs ex Margherita. Intanto a Ravenna vedremo quanti di quei militanti trasformati in figuranti avranno deciso che, se il partito non sa cosa farsene di loro, in fondo loro non sanno più cosa farsene di quel partito. La storia del Pd, insomma, potrebbe passare di nuovo da questa parti. Di certo non ci sarà più quel ragazzo con il codino sul palco, oggi assessore all’Ambiente a Ravenna, Gianandrea Baroncini, uno di quelli che appunto, negli anni, poi dal Pd se n’è andato per seguire il progetto di Bersani ed Errani. Tanto per dire.

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